Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Musica e Teatro
Storia del Melodramma PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Martedì 02 Febbraio 2016 08:49

Il Melodramma è un genere di spettacolo teatrale che ha dato e continua a dare prestigio e fama  all'Italia, riconosciuta come la “Patria del belcanto”.  Purtroppo l'Italia è anche il luogo dove di Melodramma, fatta eccezione per  ristrette fasce di appassionati e di melomani collocabili in un'età ormai ben matura, si sa veramente poco, quasi nulla. Il rilievo è particolarmente disdicevole soprattutto per la scuola, dove l'educazione musicale è praticamente latente e dove l'argomento della nascita del Melodramma e dei  connessi riferimenti con la storia e la letteratura sono lasciati alla buona volontà di qualche professore “patito” del genere musicale di Verdi e Rossini.

Che cosa è il Melodramma?  Cominciamo col dire che la parola è composta da melos, in greco μέλοϛ, ovvero canto, musica, melodia e da drama, in greco δράμα, che vuol dire azione teatrale, dramma, intreccio narrativo, rappresentazione scenica.    Insomma, un  dramma cantato.

Invece della semplice recitazione abbiamo una tessitura musicale che supporta la recitazione dell'attore, il quale non si limita semplicemente a recitare, ma canta sulla base di un appoggio musicale.

Il Melodramma inizialmente venne detto il recitar cantando perché gli intrerpreti davano alla recitazione l'intonazione del canto.  Questo spettacolo nacque quasi per giuoco, per ghiribizzo, per fare qualcosa di diverso e di sorprendente rispetto alla normale rappresentazione di una commedia o di una tragedia.  Il primo Melodramma di cui abbiamo notizia e documentazione nacque a Firenze, che fu il luogo di origine, ma non sarà poi il luogo privilegiato del Melodramma.  A Venezia, a Napoli, a Roma esso si svilupperà con maggiore ricchezza. A Firenze la Corte munifica dei Medici (pensiamo a Lorenzo il Magnifico) rispecchia l'ambiente festoso, ricco, raffinato e gaudente di una città dove si organizzavano feste, balli, cortei e sfilate, specialmente durante il Carnevale.

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C'è Musica e... Musica… 9. La Buona Novella di Fabrizio De André (parte prima) PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Martedì 29 Dicembre 2015 08:58

Una mela! Tutto è cominciato da una mela. Il frutto proibito. Vietato toccare! Aveva inciso a chiare lettere Dio sull'albero del Bene e del Male piantato nell'Eden.  Ma Eva non se ne diede per inteso e lo colse (il frutto) offrendolo ad Adamo.

Adesso sarebbe da sciocchi dire: è tutta colpa di Eva!  In amore non ci sono colpe univoche. Semmai ci sono colpi... al cuore, colpi... di testa, qualche volta... di genio. L'offerta di Eva accettata da Adamo, sia pure dopo qualche titubanza, fu un atto d'amore.  Che costò, sì, il Paradiso terrestre, ma fu anche il meraviglioso inizio della storia dell'uomo.

Fatto salvo il libero arbitrio, son dell'idea che Dio l'abbia fatto apposta!  Doveva trovare un pretesto per dare avvio alle generazioni, a questa straordinaria, grandiosa avventura della Storia dell'umanità, che noi viviamo adesso, ma che tanti uomini hanno vissuto prima di noi e tanti altri vivranno ancora dopo di noi. E poi perché, ad un certo punto della Storia, si potesse rivelare agli uomini sotto forma di uomo.

Certo, la luce... lo splendore del Paradiso... l'ardore dello Spirito...  tutte belle cose, ma volete mettere l'umano?  Il prodigio di dare  Corpo allo Spirito, il piacere di crescere nel grembo di una Vergine, alla quale Egli stesso, sotto forma di Angelo, si era presentato e si era dichiarato dicendole:   Ave, Maria! Il Signore sia teco, benedetta sii tu fra le donne.(Lc., I, 28).  E poi venire al mondo, nascere come tutti si nasce, crescere, predicare e stupire tutti  con parole come: amore, fraternità, pietà, rispetto, uguaglianza. E, infine,  morire... messo in croce per salvarci dopo averci perdonati.

Una Rivoluzione! - Il più grande rivoluzionario di tutti i tempi - ha detto Fabrizio De André, il quale nel 1970 ha composto uno degli album più belli ed ispirati della sua indimenticabile produzione:  La Buona Novella.

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C'è Musica e... Musica 7. I cantautori (parte prima) PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Mercoledì 18 Novembre 2015 16:14

Suggestioni  ed  echi  letterari  nella  Canzone  d'Autore (1 ^ parte)

 

Breve premessa: per canzone d'autore si vuole intendere non semplicemente una canzone firmata (tutte lo sono, secondo il diritto d'autore), ma quella creata da un autore riconosciuto come artista, caratterizzato da uno  stile che lo distingue e lo identifica. Comunemente questo artista viene detto cantautore, traduzione italiana (non unanimemente accolta ma ormai acquisita nell'uso e nella percezione comune) del francese chansonnier.

