Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Ecologia


La svolta di Bergoglio - (10 settembre 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 12 Settembre 2015 12:05

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di giovedì 10 settembre 2015]

 

Dopo l’Enciclica Laudato Sì, di Jorge Bergoglio, noto anche come Papa Francesco, l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’ambiente è cambiato. Leggendo l’Enciclica è chiaro che si tratta della continuazione di un percorso iniziato da molto tempo, visti i moltissimi richiami a documenti precedenti che, messi assieme, dicono bene o male quel che dice l’Enciclica. Bergoglio, però, va ancora più a fondo, con una mirabile sintesi. La parola “ecologia” è presente una trentina di volte, e sono evocati concetti ben familiari agli ecologi (come biodiversità, funzionamento degli ecosistemi, plancton e molti altri) ma che, purtroppo, non sono familiari ai cittadini comuni e che raramente vengono spiegati persino a scuola.  Alla scuola “umanista” di Renzi, Bergoglio quasi contrappone una scuola “ecologica”, “scientifica”. E mette al primo posto l’ambiente, ne fa il problema numero uno, e non trova un problema numero due.

I Vescovi lo seguono, finalmente, quando denunciano che è una follia perseguire il modello dei combustibili fossili e trivellare il nostro mare, fino a seguirlo nel richiamare alla pulizia delle città. Lo seguono anche politici di rilievo planetario, come Barak Obama, che dichiara di voler abbandonare il carbone, che sta deteriorando in modo grave l’ambiente globale (e non solo). Quando si usava il carbone per il riscaldamento, e c’erano gli spazzacamino cari a Mary Poppins, a Londra c’era lo smog, una crasi di smoke (fumo) e fog (nebbia). Il fumo era quello del carbone. Abbandonato il carbone, finito lo smog.

Ma poi si è ricominciato a usare il carbone per produrre energia elettrica e per fare andare gli impianti industriali, e noi che viviamo in Salento lo sappiamo bene.

I Vescovi denunciano queste situazioni. Non possiamo che rallegrarcene, noi che da sempre le denunciamo. Insperati compagni di strada, siamo fieri di averli al nostro fianco, non con generiche dichiarazioni di principio, ma con forti denunce e richiami alle responsabilità.

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L’Iran ha davvero così bisogno di energia nucleare? – (16 luglio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 19 Luglio 2015 16:31

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 16 luglio 2015]

 

Vedo che tutto il mondo esulta: si è raggiunto un accordo e le sanzioni all’Iran saranno rimosse. Noi compreremo il loro petrolio e loro svilupperanno le centrali nucleari, ma con l’impegno di non usare il nucleare come arma. Gli israeliani, che hanno la bomba, sono gli unici a non essere contenti. Non si fidano. A dir la verità a me piacerebbe che non l’avessero neanche loro. Ma il problema è un altro. Noi italiani dipendiamo dall’estero per gli approvvigionamenti di combustibili fossili e, in passato, abbiamo accarezzato l’idea di dotarci di centrali nucleari. Dopo due referendum abbiamo deciso che è meglio di no. Forse i referendum hanno espresso parere negativo sull’onda emotiva di due gravi incidenti, prima a Chernobil e poi a Fukushima. Ma i motivi per dire no al nucleare sono ben più solidi. Non sappiamo dove mettere le scorie. E non basta: non sappiamo come dismettere le centrali che, arrivate a fine vita, devono essere smantellate. Due problemini non da poco, che rimandiamo ai nostri posteri. L’energia nucleare conviene nel breve termine, ma è un’incognita pesantissima nel lungo termine e, prima o poi, la natura presenta il conto. Meglio cercare altre fonti energetiche, e non devono essere fossili perché bruciare combustibili fossili provoca il cambiamento climatico. Ora, con le trivellazioni, vogliamo andare a cercare il petrolio sul fondo del nostro mare; per me è un mistero. Dovremmo puntare tutto sulle energie rinnovabili. Ma questa è un’altra storia.

Gli iraniani hanno tanto petrolio che lo vendono. Non hanno alcun bisogno di energia, come si suol dire… ne hanno da vendere. E allora come mai questa smania di costruire centrali nucleari? Stanno assicurando al mondo che non useranno quelle tecnologie per fare armi, almeno per dieci anni. Ma dieci anni passano veloci. E poi? Siamo di nuovo all’equilibrio del terrore? Gli israeliani hanno la bomba, e gli iraniani hanno la bomba. Ci sarà qualche matto che penserà di buttarla sul vicino di casa? Le distanze tra i due stati sono talmente ravvicinate che, oltre a distruggere i vicini, distruggerebbero anche se stessi. Lo stesso stanno facendo pakistani e indiani. E per decenni i sovietici (che ora non ci sono più) hanno costruito bombe, per averne più degli americani. Che ne costruivano altre, man mano che i sovietici incrementavano i loro arsenali: la corsa agli armamenti, l’equilibrio del terrore. In questi giochi si sa come si inizia ma non si sa come si finisce. E queste bombe invecchiano, possono arrivare in mani “strane”, chi lo sa?

