Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Claudia Megha racconta la nostra gita culturale a Cavallino.
Nel pubblicare le impressioni di una partecipante alla gita, che ringraziamo vivamente per la sua efficace e tempestiva testimonianza, alleghiamo alcune foto, dovute anche queste a Claudia Megha e... Leggi tutto...
Programma febbraio 2018
Ecco il programma delle nostre attività di febbraio, caratterizzato da uno spettacolo di burattini che ci aiuti a cogliere meglio lo spirito carnevalesco, magari attirando un pubblico di bambini in... Leggi tutto...
Un incontro proficuo e uno spostamento (eccezionale) di sede
È stato un incontro molto proficuo, quello che ha inaugurato i nostri incontri nel 2018 in una cornice nuova e per certi versi sorprendente (piacevolmente sorprendente!) come la nuova sede del... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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"La fornace" n. zero_zero_tre - giugno 2014 PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da La fornace   
Domenica 10 Aprile 2016 08:51

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Gli anni Cinquanta-Sessanta: la “stagione d’oro” della cultura leccese PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Antonio Lucio Giannone   
Giovedì 07 Aprile 2016 05:57

[in M. Mainardi, La città nuova. Lecce negli anni Cinquanta e Sessanta, Lecce, Edizioni Grifo, 2014, pp. 227-238.]


Che rapporto c’è tra lo sviluppo urbanistico di una città e la vita culturale che si svolge all’interno delle sue mura? Probabilmente nessuno, eppure l’impetuosa crescita edilizia che si verifica a Lecce con la costruzione di interi quartieri, tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta del secolo scorso, descritta nelle pagine di questo libro, coincide con un periodo di assoluta eccellenza della cultura cittadina. Lecce diventa ora una vera e propria cittadella delle lettere e delle arti, tra le più vivaci in campo nazionale, animata da una fervida, incessante  attività: escono le opere, in versi e in prosa, dei maggiori scrittori salentini del Novecento; vengono fondate riviste di notevole rilievo nel panorama letterario del tempo; nascono periodici di vario genere  e settimanali d’informazione; si tengono importanti manifestazioni con la partecipazione di personalità di primo piano della cultura italiana; si allestiscono mostre d’arte a ritmo continuo nelle gallerie cittadine. A questo straordinario fervore di iniziative contribuirono innanzitutto gli intellettuali locali, in rapporto con i centri più avanzati della nazione, ma anche le amministrazioni del territorio, in particolare quella provinciale, che misero in atto un’efficace politica culturale.

Il principale protagonista di questa “stagione d’oro”  della cultura leccese è stato senza dubbio Vittorio Bodini, il maggiore scrittore salentino del Novecento, di livello nazionale e  respiro europeo, che ha animato la vita culturale cittadina per almeno tre decenni, a partire dalla giovanile esperienza futurista dei primi anni Trenta. Bodini vive adesso  il periodo più intenso e significativo della sua attività letteraria, diventando anche il punto di riferimento per altri letterati e artisti operanti nel Salento. Nel 1952 pubblica, nelle Edizioni della Meridiana di Milano, il suo primo libro poetico,  La luna dei Borboni, in cui balza in primo piano, già dai versi iniziali, il tema del Sud, associato a una condizione esistenziale: «Tu non conosci il Sud, le case di calce / da cui uscivamo al sole come numeri / dalla faccia d’un dado». Ma lo stesso anno  vede la luce, presso l’editore Einaudi, la sua prima importante traduzione, il Teatro di Federico García Lorca. Nel 1954 fonda una rivista letteraria, “L’esperienza poetica”, che va avanti fino al 1956, in cui propone una “terza via” alla poesia italiana, a metà strada tra postermetismo e neorealismo. Nel 1956 pubblica, ancora, presso le Edizioni di Salvatore Sciascia di Caltanissetta, in una collana curata da Leonardo Sciascia, il suo secondo libro poetico, Dopo la luna, e l’anno dopo, infine, la fondamentale traduzione del Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, sempre con Einaudi, del quale era diventato ormai l’ispanista ufficiale.

