Assemblea dei Soci del 29 maggio 2015
  E’ convocata l’Assemblea dei Soci dell’Università Popolare Aldo Vallone Galatina il giorno venerdì 29 maggio 2015, alle ore 18.00 in prima convocazione e alle ore 18.30 in seconda... Leggi tutto...
Gita a Otranto 2 giugno 2015
Programma h. 8.00 Ritrovo presso La Chiesa di San Sebastiano in Viale Don Bosco a Galatina; h. 8.15 Partenza da Galatina; h. 9.15 Arrivo a Otranto (presso la nave-monumento dedicata all’“Umanità... Leggi tutto...
Elezione alla carica di consigliere dell'Università popolare Aldo Vallone Galatina
Essendosi resa vacante la carica di Consigliere dell'Università Popolare Aldo Vallone Galatina, in data odierna si aprono le candidature per la elezione alla medesima carica, che avverrà nel corso... Leggi tutto...
Programma di maggio 2015
  Le lezioni del mese di maggio 2015 si terranno presso l’aula magna dell’II.SS. “Falcone e Borsellino” in Viale Don Bosco 48 a Galatina. Inizio h. 18:30. Per info consulta il sito ufficiale... Leggi tutto...
Lecce, sabato 16 maggio alle ore 19:30
Mostra personale di Annalisa Fulvi, De re aedificatoria, a cura di Ivan... Leggi tutto...
Dona il 5/1000 all'Università Popolare Aldo Vallone Galatin...
Caro Socio e Amico, nella dichiarazione dei redditi dell’anno corrente ti... Leggi tutto...
Dove e a che ora si tengono i corsi
A partire da venerdì 22 aprile 2015,  le lezioni si tengono nell'Aula Magna... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010, nasce il sito dell'Università Popolare "Aldo Vallone" di... Leggi tutto...
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Il velleitarismo uccide la cultura – (14 luglio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 14 Luglio 2014 16:02

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 14 luglio 2014]

 

Enzo Del Vecchio mi chiede come mai io sia contrario a un nuovo museo di biologia marina a Porto Cesareo. Dove c’è posto per uno, ce ne stanno due. E come mai non mi alleo con i movimenti ambientalisti per difendere il mare? 
Veramente sono nel Consiglio Scientifico di Marevivo, di Pro-Natura, e di WWF-Italia. Più alleato di così. L’unica cosa che rimprovero ai movimenti ambientalisti è la frammentazione. Ognuno vuole il suo spazio di visibilità, a volta intralciandosi a vicenda. E’ bene che ognuno si differenzi in una qualche specificità, altrimenti si ottiene solo confusione. Collaboro anche con Lega Ambiente, se richiesto. Ci mancherebbe ancora. Ma ritrovare la fotocopia di una cosa che c’è già (il Museo di Biologia Marina di Porto Cesareo) come proposta “rivoluzionaria” mi pare veramente ridicolo. Non mi riparo dietro titoli, ma sono ansioso, ogni volta, di vedere le credenziali di chi chiede fondi pubblici per realizzare imprese. Non basta avere a cuore l’ambiente per essere specialisti di ambiente, e ottenere finanziamenti. Perché qui non si tratta di volontariato, caro Del Vecchio, il progetto è presentato con una bella richiesta di finanziamenti. Non ci sono imprenditori che pagano per l’impresa. Non so se è chiaro. E già una bella quantità di fondi pubblici è stata spesa per attrezzare Torre Lapillo e poi quel che è stato acquistato è in abbandono. Un giornalista dovrebbe documentarsi meglio, prima di commentare una situazione. Non dico mai no ad alcuna richiesta, a volte sono stato in tre paesi nell’arco di una sola giornata, per confrontarmi con realtà locali e dare il mio modesto contributo. Dopo 27 anni di attività a Porto Cesareo scopro dalle carte bollate che c’è il progetto di un Museo di Biologia Marina. Nessuno ha pensato di consultarmi, di chiedermi un parere. Evidentemente i proponenti si sentono all’altezza, dall’alto della loro grande esperienza in materia, e pensano di non avere niente da imparare. Peccato che non ci siano dati fattuali che comprovino queste competenze, a parte la buona volontà. 
Invece di disperdere le energie, è meglio unirle. Sono apertissimo alla cooperazione, ma qui è evidente che si tratta di competizione per le risorse. E allora se si compete si mettono sul tavolo le credenziali, i titoli scientifici, l’esperienza. Non è un atteggiamento da tromboni. Vi fareste operare da un chirurgo senza titoli? Forse neppure laureato nella disciplina in cui poi dovrebbe rientrare l’operazione? O vi informereste con cura delle credenziali di chi vi dovrà operare? Perché questi ragionamenti sono logici in medicina e non hanno alcuna rilevanza se si parla di ambiente, dove tutti si improvvisano maestri?

