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UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Ecologia


Anniversari dimenticati, ma sempre attuali: Darwin e Malthus – (15 febbraio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 16 Febbraio 2015 07:37

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 15 febbraio 2015]


Il 12 e 13 febbraio sono passati. Gli eventi più importanti coperti dalla stampa sono i litigi in parlamento, le guerre di religione con relativi massacri, le fughe dalle guerre di religione, con relativi massacri, il festival di Sanremo e altre amenità. Non mi risulta che i media abbiano dato notizia delle (poche) celebrazioni di due ricorrenze. Il 12 febbraio è il compleanno di Darwin, e il 13 febbraio è il compleanno di Malthus. Perché festeggiare questi due tipi? Perché loro e non tanti altri? Malthus (nato nel 1766) era un economista. Teorizzò una cosa molto attuale ancora oggi: disse che la popolazione tende a crescere più rapidamente del tasso di ricostituzione delle risorse che la sostengono e, quindi, preconizzò limiti alla crescita. Malthus fu anche il primo che teorizzò il salario di sussistenza, con la predizione che al di sotto di una certa soglia salariale non si fanno figli e non ci si sposa. Malthus individuò nel controllo della natalità il modo migliore per non arrivare a situazioni estreme, che avrebbero portato a guerre, carestie ed epidemie. Darwin (nato nel 1809), lo sappiamo tutti, è lo scienziato che ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo. L’Origine delle Specie e l’Origine dell’Uomo hanno finalmente dato risposta a quesiti che avevano portato i filosofi non scienziati a lambiccarsi il cervello per secoli. La teoria darwiniana è una teoria scientifica e filosofica, ed è la chiave di volta della ricerca su come funzioni e sia organizzata la materia vivente, inclusi noi stessi. Darwin introdusse il concetto di Selezione Naturale su ispirazione dai lavori di Malthus. La competizione per le risorse porta alla sopravvivenza di chi è più adatto ad acquisirle. La natura funziona così. E richiede molto tempo. A volte può prevalere un adattamento “bellicoso” e si possono trovare giustificazioni darwiniane a comportamenti molto disdicevoli, tipo l’eliminazione (per selezione artificiale) di “razze” considerate inferiori. Ma queste sono distorsioni che possono avvenire nell’applicare il pensiero di qualunque filosofo (o di qualunque divinità).

Malthus e Darwin ci insegnano che siamo parte della natura. Che la natura produce molti beni e ci offre molti servizi, ma questi non sono in quantità infinita, e si riciclano a tassi che non permettono consumi a tassi superiori rispetto al riciclo naturale. Insomma, ci dicono che ci sono limiti naturali e noi, essendo un prodotto della natura, dobbiamo porre limiti alle nostre aspettative di crescita. Se lo avessimo capito non ci sarebbe bisogno di celebrare il 12 e il 13 febbraio, ma purtroppo non lo abbiamo capito. Tutti vogliono crescere. Se ci fermiamo di crescere di numero ci dicono che è male, che la popolazione invecchia. Se l’economia smette di crescere è male, le curve devono sempre andare in su, crescere. Malthus e Darwin ci ricordano che se qualcosa cresce, qualcos’altro decresce. Decresce il patrimonio naturale, decresce il funzionamento degli ecosistemi che ci sostengono e, alla fine, decresce anche la nostra possibilità di cavarcela. Quando le risorse diventano limitate inizia la competizione: guerre, carestie, epidemie. Questo hanno predetto Malthus e Darwin, e questo sta avvenendo. Le aree del mondo dove la crescita demografica è incontrollata sono anche aree di conflitti e di massacri. E i disperati stanno arrivando.

Da noi i giovani disoccupati e sottoccupati non possono farsi una famiglia e fare figli, perché si aspettano di vivere come i loro genitori, e la situazione ora non lo permette più. Abbiamo esagerato, non abbiamo capito le lezioni di Malthus e Darwin e ora ci chiediamo come mai le cose stiano andando come vanno.

