Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose Critica letteraria
Critica letteraria
Per Mario Marti (in absentia) PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Pantaleo Palmieri   
Martedì 19 Febbraio 2013 19:13

[“L’Idomeneo”. Rivista della sezione di Lecce. Società di Storia Patria per la Puglia, a. 2008 n. 10, pp. 167-172]

 

Quando, nell'anno accademico 1966-67, seguii il suo corso "Con Dante tra i poeti del Duecento", caro Professore, per me fu come... una rivelazione. Avevo avuto al Liceo un'eccellente insegnante di Italiano: Emira Salvi — classe 1914, come Lei, Professore; e, come lei, Emira Salvi è ancora sulla breccia: poche settimane fa mi ha raggiunto un suo aureo volumetto che raccoglie le lecturae dei canti X, XVII e XXIII del Paradiso. Conoscevo molti versi della Commedia a memoria e non mi era difficile orientarmi nel mondo morale e politico dell'Alighieri. Scoprirlo in relazione coi suoi contemporanei; scoprire che le sue idealità facevano i conti con le artes dictandi; che ad ogni genere corrispondevano precisi topoi ... tutto questo, caro Professore, fu proprio come... una rivelazione; fu come, per dirla con una metafora abusata, entrare in una cattedrale dopo averne ammirato a lungo solo la gigantesca, maestosa facciata, e visitarne ad una ad una le singole parti, navate transetto absidi..., avendo a guida un eccellente architetto che ti fa scoprire le leggi in base alle quali la cattedrale s'erge solenne; e nel contempo ti fa scoprire le ragioni per le quali l'immensa costruzione è un capolavoro senza eguali. L'anno dopo, anno accademico 1967-68, non ebbi la stessa impressione. Eppure il corso riguardava Leopardi, per definizione il poeta della giovinezza, e il poeta più amato... dai giovani.

 

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La necessità della compassione PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Sabato 06 Ottobre 2012 07:03

La necessità della compassione

 

di Antonio Prete

 

in

 

 

del 3 ottobre 2012


Sigismondo Castromediano e la memorialistica risorgimentale PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Antonio Lucio Giannone   
Giovedì 27 Settembre 2012 16:27

[Pubblicato in "Critica letteraria", a. XL, fasc. II, n. 155/2012, pp. 289-306.]

 

Nell’ambito della memorialistica risorgimentale, una tematica particolare e ben definita è quella carceraria. In questo filone, gli indiscussi modelli sono rappresentati, com’è noto, da due opere, peraltro diversissime tra di loro: Le mie prigioni di Silvio Pellico  (1832) e Ricordanze della mia vita di Luigi Settembrini (1879-1880). A queste bisogna aggiungere il più eccentrico Manoscritto di un prigioniero (1843) di Carlo Bini, che però è dedicato solo in parte alle vicende carcerarie dell’autore ed è più un libro di riflessioni di carattere sociale ed esistenziale. Ma anche le Memorie del duca Sigismondo Castromediano (Cavallino di Lecce, 1811 – ivi, 1895), intitolate Carceri e galere politiche[1], costituiscono una delle opere più significative in questo campo, anche se figurano solo raramente nelle trattazioni sulla memorialistica ottocentesca, dove peraltro sono a malapena citate e spesso con inesattezze di vario genere.

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Tempo del vedere, tempo dell’immaginare PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Antonio Prete   
Domenica 23 Settembre 2012 07:33

Il paesaggio si dispiega alla vista secondo modi, ritmi, forme che dipendono da colui che guarda. Dallo stato di quiete o dal movimento di colui che guarda. E’ esperienza comune. Il paesaggio osservato nello stato di quiete -il leopardiano “sedendo e mirando”- ha colori, luci, forme diverse da quelle che trascorrono nel paesaggio osservato da un soggetto in movimento. Di conseguenza anche l’ordine e la natura dei pensieri è diversa. Più il nostro corporeo movimento è veloce, più il pensiero delle cose tende a sfuggire, a sperdersi, a dissolversi nel nulla. Più il nostro movimento dinanzi al paesaggio è lento, più la percezione ha tempo per accogliere le cose,  accompagnarle col pensiero: il tempo della custodia, e dunque della memoria, si alimenta di questa percezione. Insomma, il piacere della vista ha un suo proprio tempo, un suo proprio ritmo. Non a caso, quando l’avanguardia futurista italiana esaltò la velocità, intendeva introdurre una rottura proprio nelle forme della percezione, nel tempo del pensiero, nella scrittura stessa: niente di particolarmente significativo nacque, sul piano della poesia, da quelle affermazioni programmatiche. Così, se Marinetti su “Lacerba” inneggiava all’immaginazione senza fili e alla velocità, Ungaretti, sulla stessa rivista e altrove, dilatava il tempo della parola, accoglieva i silenzi nel cuore della parola. Artificio esteriore il primo, straordinaria esperienza poetica, la seconda. Il tempo della poesia, infatti,  accoglie nella parola una “seconda vista”, come Leopardi aveva osservato (“dietro quella torre, un’altra torre…”). Questa “altra vista” suppone il rapporto con l’oggetto della prima vista, e un rapporto esige un suo tempo di percezione.

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SCUOLA DI LETTURA 32-34 PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Martedì 04 Settembre 2012 07:55

Tre interventi di Antonio Prete

in

I racconti lunari di Tommaso Landolfi del 02/08/2012

Il Simposio di Platone del 16/08/2012

Il Paradiso di Dante del 23/08/2012


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