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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Ecologia


Ferdinando Boero risponde a Guglielmo Forges Davanzati – (15 aprile 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 18 Aprile 2014 19:19

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di martedì 15 aprile 2014]

 

L’Italia è in crisi perché è corrotta, o è corrotta perché è in crisi?

 

Guglielmo Forges Davanzati conclude il suo articolo [Le politiche di austerità accentuavano i divari regionali] con la contrapposizione di due letture (la sua e la mia, tanto per semplificare) per spiegare il motivo della crisi del Mezzogiorno. Per prima cosa io non penso che sia il Mezzogiorno ad essere in crisi, penso che sia l’Italia intera. E forse non è un’opinione. Io dico che la malavita organizzata (Forges Davanzati mi fa dire: il cattivo comportamento dei cittadini meridionali, ma io non ho detto questo) è la causa principale della crisi italiana. Forges Davanzati dice che il “deterioramento del capitale sociale” è l’effetto e non la causa della crisi del Mezzogiorno. Di nuovo, Forges evita accuratamente l’uso di due paroline: malavita organizzata. E’ in corso da mezzo secolo il sacco della cosa pubblica da parte della malavita organizzata. Miliardi e miliardi di lire e poi di euro sono stati indirizzati verso il Mezzogiorno e sono stati intercettati dalla malavita organizzata che, con quei soldi, ha anche comprato consenso (e i politici). Il fallimento di queste politiche è evidente: nonostante gli investimenti il Mezzogiorno è sempre in crisi. Ora c’è l’Obiettivo Uno dell’Unione Europea e leggiamo ogni giorno delle truffe che ne derivano. Truffe in campo agricolo, in campo energetico, edilizio. Tutti i giorni sui giornali leggiamo notizie in questa direzione. I soldi arrivano, sono dilapidati, e i servizi, i miglioramenti, non si vedono. Però le strade sono piene di SUV. Chi ha capacità e iniziativa spesso è costretto ad andarsene. Non sono piccoli esempi, i miei. E’ il sistema Italia che funziona così. Ed è in crisi perché funziona così. Perché un paese in cui vige la logica della predazione del denaro pubblico è destinato a fallire. Questa logica, che è connaturata nella malavita organizzata, e vorrei che non fosse tradotto con una generica definizione di tutti i cittadini meridionali, si è espansa in tutta la penisola e oramai non è più limitata alle regioni storicamente dominate da gruppi che esprimono questo modo di concepire i rapporti con lo Stato. Io non ho fatto esempi di rubagalline. Ho fatto l’esempio di un sottosegretario all’Economia, ho parlato di Marcello Dell’Utri. Potrei dire che il pregiudicato Silvio Berlusconi, oramai condannato in via definitiva, un giorno disse che Mangano, il mafioso che lavorò a casa sua, era un eroe  e che la Magistratura è un cancro per l’Italia. Non sto parlando di piccoli esempi locali. Sto parlando di affermazioni e comportamenti di persone di assoluto rilievo nella conduzione di tutto il paese. E, lo ripeto, questi comportamenti non sono solo nel Sud, si sono estesi a tutto il paese. Il Sud è stato mantenuto da sempre nell’arretratezza per garantire, con il clientelismo, immani serbatoi di voti che si ereditano. Muore il padre e i voti vanno al figlio. Il bisogno è stato sempre mantenuto in modo da dover sempre dipendere dal favore del potente. E arriviamo a elezioni in cui il cento per cento dei seggi va a un solo partito, in alcune regioni. Non sono esempi sporadici. E’ la storia del nostro paese.

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Nord, Centro e Sud uniti nel degrado - (10 aprile 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 11 Aprile 2014 15:33

["Nuovo Quotidiano di Puglia“ di giovedì 10 aprile 2014]

 