Papa Francesco lo sta capendo. Intanto dice che non possiamo far figli come conigli. E quindi ci dice che la natalità deve essere controllata. Lo dice di ritorno dalle Filippine, dove i tassi di crescita demografica sono spaventosi. E parla anche di uso responsabile delle risorse naturali. Ma guarda un po’. Il bello è che i commentatori sono sorpresi da queste novità. In effetti sono quasi novità per un Papa, ma sono le cose che Malthus e Darwin ci dicono da secoli. E noi, zucconi, non vogliamo capire e ci ostiniamo a preconizzare crescite impossibili, invece di costruire un’economia che sia in armonia con la natura e con i bisogni degli umani. Il bello è che questa economia è un fallimento economico. Produce qualche effetto benefico nel breve termine, ma è un disastro nel lungo termine. E il lungo termine sta arrivando. Buon compleanno Charles Robert Darwin, buon compleanno Thomas Robert Malthus, ci siamo dimenticati del vostro anniversario (e delle vostre lezioni). Charles e Thomas ci perdoneranno di sicuro, ma la Natura temo che no, non ci perdonerà di essere così stolidamente stupidi.


E il mare? - (9 febbraio 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 10 Febbraio 2015 07:54

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 9 febbraio 2015]

 

Sono nell’hangar di Bicocca, a uno dei quaranta e più tavoli dove, in vista di EXPO 2015 si lavora per redigere la carta di Milano. Ha parlato il Papa, e noi, nel nostro piccolo, stiamo cercando di fare tesoro del suo messaggio. Il “mio” tavolo si chiama Mare Magnum, e tratta del mare e degli oceani. Poi ci sono altri quaranta tavoli dove il mare non c’è. Trovo amici, in un tavolo vicino. Il tavolo biodiversità. Chi c’è che parla di biodiversità marina? chiedo. Eh, ma voi avete il vostro tavolo sul mare. Ah. Quindi solo biodiversità terrestre. Poi c’è il tavolo agricoltura. Anche lì c’è un amico. E la parte mare chi la fa? chiedo anche a lui. Mare? Sì, mare. L’agricoltura è la produzione di cibo, e c’è la pesca, c’è l’acquacoltura, no? Ah, vabbè, ma c’è il tavolo del mare. Ah, quindi parliamo solo di terra. Noi, una decina, dobbiamo affrontare i problemi del mare. Poi ci sono quattrocento persone che si occupano della terra. Peccato che il nostro pianeta sia coperto per il 70% dal mare, peccato che l’ossigeno venga in gran parte da lì, e che l’anidride carbonica sia assorbita proprio dal mare, che il mare sia il regolatore del clima. Peccato che tutto quello che facciamo, prima o poi, finisca in mare.

Ma, apparentemente, per un paese con quasi ottomila chilometri di mare, il mare sia giusto una spiaggia su cui giocare a racchettoni e prendere la tintarella.

Ci proveremo, ma la fatica è improba.

Il Papa, intanto, ricorda la differenza tra urgenze e priorità. Per affrontare le urgenze (dobbiamo dare da mangiare a miliardi di persone) stiamo perdendo di vista le priorità (dobbiamo salvaguardare il creato, come lo chiama Francesco). Non ci può essere sviluppo se il capitale naturale viene distrutto in nome del capitale economico, della crescita economica e finanziaria.

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TAP e TRIV, che differenza c’è? - (2 dicembre 2014]) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 04 Dicembre 2014 08:32

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 2 dicembre 2014]

 

l mio amico Eugenio Corrado (è davvero un mio caro amico) mi cita, in una lettera pubblicata domenica su Quotidiano, ironizzando (sottilmente) sulle mie opinioni rispetto a gasdotto e trivelle. E mi chiede come mai non sia così contrario al gasdotto mentre lo sono per le trivelle. Anzi quasi mi dipinge come favorevole al gasdotto. E quindi mi sta accusando di incoerenza. Che differenza c’è tra gasdotto e trivelle, mi chiede? Entrambi impattano, no?

È vero, caro Eugenio, entrambi impattano, ma in modo differente. Anche tu hai un tubo del gas, in casa. Ed è successo che alcuni appartamenti siano esplosi a causa di fughe di gas. Per questo togli il gas da casa tua? Il tubo del gasdotto, comunque, viene posato sul fondo del mare, non si scava una trincea. Solo vicino a terra, se ci sono ambienti di pregio, è previsto lo scavo di un tunnel che gli passi sotto. Ho fatto uno studio per l’Eni per le piattaforme per l’estrazione di gas in Adriatico, e non abbiamo trovato grandi impatti dovuti a “fughe di gas”.