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No triv - (14 luglio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 16 Luglio 2015 07:49

[“La Gazzetta del Mezzogiorno” di martedì 14 luglio 2015]

 

Il decreto Sblocca Italia ha concesso che si cerchi il petrolio nei mari italiani. L’impatto ambientale di questa attività sarà molto grande nella fase delle prospezioni. Per verificare la presenza di petrolio sotto il fondo marino, infatti, si usa l’air gun (cannone ad aria). Si generano rumori fortissimi che penetrano nel fondo marino e rimandano un’eco che rivela la consistenza dei giacimenti. La Strategia Marina dell’Unione Europea ha stilato l’elenco degli undici descrittori di buono stato ambientale e il descrittore nr 11 dice che non ci deve essere introduzione di energia (il suono è energia) che alteri lo stato degli ecosistemi e della biodiversità. Le “cannonate” degli air gun sono intensissima energia sonora e hanno ripercussioni sul comportamento dei cetacei, fino a farli morire. Non si sa bene cosa facciano al resto degli ecosistemi. Se si trovasse il petrolio, poi, ci sarebbero i rischi di incidente, per non parlare delle perdite fisiologiche. In un mare chiuso come il Mediterraneo un incidente come quello della Florida sarebbe di proporzioni quasi irrimediabili. Ma il problema più grave non è quello dei rischi e degli impatti di queste attività. Il problema è che il nostro governo ha scelto la strada della combustione anche per il futuro. Il che è alquanto strano. Nell’ultimo G7, la riunione dei sette paesi più industrializzati del mondo (di cui facciamo parte), è stato elaborato un documento che impegna tutti a diminuire il nostro impatto sul clima. E l’impatto più grande sul clima deriva dalla combustione di combustibili fossili. Dobbiamo smettere di bruciare! Perché i combustibili sono a base di carbonio e per bruciare un combustibile ci vuole l’ossigeno (il comburente) e il risultato è l’anidride carbonica che, poi, va nell’atmosfera e provoca l’effetto serra che provoca il cambiamento climatico. Le piante sequestrano l’anidride carbonica e il petrolio non è altro che anidride carbonica dalle foreste del passato, sequestrata nel suolo nel corso di milioni di anni. Noi la tiriamo fuori e la bruciamo, in tempi rapidissimi. Le foreste di oggi non ce la fanno a smaltirla. Dobbiamo smetterla. E dobbiamo produrre energia in modo diverso. Stiamo cominciando a farlo. Il gas è un combustibile più pulito, ma è solo una transizione. Dobbiamo smettere di bruciare, quante volte lo dobbiamo ripetere? E la Puglia ha dato un esempio mirabile nella produzione di energia pulita (a parte qualche truffetta). Quella è la direzione, e noi stiamo dando il buon esempio. Possiamo anche sacrificarci per il bene del paese e accettare un gasdotto (a patto che venga fatto con tutti i crismi e ci siano opportune compensazioni). Ma le trivellazioni no. Il petrolio non rientra nella via che tutti dicono si debba intraprendere. La mia curiosità è: ma come si fa a dire certe cose durante la riunione del G7 e poi a firmare atti che sono esattamente il contrario di quel che si è firmato? I nostri rappresentanti in Parlamento che dicono? Ma poi, dato che abbiamo già avuto troppi esempi di questo tipo, mi viene un dubbio. E se fosse solo una truffa? Mi spiego. Le aziende che ora cercano il petrolio, a seguito di miracolose concessioni contrarie ad ogni logica, venderanno azioni. E dato che dicono che ora troveranno il petrolio c’è da attendersi che il valore delle loro azioni salga. Gli investitori si affretteranno a comprare azioni (che sono dei pezzi di carta in cambio di danaro sonante). Se poi il petrolio non si trova… peccato… l’investimento è andato male. Il valore del pezzo di carta si azzera, ma quello dei soldi “investiti” rimane… nelle tasche di chi ha venduto le azioni. Questi giochetti li fanno le banche che, ovviamente, guadagnano anche loro, comprando e vendendo per gli “investitori”. E nessuno vi garantisce che l’investimento andrà a buon fine. Non per niente si chiama “giocare in borsa”. Chi gioca sa che può anche perdere e, comunque, ci saranno di sicuro delle clausole scritte piccolo piccolo che vi impediranno di richiedere i vostri soldi. Questa della truffa agli investitori è l’interpretazione che mi piace di più, dopotutto punirebbe solo l’avidità di chi vuol fare soldi con i soldi. Nel caso non corrispondesse a verità, però, c’è da preoccuparsi molto per questa politica energetica del paese. E’ una politica fuori dalla realtà, completamente insostenibile e nel disprezzo delle generazioni future. Stiamo lasciando un brutto mondo ai nostri figli e pare che non riusciamo a capire che la distruzione del capitale naturale in nome della crescita del capitale economico sia un perfetto suicidio. Lo dice anche Francesco, nella sua Enciclica Laudato si’. Lo spiega con dovizia di particolari, in modo inoppugnabile. L’ecologia ha supremazia logica sull’economia, e invece avviene esattamente il contrario. Sono molto possibilista per alcune imprese. Mi vanno bene le condotte a mare, mi va bene il gasdotto (se fatti con i criteri dovuti), ma le trivellazioni no. No. No. Non votate più i partiti che sostengono queste politiche. Basta!

