Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Ecologia


Radici culturali e colturali PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Luca Carbone   
Sabato 27 Febbraio 2016 18:14

Come seconda tappa pubblica, la prima si è svolta a Galatina il 5 giugno 2015, di un percorso di confronto che dura all’incirca da un anno, l’Associazione Salento Sostenibile ed il Centro Colture Sperimentali (CCS) Aosta, fondato e diretto da Giusto Giovannetti, hanno promosso una serata di divulgazione scientifica e approfondimento delle applicazioni innovative in agricoltura; a partire dal microbioma delle piante. La simbiosi tra le piante ed i microorganismi è così stretta e vitale che gli scienziati propongono di ridefinire le piante come ‘meta-organismi’, o ‘superorganismi’ come 'organismi di organismi’. Contro un luogo comune ancora molto diffuso, i microbi non sono solo nostri nemici, ma sono anche potenti alleati.Tra le diverse comunità microbiche che vivono con la pianta, molto probabilmente le più importanti per l’agricoltura sono quelle che abitano nella rizosfera, in simbiosi con l’apparato radicale. Queste cooperano a molteplici funzioni: alla germinazione, alla crescita, alla difesa dall’attacco dei patogeni, al miglioramento della qualità, e persino del gusto, dei raccolti. Nuove ricerche scientifiche, nuove tecnologie e pratiche antiche s’incontrano nella valorizzazione della ricchezza ‘sotterranea’ del suolo: aprendo la via anche a possibili sperimentazioni per il contrasto al CODIRO, attraverso il ricorso ai ‘consorzi microbici’.
Di questo si è discusso Mercoledì 24 febbraio alle 18.30, presso la Fondazione Palmieri (Vicolo dei Sotterranei) a Lecce; con Luca Carbone, a presentare l’argomento della serata, in una prospettiva 'storica' di lunga durata, sintetizzato dal titolo: Il buono, il brutto, il cattivo… microbioma rizosferico; e Luca Iovine del CCS Aosta, che ha illustrato l’applicazione dei ‘consorzi microbici’ in agricoltura, e i loro molteplici effetti sulle piante. Ha accolto i partecipanti il Presidente dell’Associazione Salento Sostenibile, Roberto Polo; anche preparando per i convenuti dei piatti che restituissero profumi e sapori della  nostra Terra.

[Leggi il PDF allegato]

Allegati:
FileDescrizioneDimensione del File
Scarica questo file (In principio era....pdf)In principio era....pdf 2315 Kb

Festeggiamo il Malthus day, con ecologi e ecologisti - (4 febbraio 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 04 Febbraio 2016 18:50

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 4 febbraio 2016]

 

Vale la pena di giocare ancora un poco sul termine ecologia, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, come parola. Fu Ernst Haeckel a proporla, come variazione sul tema di “economia”. Economia significa le “regole della casa”, ecologia significa “lo studio della casa”. A Haeckel piaceva costruire parole nuove (come Protisti, per indicare tutti gli unicellulari con nucleo), spesso per affinare idee di suoi predecessori. Il concetto di ecologia è ben presente in Darwin e nell’Origine delle Specie il fondatore delle teorie ecologiche ed evoluzioniste parla di “economia della natura”. C’era davvero bisogno di una nuova parola? Separare l’ecologia dall’economia, col senno di poi, non è stata una buona idea. Darwin fu influenzato moltissimo dal pensiero di Thomas Malthus, un economista e demografo inglese, nato nel 1766. Malthus relazionò il numero di individui con la quantità di risorse disponibili ed ebbe una pensata che ancora stenta a entrare nella zucca di molti economisti: le risorse sono “finite” (nel senso che la loro quantità non è illimitata) e quindi è impossibile che qualcosa che dipende da loro possa crescere all’infinito. Il mito della crescita infinita è, appunto, un mito. Darwin applicò questo principio all’economia della natura. Marx all’economia, con le crisi ricorrenti del sistema capitalistico, una conseguenza, appunto, dell’impossibilità di una crescita infinita. Darwin sviluppò sull’intuizione malthusiana la teoria della selezione naturale, che altro non è che la teoria dell’ecologia. Perché è stato dannoso parlare di ecologia e non di economia della natura? Perché questa distinzione di termini ha permesso di considerare le due discipline come separate concettualmente. E infatti, per moltissimo tempo, gli ecologi hanno lavorato considerando la presenza umana come un “disturbo” alle cose di natura, e gli economisti hanno semplicemente “esternalizzato” i costi di erosione del capitale naturale nelle loro analisi costi-benefici. Una bella parolina, esternalizzato, per dire che non li hanno considerati. Li paga qualcun altro. Nell’era industriale questo si è rivelato letale per i sistemi naturali che ci sostengono. Solo recentemente le autorità che gestiscono il nostro vivere (tipo l’Unione Europea) hanno imposto l’approccio ecosistemico che, gran bella scoperta, impone di considerare le nostre attività come parte di sistemi più grandi: gli ecosistemi. E cerca quindi di rimetterci dove siamo sempre stati fisicamente ma da cui ci eravamo estratti concettualmente: nella natura.

