Nuovo Consiglio Direttivo, Open Day e nuovo Anno Accademico: pronti per ripartire!
MARIO GRAZIUSO Ripresa dell’attività sociale dell’UNIPOP “A. Vallone” di Galatina Confermato il Presidente e affidati gli incarichi ai consiglieri Trascorso il lungo periodo di inattività... Leggi tutto...
Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
Dopo questi mesi di inattività forzata, l'Università Popolare ha aderito con entusiasmo a una iniziativa del Patto Locale per la Lettura di Galatina, firmando la prima delle passeggiate letterarie... Leggi tutto...
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni Dopo questo lungo periodo di forzata inattività, il Consiglio Direttivo ha trovato, grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale, la sede... Leggi tutto...
Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Necrologi e ricordi Necrologi e Ricordi
Necrologi e Ricordi
La scomparsa di Antonio Cassiano PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Giovanni Invitto   
Martedì 07 Luglio 2015 05:35

Stiamo – o sto? - vivendo in Università un periodo di tristezza per la scomparsa di persone amiche che avevo conosciuto e che molti hanno conosciuto in quella istituzione. Faccio solo tre nomi: Mario Signore, Gino Santoro e ora Tonino Cassiano. Se Signore e Santoro sono stati docenti a tempo pieno nell’Ateneo, Cassiano, sin dalla sua formazione accademica, nei primissimi anni Settanta nella nostra Università, poi direttore del Museo di Lecce, ha collaborato per lungo e vario tempo per ricostruire la storia e la cultura artistica salentina. Quindi leggere e sentir parlare di Tonino Cassiano da parte di una persona che non solo è stata suo collega all’Ateneo Salentino prima come studente e poi come docente e, infine, come docente pensionato, è come parlare o sentir parlare di se stessi. Con Cassiano, inoltre, io ho avuto rapporti quotidiani per un breve periodo nel quale abbiamo condiviso il nostro impegno culturale con una richiesta rivolta a me da Lorenzo Ria di essere assessore della Provincia di Lecce alla scuola e Università. Tonino Cassiano, come già detto, era direttore del Museo provinciale, affiancato da Regina Poso, sua amica fraterna, docente universitaria di Storia dell’Arte e assessore provinciale sempre nell’area culturale. Regina era stata formata da una della maggiori studiose italiane della materia, vale a dire Paola Barocchi, allora docente a Lecce, ma poi rientrata a Firenze.

Tonino Cassiano era tra noi, che avevamo messo in atto una inefficace rivoluzione istituzionale, ha condiviso il progetto di rendere l’Ateneo più vivibile e produttivo per i soggetti partecipanti, docenti, studenti, personale. Tonino, non leccese di nascita, non pensò soltanto a formare, sugli artisti antichi, i giovani studiosi del tempo, ma volle anche dar loro una figura specifica e una politica di prosecuzione di quel progetto. Non sempre trovò la burocrazia accademica e politica d’accordo, ma sicuramente trovò il suo delegante – Ria – dello stesso avviso positivo. Tonino continuò le sue ricerche e il suo progetto, affiancato dall’apporto di Regina Poso che di fatto lo trattava come fosse una sorella maggiore, ma non per ragioni di età. Qui va una parentesi generale perché va detto che i salentini hanno spesso sottovalutato le risorse culturali date al loro territorio e ai loro figli da un Ateneo voluto e chiesto, alla fine degli anni Cinquanta, dalla Provincia Salentina a cui subito aderì l’allora presidente del Consiglio, Segni.

Ma torniamo a Tonino e ricordiamo che non è solo quello già detto a costituire il suo impegno culturale, perché partecipò con ruoli di prestigio anche ad altre innumerevoli istituzioni. Ne ricordo una per tutte, cioè il “Centro di Studi Salentini”  promosso dalla Provincia e dal Comune di Lecce, dalla Provincia di Brindisi, dal Comune di Taranto, l’E.P.T, di Lecce e il Consorzio Agrario provinciale di Lecce e approvato dal Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, nel 1957. Quando l’istituzione fu rilanciata dopo la morte di Pier Fausto Palumbo e avemmo la presidenza di chi scrive e di Mario Marti, Tonino fu sempre attivo propositore e realizzatore di progetti, anche con il continuo, preziosissimo aiuto di Giancarlo Vallone, figlio di Aldo ma, a sua volta, pregevolissimo intellettuale, con cui Tonino creò una stretta amicizia. Anche il Centro Studi, dopo alcuni anni, è stato abbandonato nonostante tentativi di ripresa sollecitati dall’attuale assessore provinciale Simona Manca.

Leggi tutto...

