Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Musica e Teatro
C’è Musica e… Musica… 5. Piedigrotta e la grande Canzone Napoletana II PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Lunedì 15 Giugno 2015 17:03

La Piedigrotta del 1888 registra il grande successo di una nuova canzone su testo di Salvatore Di Giacomo: 'E spingule frangese. A comporre la musica questa volta è un giovane musicista di casa Ricordi, Enrico De Leva, i cui occhi languidi commuovono le dame e le damigelle dei salotti partenopei.  E' una canzone ispirata a un vecchio canto di Pomigliano D'Arco  con rappresentazione colorita dei tipi del popolo, dell'eco delle grida dei venditori ambulanti  (qui è un venditore di spingule = spilli da balia), un motivo molto eseguito se è vero che un giorno Di Giacomo, seduto al Caffè Gambrinus mentre assisteva alla sfilata delle truppe che rendevano gli onori al Kaiser Guglielmo in visita a Napoli, la sentirà suonare dalla banda militare, su richiesta dello stesso Imperatore di Germania.

Nu juorno mme ne jètte da la casa, 
jènno vennenno spíngule francese... 
Nu juorno mme ne jètte da la casa, 
jènno vennnenno spíngule francese...

Mme chiamma na figliola: "Trase, trase, 
quanta spíngule daje pe' nu turnese?" 
Mme chiamma na figliola: "Trase, trase, 
quanta spíngule daje pe' nu turnese?

Quanta spíngule daje pe' nu turnese?"

Io, che sóngo nu poco veziuso, 
sùbbeto mme 'mmuccaje dint'a 'sta casa... 
"Ah, chi vò belli spingule francese! 
Ah, chi vò belli spingule, ah, chi vò?!

Ah, chi vò belli spingule francese! 
Ah, chi vò belli spingule ah, chi vò!?"

 

E' davvero un periodo magico quello che va dal 1880 allo scoppio della Grande Guerra. Coincidente con La Belle Epoque (a cui dedicherò un capitolo a parte), è l'espressione dell'epoca d'oro della canzone napoletana, in cui le note musicali e i versi della canzoni sembrano scendere come per incanto giù dal cielo, al punto che anche la gente comune si sente ispirata e compone canzoni.  E' il caso di Vincenzo Russo, operaio in un negozio di guanti (lo stesso dove lavorava il padre dello scrittore Luciano De Crescenzo), che scrive i versi di I' te vurria vasà, Maria Marì e Torna maggio, tutte musicate da Eduardo di Capua, l'autore di 'O sole mio. Quattro splendidi motivi che chiudono l'Ottocento ('O sole mio è del 1898 e Maria Marì del 1899) e aprono il nuovo secolo (I' te vurria vasà e Torna maggio sono entrambe del 1900).

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C'è Musica e … Musica 4. Masters-De André: Antologia di Spoon River PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Venerdì 29 Maggio 2015 07:01

Nel 1971 il cantautore genovese Fabrizio De Andrè compose alcune canzoni ispirate all'opera di un autore americano, Edgar Lee Masters, e raccolte in un album intitolato: Non al denaro non all'amore al cielo.

Masters, nato a Garnett nel Kansas nel 1868 e morto nel 1950 in Pennsylvania, è autore di un libro di poesie, Antologia di Spoon River, edito in forma completa nel 1916, grazie al quale è famoso nel mondo.

Debbo confessare che a Masters io ci sono arrivato attraverso e grazie a De Andrè. Era il 1971 quando un collega napoletano -ero allora alla mia prima esperienza di insegnamento presso un Liceo scientifico della provincia di Nuoro in Sardegna-  mi fece ascoltare un LP, il disco a 33 giri, appena uscito, Non al denaro non all'amore né al cielo, di Fabrizio De Andrè, espressione della cosiddetta scuola genovese, che annovera cantanti del calibro di Gino Paoli, Umberto Bindi, Luigi Tenco, Sergio Endrigo e Bruno Lauzi. Fabrizio si era già distinto con canzoni come La guerra di Piero, amara denuncia dell'assurda crudeltà di chi spara a un altro uomo con la divisa di un altro colore,  o come La canzone di Marinella, che lo fece conoscere al grande pubblico grazie anche alla stupenda interpretazione di Mina, e che altro non è che una favola, una trasfigurazione di un crudo fatto di cronaca nera, l'uccisione di una prostituta, segno e testimonianza della grande sensibilità di De Andrè verso gli emarginati e i più deboli.

