Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Musica e Teatro
Appunti per la celebrazione del cinquantesimo anniversario della morte di Tito Schipa PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giovanni Invitto   
Martedì 03 Febbraio 2015 12:57

[Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo di seguito gli appunti utilizzati da Giovanni Invitto per la sua relazione tenuta presso l'Università Popolare Aldo Vallone Galatina, lunedì 2 febbraio 2015]

 

Rai Tre, alle soglie del 2000, organizzò un concorso intitolato «La voce del Secolo», basato sul voto degli ascoltatori. Non erano in competizione solo voci di cantanti lirici, ma anche di cantanti leggeri, di attori di teatro e di cinema. Dopo varie eliminatorie, giunsero in finale Tito Schipa e Maria Callas. Schipa si classificò secondo dopo la Callas per la quale si presentò una «Casta diva» registrata nel 1964; per Schipa ci fu una delle romanze meno note e, per di più, con registrazione del 1913!

 

Lecce.

Possiamo dire che, a parte la tomba nel cimitero, da cui fu rubato un usignolo in ferro o bronzo, e un busto nella Villa Comunale, opera del bravo Leandro Ghinelli, tosco-salentino, Lecce, cioè le istituzioni leccesi, hanno parlato e firmato molto, ma scritto poco. Ricordo che quando, nel settembre del 1999 fui chiamato da Lorenzo Ria a collaborare con la sua presidenza alla Provincia, una delle prime cose che gli proposi fu quella di riprendere un progetto di due anni prima, promosso da me, quando ero vicesindaco di Lecce, sul Museo dedicato a Tito Schipa. Quel progetto, in un incontro tenuto al Paisiello, vide il formale, ma solo verbale, assenso di Città, Provincia, Università, Camera di Commercio.

 

Infatti, il 18 agosto del 1997, in una sala del Teatro Paisiello, dove il giorno prima era stato trasferito il pianoforte appartenuto a Schipa, si tenne l’incontro per il Museo: Nel contenuto di un protocollo su cui si dichiarava d’accordo, ci si impegnava ad allestire, entro e non oltre due anni dalla sottoscrizione del protocollo d’intenti, il «Museo Tito Schipa» o «Centro Tito Schipa» presso locali, la cui identificazione sarebbe stata fatta di comune intesa, al piano terra dell’ex-Liceo Musicale. In seguito, non se ne fece niente perché tre mesi dopo venne meno l’amministrazione cittadina di centrosinistra. Ma debbo essere sincero: dopo il mio invito ufficiale, per tre mesi nessuno degli enti coinvolti inviò per iscritto l’adesione formale. Solo la Provincia, in maniera informale, mi fece sapere che per sistemare l’immobile sarebbero occorsi circa 700 milioni.

 

Tornando alla mia proposta fatta nel 1999 al presidente Ria, egli, naturalmente, la affidò ad alcuni dirigenti che, in quel periodo, si incontravano con rappresentanti della Città di Lecce, per vedere di coordinare alcuni interventi. Poi l’intesa complessiva fallì, però sul problema-Schipa la riposta che Ria ebbe da quei dirigenti fu che Schipa era un fatto solo della città di Lecce, ma che per l’intero territorio non era un nome in cui ci si riconoscesse.

Non le campane, ma la sua voce. E il debito della città?

Dalla primavera 2002, chi si trova ad attraversare a mezzogiorno il centro di Lecce, non sente più rintocchi di campane, ma, per pochissimi secondi, la voce di Schipa che esce non so da quale altoparlante. Personalmente la ritengo una trovata non molto bella. Ma è un parere estremamente soggettivo. Il problema, però, è un altro: con quella operazione, Lecce pensa di aver saldato i debiti con la memoria di Schipa?