Ho letto con stupore l’articolo di Guglielmo Forges Davanzati [leggi in questo sito Il dualismo Nod-Sud in regime di austerità] in cui si attribuisce all’austerità la condizione di arretratezza del Meridione d’Italia. Non metto in dubbio che le cause proposte dall’amico Forges Davanzati possano avere un fondamento. Ma, come spesso avviene in sistemi complessi, vige il principio della causalità multipla. Ci sono due parole che non trovo nell’articolo: criminalità organizzata. E questo ha molto a che fare con il capitale sociale di cui parla Forges. I delinquenti ci sono dovunque. Il primo presidente di regione ad essere perseguito dalla legge per corruzione fu il presidente della regione Liguria, Teardo. Craxi, morto latitante in Tunisia, era milanese, come è milanese il pregiudicato Berlusconi. Ed sono del nord i vari Formigoni e Bossi. Certamente il Nord non si può ergere a giudice della morale di chicchessia. Non parliamo del Centro e di quel che è venuto fuori sui Batman della regione Lazio. In queste parti d’Italia, poi, si sta espandendo una “cultura” che viene dal Sud (purtroppo). La cultura mafiosa. Mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona sono organizzazioni criminali che condizionano le politiche di intere regioni e, alla fine, dell’intero paese. Non si tratta di rubagalline. L’intento di queste organizzazioni non è di creare un sistema produttivo sano ma illegale. Il loro intento è di depredare la cosa pubblica e gli imprenditori “normali”. Un’economia con una forza così preponderante al proprio interno non può durare a lungo. Ci sono limiti al numero di parassiti che un organismo può sopportare. Se sono troppi alla fine l’organismo muore. La malavita organizzata non è più endemica nelle regioni meridionali. Si è espansa al nord e ha occupato i gangli vitali della gestione del potere economico e politico. Magari non c’è adesione formale alle cosche, ma si abbraccia comunque la loro filosofia: fare soldi a spese degli altri, senza produrre niente. La Salerno Reggio Calabria è l’emblema di tutto questo. Mai finita, e continuamente in costruzione, ora sta per essere sostituita da un’autostrada parallela. Scommettiamo che non sarà mai finita neppure quella? Il risultato è che si spendono cifre immani di denaro pubblico e si fa sempre più fatica a viaggiare in Calabria.

I sistemi economici crollano se sono concepiti e gestiti in questo modo. L’austerità è un sintomo di questa gestione del potere politico ed economico, non ne è la causa. L’austerità non sarebbe stata necessaria se la gestione economica fosse stata fatta in modo competente ed onesto, da politici competenti ed onesti.

Pare che, nel nostro paese, sia difficilissimo trovare politici competenti e onesti. Spesso se sono competenti non sono onesti e se sono onesti non sono competenti.

La prima emergenza del sud, probabilmente l’unica vera emergenza, è la cultura mafiosa,  sulla quale si basa la legge dettata dalle organizzazioni criminali. Organizzazioni che esprimono sottosegretari e forse anche ministri. 
La gente del Sud che non ha accettato queste condizioni spesso è emigrata altrove, sostenendo crescite economiche che, nel proprio Sud, sono impossibili a causa di una cultura di rapina che riesce a prevalere e ad espandersi. La maggioranza delle persone oneste e competenti del Sud soccombe ad una minoranza di persone organizzate che esprimono la cultura mafiosa e che riescono a prevalere sia in economia sia in politica. Non hanno la coppola, la doppietta, la giacca di velluto e i pantaloni di fustagno. Sono persone rispettabilissime, apparentemente. Ogni tanto qualcuno viene persino beccato dalla Magistratura.  Marcello Dell’Utri, per esempio, è stato condannato per aver fatto da mediatore tra il condannato Berlusconi e cosa nostra. Hanno appena arrestato Cosentino, che è stato sottosegretario all’Economia. Non so se mi spiego…..

Forse Gesù Cristo aveva freddo, sulla croce, ma dire che è morto di raffreddore, senza menzionare i chiodi e le ferite inflitte dai suoi carnefici, secondo me, non rende giustizia alla complessità della sua situazione. L’Italia, povera Crista, forse soffre anche per l’austerità, ma non è benaltrismo dire che sono ben altre le cause della situazione tragica in cui ci troviamo.


L’ora della terra è venuta, e non si può più aspettare – (29 marzo 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 29 Marzo 2014 17:02

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 29 marzo 2014]

 

