Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Economia


SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 159 - (4 novembre 2015) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Mercoledì 04 Novembre 2015 13:28

Il fenomeno dei NEET

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 4 novembre 2015]

 

Pare essere convinzione diffusa, stando ai principali media italiani, il fatto che l’occupazione sia aumentata e che, più in generale, l’economia italiana si stia muovendo su un sentiero di crescita che riguarderebbe anche il Mezzogiorno.  A ben vedere, le cose non stanno esattamente in questi termini. Vediamo perché, con particolare riferimento al mercato del lavoro. Secondo le ultime rilevazioni ISTAT dello scorso settembre, il numero dei disoccupati si è ridotto di 35.000 unità. In termini assoluti, si tratta di una contrazione di entità analoga a quella degli occupati (- 36.000). In termini percentuali, il calo dei disoccupati (- 11,2%) risulta più significativo di quello degli occupati (-0,2%), dal momento che il numero dei disoccupati risulta inferiore a quello degli occupati. La riduzione del tasso di disoccupazione è quindi di entità irrisoria, pari circa allo 0.1%: dall’11,9% di agosto all’11,8% di oggi. Vi è di più. Il mercato del lavoro italiano, molto più di quanto accade in altri Paesi europei, si caratterizza per una consistente presenza di individui inattivi (i c.d. NEET), ovvero di individui che non sono alla ricerca di lavoro e non studiano. L’inattività riguarda prevalentemente individui giovani, nella fascia d’età compresa fra i 15 e i 29 anni, in molti casi con un livello di istruzione elevato. Si tratta, con ogni evidenza, di uno dei principali problemi che il Governo dovrebbe affrontare, dal momento che l’esistenza di un’ampia platea di giovani disoccupati è uno dei principali fattori di freno alla crescita. Il fenomeno dei NEET è imputabile a numerosi fattori, fra i quali, soprattutto nel caso italiano e ancor più meridionale, l’esistenza di effetti di ‘scoraggiamento’ derivanti da aspettative pessimistiche circa le probabilità di trovare impiego, e di trovarlo con retribuzioni dignitose e con mansioni coerenti con il titolo di studio acquisito. In altri termini, a fronte della retorica dei ‘bamboccioni’, i giovani italiani inattivi sono tali anche per motivazioni che possono essere considerate di pura razionalità economica.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 158 - (21 ottobre 2015) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Mercoledì 21 Ottobre 2015 12:15

Quando si delegittima il sindacato...

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di mercoledì 21 ottobre 2015]

 

Il tasso di disoccupazione giovanile, che riguarda individui di età compresa fra i 15 e i 24 anni, ha raggiunto, nell’ultima rilevazione ISTAT di giugno, il 44,2%, in aumento di 1,9% rispetto al mese precedente, raggiungendo il livello più alto dal primo anno di stima (il 1977). La rilevazione esclude i giovani inattivi, ovvero coloro che non cercano lavoro. L’ISTAT rileva che nell’ultimo anno, il tasso di disoccupazione complessivo è aumentato di 0.3 punti percentuali, e l’aumento è stato maggiore nelle regioni meridionali.

A ben vedere, l’attuazione di politiche di contrasto alla drammatica crescita della disoccupazione giovanile, in particolare nel Mezzogiorno, non sembra essere oggi fra le priorità di questo Governo. Il Governo è prevalentemente concentrato nel vantare il merito di aver contribuito, tramite il Jobs Act, alla trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Ma anche se ciò è accaduto, si fa riferimento a lavoratori già occupati e, dunque, prevalentemente adulti. Molti commentatori fanno osservare che la trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato  è semmai da imputare agli sgravi fiscali attribuiti alle imprese, non alla “riforma” in quanto tale. E, seguendo questa interpretazione. è prevedibile che alla scadenza del periodo durante il quale le imprese potranno godere di decontribuzioni, molti contratti verranno ri-trasformati in contratti a tempo determinato. Ma soprattutto la propaganda governativa è impegnata in una tenace battaglia volta a dipingere il sindacato come una forza reazionaria, la cui azione frena la crescita.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 157 - (6 ottobre 2015) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Mercoledì 07 Ottobre 2015 12:51

SINTESI. Il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il suo massimo storico e, tuttavia, non sembra che il problema sia oggi prioritario per l’agenda di politica economica del Governo Renzi. I provvedimenti messi in atto si stanno rivelando del tutto inefficaci e per molti aspetti controproducenti ai fini della ripresa della crescita. La politica economica seguita in questi anni, in primis la moderazione salariale e la delegittimazione del sindacato, non fa che accentuare la spirale recessiva di bassi salari e bassa produttività del lavoro nella quale è precipitata economia italiana. Ma appare funzionale a un rilevante processo di redistribuzione del reddito a danno dei lavoratori.

