Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose Critica letteraria
Critica letteraria
Conversazione con Antonio Prete - (23 giugno 2012) PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Gianluca Virgilio   
Sabato 23 Giugno 2012 09:05

[ne “Il Paese Nuovo” di sabato 23 giugno 2012, p. 11]


Sabato, 23 giugno 2012, h. 18.30, l’Università Popolare “Aldo Vallone”  organizza un incontro con Antonio Prete presso il Museo civico “Pietro Cavoti” a Galatina. Sarà presentato il suo ultimo lavoro poetico edito da Donzelli dal titolo Se la pietra fiorisce. Per l’occasione il poeta ci ha rilasciato la seguente intervista.


Innanzitutto il titolo Se la pietra fiorisce riprende il penultimo componimento della raccolta Che la pietra fiorisca (pp. 112-113 ). Un retore direbbe che esso contiene un impossibile, poiché va da sé che la pietra non può fiorire. Nella raccolta si incontrano altre espressioni che riportano al fiorire: le “siderali fioriture”  della poesia Del fiorire (p. 34), “il fiore che si apre all’alba” in Rispondenze (p. 75). Puoi spiegare le ragioni di questo titolo?


Il titolo fa certamente riferimento al legame forte tra la poesia e l'impossibile -la poesia è la lingua dell'impossibile, come dell'invisibile, dell'estremo, e dell'indicibile- ma ha anche un'allusione a un verso di Paul Celan: E' tempo che la pietra accetti di fiorire. Anche qui, nella poesia del grande poeta che ha descritto il tragico del Novecento, la notte europea dei campi di sterminio, la pietra che fiorisce è sfida dell' impossibile, e sogno di una rinascita, nel cuore del gelo e della distruzione. Ma non è estranea anche, nella scelta del titolo, l'espressione leopardiana che fa da sottotitolo alla Ginestra, "il fiore del deserto". La poesia da sempre ha richiamato l'immagine del fiore. Mostrare come questo fiore possa nascere anche nel deserto o dalla pietra è ancora oggi il compito del poeta.

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PRESENTAZIONE DELL’OPERA “Il Fascino della Storia”: Antonietta de Pace di Rino Duma PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Giuseppe Magnolo   
Venerdì 08 Giugno 2012 11:45

Nella sua terza opera di genere narrativo Rino Duma affronta il romanzo storico incentrandolo su una figura femminile del Risorgimento italiano, considerato da un punto di vista prevalentemente meridionalista, ma con risvolti di ampia portata ed in un’ottica sostanzialmente bipartisan, che non lascia spazio ad alcun rivendicazionismo che non sia sostenuto da verità storica. In realtà anche nelle precedenti opere narrative risulta evidente l’intento di fornire una precisa contestualizzazione temporale, che in La Falce di Luna (2004) è costituita dall’impegno sociale del protagonista in una dimensione contemporanea, mentre la palingenesi sociale contemplata in La Scatola dei Sogni (2008) parte dall’attualità per investire addirittura il futuribile. Ma in quest’ultimo lavoro si coglie quasi un bisogno dell’autore di ritrovare in una dimensione storica un po’ più “remota” le radici dei propri ideali politici e sociali, ossia le ragioni che sostanziano una concezione morale dell’esistenza, che intende essere coerente ed articolata nelle motivazioni, sì da riuscire degna di considerazione e possibilmente condivisibile.

Nell’avviare e condurre una qualsiasi indagine storica, qualunque studioso si trova esposto a due problemi di prospettiva, uno di tipo statistico-informativo e l’altro di tipo valoriale. Il primo aspetto in qualche modo condanna il ricercatore ad un’inevitabile sensazione di parzialità ed incompletezza, dato che, per quanto egli possa acquisire numerosi dati di informazione documentale, non arriverà mai a “conoscere tutto”, e dovrà in molti casi limitarsi a congetture ripiegando su quanto ritiene plausibile. Arnold Toynbee, uno dei massimi storici moderni, dopo un’intera esistenza dedicata alla ricerca storico-documentale, affermava che, per quanto grande possa essere la conoscenza di un individuo, essa costituirà pur sempre una parte infinitesimale dello scibile umano, e sui singoli eventi storici vi saranno sempre per lui ampi margini di incontrollabilità tra il certo e il verosimile. Da questa constatazione scaturisce l’ovvia conseguenza di ritenere utile adottare un duplice approccio: da un lato costruirsi una visione macroscopica che consenta di possedere gli assi portanti dell’evoluzione storica, dall’altro operare alcune incursioni mirate di approfondimento su particolari fasi, momenti o personaggi storici, che possono risultare rilevanti e sollecitare un particolare interesse.

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Giovanni Papini PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Antonio Prete   
Mercoledì 16 Maggio 2012 15:06

Abitato da una inestinguibile passione per la biblioteca, per i territori sconfinati del libro, per la mappa disordinata e complessa dei saperi.  E, allo stesso tempo,  teso a cercare nel sapere la possibilità dell’azione, nell’erudizione la premessa per le scelte di vita, nella scrittura la gioia dell’affermazione di sé insieme all’esplorazione del mondo. Giovanni Papini rappresentò per più di cinquanta anni la pulsione dell’intellettuale a viversi in pubblico, ad essere sempre in scena: così trasformò la sua formazione di lettore onnivoro in predicazione morale, la sua ricerca interiore in racconto esemplare. Fece della sua strenua avventura di autodidatta un romanzo, delle sue quotidiane contraddizioni uno spettacolo, della sua passione politica un esercizio di scrittura. Ma a differenza di D’Annunzio, questo suo essere in scena non si colorò di eroicità,  rimase nei confini di  un’azione intellettuale: la rivista fu il suo vero teatro, la confessione in pubblico il suo strumento, la polemica il suo stile. Rivendicò il diritto a contraddirsi, a esporsi e sottrarsi, a schierarsi e convertirsi.

La prima metà del Novecento letterario italiano fu segnata dalla presenza di Giovanni Papini. E tuttavia, quando lo scrittore fiorentino morì settantacinquenne, nel 1956, la distanza dal suo mondo culturale, dalle sue passioni, dal suo stile, dalle sue polemiche, era già fortissima. Vittorini aveva mostrato un altro modo di essere intellettuali: privo di esibizioni, con lo sguardo rivolto davvero al mondo degli uomini, alle loro tragedie, alla loro povertà, ai loro sogni. Con un’idea del rapporto tra scrittura e azione fondata sulla messa in questione dello stesso ruolo intellettuale. E Pasolini  aveva già delineato un altro modo ancora di vivere la parola: l’attenzione alle radici corporali del linguaggio, la necessità di non separare la parola dalla sua ferita, la funzione intellettuale dall’indignazione, la meditazione dalla denuncia.  Oggi può apparire bizzarro chiedersi quanto, dietro il nuovo modo di intendere la funzione intellettuale, avesse influito la generazione delle riviste, quella generazione del primo Novecento che ebbe appunto in Papini la figura più attiva e sollecitante, più instancabile e irrisolta. Eppure questa domanda eviterebbe di osservare la nostra storia letteraria secondo schemi convenzionali, secondo la borsa-valori del momento.

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SCUOLA DI LETTURA 21 PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Domenica 06 Maggio 2012 17:43

Il mare

in

del 03/05/2012

 

di Antonio Prete


SCUOLA DI LETTURA 20 PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Domenica 29 Aprile 2012 12:32

Antigone di Sofocle

in

 

del 26/04/2012

 

di Antonio Prete


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