 

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"La fornace" n. zero_zero_due - aprile 2014 PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da La fornace   
Domenica 03 Aprile 2016 05:39

 

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L'osceno del villaggio 44. Trivelle sì, trivelle no. Sul referendum del 17 aprile 2016 PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Paolo Vincenti   
Sabato 26 Marzo 2016 17:30

[in "S/pagine", 24 marzo 2016]

 

Lo strumento referendario mi dà di che essere scettico, per due ragioni opposte: la prima è che ritengo si sia abusato, nel nostro Paese, di questo pur importante strumento di democrazia diretta, svuotandolo di fatto di valore; voglio dire, non si può ricorrere ad ogni piè sospinto alla consultazione popolare, ed il governo e i partiti politici devono prendersi il coraggio, assumersi le responsabilità di decidere, cioè di svolgere a pieno il mandato che gli è stato dato dagli elettori. La seconda ragione riguarda il fatto che a volte il Parlamento non dà esecuzione alle decisioni uscite dalle urne, lasciando il dettato dei referendum lettera morta, sbeffeggiando così non solo i vari comitati che si sono spesi per raggiungere il numero di firme necessarie alla presentazione, ma anche i cittadini che sono andati a votare. In molti casi, i referendum si sono rivelati delle occasioni mancate. Può poi succedere che il referendum stesso non raggiunga il quorum, come previsto dall’art.75 della Costituzione, cioè il 50 % dei votanti, affinché esso sia valido. Non poche volte gli elettori hanno disertato le urne, vuoi perché del tutto disinteressati ai quesiti posti, vuoi per scarso senso civico, vuoi per una pessima campagna di informazione e sensibilizzazione. Certo, se chi è al governo prima di tutto e poi le varie forze politiche spingono gli elettori a lasciar perdere, la frittata è fatta, è chiaro che il referendum non raggiungerà il quorum. Hanno voglia le associazioni promotrici a scalmanare, a spargere volantini come coriandoli per le strade e le piazze, ad organizzar convegni e improvvisare raduni, a gridare ai quattro venti le ragioni di un sì o un no. La gente non va a votare. Anche in questo caso, dunque, c’è da chiedersi: funzionerà la consultazione popolare del 17 aprile? Porterà al risultato sperato? Il dubbio viene, dal momento che lo stesso Pd, il maggiore partito italiano, è lacerato al suo interno e diviso fra coloro che sono a favore del referendum (in particolare i presidenti di regione) e coloro che sono contrari (il gruppo dirigente nazionale). Per quanto io non riesca a farmi contagiare dalla febbre da referendum, in questo caso è diverso, e credo che il popolo italiano, e salentino nella fattispecie, abbia il 17 aprile una buona opportunità per esprimere il proprio parere e dare una sterzata alle dissennate politiche energetiche messe in campo da questo governo come da quelli che lo hanno preceduto. Il 17 aprile 2016, infatti, votando sì al referendum, si porterebbe (il condizionale è più che mai d’obbligo, dato quanto premesso) all’abrogazione della norma che prevede che le società di produzione possano estrarre gas e petrolio nelle loro stazioni marine senza limiti di tempo. Quando scadranno le concessioni, verranno fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche se c'è ancora gas o petrolio. Votando no, invece, le compagnie continueranno ad estrarre fino all’esaurimento naturale di quei giacimenti. Le trivelle sono impiantate a 12 miglia dalla costa. Le associazioni ambientaliste sono spaventate dagli effetti potenzialmente devastanti che potrebbe avere l’inquinamento petrolifero per i nostri fondali, dalle catastrofi (ma il rischio è remoto) per la bellezza e l’attrattiva del nostro mare. La posta in gioco è davvero alta e riguarda il nostro futuro. Dovremo cioè decidere se continuare ad alimentare questo Paese soltanto con le fonti fossili o invece anche con le energie rinnovabili.

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"La fornace" n. zero_zero_uno - febbraio 2014 PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da La fornace   
Sabato 26 Marzo 2016 08:42

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