Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose Storia e Cultura Moderna
Storia e Cultura Moderna


A quarant'anni dalla morte di Tommaso Fiore PDF Stampa E-mail
Storia e Cultura Moderna
Scritto da Franco Martina   
Lunedì 17 Giugno 2013 21:07

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di lunedì 17 giugno]

 

Fino a pochi anni prima della sua morte, di cui ricorre il quarantennale, Tommaso Fiore (Altamura, 7 marzo 1884 – Bari, 4 giugno 1973) assomigliava ancora molto a quel suo Socrate studiato da giovane sui testi platonici. Anche Fiore anziché chiudersi in una biblioteca se ne andava in giro per la Puglia a rivedere, conoscere, interrogare vecchi e nuovi amici. Anche lui non aveva mercanzia da vendere: non libri, non verità. A spingerlo verso quel lavoro erano due convincimenti profondi. Il primo era maturato nel primo dopoguerra e aveva trovato la sua espressione più incisiva nelle ‘lettere’ scritte per la “Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti e pubblicate tra il 1925 e il ’26. Esso era che i problemi dei meridionali li possono risolvere solo i meridionali. Non le personalità, bensì il popolo dei meridionali, quello che con un’espressione poetica chiamava ‘il popolo di formiche’. Su quel convincimento poggiava un intero programma di vita e di lavoro, teso alla costruzione di una coscienza civile nuova, ossia libera e critica. Era la stessa conclusione a cui era giunto, in quegli stessi anni, un altro grande gobettiano, Guido Dorso, che aveva descritto quel passaggio storico come una vera e propria “Rivoluzione meridionale”, perché comportava una rottura del patto trasformistico su cui si era svolta l'intera storia politica dell'Italia unitaria. Un meccanismo per cui un potere centrale erogava risorse ai controllori delle aree e strutture territoriali in cambio di consenso elettorale e quindi di legittimazione democratica. Un sistema che aveva il suo nodo gordiano nel rapporto tra sindaci e parlamentari.

 

Ma l'importanza di Fiore, cioè l'attualità del suo insegnamento per l’oggi, sta proprio nel non essersi fermato al solo convincimento teorico, quanto nell'aver speso tutta la sua vita per costruire la coscienza nuova che avrebbe consentito di rompere col passato. Coscienza nuova, non nel senso di creare un ‘uomo nuovo’, come aveva tentato di fare il fascismo. Perché essa rimandava a un uomo che sapesse pensare con la sua testa, capace di assumersi le proprie responsabilità, in grado di mettere in equilibrio il proprio e l'altrui interesse e di individuare volta per volta le priorità. Un uomo, insomma, in condizione di esercitare un ruolo di cittadinanza che altrove si era imposto attraverso la prova drammatica della rivoluzione politico-sociale. Questo impegno non era specifico di nessuno, perché doveva essere fatto proprio da tutti in tutti i luoghi e le circostanze. Non le istituzioni ma le relazioni umane, interpersonali, si caricavano così di una forte valenza etico pedagogica.

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A difesa della Resistenza e della Costituzione repubblicana PDF Stampa E-mail
Storia e Cultura Moderna
Scritto da Maurizio Nocera   
Mercoledì 24 Aprile 2013 11:25

Nella precedente pubblicazione di Pati Luceri, Partigiani e Antifascisti di Terra d’Otranto (Lecce, Brindisi e Taranto), corposo volume di 464 pagine, egli ha riportato, spesso con le rispettive motivazioni al valore, l’elenco di quei salentini che diedero il proprio contributo alla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Luceri ha presentato finora quel volume in una sessantina di Comuni e, in ogni occasione, ha sempre ripetuto che la ricerca non era completata, perché in alcune regioni, gli archivi antifascisti e partigiani risultavano essere non ancora sistemati. Tuttavia la sua ricerca è andata avanti.