 

RENZI, LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E IL SINDACATO


[“MicroMega” online del 6 ottobre 2015]

 

Il tasso di disoccupazione giovanile, che riguarda individui di età compresa fra i 15 e i 24 anni, ha raggiunto, nell’ultima rilevazione ISTAT di giugno, il 44,2%, in aumento di 1,9% rispetto al mese precedente, raggiungendo il livello più alto dal primo anno di stima (il 1977). La rilevazione esclude i giovani inattivi, ovvero coloro che non cercano lavoro. L’ISTAT rileva che nell’ultimo anno, il tasso di disoccupazione complessivo è aumentato di 0.3 punti percentuali.

A ben vedere, l’attuazione di politiche di contrasto alla drammatica crescita della disoccupazione giovanile, in particolare nel Mezzogiorno, non sembra essere oggi fra le priorità di questo Governo. La propaganda governativa è prevalentemente concentrata nel vantare il merito di aver contribuito, tramite il Jobs Act, alla trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Ma anche se ciò è accaduto, si fa riferimento a lavoratori già occupati e, dunque, prevalentemente adulti. Molti commentatori fanno osservare che la trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato  è semmai da imputare agli sgravi fiscali attribuiti alle imprese, non alla “riforma” in quanto tale. E, seguendo questa interpretazione. è prevedibile che alla scadenza del periodo durante il quale le imprese potranno godere di decontribuzioni, molti contratti verranno ri-trasformati in contratti a tempo determinato. Ma soprattutto la propaganda governativa è impegnata in una tenace battaglia volta a dipingere il sindacato come una forza reazionaria, la cui azione frena la crescita.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 156 - (7 settembre 2015) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Martedì 08 Settembre 2015 06:14

La rottamazione del Mezzogiorno

 

[“MicroMega online” del 7 settembre 2015]


SINTESI: Il Presidente Renzi ha recentemente dichiarato che il suo Governo “ha salvato il Mezzogiorno”. E’ un’affermazione palesemente smentita dall’evidenza empirica. Al di là della propaganda governativa, per la quale occorre superare la “retorica assolutoria del Sud abbandonato”, occorre prendere atto del fallimento delle politiche per il Mezzogiorno degli ultimi decenni, e indirizzare gli sforzo verso una radicale revisione degli indirizzi di policy, che dovrebbero semmai incidere, attraverso investimenti pubblici, sulla specializzazione produttiva dell’economia meridionale, rafforzandone il tessuto industriale.

***

 

Il Presidente Renzi ha recentemente dichiarato che il suo Governo “ha salvato il Mezzogiorno” (http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/renzi_salvataggio_sud/notizie/1544785.shtml). E’ davvero difficile comprendere il senso di questa affermazione: stando all’ultimo Rapporto SVIMEZ, il Pil del Mezzogiorno è inferiore a quello greco, ha fatto registrare una contrazione del 13% dal 2008 a fronte del 7.4% del Centro-Nord, configurando uno scenario che SVIMEZ definisce di “sottosviluppo permanente”. Si tratta di un dato, fra i tanti rilevati nel Rapporto, che non può non destare preoccupazione e che smentisce in modo inequivocabile la propaganda governativa[1]. E si tratta peraltro di un’evidenza confermata dai dati recentemente diffusi dal Ministero delle Finanze, dalla quale risulta che, a fronte di una riduzione del reddito pro-capite in tutte le regioni italiane, le contrazioni di maggiore entità si sono manifestate nelle regioni meridionali e nelle Isole.

Occorre innanzitutto individuare le cause che hanno portato a questo esito. Cause sostanzialmente riconducibili alle seguenti.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 155 - (18 agosto 2015) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Venerdì 21 Agosto 2015 11:03

Il vero spreco dell’economia italiana: la disoccupazione giovanile

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 18 agosto 2015]

 

La crescita della disoccupazione giovanile – fenomeno presente in molti Paesi europei, fortemente accentuato in Italia, e ancor più al Sud, come attestato dall’ultimo rapporto SVIMEZ – non è imputabile, come viene diffusamente sostenuto, alla (presunta) rigidità del mercato del lavoro italiano, ma fondamentalmente alla caduta della domanda interna e alla conseguente riduzione della domanda di lavoro espressa dalla imprese. A fronte dell’aumento della disoccupazione giovanile, si registra un considerevole aumento della disoccupazione giovanile intellettuale, che riguarda, cioè, individui giovani con elevato titolo di studio. Si tratta di un fenomeno imputabile a numerosi fattori, fra i quali essenzialmente l’esistenza di una struttura produttiva fatta da imprese di piccole dimensioni e poco innovative che non esprimono domanda di lavoro qualificato; una spesa pubblica per ricerca e sviluppo inferiore allo 0.5% del Pil; il blocco del turn-over nel pubblico impiego e, non da ultimo, alla rilevante decurtazione di fondi alle Università. Una recente indagine dell’ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) rileva che solo il 7% dei dottori di ricerca potrà intraprendere la carriera accademica e che, per il combinato del sottofinanziamento delle Università e dell’introduzione di contratti precari per lo svolgimento di attività di ricerca, negli ultimi cinque anni 2.000 posti da ricercatore strutturato si sono trasformati in meno di 1.000 posti da precario.

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