A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Arte
Niente da dichiarare: per Pasquale Pitardi PDF Stampa E-mail
Arte
Giovedì 29 Settembre 2011 19:05

[Già pubblicato su “Meridiano 18”, Maglie, settembre 2011]

 

Niente da dichiarare. Capita spesso di sentire questa affermazione, invero un po’ spiazzante, sulla bocca di Pasquale Pitardi di fronte a qualche critico d’arte o cultore che voglia interrogarlo sui messaggi della sua arte e sulle motivazioni profonde che lo hanno spinto ad intraprendere un cammino senza ritorno. Cursi, pochi chilometri da Maglie, è la patria delle cave di pietra ed è anche la patria di Pasquale Pitardi, “poliedrico artista informale nell’anima e nei fatti”, come scrivono di lui, il quale, da Cursi, è partito per la tangente nei suoi viaggi, che rassomigliano ai tanti viaggi che chi è artista sempre fa, spinto dalla quella irrequietezza un po’ randagia, certo vagabonda, che è tipica di tutti i creativi. Ma  i viaggi di Pitardi, oltre che nelle dimensioni temporali del passato, del presente e del futuro, e in quelle spaziali dei meridiani e dei paralleli geografici, sono viaggi nel colore, nella materia, nella libera creazione fantastica. “Pittoscultografia”: questo il neologismo coniato ad hoc per  definire l’arte di Pitardi, o meglio quello che è oggi l’approdo dell’arte di Pitardi. Infatti l’artista provava un senso di profonda insoddisfazione misto alla curiosità e alla voglia di intraprendere nuovi percorsi. Così ha iniziato a scomporre le sue opere e dalla bidimensionalità, che è tipica do ogni dipinto, è approdato alla tridimensionalità di quelle che sono oggi le sue pennellate di colore che, quasi variopinte tavolette votive, si accumulano nella sua casa laboratorio di Galatina oppure nelle mostre alle quali partecipa.

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Luigi Gabrieli: paesaggi di pura poesia PDF Stampa E-mail
Arte
Giovedì 01 Settembre 2011 07:29

[in “Apulia” marzo 2004]

 

La mostra delle opere pittoriche di Luigi Gabrieli, organizzata dall’Amministrazione comunale di Matino nelle sale del Palazzo marchesale “Del Tufo” dal 18 al 25 gennaio 2004, è stata un’occasione importante per riaprire il discorso su uno degli artisti più rappresentativi del Novecento salentino. Un artista che non è conosciuto ancora come meriterebbe e non ha ricevuto nemmeno un’attenzione adeguata da parte della critica. Manca infatti a tutt’oggi, a dodici anni dalla sua scomparsa avvenuta nel 1992, uno studio accurato sulla sua opera, sulla quale esistono soltanto brevi interventi giornalistici (recensioni e qualche altro articolo), oltre che le presentazioni in catalogo alle poche mostre personali allestite. Proprio per questo motivo nel 1990 mi provai a delineare le tappe principali del suo itinerario pittorico sulla base della documentazione offertami dallo stesso Gabrieli, che in quel periodo ebbi l’opportunità di conoscere e di frequentare. Ma ovviamente è necessaria una ricostruzione storica e critica della sua attività artistica durata oltre sessant’anni, attraverso una “lettura” attenta delle opere, delle quali si dovrebbe procedere anche a un preciso inventario.

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L'utopia di Francesca Testa PDF Stampa E-mail
Arte
Martedì 05 Luglio 2011 07:15

[ne "Il Titano". Supplemento economico de "Il Galatino" n. 12 del 24 giugno 2011, pp. 9-13]

 

Utopia possibile - Viaggio di “solo” andata

Visioni irreali sbalzano da una luminescenza astrale prepotente come trasfigurazione di un sogno dipinto con i colori dell’immaginazione. La luce sottende il nulla; forme flessibili, evanescenti e morbide fremono nell’impatto, sostenendo un’ipotesi ossessiva di non-cambiamenti, di variabilità costanti nell’impetuosità di un silenzio che sovrasta tutto. Urlo straziante di mutismo, un’interruzione al fatto, ma non alla mente. Un viaggio di solo andata.

