Nuovo Consiglio Direttivo, Open Day e nuovo Anno Accademico: pronti per ripartire!
MARIO GRAZIUSO Ripresa dell’attività sociale dell’UNIPOP “A. Vallone” di Galatina Confermato il Presidente e affidati gli incarichi ai consiglieri Trascorso il lungo periodo di inattività... Leggi tutto...
Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
Dopo questi mesi di inattività forzata, l'Università Popolare ha aderito con entusiasmo a una iniziativa del Patto Locale per la Lettura di Galatina, firmando la prima delle passeggiate letterarie... Leggi tutto...
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni Dopo questo lungo periodo di forzata inattività, il Consiglio Direttivo ha trovato, grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale, la sede... Leggi tutto...
Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Matematica


L’impegno francese per la ricerca (ma a casa nostra) PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Domenica 11 Marzo 2012 13:23

[Articolo apparso sul supplemento culturale domenicale de “Il Riformista” dell’11-03-2012, p. 8]

 

La data è il 5 marzo 2012. Il luogo è Pisa. La circostanza è l’inaugurazione di un laboratorio di ricerca matematica del CNRS francese (l’analogo del Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano) presso il ‘Centro di Ricerca Matematica Ennio De Giorgi’.

Il CNRS dispone di trenta laboratori (o unità che dir si voglia) fuori dal territorio francese, di cui nove sono dedicati alla matematica, uno solo in Italia. È stato chiamato ‘Laboratorio Fibonacci’, dal soprannome di Leonardo Pisano (1170 – 1250) che portò in Europa l’algebra arabo-indiana, appresa durante viaggi mercantili in Algeria, in Egitto ed in Siria, e poi rielaborata ed arricchita da contributi propri.

Facendo propria l’attitudine di Fibonacci al viaggio, il laboratorio che ne porta il nome, diretto da Stefano Marmi (professore della Scuola Normale) per parte italiana e da David Sauzin (ricercatore CNRS) per parte francese, non avrà componenti stanziali. Ospiterà ricercatori francesi (finanziati dalle loro istituzioni nazionali), ciascuno per periodi di tempo limitati, senza privilegiare alcun aspetto particolare della ricerca in matematica, con l’idea di assicurare la circolazione delle idee e la diffusione delle esperienze.

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Ragionando intorno ai limiti del linguaggio e ai principi fisici PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Lunedì 30 Gennaio 2012 07:41

[Articolo apparso su “Il Riformista” del 29 gennaio 2012, p. 7]

 

È possibile fino al prossimo 5 febbraio proporre eventi all’interno del Festival della Scienza che si terrà a Genova dal 25 ottobre al 4 novembre prossimi. Il tema è l’immaginazione e la guida è per gli organizzatori il ricordo di alcune parole di Einstein: “l'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, mentre l'immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso e facendo nascere l'evoluzione.”

L’intento divulgativo potrebbe, tra le altre cose, generare anche un’occasione per discutere non tanto della descrizione priva di aspetti tecnici – com’è ovvio che sia – di questioni relative a campi specifici della scienza, quanto delle ragioni dell’essenza generale del fare scientifico, in particolare della costruzione di teorie: rappresentazioni di ciò che consideriamo reale, espresse in quel linguaggio che è la matematica. Il suggerimento nasce anche dalla consapevolezza che la costruzione di modelli fisico-matematici del mondo ha radice nell’immaginazione del ricercatore. La visione che porta ad un modello manifesta strutture strettamente analoghe a quelle della creazione artistica. Il rigore logico segue – un teorema prima si sente e poi di esso si cerca la dimostrazione: è questo il fare del matematico creativo che non abbia un’esperienza solamente professionale della sua disciplina. L’immaginazione non solo “abbraccia il mondo” ma produce conoscenza, crea visione del mondo stesso, e poi si riflette in modi differenti nel sociale.

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Dal fondo del cassetto 6 PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Domenica 02 Ottobre 2011 06:13

[Articolo apparso su “la Repubblica” del primo settembre 2007, nella pagina culturale del supplemento “la Repubblica Bari”]

 

Materia di conti

 