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Meduse e… son dolori per il turismo (ma a volte no) – (9 luglio 2014] PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 09 Luglio 2014 12:33

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 9 luglio 2014]

 

Arriva l’estate e, puntuali come le tasse, arrivano le meduse. Non dappertutto, ma in molti posti ci sono eccome. In estate la nostra bilancia dei pagamenti entra in attivo. Il turismo balneare è un volano economico potentissimo. I nostri 8.500 chilometri di coste sono un patrimonio che rende, anche se li trattiamo proprio male.

La presenza di meduse diminuisce il valore di questo patrimonio. I turisti non sono molto contenti di non poter fare il bagno a causa delle meduse. Se noi che le studiamo diciamo qualcosa sulla loro presenza, veniamo subito accusati di distruggere la stagione balneare (come se fossimo noi a mettercele). D’altronde, se ce ne sono tante e non diciamo niente veniamo accusati di inefficienza.

Dopo una decina d’anni di allarmi dovuti a continua presenza di meduse (almeno in alcuni tratti di costa), gli operatori turistici sono passati all’azione. E la Puglia è in prima linea. Nel Golfo di Taranto, per esempio, sono tre o quattro anni che si sviluppa un’enorme popolazione di meduse. Non è pelagia, la terribile medusa violetta, molto urticante. Si tratta di una medusa quasi buona: la rizostoma, o polmone di mare. E’ bianca, grande (il diametro dell’ombrello può arrivare a 50 cm) e ha un bordino azzurro. E’ un animale maestoso, che pulsa lentamente e sembra una grande astronave. Non sono le meduse a venirci addosso e a pungerci, siamo noi che le scontriamo. Pelagia ha tentacoli lunghissimi e se ce ne sono tante non è facile evitarli. Ma il polmone di mare non ha lunghi tentacoli. In compenso produce molto muco, e questo può essere urticante. Non provoca le bruciature di pelagia, ma può comunque provocare qualche fastidio, soprattutto nei bambini.

Alcuni operatori turistici, ad esempio di Castellaneta, sono corsi ai ripari e hanno iniziato ad adottare un sistema che viene adoperato in Australia per tenere alla larga le vespe di mare: le meduse assassine. Le vespe di mare hanno ucciso più persone degli squali. Se ci pungono, bastano pochi minuti e ci si lascia la pelle. Per fortuna le nostre non sono così cattive. In Australia le spiagge sono protette da reti antimedusa. Negli spazi protetti si può fare tranquillamente il bagno. Bene, queste reti sono state messe anche a Castellaneta. E i balneari si stanno mobilitando per difendere le loro spiagge e garantire l’incolumità dei clienti. All’Università del Salento ci occupiamo da sempre del problema meduse e lavoriamo con diversi progetti allo studio di questi bellissimi invertebrati. Lo facciamo con progetti europei come CoCoNet e Perseus ma, soprattutto, con MED-Jellyrisk, coordinato dal prof. Stefano Piraino, della nostra Università. Abbiamo trovato in Europa i fondi per le nostre ricerche, mentre in Italia pare che questi temi non interessino. Strano. Perché l’industria turistica dovrebbe avere un grosso interesse, e si tratta di studiare un fenomeno che la danneggia e trovare rimedi, magari aiutando gli operatori del settore.

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Collegare l’aeroporto del Salento al Salento – (3 luglio 2014] PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 03 Luglio 2014 06:14

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 3 luglio 2014]

 

L’aeroporto del Salento è il biglietto da visita per chi viene qui da lontano. E’ un bell’aeroporto. Piccolo ma funzionale. Sempre teso al miglioramento. In questa corsa a far meglio, però, ho notato recentemente una pecca. E non da poco. Il parcheggio vicino al terminal è molto caro e, se si deve stare fuori un po’, i costi lievitano molto. C’è però un parcheggio a basso costo, un pochino più distante. Dato che viaggio spesso, e per lavoro, cerco di spendere il meno possibile (visto che i miei spostamenti sono pagati con fondi pubblici: i progetti di ricerca a cui lavoro). Non mi spiace fare quei cinquecento metri a piedi. Mi direte: ma perché non prendi l’autobus? In effetti spesso lo prendo, in partenza. Ma se arrivo con l’ultimo volo, e questo è in ritardo, l’autobus parte. Gli orari vanno rispettati…. e quindi si rimane a piedi. Il taxi ha costi impensabili. E bisogna sempre chiamare qualcuno, da casa. E’ per questo che spesso vado in auto all’aeroporto. Ma da un po’ di tempo il parcheggio a basso costo è inagibile. Una scritta dice che è completo. Ma si vede benissimo che ci sono moltissimi posti vuoti. Ho provato a telefonare al numero riportato sulla centralina che dà i biglietti. Mi hanno detto che è completo perché i posti sono prenotati. E ho anche capito che la prenotazione (abbastanza macchinosa) costa dieci euro, più il costo del parcheggio. Il che rende il costo del parcheggio a basso costo identico a quello a costo normale, se si rimane un solo giorno. Io la chiamo una fregatura. Ma forse ci sono termini tecnici che definiscono meglio questo comportamento. Ci faccio caso da tempo, e la situazione è sempre la stessa. Parcheggio completo, nonostante molti posti siano liberi. E quindi si ricorre al parcheggio a prezzo pieno (e molto esoso).