 

 


L’Area Marina Protetta di Porto Cesareo prima in Italia - (7 luglio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 07 Luglio 2015 11:31

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di martedì 7 luglio 2015]

 

Ogni anno il Ministero dell’Ambiente dedica fondi alle gestione delle ventisette Aree Marine Protette (AMP) italiane. Per il 2015 sono stati adottati criteri di valutazione che hanno tenuto conto dei risultati nella tutela dell’area marina protetta, dell’efficienza gestionale, e nella riduzione dell’impatto antropico attraverso pareri per concessioni demaniali e per valutazioni di incidenza.

L’Area Marina Protetta che ha ottenuto il punteggio più alto, e che si è classificata prima assoluta, con più di 300.000 euro di assegnazione, è…. attimo di suspense…. Porto Cesareo!

E’ una notizia importante, che mostra come la professionalità, la dedizione e l’entusiasmo siano la chiave che apre le porte alla buona gestione. Il direttore dell’AMP, il dr Paolo D’Ambrosio, ha fatto il dottorato di ricerca presso l’Università del Salento, proprio sulle Aree Marine Protette e la mappatura dei fondali. Avrebbe avuto una carriera scientifica da intraprendere, viste le competenze acquisite, ma preferì dedicarsi alla gestione dell’ambiente, affrontando una missione quasi impossibile: gestire una delle più difficili AMP italiane. Difficile per i conflitti tra AMP e pescatori, per le deturpazioni dell’abusivismo, per l’eterna conflittualità tra Porto Cesareo e Nardò, visto che metà dell’AMP di Porto Cesareo cade proprio nel territorio di Nardò. Con l’aiuto di presidenti lungimiranti, Rocco Durante prima, e ora Remì Calasso, e con una squadra di collaboratori di elevata professionalità e dedizione, Paolo ha saputo mostrare, giorno dopo giorno, le opportunità che la presenza di un’AMP può offrire a un paese a forte vocazione turistica e peschereccia. Sono lontani i tempi in cui, assieme all’amico Cosimo Durante, affrontammo i pescatori che non volevano, con rare eccezioni, l’istituzione dell’AMP, arrivando a minacciarci fisicamente. Oggi la lungimiranza di uno dei decani dei pescatori di Porto Cesareo, Giuseppe Fanizza, è diventata patrimonio comune e la marineria di Porto Cesareo chiede all’Università del Salento di collaborare a progetti che salvaguardino le risorse ittiche, con limitazioni all’efficienza degli attrezzi in modo da non pescare pesci troppo piccoli.

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Acqua e condotte…- (1 luglio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 01 Luglio 2015 16:32

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 1 luglio 2015]

 

Rispondo a Agostino Indennitate che, sul Quotidiano, mi sollecita sull’argomento condotta di Nardò. Le sue perplessità sono anche le mie. Nessuno ci garantisce che gli impianti, una volta costruiti, funzioneranno a meraviglia, che saranno costruiti a regola d’arte, che la manutenzione sarà effettuata. Questo è vero per qualunque attività, soprattutto in Italia. Non posso certo fornire io queste garanzie. So che l’attuale gestione delle acque reflue mette a rischio l’integrità ambientale. E so che l’amministrazione di Nardò, d’accordo con quella di Porto Cesareo, ha ottenuto un finanziamento per costruire un sistema di smaltimento che prevede anche una condotta a mare. Per quel che ne so, se tutto sarà fatto come si deve, la situazione migliorerà. Il termoclino, o “taglio”, è una temporanea stratificazione dell’acqua, nel periodo più caldo dell’anno. Di solito è sui 20 m, ma può arrivare a 30. Ho scritto, in linea generale, che si sarebbe completamente al di sotto facendo sboccare la condotta a 50 m. Per arrivare a quella profondità, nel caso di Nardò, bisogna prolungare la condotta di dieci chilometri. Non ne vale la pena. E una possibile criticità (neppure paragonabile, comunque, alla situazione attuale) sarebbe limitata nel tempo (il tempo del permanere del termoclino a grande profondità).