La matematica non è poi proprio ‘materia di conti’; semmai questi ultimi sono solo un corollario utile agli aspetti economici e statistici della vita giornaliera. Nella sua essenza la matematica è una forma di rappresentazione e di articolazione di idee, ed è indifferente se queste ultime siano il frutto di sogni o scaturiscano dall’osservazione della realtà fisica tangibile. Una volta che siano rappresentate con un linguaggio, che è poi quello costituito dai simboli che albergano le formule, delle idee si analizzano le connessioni e le si organizza in maniera consequenziale, nello sforzo continuo di renderle quanto più possibile scevre da forme di pre-comprensione, tutto sommato di pregiudizio. Il manifesto di Isaac Newton, “hypotheses non fingo” (cioè “alla base del mio ragionamento non vi è alcuna ipotesi che non abbia esplicitamente dichiarato”), è una sorta di imperativo morale, l’impegno alla pulizia dei pensieri, essenzialmente l’impegno a non millantare. La stessa essenza ha la ricerca continua della dimostrazione di qualsiasi asserzione, asserzione che può essere in linea di principio vera in un qualche sistema assiomatico e falsa in un altro. Ogni dimostrazione deve essere chiara ed incontrovertibile nella struttura che la promana, soprattutto essa non deve essere soggetta agli umori od alle convenienze di alcuno. Questo dovrebbe essere il modo con cui chi si occupa di matematica opera, questo è il modo di fare che ogni matematico cerca di adottare, facendo in continuazione i conti con le limitazioni della propria umanità.

Non è forse diffusa la percezione che la terra di Puglia abbia una consistente tradizione nella ricerca matematica. Eppure questa tradizione esiste, è profonda ed è caratterizzata da personalità non usuali. Il mero elenco delle persone coinvolte fornisce la corretta misura.

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A colloquio con Simone Weil PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Lunedì 26 Settembre 2011 17:10

Note sul contributo della matematica alla percezione dei problemi industriali e sulla natura dei modelli

 

[“Prometeo”, a. 29, n. 115, settembre 2011, pp. 14-21]

 

A venticinque anni, invece di seguire aspettative di realizzazioni facili, Simone Weil rafforzò la volontà di non cauterizzare la capacità critica del proprio intelletto e scrisse le sue Riflessioni sulla causa della libertà e dell’oppressione sociale. Era il 1934.

Negli appunti preparatori si trovano due domande a cui forse è utile cercare di dare una qualche risposta nel tempo presente, tempo in cui la struttura sociale tende ad esprimere una natura ‘post-industriale’ abbastanza lontana da quella che interessava le riflessioni di Simone Weil.

“Elettricità. Meccanica. La resistenza dei materiali. Ordine teorico: 1° studio della resistenza dei materiali, 2° rapporto dei solidi deformabili. Ma la realtà pone problemi più complessi; es. cercare la causa di una deformazione effettiva. L’ingegnere fa in questo caso dei ragionamenti matematici? Problema: qual è il contributo della cultura matematica alla percezione (in senso proprio) dei problemi industriali?” (Weil 2010).

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Dal fondo del cassetto 4 PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Martedì 13 Settembre 2011 06:31
Madrid, agosto 2006: un reportage

 

[“Corriere della Sera” del 13 settembre 2006, prima pagina del supplemento Corriere del Mezzogiorno]

 

Il quadriennale Convegno Internazionale dei Matematici del 1962 si tenne a Stoccolma: si realizzava un antico sogno di Magnus Mittag-Leffler che tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento era stato il padre-padrone della matematica svedese. Quell’anno (Mittag-Leffler non c’era più dal 1927), a conclusione della conferenza di Sergei Sobolev in cui erano illustrati non solo i risultati essenziali della ricerca russa degli ultimi quattro anni ma anche gli obiettivi futuri ed i risultati attesi, Ennio De Giorgi intervenne sostenendo che la sua sensazione, apparentemente non ben definita, era che la direzione indicata per gli sviluppi successivi non fosse quella giusta. Si dilungava nel dire il nostro, e quando il moderatore (il “chairman” è uso chiamarlo con parola anglofona) si accinse a fermarlo, lo stesso Sobolev, che sapeva ascoltare, chiese che gli fosse permesso di continuare. Allora De Giorgi, con la tipica ferma gentilezza, quella grazia che gli veniva dall’infanzia leccese, forse dal legame familiare con la natia terra salentina, un legame che tenne sempre estremamente saldo mentre disseminava l’arte della sua matematica nell’antico ufficio della Scuola Normale, andò avanti. Disse che forse la strada giusta era un’altra, una strada alla fine della quale avrebbero trovato (non ne era sicuro, e non sapeva bene perché, dichiarò per l’ennesima volta) un certo risultato (e lo scrisse alla lavagna, immaginandolo lì) e forse, lungo il cammino, altri risultati sarebbero stati… e scrisse anche questi. Quattro anni dopo il 1966, lo stesso convegno si tenne a Mosca, Sobolev fu ancora relatore e principiò asserendo che, beh, effettivamente, quattro anni prima De Giorgi aveva avuto ragione (“al solito”, direbbero oggi molti che lo conobbero), e che quel tempo era servito a rendere dettagliate le dimostrazioni pertinenti. Così mi raccontò nella sua casa di Taormina, una sera,  Dionisio Triscari, un anziano cortesissimo analista messinese, ricordando la sua esperienza di testimone oculare, mentre si stava seduti, investiti dal venticello fresco che veniva dal mare.

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