Oggi Luceri arriva a questa seconda pubblicazione, che non riguarda più il grande Salento (Brindisi, Lecce e Taranto), ma la sola provincia di Lecce, con risultati sorprendenti per quanto riguarda gli elenchi di quanti parteciparono alle vicende belliche. I suoi dati ultimi sono: 1226 combattenti della Libertà (860 partigiani, 157 patrioti, il resto individuati in altre attività antinazifasciste), di cui 159 Caduti e 65 feriti; 465 antifascisti, di cui 11 uccisi da mano fascista; 1030 deportati nei lager nazisti, di cui 218 deceduti e 24 dispersi in mare. Interessante è anche un altro dato della sua ricerca: tra i combattenti della Libertà, egli ha individuato 64 carabinieri e 11 musicanti.

Tutto questo per dire dell’alto contributo che i leccesi hanno dato alla lotta per Libertà e la Democrazia sui differenti fronti di guerra sia in Italia sia all’estero.

Quest’anno 2013, celebriamo il 69° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, in particolare si tratta di un momento eccezionale per il Paese, sconvolto da una crisi economica, politica e sociale senza precedenti. È sotto gli occhi di tutti il totale sfacelo e svuotamento di non pochi settori politici, istituzionali ed economici. Soprattutto sul terreno dell’economia, riscontriamo un arretramento dell’Italia che mai, in tutta la storia unitaria, si è verificato. Dire oggi che l’Italia si trova sull’orlo del crollo economico-sociale non è fare dell’allarmismo ma dire come stanno veramente i fatti. Milioni di famiglie italiane non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese. Questa gravissima situazione colpisce sempre più l’occupazione, le condizioni di vita e di lavoro e le prospettive dei giovani. Ben quattro milioni sono i disoccupati registrati dalle agenzie statistiche, ed altrettante sono le famiglia ridotte al livello di nuova povertà. Ci troviamo davanti ad un vuoto che da alcuni viene colmato solo attraverso una falsa rappresentazione mediatica della realtà.

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Fiume: tornare indietro col cuore PDF Stampa E-mail
Storia e Cultura Moderna
Scritto da Maria Marinari Moro   
Venerdì 05 Aprile 2013 15:55

[Pubblichiamo il ricordo di Maria Marinari Moro relativo alle vicende da lei vissute in prima persona nel secondo dopoguerra, quando molti italiani furono costretti ad abbandonare le loro case a seguito del Trattato di Parigi che sanciva la rinuncia dell’Italia a una buona parte della Venezia Giulia. Il Giorno del Ricordo, istituito dal Parlamento italiano nel 2004, negli ultimi anni (dal 2009 ad oggi) ha rinnovato nella scrittrice la volontà di rievocare quei tragici eventi. La loro memoria è ora consegnata ad alcuni articoli che si allegano al presente. Si ringrazia Maria Marinari Moro per la gentile cortesia con cui ha acconsentito alla pubblicazione in questo sito dei suoi scritti.]

 

PER  RICORDARE

 

[ne “Il Galatino”, a. XLVI, n. 5 (8 marzo 2013)]

 

Il 10 febbraio è il giorno in cui ricorre l’anniversario della firma, avvenuta nel 1947, del  Trattato di Parigi che sanciva la fine della seconda guerra mondiale. Oggi gli italiani sono invitati a celebrare il Giorno del Ricordo, istituito dal Parlamento italiano nel 2004. Con quel Trattato l’Italia, uscita sconfitta dalla guerra, ha dovuto rinunciare quasi completamente, ad una delle sue regioni, la Venezia Giulia, l’ultima ricongiunta al suolo italiano dopo la guerra del 1915 – 18.

Io sono nata a Fiume, la più estrema delle province di quella regione: le altre erano Trieste, Udine, Gorizia e Pola. A Fiume sono vissuta con la mia famiglia fino al 1946, anno in cui siamo stati costretti, noi e la quasi totalità delle famiglie italiane, a lasciare le nostre case e tutti i nostri beni, perché la nostra città, alla fine della guerra, nel maggio del 1945, era stata occupata dai partigiani jugoslavi del maresciallo Tito. Quell’occupazione (ma noi non lo sapevamo, allora, e furono colti di sorpresa anche gli alleati anglo-americani) dopo il Trattato di Parigi doveva diventare definitiva per noi fiumani e per tutta l’Istria, comprese Pola e Gorizia, che vide addirittura passare il nuovo confine tra le strade cittadine.