Diverse volte ci si domanda a cosa pensino gli artisti nella costruzione delle loro opere. Non ci sono risposte, solo teoremi di “forse”. Oppure, come evinco dall’autoritratto “formulato” da Francesca Testa, concepiscono un percorso imprigionato, incatenato da anelli ferrei eterei, invisibili in un’arcana allusione alla realtà tattile. In fondo nel mondo dell’arte il ruolo dell’artista non ha mai subito nel tempo incisive trasformazioni: egli-ella ha sempre stabilito traiettorie di ricerca per superare la limitatezza, la finitezza mediante situazioni “parlanti” con una propria voce, scavalcando sovente la mera descrizione e far defluire continuamente una vibrazione inquieta che manifesta il fuori con una visione frammentaria e riconducibile all’insieme. Similmente, quella che si rappresenta nelle opere di Francesca Testa sono ritratti rivelatori di una percezione che congiunge la centralità della percezione, la frantumazione-ricongiunzione degli elementi compositivi non già con una distribuzione ordinaria ed ordinata per schemi, bensì secondo una configurazione metafisica, deduttiva, coinvolgente e altresì basata su contrasti. Si pensi alla fragorosità e all’impetuosità (sturm und drang) di una scena sfocata dell’Inferno, siderale, orfica, insidiosa e fantastica, se si vuole.

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LA PITTURA DOGLIANTE DI RAFFAELE SPADA PDF Stampa E-mail
Arte
Martedì 21 Giugno 2011 15:44

Nel 2001, ero a Lecce, nello studio del pittore Raffaele Spada. Parlavamo della storia dell’arte e delle moderne linee di tendenza della pittura italiana, quando il Maestro, mostrandomi uno dei suoi ultimi dipinti, mi dice: «Io sento la mia pittura come ormai giunta ad un punto di coagulo della mia esperienza artistica. La sento come qualcosa di profondo, come un qualcosa che nasce da un intimo che sconfina con l’abisso, la sento come Grembart». Era la prima volta che sentivo questo neologismo – “Grembart” –; chiesi quindi al Maestro di spiegarmi meglio cosa intendesse con questa parola. Rispose: «La mia Grembart vuole essere un ritorno al grembo originario idealizzato dal mare e da finestre che si aprono sul cosmo dove il chimico-elettrico del blu contiene strutture e pieghe che, fluttuanti, viaggiano verso l’ignoto. Io non dipingo ciò che è, ma quello che potrebbe essere». Dopo questa risposta, ritornai a guardare i suoi ultimi dipinti ed effettivamente mi accorsi di questo luogo/grembo di cui egli parlava: un Utero della grande Madre Terra metaforizzato nel blu marino e celestiale. Il pensiero mi volò subito a dieci prima, al 1991, quando con Antonio L. Verri, avevamo compilato un catalogo dell’artista ed io volli che si intitolasse “S/Fondali” (Centro Pensionante de’ Saraceni, Lecce).

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FRAMMENTI DI VITA Il vento dell'arte PDF Stampa E-mail
Arte
Lunedì 06 Giugno 2011 07:20

[Recensione pubblicata su Armando Marrocco - Incipit Persistente - opere
1959-1979) Catalogo della mostra
, Bari 2010 Stampa P&S, Modugno]

 

 

Continuità di cambiamento, conservazione

del passato nel presente, durata vera

sono dunque attributi che l'essere vivente

sembra condividere con la coscienza.

Henri Bergson  - “L'evoluzione creatrice”

 


Nella carriera di un artista esiste certamente un momento in cui sorge inevitabile da parte del critico,  dello studioso, ma anche del gallerista, l'esigenza di dover suddividere in periodi, se non altro per motivi di vastità, la produzione artistica. Ed è ovvio che assieme alle opere finiranno per apparire frammentati e la vita stessa dell'artista e il contesto storico in cui egli ha operato.

Ciò rappresenta indubbiamente una “convenzione” perché è pur sempre individuabile un continuum tra le opere del periodo prescelto e la produzione immediatamente precedente o seguente.

Nel 1959 Marrocco ha solo vent'anni, ma è già da qualche anno che va compiendo ricerche e sperimentazioni con materiali molteplici.

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