Vale la pena, ancora, ricordare una parola che usiamo noi italiani: ecologisti. Il termine è spesso adoperato per definire chi pratica l’ecologia ma, grammaticalmente, questi si chiamano ecologi. Come sono biologi i praticanti della biologia. Cardiologi i praticanti della cardiologia, etc. Perché allora “ecologisti”? Perché c’è gente che scrive in italiano e non sa l’inglese. Ecologo, in inglese, si dice ecologist, biologo - biologist, e così via. E quindi qualcuno ha tradotto ecologist con ecologista. Ce n’era bisogno! Perché ora abbiamo due parole che permettono una distinzione necessaria. Gli ecologi sono i ricercatori che studiano l’ecologia. Gli ecologisti sono cittadini che non necessariamente hanno una preparazione formale in ecologia ma ai quali sta molto a cuore lo stato del pianeta. Il movimento ecologista li rappresenta. Il fatto che abbiano a cuore lo stato del pianeta è encomiabile e sono un movimento di importanza enorme: è grazie a loro (e non agli ecologi) che si è iniziato a parlare di ambiente anche nel nostro paese. Quando il Club di Roma pubblicò il famoso libro sui Limiti dello Sviluppo (dove si spiega con pazienza che la crescita infinita non è possibile, in un sistema finito) nessuno lo prese sul serio. Gli ecologi furono chiamati Cassandre. Gli ecologisti capirono e si convertirono. E’ bene che gli ecologisti restino ecologisti. Per diventare ecologi bisogna studiare, non basta il sentimento. Altrimenti tutti i casanova diventano ginecologi… e c’è una bella differenza tra avere un grande trasporto verso qualcosa ed esserne uno studioso competente.

L’ecologia è la più antica forma di cultura. Gli umani erano cacciatori e raccoglitori e dovevano conoscere molto bene la natura e le sue regole, per sopravvivere e trarre risorse da essa. Poi abbiamo elaborato concetti più “sofisticati” e ce ne siamo allontanati.

La parola “ecologia” compare più di trenta volte in Laudato Sì, l’Enciclica di Francesco che, nel suo scritto, invoca la conversione ecologica. Il concetto è semplicissimo: siamo parte della natura. Non ci possiamo “pensare” al di fuori di lei. Tutto quello che facciamo si riconduce al nostro posticino nei sistemi naturali, gli ecosistemi. La sostenibilità si riferisce a questo.

Nessuno, che io sappia, ha ancora fatto caso che sono 250 anni che è nato Malthus (1766-2016). I concetti dell’ecologia nascono proprio da lui. Haeckel ha coniato la parola cento anni fa, e va bene. Ma i fondamenti che danno significato a quella parola derivano da Malthus. Festeggiamo anche lui. Tra parentesi, Darwin è nato il 12 febbraio 1809, Malthus il 13 febbraio 1766. Chissà cosa potrebbero escogitare gli astrologi su queste coincidenze astrali. Ricordando che astrologi non è sinonimo di astronomi…

 


Tutti in bicicletta, ma… - (26 gennaio 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 26 Gennaio 2016 08:39

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 26 gennaio 2016]

 

Giustissimo dare le biciclette agli universitari, e giustissimo pedalare in 150 dal Rettorato a Ecotekne. Non ho partecipato a questa manifestazione perché la faccio praticamente tutti i giorni, da solo. Abito nel centro di Lecce e lavoro a Ecotekne. Ci vado in bici, da sempre. Sono sei chilometri, e tra andata e ritorno ho la possibilità di fare un po’ di esercizio fisico. In estate quasi non ci sono problemi ma, quando le giornate si accorciano, il tratto da Ecotekne al bivio Lecce-Arnesano è nel buio totale. La strada, inoltre, è disconnessa tra la seconda rotatoria e il bivio, e questo costringe a procedere al centro della carreggiata. Inutile dire che non esistono piste ciclabili.

