Il lago dei cigni: 6 dicembre 2014 - ore 21,00 Teatro Politeama Greco, Lecce
L'Università Popolare Aldo Vallone Galatina sarà presente presso il Teatro Politeama Greco di Lecce il 6 dicembre 2014, h. 21.00 per seguire  Il Lago dei Cigni con le coreografie di Fredy... Leggi tutto...
Dove si tengono le lezioni
Tutte le lezioni, eccetto il Corso di Informatica, allogato presso l'Istituto Immacolata, si tengono presso il Museo civico "Pietro Cavoti" in Piazza Alighieri 51 a Galatina. 
Programma dei mesi di settembre-ottobre-novembre-dicembre 2014
Tutte le attività dell’Università Popolare “Aldo Vallone Galatina si svolgono presso la sede del Museo civico "Pietro Cavoti", Piazza Alighieri 51 a Galatina, con inizio alle ore 18.00 (salvo... Leggi tutto...
Viaggio a Troia-Lucera-Faeto-Bovino 1-2 novembre 2014
Programma SABATO, 1° novembre 2014 H. 07.00 Partenza da Galatina (raduno nei pressi della Chiesa di San Sebastiano in Viale Don Bosco). H. 12.00 Arrivo a Troia e pranzo al sacco autogestito.... Leggi tutto...
Corsi dell'Università Popolare Aldo Vallone Galatina a.a. 2...
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Note linguistiche su una sacra rappresentazione nell'area ellenofona PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Giovanni Leuzzi   
Martedì 01 Aprile 2014 19:05

Note linguistiche su una sacra rappresentazione nell'area ellenofona

 

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Un'idea di città PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Antonio Errico   
Domenica 30 Marzo 2014 08:57

["Il Galatino" XLVII n. 6 del 28 marzo 2014]

 

Nella sua essenza, nella sua sostanza, un città dovrebbe restare per sempre un paese: perché un paese accomuna destini, sa far crescere i bambini, sa amare i vecchi, si ritrova quando viene il giorno della festa, si ritrova quando viene il giorno del lutto, perché in un paese nessuno è forestiero, perché non ci sono mai porte che rimangono chiuse, perché un paese ha memoria di tutto, perché ha speranza di futuro per tutti.

Perché un paese vuol dire non essere soli, diceva Pavese. Perché sai che in piazza incontri qualcuno con cui riempire la sera di parole, oppure di silenzi quando le parole si sentono superflue. Perché sai di poter contare su chi ti abita vicino. Sai che qualcuno ti guarda la casa.

Una città dovrebbe restare un paese. Essere il luogo che ti appartiene, al quale appartieni. Che riconosci in ogni angolo, ogni via. Che puoi attraversare nottetempo, al buio,  senza guardarti alle spalle, senza che ti sorprenda il batticuore.

La città ti appartiene perché ci vanno a scuola i tuoi figli, perché c’è un luogo dove riposa chi ti ha amato, che – chissà- forse ti ama ancora dalla lontananza di una stella.

Mi chiede un pezzo per “Il Galatino”, Gianluca Virgilio. Dice sul tema di un’idea di città.

A me vengono in mente gli amici che ho. Gli amici che ho avuto. Questa è la città.

(Si cominciò a girare intorno alla piazza ch’era appena tramontato, Aldo Bello e io. Si parlava di altri amici, di giornali, si parlava di scritture, e ogni tanto lui interrompeva il discorso, fermava il suo passo, scagliava lo sguardo indietro, e faceva nomi, e raccontava storie, e diceva qui abitava quello, qui quell’altro, e lì c’era la bottega del calzolaio, lì il maniscalco. Si amareggiava se qualcuno non lo riconosceva.  A mezzanotte ancora si girava.)

Un’idea di città, mi chiede Gianluca, e mi viene da pensare che il Salento sia tutto una città, una sola città, perché le storie s’intrecciano, si rispecchiano, perché una sola è l’identità, una sola la storia da cui proveniamo, uno l’orizzonte verso cui stiamo andando.

Allora ci penso ma un’idea di città non mi viene. Un sentimento sì. (O un sentimento è anche un’idea? O non si distingue fra pensare e sentire?).  Il sentimento d’essere a casa mia da Lecce in giù.

Ho fatto un giro a Galatina, qualche giorno addietro. Per cercare un’idea della città.

Come altre volte – molte altre volte – mi sono rifugiato a Santa Caterina. Il solito sbalordimento dentro il vortice delle immagini. Ma nessuna idea ordinata, coerente, coesa, complessiva, compiuta.

Ci sono luoghi che non sono sintesi, ma sovrabbondanza di metafora, moltiplicazione di senso.

Santa Caterina è un luogo di quelli.