Antonio Cassiano, una vita dedicata al museo “S. Castromediano” PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Rosa Dell'Erba   
Sabato 04 Luglio 2015 15:39

Antonio Cassiano si è spento a Lecce il 30 giugno, avrebbe compiuto 70 anni il 9 luglio. Nato a Talsano (TA) nel 1945, si era laureato a pieni voti con lode all’Università di Lecce in Lettere Moderne. Formatosi con Paola Barocchi e Maria Luisa Ferrari Boschetto, perfezionato ad Urbino in Storia dell’Arte e a Napoli in catalogazione dei Beni Culturali, dal  1975 al 1994 aveva rivestito il ruolo di Ispettore Storico dell’Arte presso il Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano”, successivamente  Direttore  fino al 2012. Nei primi anni di attività al museo,  l’esperienza a fianco di Giovanna Delli Ponti lo introduce alla gestione del patrimonio museale  che attua attraverso una intensa attività di catalogazione dei beni archivistici storici e librari.

Per l’istituzione provinciale aveva prestato servizio come  Dirigente Settore Cultura e Ricerca Scientifica e Dirigente Servizio Attività Culturali e Sistemi Museali.

Per la Conferenza Episcopale Italiana, diocesi di Lecce e Ugento, di cui era componente della commissione diocesana, aveva diretto le campagne di catalogo del patrimonio storico-artistico.

In qualità di Presidente del Centro Studi Salentini era intervenuto nel convegno dedicato a Pietro Siciliani tenutosi a Galatina nello scorso settembre.

Direttore del Centro Studi sul Barocco Leccese, già nel comitato scientifico,  aveva curato iniziative rivolte all’aggiornamento degli studiosi e universitari, quali  i corsi sul Barocco. Il I° Corso sulla cultura e sulle arti nel Salento fra ‘500 e ‘700, (13-19 maggio 1991) patrocinato dal Consiglio d’Europa e dall’UNESCO si tenne proprio presso il Museo, tra i relatori presenti ricordo: Maurizio Calvesi, Michele D’Elia, Marcello Fagiolo, Cristina Gutierrez, Nicola Spinosa.

L’affinità elettiva con Lucio Galante e Regina Poso con cui aveva condiviso con passione studi e ricerche ha dato esito a numerose pubblicazioni dall’indiscutibile rigore scientifico.

Uno dei suoi studi più pregevoli è quello pubblicato nel 2006 da Congedo: L’arte al tempo dei principi nel volume Dal Giglio all’Orso. I Principi d’Angiò e Orsini del Balzo nel Salento, di cui fu curatore insieme a Benedetto Vetere e in cui si sofferma sull’importante ruolo svolto dagli Angioini nella affermazione del linguaggio “latino” studiando le testimonianze della cultura artistica riferibili a cantieri religiosi precedenti di gran lunga quello galatinese di età orsiniana.

Leggi tutto...

Per Gino Santoro PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Eugenio Imbriani   
Venerdì 19 Giugno 2015 20:24

Gino Santoro è stato tra gli attori di una stagione culturale densa, tumultuosa, anche contraddittoria; tra i protagonisti, fin dagli anni ’70, del dibattito sulla cultura popolare nel Salento, non ha disdegnato i toni accesi quando decideva di schierarsi per una causa; l’ho sempre visto come un uomo di parte, determinato, poco conciliante, coltivava, però, come una scelta quello che alcuni potevano definire un eccesso di rigidità. Il suo campo di indagine scientifico era la storia del teatro, anche se forse sarebbe più giusto dire, semplicemente, il teatro: teatro sociale, pubblico, diffuso. Il teatro, il cinema, l’arte, la performance: aveva avviato, nell’ateneo leccese, un percorso didattico e formativo interessantissimo, la costituzione, cioè, di un corso di laurea che riguardava le discipline dello spettacolo, sulla falsariga del Dams bolognese; ci fu un riscontro straordinario di iscrizioni, ma il corso fu chiuso ugualmente: fu una scommessa perduta, non si fanno le nozze con i fichi secchi. Ma ciò che mi piace di più ricordare è stato l’impegno di Gino per i disabili; nell’università, durante gli ultimi anni del suo servizio, aveva ricevuto dal rettore una delega per questo genere di servizio, e Gino ha declinato il suo compito con cura, attenzione, grande intelligenza, decisione. Chissà se dov’è andato troverà i vecchi amici che l’hanno preceduto; dovrebbe almeno toccargli l’aldilà dei teatranti: tra saltimbanchi e danzatori, cantori e fini dicitori, direi che è un bel posto per farci un viaggio.


