Nuovo Consiglio Direttivo, Open Day e nuovo Anno Accademico: pronti per ripartire!
MARIO GRAZIUSO Ripresa dell’attività sociale dell’UNIPOP “A. Vallone” di Galatina Confermato il Presidente e affidati gli incarichi ai consiglieri Trascorso il lungo periodo di inattività... Leggi tutto...
Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
Dopo questi mesi di inattività forzata, l'Università Popolare ha aderito con entusiasmo a una iniziativa del Patto Locale per la Lettura di Galatina, firmando la prima delle passeggiate letterarie... Leggi tutto...
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni Dopo questo lungo periodo di forzata inattività, il Consiglio Direttivo ha trovato, grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale, la sede... Leggi tutto...
Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Necrologi e ricordi Necrologi e Ricordi
Necrologi e Ricordi
Ricordando Donato Moro PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Giovanni Bernardini   
Lunedì 27 Aprile 2015 06:48

Fra gli amici galatinesi uno dei più cari è stato Donato Moro. Cominciai non a conoscerlo, ma a vederlo a distanza, non con simpatia.

Mi spiego. Era una sera di non ricordo quale anno, probabilmente a fine anni Cinquanta. Francesco Lala nel '55 aveva fondato la piccola rivista Il Campo, unica fra le riviste salentine chiaramente schierata a sinistra. In essa eravamo entrati ben presto Nicola Carducci, io, altri amici  e "compagni". Avevamo inoltrato domanda d'un sostegno finanziario all'Amministrazione Provinciale democristiana, nella quale Donato rivestiva la carica di Assessore alla Cultura. Andammo in gruppo a Palazzo dei Celestini ad attendere l'esito di quel Consiglio nel quale, fra l'altro, si deliberava sulla nostra richiesta. Grande fu la delusione nell'apprendere che si trattava solo d'una esigua somma. Di conseguenza, quando dall'aula uscì un momento l'Assessore Moro, non lo guardai certo di buon occhio, né fui il solo, considerandolo il maggior responsabile del deludente stanziamento.

Dovette passare un certo tempo affinché quel negativo, fuggevole e quasi casuale incontro si tramutasse in conoscenza diretta, poi in bella amicizia. Accadde fra il '61-'62 a Foggia, nominati in un Concorso magistrale. La Commissione, dato l'alto numero di concorrenti, si suddivideva in tre sottocommissioni, in due delle quali Donato ed io eravamo commissari d'italiano. Nostro presidente

era un fiorentino, piuttosto prevenuto verso i meridionali. Sottolineava sopra tutto alcuni comportamenti incivili dei foggiani. A volte condividevamo le sue critiche, altre no, qualora ci sembrava esagerasse. Ci fu anche un passeggero screzio sul mio metodo d'interrogazione. E subito trovai la convinta alleanza di Donato. La nostra amicizia però era cresciuta già da tempo, nelle lunghe conversazioni a pranzo, nelle pause di lavoro o in treno in qualche settimanale ritorno a casa.

Mi confidò che mi aveva creduto un rigido marxista, sennonché aveva dovuto ricredersi, così come da parte mia scoprivo la sua onestà politica permeata di salda fede cristiana e le sue grandi  aperture sociali. Superate quindi le reciproche riserve, aveva luogo tra noi lo scambio di versetti innocentemente satirici, che qui occuperebbero troppo spazio, ma dei quali posso almeno citare  qualche stralcio. Ecco come Donato lancia frecciatine sulle presunte attenzioni di due colleghe nei miei riguardi:

 

Quando torna Giovannino

con gli occhiali sul nasino

le due fate attente e pronte

gli dan baci sulla fronte.

Lora asciuga il suo sudore

e lo guarda con amore;

Delia gli offre un Coca-Cola

ed il bimbo grida:"Ancola!"

ecc.  Con cattiveria  Donato Moro

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Ricordo di Mario Signore PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Giovanni Invitto   
Lunedì 20 Aprile 2015 16:13

In questi giorni casualmente, mettendo ordine nelle mie carte, ho rintracciato un foglio scarabocchiato con disegni, versi, firme ecc.: si tratta del documento di una cerimonia goliardica, che ora per fortuna è una prassi cancellata, mi riferisco alla “matricola” cioè una consuetudine a favore degli universitari anziani che, per lasciare tranquille le matricole, chiedevano, con la loro autorità accademica, di essere portati al bar per consumare, a spese del malcapitato neo-iscritto, quello che sul momento attirava il loro desiderio. Alla fine del rito rilasciavano un foglio con uno scritto in latino maccheronico e zoppo: In nomine Bacchi, Tabacchi, Venerisque bonae… ecc. Su quel foglio ognuno dei beneficiari metteva la firma e disegnava qualche scarabocchio. Su quel mio presunto “papiro” (era un modesto foglio protocollo) che risale all’ottobre del 1960, ho trovato una firma in rosso: Mario Signore, con due palline crociate che stavano ad indicare che il firmatario era al secondo anno di università. Perché questo excursus? Perché Mario firmò quel documento per amicizia, senza consumare e senza chiedere alcunché, come facevano gli altri colleghi. Lo faceva solo per dare una mano a me, povera matricola.