A tarda sera, ho tirato giù dagli scaffali Segni nostri,  un libro di poesie di Donato Moro. Cercando un’idea di città anche tra quei versi. Ma ho trovato fisionomie interiori, paesaggi galleggianti, creature, trasfigurazioni della memoria, senza peso, leggere, un ritmo di cantilene nelle riverberanze dell’aria.

Nessuna idea, neppure qui.

Ho deluso Gianluca e gli amici del “Galatino”. Mi dispiace, davvero. Ma la fascinazione di questa città sovrasta l’idea.


Ritratto di Donato Moro: Un convegno presso l’Università Popolare Aldo Vallone Galatina PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Erika Albanese   
Giovedì 27 Marzo 2014 08:56

["Il Galatino" XLVII n. 5 del 14 marzo 2014, p. 2]

 

Il 14 Febbraio scorso presso la sede dell’Università Popolare Aldo Vallone Galatina si è svolto un convegno su Donato Moro occasionato dalla presentazione del libro a lui dedicato: Umanesimo della terra, studi e memorie di Donato Moro a cura di Giuseppe Caramuscio, Mario Spedicato e Vittorio Zacchino, Edizioni Grifo 2013. Hanno preso parte al dibattito Vittorio Zacchino, coordinatore della serata, Giovanni Leuzzi, studioso di storia locale, e Egidio Zacheo, ricercatore presso l’Università di Scienze della Formazione e Scienze Politiche e Sociali.

Gianluca Virgilio, in qualità di presidente dell’Università Popolare, ha presentato gli ospiti, dando poi la parola a Vittorio Zacchino, e chiedendo a lui e agli altri ospiti di “disegnare” un ritratto di Donato Moro, di cui è bene che i giovani conoscano l’opera.

Zacchino ha presentato il libro, che si apre con le testimonianze di alcuni amici di Donato Moro e con l’illustrazione dei suoi interessi. Egli ha spiegato che il volume è stato fortemente voluto non solo dai curatori, ma anche da Maria Marinari, moglie di Donato, presente in sala. Nel libro – ha ricordato Zacchino – è citato il conferimento della Cittadinanza Onoraria di Otranto a Moro nel maggio  2013. Inoltre,  Zacchino ha elencato i nomi di coloro che hanno dato il loro contributo alla redazione del volume: Alessandro Laporta, Giancarlo Vallone, Beatrice Stasi, Biagio Virgilio, ecc.

Terminata la descrizione del libro, Zacchino ha illustrato la personalità politica di Donato Moro dipingendolo come uomo animato da un grande spirito di servizio. A soli 39 anni infatti aveva già alle spalle 8 anni come assessore provinciale.

La parola è passata poi a Giovanni Leuzzi, che aveva conosciuto molto bene Moro. Moro – dice Leuzzi -, era un uomo “integro e integrale” e fermo nelle sue convinzioni. Nel 1995, quando Prodi rende pubblico il progetto dell’”Ulivo”, Moro decide di essere il referente del Collegio Camerale di Galatina. Questa città – dice Leuzzi con un certo rimpianto - era la capitale del Salento fino all’epoca di De Maria e Vallone. Interessante il confronto che Leuzzi istituisce tra il modo di intendere la politica di De Maria e quello di Moro. Il primo si considera un sacerdote laico e appena il vescovo gli propone di diventare dirigente della democrazia cristiana, egli accetta immediatamente come fosse la sua missione di vita, che porterà a termine solo con la morte. Per Moro, invece, “l‘impegno politico è utile, non necessario, a tempo, tanto che bisogna sempre essere pronti a lasciare il campo ad altri”.

Un altro aspetto approfondito da Leuzzi è il rapporto tra Donato e la sua famiglia. Molte fonti certificano che fosse imparentato con Aldo Moro, suo testimone di nozze nel 1951. Proprio da Aldo, Donato aveva ereditato un grande spirito di apertura al dialogo e al confronto. La famiglia di Moro apparteneva al ceto umile. Sua madre, addirittura, era analfabeta, ma nonostante ciò aveva fatto di tutto per dare una cultura al figlio. Altri, come Zeffirino Rizzelli non credevano nell’origine galatinese di Aldo Moro.

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L’umanesimo integrale di Donato Moro PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Giovanni Leuzzi   
Giovedì 06 Marzo 2014 09:39

Cultura, laicità e impegno politico in un civis galatinus del nostro tempo

 

[in Umanesimo della terra. Studi in memoria di Donato Moro, a cura di Giuseppe Caramuscio, Mario Spedicato e Vittorio Zacchino, Edizioni Grifo, Lecce 2013]

 

Conobbi, tra il ’95 e il ’97, un galatinese già anziano, dal tratto bonario e spesso paterno, concreto e di poche parole, fermo nelle sue convinzioni, ma aperto al dialogo e capace di ascolto; chi non lo conoscesse già non poteva avvertire che egli era uno dei grandi cittadini di Galatina della seconda metà del ‘900. Ed è bene che la sua città non lo dimentichi: io, da parte mia, non posso fare altro che dedicargli questo scritto, che ha per me, e così vorrei fosse valutato dai lettori, il valore di una dovuta testimonianza di memoria e riflessione.