Ho letto le argomentazioni del prof. Del Prete, un esperto di frane a quanto dice la sua produzione scientifica. Basta andare sui siti governativi britannici per trovare documenti ufficiali che mostrano come gli scarichi di acque depurate vengano fatti in mare, o nei fiumi se si è molto distanti dalla costa. Con terminologia tecnica il prof. Del Prete ci informa che il “riuso” delle acque depurate di Londra consiste nell’immissione dei reflui nell’acquifero di Londra. Ma guarda un po’! Le acque depurate vengono immesse nel Tamigi (quello è l’acquifero di Londra). Se ci fosse il mare, a Londra, chissà dove le conferirebbero (usando terminologie adatte alla situazione)!

Quando dialogano gli “esperti” succede che uno dica bianco e l’altro dica nero. Così chi legge o ascolta può restare fermo della propria opinione. Ma c’è la possibilità di controllare. Basta andare sui siti governativi britannici (se si conosce l’inglese) e verificare. Lo scarico delle acque reflue opportunamente depurate avviene nei fiumi o in mare.

Non c’è una volontà malvagia di Acquedotto Pugliese di inquinare il nostro mare evitando il riuso in agricoltura, si tratta di argomentazioni assurde. Abbiamo salvato l’Acquedotto dalla privatizzazione, e rappresenta un patrimonio pubblico di inestimabile valore. Lo scarico in falda è proibito dalle normative europee. Ma di che stiamo parlando?

Nelle argomentazioni dei No Tub ho trovato molte affermazioni di rigetto dei liquami di Porto Cesareo nel sistema di depurazione di Nardò, e a questi ho riferito l’epiteto di razzisti fecali. Chi non ha mai fatto queste dichiarazioni, non vedo come possa sentirsi tirato in causa.

Denuncio lo scempio del territorio tempo immemorabile. Lo scempio è stato perpetrato da chi ha costruito le case abusive, ha mangiato i datteri di mare, ha infranto ogni regola. I politici hanno avuto condiscendenza per questi comportamenti perché il loro elettorato chiedeva questo. Per Nardò ho lavorato, con colleghi più giovani, per valutare l’impatto del sistema attuale di smaltimento dei reflui urbani. C’è un forte impatto sulla biodiversità e lo studio, pubblicato su Marine Pollution Bulletin, suggerisce di spostare lo scarico in profondità. Abbiamo anche lavorato per il porto di Serra Cicora, dichiarandoci assolutamente negativi sull’opera e individuando siti alternativi. Per noi la questione “tubo” non ha senso, è una battaglia sterile, strumentalizzata da alcune parti politiche o da persone che in mare non hanno mai lavorato e ora cercano facile notorietà. Ha senso chiedere estrema vigilanza sulla gestione dell’appalto e sulla gestione dell’impianto. E’ anche giusto chiedere tutte le delucidazioni del caso, meglio essere al corrente, interessarsi. Ma a questo punto siamo in un altro campo, non in quello ambientale.

Ho partecipato, come esperto di ambiente marino, alla redazione del piano delle acque della Regione Puglia. Quando sono andato alla prima riunione avevo molte certezze: riuso in agricoltura, fitodepurazione, lagunaggio erano per me le magiche soluzioni del problema. No agli scarichi a mare, no agli scarichi in falda. Ma io non sono esperto di impianti di smaltimento di reflui urbani. Ho qualche esperienza in ecologia marina, così come il prof. Del Prete ha qualche esperienza in frane. Gli esperti mi hanno spiegato che quello che proponevo non era fattibile. Mi hanno convinto e ho cambiato idea. Mi fido di chi ne sa più di me, non ho alternative. Le attuali modalità di smaltimento sono insostenibili, e vanno modificate. Depuratore e condotta sono la soluzione, ovviamente se realizzata a regola d’arte. Se dovessero essere messi a punto sistemi alternativi e praticabili, sono certo che le amministrazioni si prodigheranno per metterli in atto. Ora non ci sono.


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