Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Arte
Ottorino Santaguida PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Paolo Vincenti   
Martedì 28 Maggio 2013 16:12

Ai Cistercensi, a Martano, è in corso una interessante mostra fotografico-pittorica: “Vi lascio una fotografia”, inaugurata sabato 4 maggio presso il Monastero Santa Maria della Consolazione, negli spazi dedicati all’arte del noto complesso religioso polifunzionale. Si tratta di una mostra commemorativa in occasione del centenario della nascita di Ottorino Santaguida, valente fotografo martanese (1913-1990), che la sua famiglia ha voluto ricordare con questa antologica che ha destato il nostro interesse. Mezzo secolo di storia di una comunità ritratta nei suoi usi e costumi e nei suoi abitanti, dalla lente di questo fotografo  che con dedizione e amore per la professione divenne a Martano una vera e propria istituzione. Ottorino non fu solo fotografo ma anche artista, in particolare ritrattista e paesaggista, e la sua arte veniva da lontano, dal momento che già suo padre Luigino di Lecce, anch’egli fotografo, era stato gestore di un teatro di burattini, itinerante, per la gioia di adulti e bambini. E così anche i figli di Ottorino ( ben otto, avuti dalla moglie Carmela Corlianò) hanno ereditato la passione paterna: in particolare Enrico la pittura, e Ferruccio e Claudio la fotografia. Un percorso nella memoria dunque questo dei ritratti di Ottorino Santaguida,  “volti e storie in bianco e nero” come titola la recensione della mostra l’ultimo numero di “Qui Salento” (maggio 2013):  una carrellata di facce da “amarcord”, momenti di vita reale, battesimi, fidanzamenti, matrimoni,  feste di paese, processioni, eventi religiosi, e poi i muretti a secco, la campagna salentina, gli strumenti del lavoro contadino, animali e cose, vecchi , donne e bambini di un tempo che fu. Deve essere un momento di alto valore umano, sociale e civile per una comunità la riappropriazione della propria identità attraverso la memoria storica di documenti come queste foto del Santaguida, che testimoniano in maniera lampante quello che un paese è stato ed ha vissuto. A maggior ragione oggi, nell’era della tecnologia più avanzata, in cui il digitale ha del tutto soppiantato la pellicola, questo foto di carta, ingiallite dal tempo, oltre che reperti da archeologia artistica, hanno una valenza simbolica ed  un sapore retrò che, lungi dall’essere sterile operazione nostalgia o inappropriato rivendicazionismo, rappresentano un “memento” per le giovani generazioni  perché solo la conoscenza di ciò che è stato può dare slancio a ciò che sarà.  Dei figli di Ottorino, Enrico, appassionato di pittura, realizza opere di pittura astratta e naif, anch’esse esposte in un a sala del Monastero di Martano; Feruccio (oggi scomparso) e Claudio invece hanno sviluppato l’amore per la fotografia:  in particolare Claudio realizza ritratti e anche paesaggi. Dalla famiglia Santaguida dunque,  a Martano,  per una full immersion nelle arti visuali.


Carlo Casciaro PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Paolo Vincenti   
Venerdì 24 Maggio 2013 16:48

Ortelle è un giorno di sole e il caldo che ti segue fra le stradine del centro.  Ortelle è la Madonna della Grotta e la Fiera di San Vito.  Ortelle è il culto di San Vito e Santa Marina, testimonianza di quella devozione popolare che impasta la cultura di questi piccoli borghi della nostra penisola salentina.  Ortelle sono i volti allegri spensierati, tristi malinconici, stirati, rugosi, ritratti da Carlo Casciaro. E Ortelle è Carlo Casciaro, che vado a trovare in una mattina in cui schiocca scirocco fra le pieghe delle case calcinate, di un bianco rilucente e abbagliante; e nella mia fantasia , il paese si identifica totalmente con il suo cantore, aedo del pennello, celebratore di  luoghi e persone, pietre e stagioni, percorsi della memoria. Dalla fotografia alla pittura, Carlo Casciaro  comunica attraverso la sua arte e mi sembra perfettamente integrato con  il microcosmo di una piccola e fresca cantina nella quale ha ricavato il suo studio e dalla quale osserva il mondo esterno,  senza spostarsi da casa, indagatore dell’anima, collezionista di memorie, archivista di emozioni.  Carlo è un viaggiatore fermo, un nomade stanziale, se mi si perdona l’ossimoro. Da Milano, dove ha vissuto e lavorato diversi anni, è ritornato al paesello, nella sua amata Ortelle, e qui ha ripiantato radici,  la sua è diventata  una scelta di fede, perché è facile essere attaccati al paese dove si è nati, ciò è naturale e scontato, ma quando invece lo si risceglie in piena consapevolezza,  dopo essere stati via per anni, e lo si rielegge a propria residenza,  questo ha un valore raddoppiato. Così  Carlo ha deciso di vivere qui, nell’antica Terra Hydrunti,  a fotografare vecchi e vecchine, parenti, amici, sdentati  e sorridenti personaggi schietti e spontanei  di quella galleria di tipi umani che offre l’ecclesia ortellese, a immortalarli nei suoi ritratti a matita e pastello e ad appenderli con le mollette a quei fili stesi nella sua cantina a suggellare arte e vita, sogno e contingenza.