Quando ascoltai il disco rimasi profondamente colpito. Non sapevo niente di Masters e della sua Antologia, per cui la prima cosa che feci fu quella di comprare, oltre al disco, il libro nell'edizione economica dell'Einaudi (lo stipendio degli insegnanti, si sa, non è mai stato alto!) con la traduzione di Fernanda Pivano.  Sarà giocoforza parlare di Pivano, la prima traduttrice dell'Antologia,  e ricordare anche un altro scrittore italiano, uno dei maggiori nel panorama della nostra Letteratura del Novecento, dove al di là dei tanti nomi che vi circolano, i grandi davvero si possono contare sulle dita di una mano.  Sto parlando di Cesare Pavese, il quale si fece mandare dagli Stati Uniti una copia dell' Antologia di Masters -siamo nel 1930- e su di essa compose dei saggi pubblicati nel 1931 sulla rivista “La Cultura”.  Dieci anni dopo uscì la prima traduzione italiana dell'Antologia di Spoon River ad opera appunto di Pivano.

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C'è Musica e ... Musica 3. Le tarantelle PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Giovedì 23 Aprile 2015 08:34

Sul finire del XVII secolo, all'ombra della crisi delle Villanelle, in una convulsa realtà sociale, fra un'eruzione del Vesuvio e un'epidemia di peste, entrò in incubazione quella che sarebbe diventata un giorno la Canzone napoletana, nata dall'incrocio dei canti popolari delle campagne con i canti popolari di città e le composizioni di autori con forte personalità artistica. Su questa base nacquero nel '700 la Commedia e l'Opera buffa, sul cui seno la canzone popolare si rifugiò e da cui in seguito si divise per vivere di luce propria.  Presero così il volo le arie di Palummella, Michelemmà, Lo Guarracino e le canzoni di Pulcinella come Serenata a Pulcinella di Libero Bovio. Parliamo quindi della Tarantella, tipica danza popolare dell'Italia meridionale, in tempo ternario mosso e progressivamente accelerato. L'etimologia del termine è legato alla taranta o tarantola, il ragno nero il cui morso provocava, specialmente nella donna, manifestazioni isteriche di tipo convulsivo con danze ossessive per espellere il veleno della tarantola. Il tarantismo diffuso fin dall'antichità in area mediterranea è sopravvissuto soprattutto in Puglia.  Il termine rimanda a Taranto nella cui zona, nei tempi antichi,si celebravano culti orgiastici legati al dio greco Dioniso e tarentinula e tarantinidion erano termini relativi alle vesti discinte, quasi oscene, che usavano i danzatori nei baccanali. Tra l'altro una commedia latina di Nevio Tarentilla (la ragazza di Taranto) rappresenta una sorta di danza ammiccante e fascinosa di una tarantina che tiene contemporaneamente avvinti a sé diversi amanti. In Puglia, in particolare nel Salento, la danza ha assunto il nome di pizzica ed è rimasta assai viva nella tradizione del folklore salentino tanto che negli ultimi anni sono state organizzate molte rassegne musicali, tra cui famosa quella di Melpignano, la Notte della taranta, che richiama migliaia di appassionati e curiosi.

La Tarantella napoletana nasce nel XVII secolo proprio in seguito alla crisi e all'involuzione del tarantismo, ma nell'area napoletana la tarantella perde ogni valenza simbolica , diventa danza accompagnata da strumenti a fiato, a corda, a percussione (come già nel tarantismo), per poi intro-durre strumenti nuovi come il putipù, lo scetavajasse, le nacchere e predilige soprattutto la componente ritmica.

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C'è Musica e … Musica 2. Piedigrotta e la grande Canzone Napoletana I PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Lunedì 06 Aprile 2015 06:53

La storia della canzone italiana non può prescindere da quella della canzone napoletana, che nei confronti di essa può vantare indubbi diritti di paternità. Ma la storia della canzone napoletana non può neanche confondersi con quella della nostra canzone popolare. Nata, infatti, come forma di folclore musicale, la canzone napoletana non è stata solo la prima a conquistare la dignità del pentagramma, attirando fin dal primo Ottocento l'attenzione appassionata di ricercatori e studiosi, ma ha anche, fin da allora, stimolato l'interesse e la fantasia di poeti e musicisti. Essa è l'espressione, oltre che della musicalità, della filosofia esistenziale di un popolo e della sua storia.