La mia bici monta un potentissimo faro anteriore, e posteriormente sembra un albero di Natale, con lucine lampeggianti. Ma ogni ritorno è una scommessa, fino a quando le giornate si allungheranno. Di solito resto al lavoro fino alle 19, a volte le 20, e quindi si devono allungare ben bene, le giornate, per non aver più bisogno dell’illuminazione.

Le distanze, a Lecce, sono ridicole e possono tranquillamente essere percorse a piedi. Non uso la bicicletta per muovermi in città, preferisco camminare. Ma per chi abita in periferia la bicicletta sarebbe davvero la soluzione ideale. Lavoro in periferia e la trovo perfetta. La città è in piano e il clima è mite. La sicurezza dei ciclisti, però, non ha quasi alcuna salvaguardia. Non parliamo del drogato che investe i ciclisti e poi si giustifica: eh, ma ero sotto l’influsso di oppiacei! Ah, allora tutto a posto. Il più delle volte la giustificazione è: non ho visto il ciclista. E qui posso anche concordare. Chi guida l’auto percepisce il ciclista come un inutile ingombro sul suo passaggio. Scesi dall’auto o dalla bici, ci sono due esemplari della stessa specie che si spostano da un punto A a un punto B, e non si capisce perché chi utilizza a questo scopo un mezzo ingombrante e inquinante abbia più diritto di passare rispetto a chi usa un mezzo discreto e non inquinante. Ma questi ragionamenti si possono fare se si scende dai rispettivi mezzi, altrimenti chi viaggia in auto ha una superiorità fisica soverchiante rispetto a chi va in bici. E non è civile tirar fuori dall’auto chi ti ha tagliato la strada e prenderlo a schiaffi, se lo raggiungi fermo al semaforo. Lo dovrei fare ogni giorno. Ma a volte si tratta di educatissime signore che di sicuro non hanno fatto caso alla mia esistenza, tutte intente, magari, a telefonare a un’amica. Non le posso prendere a schiaffi. E se faccio qualche rimostranza mi guardano come se fossi un alieno. Un pezzente in bici che apostrofa una vera signora sulla sua Mercedes. Ma che voglio?

Leggi tutto...

Ancora trivelle? No, grazie!- (13 gennaio 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 14 Gennaio 2016 07:03

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di  mercoledì 13 gennaio 2016]

 

Forse mi sono perso qualcosa. Il ministro Guidi, titolare dello sviluppo economico, dichiara che non sono previste perforazioni attorno alle Tremiti, in uno dei posti più belli del Mediterraneo. Per ora. Ma se si fanno prospezioni per vedere se c’è il petrolio, ne consegue che se vengono individuati giacimenti, poi si faranno le perforazioni.

Ha ragione il Presidente Emiliano, e non solo lui, ad essere preoccupato. Inoltre, le prospezioni implicano l’utilizzo di tecnologie ad altissimo impatto ambientale. La Direttiva Marina dell’Unione Europea, valida anche in Italia, identifica undici descrittori di Buono Stato Ambientale. Il descrittore numero undici prevede che l’introduzione di energia non deve danneggiare gli ecosistemi. L’energia sonora, il rumore, fa parte di quanto prescritto da questo descrittore. E le prospezioni si basano sull’emissione di fortissimi impulsi sonori che hanno sicuramente impatti sui cetacei (delfini, balene e capodogli) e probabilmente anche sul resto della fauna. Le prospezioni non sono qualcosa di innocuo, e già violano la Direttiva Marina dell’Unione Europea.

Rimane poi da capire se sia veramente utile estrarre petrolio dal fondo del mare, esponendo i nostri ecosistemi a pericoli di incidenti tipo quello che ha devastato le coste della Florida. I recenti accordi, siglati anche dall’Italia, alla Conferenza delle Parti (COP21) di Parigi impegnano gli stati a diminuire l’utilizzo di combustibili fossili, per limitare l’emissione di anidride carbonica. Dobbiamo smettere di disseppellire l’anidride carbonica sepolta nei depositi fossili (inclusi i giacimenti di petrolio), per bruciarla in tempi brevissimi. I sistemi naturali hanno impiegato milioni di anni per togliere di mezzo l’anidride carbonica, sequestrandola nei sedimenti. E noi che facciamo? La estraiamo e la bruciamo in tempi brevissimi. Abbiamo capito che non si deve fare, dobbiamo trovare altri modi per produrre energia, siamo tutti d’accordo. E invece ne consegue che… andiamo a cercare altro petrolio. Per continuare a bruciare.