Da allora il mio rapporto con Mario è stato uno dei rapporti più solidi, costruttivi e permanenti della mia esperienza universitaria. C’è qualcosa di più: quando io divenni docente di filosofia nel Licei e fui mandato a Galatina nell’anno scolastico 1968-1969 e per l’anno scolastico successivo fui trasferito al Palmieri di Lecce, Mario mi sostituì al Liceo galatinese. Ma, dopo pochi mesi, lasciammo entrambi l’insegnamento al liceo perché io divenni assistente universitario di ruolo di Storia della Filosofia e Mario di Filosofia (teoretica) nella Facoltà di Magistero. Da allora la nostra amicizia è sempre cresciuta non solo perché la famiglia di Mario e Anna si trasferì a Lecce, ma perché per ognuno di noi un successo accademico o culturale dell’altro, come è nella natura dei docenti universitari, creava una certa spinta alla competizione scientifica, accompagnata dalla volontà di equipararsi all’amico-collega. Così Mario è stato per due mandati triennali prorettore e io, per ugual tempo, preside di Facoltà. Mario aveva lasciato l’ex-Magistero (Facoltà che era stata rinominata Scienze della Formazione) e si era trasferito alla Facoltà di Economia dove coniugò, da un punto di vista scientifico, economia e valori etici. I suoi collegamenti culturali e di ricerca con colleghi delle università italiane e straniere sono stati importanti per la sua scuola scientifica e anche per l’Ateneo salentino.

Nel frattempo egli contribuiva in forma strutturale, come alcuni di noi, alle attività della Chiesa cattolica. Lo fece anche riunendo intorno a sé un gruppo notevole, per qualità e quantità, di giovani e non giovani. Questo anche essendo inseriti ambedue nella Fondazione dedicata a don Tonino Bello. Quando tutto sembrava tranquillo, un male improvviso lo ha sottratto alla famiglia, agli amici, alla ricerca scientifica, alla cultura e all’apostolato cattolico. In meno di un mese, il buio. Ma sono convinto che quel buio che in questi giorni, nei quali il dolore può essere solo mascherato ma non annullato, ridarà spazio, grazie al nostro ricordo intimo dell’amico, alla sua presenza morale tramite tante persone che, negli anni, sono state a lui vicine e che riprenderanno a impegnarsi come Mario, apparentemente lontano, vorrebbe da ognuno di noi. In fine dei conti penso che si sia realizzato per lui un auspicio che Ungaretti declinò per sé: “Che la morte mi colga vivo”. Ognuno di noi, a cominciare dalla sua famiglia, lo sentirà vicino e quel ricordo non si logorerà. Si possono logorare le immaginette, ma non una storia umana che ci attraversa.


Mario Marti donatore di sapienza e armonia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Venerdì 17 Aprile 2015 11:02

["Il filo di Aracne", marzo-aprile 2015]

 

Negli ultimi tempi eravamo diventati amici come non mai.

Un rapporto che mi onorava oltre misura, nel quale cercavo di donare il mio piccolo nulla, a fronte del suo immenso tutto, per un affabile sorriso, che mi giungeva immancabilmente sincero e contagioso, aprendomi le porte a conversazioni senza limiti.

Dalla sfera del classicismo e dell’umanesimo puro si sconfinava volentieri alla vita di ogni giorno o si attraversavano ricordi mai sopiti, richiamando sentimenti di altrettanta purezza, come quelli delle proprie radici, dei grandi padri e maestri, dei giochi e della giovinezza, dei sogni e dei destini da compiere.

Era anche un filosofo, Mario Marti. Un maestro a tutto tondo. Come tutti i grandi maestri di questa nostra sorprendente e amabilissima terra contadina, solida e forte di saggezza terrigna, ma capace di volare lontano, oltre ogni inaccessibile orizzonte.

Aveva anche qualche piccola nostalgia, ma col futuro sempre davanti. Con aule di allievi da meravigliare. Con altri libri da scrivere, da leggere o da recensire. Con nuovi incontri. Nuove seminagioni. Nuovi raccolti. Un maestro da classica Scuola d’Atene, con il piacere e la gioia di donare scienza e sapere, virtute e canoscenza.

Non lo dava a intendere, ma aveva sempre da fare, il Magnifico. Anche perché ricercatissimo da studenti, colleghi, amici, ammiratori. A ottanta, novanta, cento anni, la sua mente era sempre in costante fibrillazione, e la sua casa diventava spesso un salotto di cultura assoluta. Direi, anzi, di vera ricreazione culturale. Affollato di altra e alta sapienza, e di vita tout-court.