Icilio Vecchiotti PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Gianluca Virgilio   
Domenica 31 Maggio 2015 16:27

Urbino, Istituto di Filosofia Arturo Massolo, anno 1983. Lezione alle nove del mattino, d’inverno, in una stanza dove sedeva non più di una decina di studenti. Puntuale, il professore, di fronte a noi, dietro la cattedra, col sigaro semispento in bocca, intento a sistemarsi la pettorina bianca sotto il gilet, legata sugli omeri e dietro le spalle, si preparava per la lezione. Avevo l’impressione che stesse ultimando la toilette mattutina, iniziata in una stanza attigua, dove forse aveva trascorso la notte. Che abitasse lì il professor Icilio Vecchiotti? Appena pronto, apriva davanti a sé l’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio e un quaderno di appunti; poi, con l’indice della mano destra premeva il pulsante d’un suo giocattolo elettrico, un vecchio registratore dalle grandi bobine, che subito cominciavano a ruotare come giostre panoramiche su cui rimaneva incisa la sua voce.

Solo allora la lezione aveva inizio. Tra mille passaggi da una posizione ad un’altra, secondo le distinzioni del metodo dialettico, progrediva la vita dello spirito; promanava da un corpo appesantito dagli anni e dall’immobilità e nutrito di saggezza orientale. Fuori, nello specchio della finestra, un noce alto e spoglio lanciava verso di noi i suoi rami.

Poi, alle undici del mattino, mentre sostavo in Piazza della Repubblica, da Via Vittorio Veneto lo vedevo scendere lento e pesante, a passi larghi e cadenzati, trasandato nell’abbigliamento, col cappotto sempre aperto e una sciarpona intorno al collo, tutt’uno con la borsa piena di libri. Lo immaginavo vent’anni prima, giovane bohémien, per le strade di Parigi, nel quartiere latino.


Ricordando Pascal Gabellone PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Antonio Prete   
Venerdì 22 Maggio 2015 15:27

Il ricordo di Pascal Gabellone per me si compendia in una singolare congiunzione : quella che tiene insieme la discrezione e la passione, il sorriso e la ricerca del sapere, di una verità nel sapere. E sostiene tutto questo con un forte senso dell’amicizia.

Dall’infanzia salentina alla giovinezza bolognese al resto della vita trascorso in Francia, in particolare a Montpellier, insegnando e scrivendo, Pascal ha vissuto tra due lingue e in una sola cultura : sia nella scrittura francese sia in quella italiana l’interrogazione assidua della sua ricerca è stata quella rivolta a comprendere le ragioni della poesia, e soprattutto la necessità della poesia. Da qui l’esplorazione, sempre condotta in parallelo, sia dell’orizzonte teorico, che sottende o presiede o segue la lingua poetica, sia della forma stessa che diciamo poesia, del suo stare nel pieno del dire e nel vuoto del dire, nel sapere e nel non sapere, nella musica e nel silenzio.

Un altro aspetto era proprio del suo agire e cercare : poggiare l’esperienza culturale nell’amicizia. Dal giovanile teatro bolognese dei mimi, avventura condotta con Gianni Celati, alle riviste (“Prévue”, tra queste) e ai seminari, all’animazione didattica che insieme con Franc Ducros, in dialogo costante con la sua esperienza e scrittura, ha condotto nelle diverse stagioni dell’insegnamento all’Università Paul Valéry di Montpellier, il cammino di Pascal non è stato solitario, ma sempre in dialogo, aperto alla condivisione, al confronto.

Nei suoi libri – dal giovanile L’oggetto surrealista, pubblicato  nel 1977, a Emblèmes épars, del 1997, a La blessure du réel, del 2011, fino alle esperienze di scrittura poetica (anni fa accolsi nei “quaderni del gallo silvestre” Per appparizioni) la ricerca di Pascal, nella teoresi e nella scrittura, ha indugiato a lungo sul rapporto tra la parola e il tragico, così come in alcune grandi esperienze del Novecento si è mostrato. Da qui gli studi su Hölderlin, su Ungaretti, su Mandel’stam, su Rilke, e soprattutto su Paul Celan.

Per quanto mi riguarda, la sua assenza si declina ora come una sequenza di “apparizioni” : rivedo la luce e le parole che accompagnavano i nostri incontri, a Montpellier o nel Salento, a Parigi o a Siena. La scomparsa di un amico ci consegna un’altra, impalpabile ma anch’essa vera, presenza.

Allegati:
FileDescrizioneDimensione del File
Scarica questo file (Introduzione di Antonio Prete a Pascal Gabellone,  Fra terra e cielo. Uno sguard)Introduzione di Antonio Prete a Pascal Gabellone, Fra terra e cielo. Uno sguard 53 Kb

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Succ. > Fine >>

Pagina 4 di 9
Torna su