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L'arte di Katia Giannotta PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Paolo Vincenti   
Lunedì 15 Aprile 2013 16:30

[in www.Culturasalentina.com]

 

Scorrano – Milano, ovvero dal Salento (“lu sule, lu mare, lu ientu”, secondo la più collaudata oleografia) alla Brianza (“velenosa”, come cantava Battisti) e ritorno, nel tempo di una poesia; nel tempo, breve e fuggente (fugit irreparabile tempus), di una manciata di liriche che fanno la memoria di Katia Giannotta, le sue speranze, le sue illusioni e disillusioni, il suo ieri, il suo oggi, il suo “sempre”.

Katia Giannotta è una giovane donna salentina trapiantata a Milano, dove vive e lavora, con l’amore per la poesia. Laureata in Filosofia è direttore del giornale “La Città di Cinisello” (Balsamo) oltre che operatrice sociale e culturale. “Intanto scrivo”, ci dice Katia Giannotta (L’enigma). La poesia nasce proprio da unbisogno forte, da un’esigenza reale, fisica, di mettere nero su bianco le propriepulsioni interiori. La poesia può portare, a volte, ad una forma di parossismo per cui è vero solo ciò che viene fermato su un foglio di carta e tutto il resto non esiste, passa, si annulla. Non è il caso della nostra autrice. La Giannotta sa affidare ai versi le proprie esperienze di vita ma sa anche distaccarsi dalla forma poetica e passare alla prosa oppure, ancora, alla pagina bianca (ci confessa, infatti, di non scrivere già da due, tre anni).

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Il tratto delle emozioni - Museo “Pietro Cavoti” di Galatina, 6-20 aprile 2013 PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Rosa Dell'Erba   
Lunedì 15 Aprile 2013 16:05

[Relazione introduttiva alla Mostra letta nella serata di inaugurazione il 6 aprile 2013]

 

“Il tratto delle emozioni”, questo il titolo della mostra di dipinti promossa e curata dall’artista  galatinese Fabiana Luceri,  già ospite nella rassegna del 2 marzo “Segni di Donne” allestita nelle sale del museo civico.

Insieme a Cesare Cassone e Leonardo Basile, entrambi artisti baresi, Luceri propone opere il cui ambito espressivo si colloca nella corrente dell’ Espressionismo astratto o Informale. L’idea del confronto generazionale tra artisti assegna spessore all’evento occasionale della mostra, al fine di tentare un  bilancio del fare arte in Puglia, tra esigenze di mercato e autentica e consapevole presenza dell’artista nel proprio impegno professionale caratterizzato dalla ricerca.

Bari ha fornito esempi d’eccellenza nell’imprenditoria dei privati: se in Segni di donne abbiamo accennato a Peggy Guggenheim e alla sua opera nella promozione dell’arte contemporanea a Londra prima, dopo a  Venezia; non possiamo omettere il nome di una collezionista e gallerista di spicco e di raffinata sensibilità, che nel 1971 avvia a Bari uno spazio realmente internazionale dedicato all’ arte contemporanea d’avanguardia: Marilena Bonomo.

Il suo impegno continua tutt’oggi, anzi si è intensificato con l’apertura di gallerie a Roma, nonostante i venti di crisi.

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Sagome umane in lontananza: l’arte di Luigi Latino PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Paolo Vincenti   
Sabato 16 Marzo 2013 13:17

Una pittura anarchica, una testimonianza di impegno civile, una battaglia personale contro la massificante, omologante cultura di questi anni. Può un percorso artistico rappresentare tutto ciò? Ha ancora senso, mi chiedo, osservando le installazioni di Luigi Latino, nel suo piccolo atelier-bottega nel centro storico di Galatina, nell’era della globalizzazione, in cui i codici espressivi hanno subito una compatta, stirata uniformità,  in cui si è solo quello che si appare e si è solo in quanto si appare, ha senso, dicevo, prendere posizione, in un momento in cui sembra dominare il qualunquismo più deprimente ? In questi tempi di plastica, caratterizzati da un edonismo di ritorno, dopo il crollo delle ideologie e il declassamento di ogni antico valore a stupida rivendicazione di nostalgici conservatori o reazionari, ha senso tenere alta la bandiera della propria integrità morale, issare il vessillo di alcune battaglie politiche che sono storico patrimonio delle sinistre italiane? O non rischia forse di apparire, questa,  una campagna  di retroguardia, e il fautore di certe spinte utopistiche sembrare una sorta di don Chisciotte  contro i mulini a vento del falso moralismo e dell’ingabbiamento del libero pensiero? C’è un artista, Luigi Latino appunto, che difende ancora orgogliosamente questo patrimonio di idee, coraggio,legalità, giustizia, e che alza la propria voce contro i soprusi perpetrati dai signori del potere a danno della povera gente, nell’ignoranza diffusa di certi meccanismi che guidano l’agire della classe dirigente italiana.

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