Nella storia della canzone italiana c'è una data molto importante, fondamentale  e  addirittura rivoluzionaria.  E' quella del 31 gennaio 1958, giorno in cui sul palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo un cantautore pugliese svecchiava in un sol colpo una tradizione melodica, gloriosa ma ormai ingessata, di note musicali e di rime cuore/amore, liberando a braccia allargate il suo Volare.

Quella sera, senza saperlo, Domenico Modugno segnava uno spartiacque tra il tradizionale cantante, interprete di canzoni scritte da altri, e l'avvento di una nuova categoria canora:   i cantautori.  Per la verità in precedenza qualche caso di cantante, autore ed interprete delle sue canzoni, c'era già stato. Berardo Cantalamessa nel 1895 aveva inciso il primo 78 giri della storia del disco con la sua canzone 'A risa (la risata) e nel 1918  Armando Gill (al secolo Michele Testa) interpretava la sua Come pioveva con il suo tipico annuncio: testo di Armando, musica di Gill, canta Armando Gill, sottolineando in un certo senso la tradizionale distinzione di ruoli tra compositore-musicista, paroliere-librettista e cantante. Ma si era trattato di casi isolati e di artisti-attori, autori teatrali, macchiettisti e animatori di cabaret. Negli anni Sessanta e Settanta, invece, i cantautori rappresenteranno una tendenza sempre più diffusa nella musica italiana volta a cercare nuove vie espressive e musicali.  Questi moderni trovatori danno voce in maniera innovativa e priva di retorica alle proprie esperienze, al disagio esistenziale, alla protesta sociale molto spinta in quegli anni, anche per testimoniare le loro scelte e posizioni politiche, per lo più di sinistra o anarcoidi.

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Attualità del mito di Antigone PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Antonio Lucio Giannone   
Martedì 01 Settembre 2015 17:07

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 31 agosto 2015]

 

Antigone è una delle figure più celebri del teatro di tutti i tempi e di tutti i paesi. La protagonista della tragedia di Sofocle, che si ribella alle leggi dello Stato in nome delle “leggi non scritte degli dei, inalterabili, fisse”, cioè dei valori assoluti dell’umanità, sfidando il potere e sacrificando la propria vita, è diventata un simbolo, sempre attuale, del coraggio, del diritto naturale, della libertà di coscienza contro ogni forma di sopraffazione.

Recentemente anche il premier greco Tsipras l’ha citata, in occasione del contrasto che ha opposto il suo paese all’Unione europea prima dell’accordo raggiunto con tanta difficoltà, richiamando il diritto degli uomini che vale sopra ogni legge.

Da scrittrici e filosofe, peraltro, l’eroina sofoclea è stata vista anche come emblema della resistenza e della lotta per i diritti delle donne. Quello di Antigone, insomma, è un mito perenne che trascende il suo autore, il luogo e il momento storico in cui è stato concepito e assume un valore universale. Innumerevoli sono le riscritture, le rivisitazioni, le reinterpretazioni che nel corso dei secoli sono state date di questo capolavoro (famose, nel Novecento, quelle di Bertolt Brecht e di Jean Anouilh).

Una recentissima versione di esso è Antigone. Cronache da un teatro di guerra, dovuta a Luca Simonelli e Giuseppe Pambieri, andata in scena, con la regia  di Lia Tanzi,  giovedì 20 agosto presso il Teatro Romano di Lecce, gremito in ogni ordine di posti. Con questo spettacolo si è inaugurata la I edizione della Rassegna “Mitika. Teatro e mito nella contemporaneità”, che si propone di presentare una selezione di opere ispirate al mito e al dramma classico, sotto la direzione artistica di Carla Guido.

In questa nuova versione la vicenda, ambientata nell’antica Tebe, è stata modernizzata e proiettata in un inquietante futuro (il 2046 d. C.) alla Blade Runner, sullo sfondo di uno scenario di guerra della quale giungono a tratti i suoni sinistri degli elicotteri da combattimento. La rappresentazione è come se fosse commentata in diretta da un telecronista, che in un certo senso svolge la funzione del coro, perché, ad azione sospesa, egli riassume e illustra la situazione che si sta sviluppando sulla scena.

La trama sostanzialmente resta sempre la stessa. Antigone, figlia di Edipo, decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte, suo zio nonché padre del suo fidanzato Emone. Scoperta, viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. In seguito alle profezie dell’indovino Tiresia e alle suppliche del coro (qui assenti), Creonte decide infine di liberarla, ma ormai è troppo tardi, perché Antigone si è impiccata. A quella visione Emone si uccide e alla notizia della sua morte si uccide anche Euridice, moglie di Creonte, lasciando questi solo, immerso nella più cupa disperazione.