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BACCHELLI AI TEMPI DEI CALIFFI ALL’ITALIANA PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Massimiliano Martines   
Venerdì 11 Febbraio 2011 08:17

 

Le recenti cronache italiane hanno riportato alla ribalta il nome di Riccardo Bacchelli, letterato da molte parti ribattezzato il Dostoevskij nostrano, sia per le somiglianze di impianto narrativo tra la saga dei Fratelli Karamàzov e quella de Il mulino del Po, ma anche per stile e capacità di intima penetrazione delle tipologie umane. Non sono certo questi, ahinoi!, i termini che hanno fatto accendere i riflettori sul nostro autore, di ben altro tenore le ragioni, e così futili peraltro da non riuscire a illuminarne nemmeno di striscio la sagoma. Il nome di Bacchelli è quasi sempre associato alla legge che  da lui prende nome e che ha lo scopo di garantire un vitalizio ad artisti affermati ma disagiati economicamente. Alda Merini ne era, per esempio, una beneficiaria. Qualcuno ha sostenuto che anche Franco Califano, sedicente cantautore di noie e truci vicende di strada, dovesse essere un meritevole candidato, fortuna ha voluto che Striscia la Notizia, notiziario semiserio di Canale 5, abbia fatto irruzione nella sua casa romana (di proprietà) trovandovi un filippino al servizio. “Alla faccia dell'indigenza” ha gridato il telecronista e con lui tutti gli italiani! I riflettori ovviamente, dinanzi all'evidente maldestra fellonia, ben presto si sono spenti. Il nostro Ministro della Cultura e i suoi uffici, in altre gravose questioni intenti, poco si sono curati di cogliere la palla al balzo e rilanciare l'interesse per un letterato di valore i cui testi sono tutti fuori edizione. “Che stramberia! - avrà detto qualcuno - per quale motivo, dunque, una legge della Repubblica italiana prende nome da un autore di cui pochissimi ne conoscono le opere, addirittura fuori commercio?”. Le stramberie in Italia purtroppo sono all'ordine del giorno, la mia generazione ha ricevuto in eredità un paese lobotomizzato, dove le libertà individuali e collettive altro non sono che una continua e sfiancante mediazione tra poteri, dobbiamo mendicare financo il diritto alla parola di una cortesia, strano modo di estrinsecarsi della democrazia!

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Patroclo PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Marco Graziuso e Gianluigi Antonaci   
Lunedì 20 Settembre 2010 16:39

[Lezione-spettacolo tenuta presso l'Università Popolare "Aldo Vallone" di Galatina, lunedì 31 maggio 2010, a cura della Compagnia "Fabbricanti di Armonia"]

da Iliade

 

Capolavoro assoluto della poesia epica, l’Iliade è il punto d’origine al quale la letteratura di tutte le epoche non ha mai cessato di tornare, misurandosi costantemente con la sua ricchezza tematica e con il mistero della sua continua attualità.

La furia di Achille, l’astuzia di Ulisse, il coraggio di Patroclo, la magnanimità di Ettore ci colpiscono ancora così a fondo, perché l’umanità di questi personaggi attraversa i millenni, per i valori che riconosciamo ancora oggi come fondamentali: il coraggio, la pietà, la dignità, l’amicizia.

Ma, non solo. Ci sono due cose che tra le pieghe della narrazione ci lasciano muti: il senso della bellezza e il senso della giustizia.

Di una bellezza sconvolgente è ogni personaggio che si muove sul teatro della guerra.

Ciò che colpisce di più è la capacità di suscitare emozione attraverso una narrazione che ci fa vedere, come in un film, le scene di una battaglia cruda e sanguinosa, necessaria agli uomini per diventare eroi, per farsi simili a quegli dèi che incrociano nell’ineluttabilità dei loro destini.

Tutti, nell’Iliade, si muovono in qualche modo per mano degli dèi.

Tra questi, l’unico che da solo va incontro verso il proprio destino è Patroclo, l’amico di Achille; la sua morte sembra addirittura portare la narrazione stessa da un’altra parte.

Raccontare la morte di Patroclo, allora, può diventare l’occasione per una riflessione più ampia e profonda sul senso della stessa vita di ogni uomo, che pure sogna di avere il suo momento di gloria, quella gloria che ineluttabilmente lo segnerà e lo porterà verso la sua stessa fine.

Del tutto naturali affiorano le parole di alcuni poeti salentini, a fare da contrappunto ai sentimenti e alle emozioni dei personaggi omerici.

Alla fine, la musica avvolge tutto il testo per restituire all’ascolto di ognuno di noi la prima vera opera poetica dell’intera umanità.

 

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