Oggi il WWF ha decretato l’Ora della Terra, richiamando l’attenzione sul problema del riscaldamento globale. Da quando siamo passati da cacciatori e raccoglitori ad agricoltori abbiamo cambiato radicalmente gli ecosistemi terrestri. Oggi non traiamo più alcuna risorsa da popolazioni naturali di specie terrestri: tutto quello che usiamo come cibo (e non solo) deriva da specie coltivate e allevate. In mare no: siamo ancora cacciatori raccoglitori e, con la pesca, prendiamo risorse da popolazioni naturali di pesci, molluschi, crostacei e altri animali e piante (i cinesi e i giapponesi mangiano meduse e alghe). Ma gli oceani e i mari non ce la fanno più a darci le loro risorse e stiamo rapidamente passando dalla pesca all’acquacoltura. Lo facciamo perché le popolazioni naturali stanno crollando, proprio come avvenne a terra migliaia di anni fa. Ma in mare non alleviamo erbivori, come facciamo a terra, in mare alleviamo carnivori e li nutriamo con mangimi che derivano da pesci pescati in mare! Stiamo raschiando il fondo del barile. Questi sono gli impatti diretti sulla biodiversità, ma ancora peggiori sono gli impatti indiretti. La nostra economia è basata sulla combustione. Abbiamo iniziato col fuoco e non abbiamo mai smesso. Prima abbiamo bruciato la legna, poi il carbone, poi il petrolio e il gas. Ogni reazione di combustione consuma ossigeno e produce anidride carbonica. Le foreste dovrebbero compensare, consumando l’anidride carbonica e producendo ossigeno. Ma le abbiamo distrutte, per ottenere suolo a fini agricoli e per usare il legno. Il riscaldamento globale deriva dalle reazioni di combustione e dal fatto che l’anidride carbonica che produciamo e l’ossigeno che consumiamo non sono compensati da un corrispondente consumo di anidride carbonica e produzione di ossigeno da parte delle piante terrestri e marine. I gas serra sono tra i principali responsabili del riscaldamento globale, e li produciamo noi.

Il pubblico ha contezza di tutto questo? La risposta è no. E neppure i politici. Se ci fosse piena consapevolezza di questi problemi, non ci sarebbe bisogno dell’Ora della Terra. Ma la questione non può essere liquidata in una celebrazione episodica. Il nostro modello di vita deve cambiare, dobbiamo usare la nostra intelligenza per inventare nuovi modi di produrre energia e di estrarre cibo e materiali dagli organismi.

Abbiamo ignorato per troppo tempo le leggi della Natura e abbiamo inventato leggi artificiali, le leggi economiche, che sono in contrasto con le leggi naturali. La crescita infinita proposta dai modelli economici attualmente in voga non è possibile. Se qualcosa cresce, qualcos’altro decresce. Il qualcos’altro è la Natura. Ma i modelli economici correnti considerano la protezione della Natura come un costo e un limite al progresso. La domanda è semplice: chi paga i danni che derivano dall’alterazione dei sistemi naturali? Di sicuro, per ora, i danni non sono pagati da chi li ha provocati. Sono gli stati a pagare, e la salute delle persone. Non è possibile continuare a privatizzare i guadagni e a pagare i danni col denaro pubblico. Se, oggi, dovessimo ritenere saggio di ripristinare un buono stato ambientale (ed è folle non ritenerlo saggio) dovremmo spendere più soldi di quello che abbiamo guadagnato rovinando l’ambiente. Abbiamo contratto un mutuo con la natura, e ora non siamo in grado di pagare le rate. Ma la Natura non accetta il fallimento come modo di sfuggire ai creditori. La Natura presenta il conto e lo stiamo pagando con le nostre vite. La salute umana è una priorità della medicina, e anche questa è una follia. La salute umana esige un ambiente salubre. E’ economicamente insostenibile distruggere l’ambiente e ammalarsi per questo, e poi spendere soldi per curare le malattie. Prima del disastro economico del San Raffaele e lo scoppio del caso ILVA, a Taranto si pensò di risolvere il problema dei tumori all’apparato respiratorio con la costruzione di una sede del San Raffaele specializzata in malattie polmonari. In altre parole si pensava di curare i sintomi (il tumori all’apparato respiratorio) e di lasciare la causa (la cattiva qualità dell’aria). Questi atteggiamenti denotano una cultura dominante che non dà il giusto valore alla Natura. Questo articolo è scritto da un ecologo ma, di solito, gli editoriali sono scritti da economisti, ed è la cultura economica a esprimere la classe dirigente, quella che produce Ministri e Presidenti del Consiglio. Il risultato di questa cultura è sotto gli occhi di tutti: i sistemi economici e i sistemi ecologici scricchiolano pericolosamente e il problema non si può risolvere mantenendo la cultura che lo ha generato.

E gli altri paesi? L’Europa, con Horizon 2020, ha lanciato un programma rivolto al mare: si chiama Blue Growth (Crescita Blu). Il paradigma della crescita prevale. Chi fa notare che la crescita infinita non è possibile è ancora considerato un guastafeste. Altri lo hanno capito da tempo. Giovanni Paolo II ammonì: La Natura si ribellerà a quello che le stiamo facendo.  Ma nessuno lo ha ascoltato

 


L'erosione delle coste salentine – (9 e 11 marzo 2014) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 10 Marzo 2014 07:48

L’Italia e le mosche cocchiere

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 9 marzo 2014]

 