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Mario Signore, per me – (12 aprile 2015) PDF Stampa E-mail
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Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 12 Aprile 2015 20:29

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 12 aprile 2015]

 

Tanti anni fa, sotto il rettorato Limone, all’Istituto Superiore Universitario per la Formazione Interdisciplinare fu lanciato il quarto settore, riguardante la Salvaguardia e Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali. A quell’epoca Limone vinse le elezioni contro un altro candidato dell’area umanistica, e chiamò subito il suo antico avversario ad operare nel quarto settore ISUFI. Chiamò anche me (anche se non lo avevo votato) e tanti altri docenti dell’area umanistica, dei beni culturali, di ingegneria, di economia. Persone tra le più disparate, che di solito non parlavano tra loro, pur lavorando per la stessa istituzione. Ma la seconda I di ISUFI significa Interdisciplinare, e quindi era logico che si incontrassero persone di discipline differenti. Per me è stata un’esperienza tra le più fruttuose di tutta la mia oramai lunga carriera universitaria. Ho conosciuto gente che, di solito, viene considerata poco nei settori “scientifici”. E ho capito quanto abbiamo da perdere a non interagire con loro. E credo di poter dire che anche “loro” hanno capito che c’è da guadagnare ad interagire con “noi”. Dato che sono notoriamente un rompiscatole, mi divertivo a fare il Pierino della compagnia, e a mettere in dubbio quasi ogni cosa. Facevamo lezione tutti assieme, e ognuno ascoltava quello che dicevano gli altri, e gli studenti partecipavano alla pari alle nostre discussioni. Perché tutti eravamo ignoranti e le nostre conoscenze di singoli coprivano solo un pochino della grande area di ignoranza che cercavamo, tutti assieme, di ridurre riempiendola con la conoscenza. Mettere assieme tante piccole conoscenze e farne una più grande era la sfida.

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Il Vecchio e l’Ombra 2. Diarium ad Iohannem (ricordo di Oronzo Parlangéli) PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Giovanni Bernardini   
Giovedì 12 Marzo 2015 15:33

[Brogliaccio Salentino di “Presenza Taurisanese”, n. 5 / Maggio 2014, p. 8]

 

Il titolo non riguarda un’opera inedita del compianto Oronzo Parlangéli, ma è uno dei titoli ch’egli apponeva alle lettere a me indirizzate. C’erano poi varianti: Cronicha ad..., Chronica ad... (diceva: “Non so se si scriva così”.), Cronicha ab Urbe seu itinerarium Romani Orontii pelegrini, Epistula riassumtiva ad...

La richiesta d’un amico novolese mi ha spinto a cercare, nel cumulo disordinato della posta accumulatasi anno dopo anno, le lettere di Parlangéli. Fortunatamente erano tutte insieme: sedici lettere e una cartolina postale, risalenti agli ultimi mesi del 1939 fino al 2 settembre ‘41.

Nelle prime la data è spesso incompleta, poiché omesso l’anno. D’altra parte impossibile riferirsi al timbro d’affrancatura, in quanto solo tre sono conservate in busta. Comunque mi è facile l’individuazione dell’anno dato che lo scambio epistolare cominciò allorché, dopo la scomparsa di mio padre, tornai, con mia madre, nella città nativa, lasciando il Liceo-ginnasio “Palmieri” di Lecce per il “D'Annunzio” di Pescara.

Si tratta di lettere lunghissime, di quattro facciate e oltre, zeppe d’una grafìa minuta, talvolta illeggibile, scritte molte volte nello spazio di più giorni, secondo la disponibilità del tempo. A voler definire le caratteristiche prevalenti in tali lettere potrebbe forse usarsi l’aggettivo “goliardiche”.

Infatti il tono è scherzoso, irridente nei riguardi dei professori, designati con termini dialettali (lu mesciu, la mescia) o con la materia insegnata, il Filosofo o “quel pupo”, del quale evidenzia un tic nervoso (gli stiramenti di collo) o col soprannome (Fegatino) o con il cognome di qualche letterato. L’ottimo professore di greco, don Gennaro D’Elia, peraltro di Novoli, quindi compaesano di Parlangéli, avendo citato più volte sulla “Questione omerica” uno studioso, credo russo, il Kirkoff, si ebbe, appioppato per sempre, tale nome. Il prof. Vilei diventa “mesciu ‘Nzinu, quello dei 175 ‘silenzio’ all’ora”, mentre un insegnante d’italiano “Piedi di burro” e quello di religione, anziano, grasso e molle “Papa Recotta”. La “mescia” di Storia dell’arte viene dalla “Regia Scarperia” (Scuola di Avviamento professionale, adiacente al vecchio “Palmieri”). Si potrebbe continuare con altri docenti e scenette scolastiche più o meno esilaranti.

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