Altro conto è estrarre petrolio. In questo caso non è un tubo che passa, con un gas all’interno. Si perfora il fondo del mare, e si estrae petrolio. Le perdite sono fisiologiche, e poi ci sono i possibili incidenti. L’impatto di un incidente al gasdotto sarebbe tipo quelli che fanno saltare un appartamento (non ti togli il gas per questo), mentre un incidente a un impianto di estrazione di petrolio è ben altra cosa. Lo abbiamo visto in Florida. Sono mondi completamente differenti.

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Il cerchiobottismo di chi vuole ambiente e crescita – (9 novembre 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 13 Novembre 2014 08:41

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 9 novembre 2014]

 

Sono d’accordo con Paolo Uccella: la sinistra non può avere posizioni ambigue su questioni chiave come quella ambientale. Non si può dire una cosa a Roma e il suo opposto “sui territori”. Però dobbiamo ammettere che la questione ambientale non è mai stata una questione, nel nostro Paese. L’ambiente è sempre stato messo in secondo piano rispetto a qualunque altra questione. Solo in casi di immani catastrofi, come Chernobyl e Fukushima, abbiamo fatto scelte ambientaliste. Ma poi abbiamo devastato colpevolmente tutto il nostro territorio, riempiendolo di asfalto e cemento, in nome del progresso. Le stesse incongruenze che Uccella rileva tra Roma e la periferia, le abbiamo poi tra l’amministrazione regionale pugliese e quelle comunali. Barbanente fa il piano paesaggistico, a Bari, e i sindaci si ribellano a chi vuole fermare la colata di asfalto e cemento sul territorio. Qui si vuole fermare il progresso!, urlano. Le uniche volte in cui sono tutti ambientalisti è quando non si vede un vantaggio diretto rispetto a qualche opera; diretto significa: soldi che entrano in tasca di qualcuno. Allora si diventa integralisti! Non sto parlando di corruzione, intendiamoci. Sto parlando di vantaggi derivanti dall’accontentare l’amico che vuol costruirsi la casa dove sarebbe meglio non se ne costruissero altre e cosette del genere. Ma poi sì, ci sono anche le gestioni degli appalti. Ogni volta che la Magistratura ci mette il naso, si trovano cose strane. Non parliamo del seppellimento di rifiuti tossici, senza che nessuno si accorga mai di niente.

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Cogliere i nessi – (7 novembre 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 09 Novembre 2014 07:19

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di venerdì 7 novembre 2014]

 

Cogliere i nessi. Che c’entrano le condizioni climatiche estreme che stanno diventando la norma e le trivellazioni nello Sblocca Italia? Che c’entra continuare a cercare il petrolio e lo stravolgimento del clima? Continuiamo a navigare a vista, con piccole tattiche che risolvono problemi momentanei e la tragica mancanza di strategia ci sta rapidamente portando verso situazioni climatiche ostili al nostro benessere. La difesa della natura viene vista come un lusso che si può permettere solo chi sta talmente bene da potersi preoccupare di panda, orsi, delfini e balene. I “veri problemi”, però, sono altri: disoccupazione, produzione, magari persino salute. I provvedimenti governativi non si curano dell’ambiente, se non in modo marginale. C’è ben altro a cui pensare. Intanto chiudono le città per condizioni meteorologiche “estreme” il paese è devastato da alluvioni e mareggiate, e non ci sono soldi per far fronte a quel che avviene. A Genova non sono arrivati ancora gli aiuti dell’alluvione di tre anni fa, ma nel frattempo è arrivata un’altra alluvione. Gli eventi estremi stanno diventando la norma. E intanto trivelleremo il fondo del mare per cercare il petrolio. Questa decisone certifica in modo inequivocabile che la nostra strategia prevede la continuazione dell’uso di combustibili fossili. Ed è l’uso di combustibili fossili che consuma ossigeno e produce anidride carbonica, creando i presupposti per il cambiamento climatico. Non è difficile da capire. Causa: combustibili fossili. Effetto: cambiamento climatico. E noi che facciamo? Continuiamo a cercare combustibili fossili, in modo da poter continuare a bruciarne, e poi ci sorprendiamo del cambiamento climatico.

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