Coste rocciose salentine chiuse per frana. Ferrovia in Liguria chiusa per frana (ne ha parlato persino Fazio al Festival di Sanremo). Le Dolomiti franano. Le spiagge sono portate via dalle mareggiate. Inondazioni, alluvioni. Sembra che la natura si accanisca contro di noi, le mosche cocchiere di questo pianeta. La mosca cocchiera è una figura proverbiale: si posa su un cocchio trainato da una mula e le impartisce ordini, sentendosene padrona, come di solito è il cocchiere rispetto a chi traina il cocchio. Ovviamente non riceve alcuna attenzione, pur restando nella convinzione di avere grande potere sulla mula. Tutto quello che vediamo attorno a noi, e che vorremmo stabile e docile ai nostri bisogni, è frutto di grandi sconvolgimenti: erosione, terremoti, deriva dei continenti, maremoti, alluvioni, frane e altre catastrofi hanno segnato la superficie del pianeta che ci ospita. Il mondo odierno è il risultato di processi di modificazione che sono avvenuti nel passato e che continuano anche oggi. Spesso i cambiamenti sono graduali, lenti, progressivi, ma possono anche essere bruschi e devastanti. Molte civiltà del passato sono state spazzate via da catastrofi naturali, e Pompei è solo il primo esempio che viene in mente. Pensiamo di essere noi a guidare il cocchio, e abbiamo modificato ulteriormente la fisionomia del territorio pensando di poterlo dominare come pare a noi. Siamo anche noi una catastrofe naturale, ma abbiamo la presunzione che i nostri interventi siano “migliorativi” e che possano imbrigliare la natura. E ci aspettiamo che durino nel tempo, che le cose restino come siamo abituati a vederle, o come le abbiamo messe noi, modificando quel che eravamo abituati a vedere e che non ci piaceva. Inutile dire che questi stratagemmi hanno vita breve, e poi la natura continua a fare il suo corso.

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TAP: la storia infinita PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 19 Gennaio 2014 20:10

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di sabato 18 gennaio 2014]

 

Ho scritto altre volte su TAP, e guardo con interesse la questione. La mia prima preoccupazione è che l’ambiente sia tutelato e che tutte le azioni intraprese tengano conto prima di tutto degli impatti ambientali. E’ importante che ogni proposta venga valutata all’interno del contesto generale in cui sarà realizzata, con una rigorosa analisi di costi e benefici. Mi pare di aver capito che quasi tutti siano concordi nel ritenere che TAP sia un’opera strategica per il nostro paese, e che quasi nessuno sia contrario alla sua realizzazione. E’ iniziata però una contesa di puro stile “non nel mio giardino”, in cui tutti dicono che va bene, ma non a casa propria. E ognuno propone la casa dei vicini. Qualunque sarà la proposta di TAP, è facile prevedere che ci sarà opposizione dalle comunità locali e, alla fine, con la logica dei veti incrociati, l’iniziativa sarà bloccata da contenziosi infiniti. E’ incontestabile la richiesta che la Valutazione di Impatto Ambientale sia fatta in modo serio e rigorosissimo. Se questo non è stato fatto, se le valutazioni sono insufficienti, è bene che la procedura venga rivista e la valutazione sia nuovamente attuata. Nell’interesse pubblico, mi sento di dire che questa logica, che condivido, sia adottata per ogni impresa da attuarsi nel nostro territorio. Abbiamo costruito molti porti turistici, uno anche a San Foca, questi porti vengono dragati e accade anche che i liquami siano smaltiti in modi non molto ortodossi. Le massicciate alterano i regimi di correnti e la dinamica del litorale. Ma non accade quasi mai che ci siano mobilitazioni che chiedano conto di questi impatti. Non parliamo di gasdotti a Otranto, di superstrade forse inutili, di utilizzi non molto ecologici della fascia costiera, primo tra tutti un uso del suolo che vede il proliferare di costruzioni abusive di bassissima qualità che hanno devastato quasi tutte le nostre coste. Questa è la realtà in cui ci troviamo ad operare. Il problema TAP deve generare un ripensamento serio di come ci rapportiamo con l’ambiente. Non posso non ricordare l’opposizione fierissima al piano paesaggistico della Regione, visto come freno allo sviluppo. Mi piacerebbe conoscere, per esempio, quale sia il gettito fiscale derivante dalle attività legate al turismo. La “vocazione” di ogni territorio dovrebbe essere misurata in base a questo semplicissimo indicatore. Pur ignorando questi indicatori, a naso mi pare che la vocazione turistica di Otranto sia superiore a quella di San Foca. Però nessuno si è opposto così fieramente al gasdotto di Otranto. Come mai?

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