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Per Antonio Sedile: pensieri sulla scuola PDF Stampa E-mail
Storia e Cultura Moderna
Scritto da Gianluca Virgilio   
Giovedì 20 Settembre 2012 08:28

[Venerdì 21 settembre 2012, h. 18.30, presso il Palazzo della Cultura di Galatina è stato presentato il libro di Antonio Sedile, Ragazzi a margine. Riflessioni psico-pedagogiche sugli adolescenti omosessuali. Riportiamo la relazione di Gianluca Virgilio]

 

Ho letto il libro di Antonio Sedile poco prima dell’inizio della scuola, come un esercizio di preparazione all’incontro con gli studenti, dopo la pausa estiva. S’intitola Ragazzi a margine. Riflessioni psico-pedagogiche sugli adolescenti omosessuali, Manni, San Cesario di Lecce 2012, pp. 160. Sebbene, infatti, il titolo e il sottotitolo facciano pensare che il campo d’indagine dell’autore riguardi solo gli adolescenti omosessuali, i ragazzi a margine appunto, questo è per me un libro sulla vita scolastica in generale, sul modo in cui l’adulto e il giovane vivono l’esperienza fondamentale della loro vita, quella che lascerà un segno nel percorso esistenziale futuro di ciascun individuo, la scuola. L’autore è un docente e fonda il proprio saggio sulla propria esperienza di insegnante e di ex-studente, oltreché su di una molto accurata ricerca sul campo. Pertanto, l’analisi saggistica si svolge per così dire dall’interno dell’istituzione scolastica, di cui si mettono allo scoperto i meccanismi inceppati, le zone d’ombra, i difetti di manutenzione.

Al centro del discorso possiamo individuare due figure: lo studente e il docente.

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L’età dell’apprendimento e dello studio PDF Stampa E-mail
Storia e Cultura Moderna
Scritto da Gianluca Virgilio   
Sabato 15 Settembre 2012 16:48

[Si pubblica per gentile concessione della DIREZIONE DIDATTICA STATALE  del I CIRCOLO di GALATINA, che si ringrazia nella persona del Dirigente Scolastico dott.ssa Anna Antonica]

 

Premessa

 

Ho il piacere di presentare alla nostra Comunità scolastica il testo della relazione con cui Gianluca Virgilio ha introdotto i lavori dell’Azione Fondo Sociale Europeo (FSE) B/1 dal titolo L’età dell’apprendimento e dello studio, relazione letta alle Insegnanti della nostra Scuola e con loro discussa nei pomeriggi del 13 e 15 febbraio 2008. E’ una buona occasione per tornare a riflettere su temi e problemi che caratterizzano la vita scolastica di ogni ordine e grado, ma anche per fare il punto su quanto si è fatto nel I Circolo al fine di migliorare la qualità dell’offerta formativa e per delineare lo schema della prossima azione educativa.

Non farò qui l’elenco di tutti gli interventi programmati e realizzati nello scorso anno scolastico, per i quali si rimanda all’apposita pubblicazione curata da questa Direzione didattica sul finire dello scorso anno scolastico. Mi interessa, invece, motivare il senso di una scelta ben precisa di aggiornamento, che ha voluto privilegiare gli interventi di carattere culturale piuttosto che quelli di carattere didattico-prescrittivo. A Insegnanti che hanno dieci o quindici e anche più anni di insegnamento, difatti, è difficile prescrivere le regole del corretto insegnamento. Essi sanno già come trattare con i propri allievi. Allora si è reso necessario concepire gli incontri con i vari docenti esperti come momenti di arricchimento culturale, fasi di un processo - che reputo debba essere continuo – di aggiornamento, teso alla crescita individuale e collettiva del sapere e al miglioramento della relazione tra insegnanti e allievi. Frequentare un corso di aggiornamento significa non tanto sentirsi aggiornati, ovvero à la page, quanto entrare in crisi, prendere coscienza dei propri limiti e avvertire una insopprimibile esigenza di crescere intellettualmente, di raggiungere nuovi risultati.

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