Pur avendo studiato ed insegnato per molti anni nelle scuole superiori di Galatina, ho conosciuto Donato Moro solo negli ultimi anni della sua vita, quelli caratterizzati  dal suo ritorno ad un impegno diretto nella vita politica ed amministrativa. Certo, di lui avevo sentito parlare, soprattutto con riferimento alla sua alta funzione di ispettore centrale della Pubblica Istruzione, cui il mondo della scuola galatinese e della provincia si rivolgeva per avere indicazioni e suggerimenti; ne avevo anche sentito parlare in famiglia, dato che egli abitava, e la moglie vi abita ancora, in via Liguria, oggi civico 26, in una palazzina “degli impiegati”, un po’ più avanti di quella in cui andavo ogni tanto a trovare la zia Concettina Leuzzi e suo marito Menotti Mazzarella, entrambi maestri e genitori di Maria, per tanti anni apprezzata docente di matematica al Liceo Colonna.

Il fatto che non avessi mai avuto a che fare con lui favorì tra di noi, che, pur provenendo da esperienze e culture politiche assai diverse, ci incontravamo nel ’95 nel segno dell’Ulivo di Romano Prodi, un rapporto libero, non condizionato, direi quasi alla pari, se non fosse stato per la differenza di età e per il rispetto naturale che la sua figura ispirava negli interlocutori, che mai però avvertivano il peso di una ben più profonda cultura e di un profilo  così alto nella professione, nelle lettere e nella vita civile.

In effetti il distacco di Moro dalla politica ad alto livello durava da circa trenta anni, ed era stato scandito dal suo rifiuto a ricandidarsi per il Consiglio Provinciale di Lecce verso la fine del ‘64.

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La storia di Galatina, un patrimonio culturale da tutelare PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Francesco Luceri   
Mercoledì 05 Marzo 2014 20:43

Per iniziativa dell’Università Popolare Aldo Vallone

 

Nel ricco calendario d’incontri dell’Università Popolare “Aldo Vallone” Galatina anche quest’anno è presente il corso sulla Storia di Galatina organizzato da Francesco Luceri e Giovanni Vincenti. A ragione del successo conseguito nel precedente anno accademico, i curatori hanno riproposto un breve, ma altrettanto incisivo, percorso sulla storia della nostra città, avvalendosi della collaborazione di studiosi, docenti e ricercatori competenti in diversi settori. Nello scorso anno, partendo dall’età orsiniana e giungendo al Risorgimento nazionale, i vari esperti hanno illustrato la storia di Galatina lungo un percorso progressivo suddiviso in gruppi tematici: le vicende storiche, l’arte, l’architettura, la cultura e i galatinesi illustri. È stato, dunque, possibile approfondire o in parte scoprire ex novo la storia della nostra città, interrogando i monumenti-documenti ancora presenti, ponendo interrogativi aperti o riscoprendo galatinesi illustri ma sconosciuti ai più. Tra i relatori intervenuti nel corso del precedente anno accademico e che, anche in quest’anno coadiuva gli organizzatori del corso, il prof. Giancarlo Vallone ha tenuto quattro lezioni di inquadramento storico generale: L’età orsiniana, L’età dei Castriota, Gli Spinola duchi di San Pietro in Galatina e L’Ottocento galatinese prima e dopo l’Unità. A queste si è aggiunto un incontro, tenuto sempre dallo stesso Vallone, su Il tarantismo e il culto paolino di risanamento. A questi incontri di introduzione storica hanno fatto da corollario ed approfondimento una serie di lezioni tenute da altri autorevoli studiosi. L’architetto (nonché studioso di storia locale) Mario Cazzato, nella sua lezione La Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, ha affrontato e si è interrogato sui nodi irrisolti e sugli ultimi studi riguardanti la basilica orsiniana. Sempre il dott. Cazzato ha, poi, relazionato su La pittura nel Settecento e su Lo sviluppo urbanistico di Galatina. Un approfondimento interessante è stato svolto dall’architetto Adriano Margiotta su L’assetto urbanistico di Galatina tra XIV e XV secolo. La prof.ssa Pia Italia Vergine (ricercatrice in Bibliografia e Biblioteconomia presso la facoltà di Beni Culturali dell’Università del Salento) ha tenuto un’interessante lezione su Gli incunaboli della biblioteca “Pietro Siciliani” di Galatina, facendo emergere l’importanza della stessa per la ricchezza libraria che conserva. Altri approfondimenti sulla storia artistico-architettonica della nostra città sono stati tenuti dalla dott.ssa Antonella Perrone (I Battenti di Galatina) e da Giovanni Vincenti (Arte e cultura a Galatina nel Seicento, L’architettura a Galatina nel Settecento).

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