Un tale livello di incongruenza tra quanto affermato in linea di principio e quanto praticato è davvero sorprendente. Che dice il Ministero dell’Ambiente? Possibile che per incrementare il capitale economico mettiamo a rischio in modo così irresponsabile il capitale naturale? Possibile che le leggi dell’economia possano prevalere su quelle dell’ecologia? Inutile illudersi: non prevalgono. Possiamo infrangere le leggi dell’ecologia, ma poi i prezzi da pagare saranno altissimi, anche in termini economici. Nel 2015 gli appelli degli ecologi sono stati finalmente ascoltati dal mondo religioso (Papa Francesco ha pubblicato Laudato Sì) e dal mondo politico (con gli accordi di COP21). E’ la prima volta che tre “mondi” spesso in contrasto tra loro si trovano esattamente sulle stesse posizioni. Purtroppo manca il “mondo” degli economisti e, apparentemente, sono ancora loro a comandare. Ignorando le leggi dell’ecologia e imponendo le proprie. Chi pagherà, anche economicamente, il prezzo di tanta irresponsabilità?


I marziani siamo noi – (30 settembre 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 01 Ottobre 2015 20:05

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 30 settembre 2015]

 

Qualche giorno fa Stephen Hawking, grande astrostar, ci informa che stiamo distruggendo la Terra e che, per sopravvivere, dovremo abbandonarla e trasferirci su altri pianeti. Proprio una bella pensata. Dopo aver massacrato questo pianeta, togliamo il disturbo e andiamo a cercarne un altro. Dove faremo la stessa cosa.

Siamo noi la specie “cattiva” che spreme i pianeti e gli esseri che li abitano, altro che i tripodi della Guerra dei Mondi. Altro che Marziani di Mars Attacks. Così stiamo cercando pianeti abitabili. E è notizia di questi giorni che su Marte pare che ci sia l’acqua. Bé, non proprio, ma qualcosa che le assomiglia. E subito parte il sillogismo: perché ci sia vita ci deve essere acqua, e quindi se c’è acqua c’è vita. Me lo diceva sempre mia nonna: le bestie non credono in Dio, chi non crede in Dio è una bestia. Vai a spiegare la logica a mia nonna. Però gli astrofisici non dovrebbero parlare come mia nonna, no?
La NASA ci ha informato di recente che tutti gli avvistamenti di astronavi, e le autopsie di alieni atterrati a Roswell erano bufale. Le mettevano in giro, e poi le negavano. E i polli dicevano: vedi? ce lo tengono nascosto! Ma il fatto che lo neghino significa che è vero. Poi qualche frammento di informazione trapelava. Subito smentita. E i polli dicevano: non ci fregate… ecco, ci sono i marziani. Inutile negare. Si sono scritti fior di articoli su tracce di vita molecolare (qualunque cosa significhi) identificata in un meteorite caduto sulla terra e proveniente da Marte.

Poi si è detto che si trattava di una contaminazione terrestre. Ma intanto i fondi per le missioni marziane erano stati stanziati. Tra poco il sistema della ricerca italiana sarà valutato e sarà valutata anche la terza missione: i rapporti con il pubblico. Molta ricerca scientifica viene svolta con fondi pubblici, e il pubblico deve sapere come gli scienziati spendono i suoi soldi. I ricercatori spaziali conoscono alla perfezione i meccanismi della comunicazione e riescono sempre a finire in prima pagina. Basta spararle molto grosse. Come si fa a non finanziare ricerche così? Altri ricercatori sono meno smaliziati. Sul pianeta Terra si calcola che ci siano circa otto milioni di specie. Ne conosciamo a malapena due milioni. Sono queste specie a formare la biodiversità. Ed è la biodiversità che fa funzionare gli ecosistemi che ci permettono di vivere. Dovremmo sapere a menadito come funzionano, e invece investiamo pochissimo in questa direzione. Poi arriva un furbacchione che ci dice che va bene così. Inutile salvare il pianeta, ormai. Andiamo a cercarne un altro. E un altro furbacchione ci dice che c’è l’acqua su Marte. Due più due fa ventidue: andiamo su Marte. Lì sì che vivremo bene. Intendiamoci, sarei un idiota a negare la validità della ricerca spaziale, basta guardare quanta innovazione tecnologica ha sviluppato. Impiegandola proprio per salvaguardare gli ambienti terrestri. Mi chiedo però: è davvero necessario trasformare la scienza in un talk show? Dobbiamo davvero fare a gara a chi la spara più grossa? Bene, cominciamo: se continueremo le ricerche su Turritopsis, la medusa immortale, diventeremo tutti immortali. Date tanti soldi a noi medusologi e risolveremo tutti i problemi. Siamo a un passo dallo svelare il segreto dell’immortalità. È abbastanza grossa?


<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 4 di 29
Torna su