In questa storia la Festa di Piedigrotta e la sua tradizione canora hanno un posto rilevante. La festa già anticamente si svolgeva ai piedi di una grotta, la Crypta Neapolitana detta di Pozzuoli o di Posillipo, una galleria artificiale (alta 10 mt. e lunga ca. 700) scavata nel tufo della colli-na di Posillipo tra Mergellina e Fuorigrotta in epoca romana, probabilmente nel I secolo a.C., forse per agevolare le comunicazioni tra Napoli e Pozzuoli.  L'ingresso principale si trova nel parco della tomba di Virgilio, sede anche della tomba di Leopardi.  Assunse da subito valore di simbolo materno e uterino, ma anche di passaggio tra la morte e la vita, tra la luce e il buio.  Fu costruito anche un tempio a Priapo, dio della fertilità dall'esagerato organo virile, e nelle notti di settembre si celebravano i Baccanali, festività religiose pagane a sfondo propiziatorio con riti orgiastici.

Il luogo era allora lontano dal centro cittadino e la festa era l'occasione per una bella scampagnata allietata da canti e danze. Anche Petronio Arbitro nel Satyricon fa menzione dei baccanali che vi si svolgevano e Svetonio nella Vita dei Cesari ricorda che anche Nerone, che si riteneva grande cantante e musicista, volle venire a Napoli per esibirsi al cospetto della cittadinanza partenopea, considerata musicalmente più competente dei Romani ad apprezzare la sua arte.  Col passare del tempo le pratiche pagane furono affiancate e poi, dopo il III secolo, sostituite da quelle cristiane con il culto di Maria Vergine, alla quale fu dedicata la chiesa costruita proprio sulle rovine dell'antico tempio di Priapo. La chiesa divenne centro della devozione del borgo marinaro nonché meta di pellegrinaggio. Si andava, infatti, a rendere omaggio alla Madonna di Piedigrotta la notte tra il 7 e l'8 settembre (natività di Maria) e progressivamente la festa fu arricchita con carri allegorici e parate militari (nel 1744 con Carlo III), dopo che nel 1731 era nata la Confraternita dei pescatori di Chiaia che curava le processioni. In attesa di entrare in chiesa i Napoletani ballavano e cantavano davanti alla grotta illuminata con torce. Nacque così l'usanza di una sfida canora tra i vari gruppi di pellegrini.

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C'è Musica e … Musica 1. Storia del Canto Popolare PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Venerdì 27 Marzo 2015 08:30

Pur riprendendo il titolo di una trasmissione televisiva del 1972 di Luciano Berio, il mio non vuol essere uno studio sui diversi modi di fare musica o sull'essenza della musica o perché si fa musica, ma semplicemente lo spunto per seguire la nascita del canto popolare in Italia a partire dal 1200 e la sua evoluzione nel passaggio e nel rapporto tra musica “popolare” e musica “colta” con particolare attenzione all'area meridionale e napoletana in specie: dai Canti popolari alle Villanelle, alle Tarantelle, agli scambi di motivi e  spunti di arie da Melodrammi e Opere buffe. Naturalmente sarà dato adeguato rilievo alla canzone “colta” napoletana, che a partire dal 1835 trovò nella Festa di Piedigrotta la cornice ideale per lanciare nuove canzoni rapidamente diffusesi tra il popolo grazie anche ai foglietti colorati delle Copielle. Il percorso continuerà col '900 e la canzone italiana  fino all'avvento del Festival di Sanremo, che determina  sostanzialmente la fine del Festival di Napoli, espressione e continuazione del grande filone della Piedigrotta canora. E, per finire, l'avvento degli “urlatori” e l'invasione dei ritmi stranieri nonché l'affermazione negli anni '60/'70 dei Cantautori, che proporranno accanto ai temi d'amore argomenti d'impegno civile e politico.


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