In linea con certe recenti interpretazioni della tragedia, questa versione mette l’accento più sulla relazione tra i due personaggi principali, Antigone e Creonte, che sulla loro contrapposizione, sottolineandone le ambiguità. In entrambi infatti emergono i conflitti interiori, i dubbi, le incertezze. Antigone, a cui Barbara Bovoli riesce a conferire tutto lo slancio dei suoi anni giovanili e delle sue idee sovversive, spesso riflette sulla giustezza delle sue azioni anche in rapporto al senso della vita umana. Ma un forte dissidio nasce soprattutto nell’animo di Creonte, magnificamente interpretato da Giuseppe Pambieri, il quale, proprio come nella versione di Anouilh, si rivela non come un feroce tiranno, ma come un uomo complesso, tormentato, diviso tra ragion di stato e ragioni del cuore.

Gli altri personaggi erano interpretati da Elisa Silvestrin (Ismene), Matteo Micheli (la guardia) e Manuel Pica (il telecronista).

 

 


C'è MUSICA e... MUSICA 6. La Belle Époque PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Giovedì 25 Giugno 2015 08:23

Che bella età  la Belle Époque!  Quelli, sì, erano Bei Tempi! Proviamo a ripercorrerli con le  canzoni del periodo come se fossero la colonna sonora di un tempo passato che vuol rivivere.

Dal 1870 al 1914 l'Europa ha conosciuto un lunghissimo periodo di pace fino ad allora mai registrato e superato soltanto dagli ultimi settant'anni.  Ma, quello che va dalla vittoria a Sedan della potenza prussiana sulla Francia allo scoppio del primo conflitto mondiale, è anche un periodo di grande progresso e di sviluppo in molti campi: tecnico-scientifico, medico, socio-economico, filosofico e culturale.  Cose di cui oggi non possiamo fare a meno e che sono a fondamento del nostro vivere e delle nostre abitudini sono state inventate allora. Pensiamo all'illuminazione elettrica (la lampadina fu inventata nel 1879 da Thomas Edison che già tre anni prima aveva inventato il grammofono, l'antenato del giradischi), alla radio messa a punto da Marconi, al telefono (inventato da Antonio Meucci nel 1871), strumento ormai funzionale e indispensabile nei contatti commerciali e interpersonali con le conseguenti applicazioni telematiche dei cellulari sempre più sofisticati. Pensiamo all'uso pressoché ineliminabile dell'automobile realizzata grazie all'invenzione del motore a scoppio nel 1885, che si diffuse su larga scala con la costruzione in serie mediante catena di montaggio (Ford modello T. nel 1909), divenendo fenomeno di massa nel secondo dopoguerra. Sono i grandi esiti della seconda rivoluzione industriale che hanno cambiato la faccia del mondo.

L'esaltazione positivistica della scienza come strumento di progresso (mirabile la  rappresentazione del Ballo Excelsior alla Scala di Milano nel 1881 dove, attraverso varie figurazioni allegoriche, veniva esaltata entusiasticamente la capacità dell'uomo di raggiungere conquiste sempre più alte) e i risultati ottenuti anche nel campo della ricerca medica col vaccino antirabbico di Pasteur e l'isolamento del bacillo della tubercolosi con Robert Koch portarono a un miglioramento oltre che a un prolungamento della vita con conseguente crescita demografica(un miliardo e mezzo di abitanti). Un generale senso di ottimismo si diffuse specialmente dopo il superamento della grande depressione economica tra il 1873 e il 1895 ed il susseguente impressionante aumento della produzione industriale e del commercio mondiale. L'inizio del nuovo secolo, il Novecento, vide a Parigi l'esposizione universale delle più interessanti invenzioni, dalle scale mobili (i tapis roulant) ai tram elettrici. Non che i problemi e i disagi sociali fossero come per incanto scomparsi, ma certamente il proletariato, soprattutto quello operaio, cominciò a godere di qualche vantaggio, non solo grazie alle durissime lotte sostenute, ma anche grazie alla stessa logica dell'economia di mercato che, per produrre di più, deve anche concedere maggiori aumenti salariali.  Fu così che il periodo generalmente compreso tra il 1885 e il 1914, quasi trent'anni di benessere e di sviluppo, fece ottimisticamente pensare che le guerre non potessero devastare il mondo e -ironia della sorte- proprio prima dello scoppio della Grande Guerra nacque in Francia l'espressione BELLE ÉPOQUE (Epoca bella, Bei tempi). Essa sottolineava la vita brillante nelle grandi capitali europee, le numerose esperienze artistiche e letterarie (Impressionismo, Stile Liberty, Art Nouveau, Estetismo, Simbolismo), ma soprattutto esprimeva l'idea che il nuovo secolo, il Novecento, sarebbe stata un'epoca di pace e di benessere. Gli abitanti delle città avevano scoperto il piacere di uscire, specialmente dopo cena, di frequentare i Caffè e di assistere agli spettacoli teatrali. Le vie cittadine erano piene di manifesti pubblicitari, di vetrine con merci di ogni tipo, di eleganti magazzini.

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