Non mi pare un buon biglietto da visita.

Vuoi la macchina? e allora paga! Giusto, ma chi viene in autobus dall’aeroporto viene abbandonato all’ingresso di Lecce, magari con le valigie. Dove può andare? Non c’è una stazione ferroviaria, ci sono autobus che vanno in molte direzioni, ma uno che arriva con l’ultimo volo non ne trova, e se si deve fermare a Lecce, in centro, non resta che andare a piedi. Prima l’autobus dell’aeroporto faceva un giro dentro la città. Ma da anni si deve fermare al margine. Pare che ci siano contenziosi tra varie amministrazioni. E così chi deve prendere il primo autobus, la mattina prestissimo, deve per forza farsi accompagnare.

Ultima chicca. I biglietti della navetta si fanno nel centro servizi, ma la navetta per l’aeroporto parte dal lato opposto della superstrada Lecce Brindisi. E non c’è attraversamento pedonale. O si torna indietro di due o trecento metri, magari con i bagagli, o si rischia la pelle attraversando la superstrada tra gli improperi degli automobilisti.

Questo disaccoppiamento tra i mezzi di trasporto pubblico, e questa “furbizia” di chi gestisce i parcheggi, non sono un buon biglietto da visita per il Salento. Non chiedo superstrade a quattro corsie per arrivare cinque minuti prima da Maglie a Otranto (chissà perché questo è visto come qualcosa di assolutamente necessario), chiedo che l’aeroporto sia collegato in modo efficace al Salento, visto che è l’aeroporto del Salento. E che non si derubi con trucchetti squallidi chi non vuole spendere fortune per parcheggiare l’auto. 
Ripeto: l’aeroporto mi piace, mi pare ben organizzato, accogliente. Tutto funziona bene e il personale è gentile. Ma non basta un aeroporto che funzioni bene, e che colleghi il Salento con il resto del mondo. Ci vuole un collegamento efficiente e onesto tra l’aeroporto e il Salento. Adesso non c’è. E non siamo in un territorio montagnoso, dove sono necessari viadotti e gallerie. E’ tutto in pianura. Possibile che non si riesca a costruire un treno veloce che colleghi l’aeroporto con Brindisi e poi con tutti i paesi che stanno tra Brindisi e Lecce? Come una metropolitana di superficie? Come mai i fondi per fare superstrade inutili si trovano e non si pensa di chiederli per fare opere utili? Ma forse chi deve prendere queste decisioni si fa accompagnare dall’auto blu all’aeroporto, e poi si fa venire a riprendere. Il problema non è sentito….


Verso Eucinema – (29 giugno 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 02 Luglio 2014 06:23

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 29 giugno 2014]

 

Mi piace molto l’idea di Lecce Capitale Europea della Cultura, e mi piace vedere che l’Amministrazione e la Cittadinanza ce la stanno mettendo tutta. A criticare son buoni tutti ed è facile scandalizzarsi per le pagodine plasticose in Piazza Sant’Oronzo (facile ma giusto). Se chi ci deve dare quel titolo ci manda un ispettore in incognito e questo arriva nel pieno di una di queste “sagre” (invece che in occasione di Cortili Aperti)… che figura ci facciamo?
Ma che bella l’idea questa di mettere EU davanti a tutte le varie utopie. EU non vuol dire Europa Unita, vuol dire “buono”. Cultura è fare le cose bene, e credo che questa sia una filosofia vincente.

Da ragazzo ho letto tanti romanzi ma, arrivato all’Università, ho smesso. Non ho più letto romanzi, solo saggi. La voglia di storie me la sono tolta con il cinema. Oggi, chi vuol raccontare una storia ha a disposizione il cinema, la settima arte. Cosa ben diversa dal teatro. Faccio una piccola digressione, ora. Gli attori italiani, a parte rare eccezioni, non sono bravi a recitare al cinema. Sono bravi attori di teatro. A teatro anche chi sta nell’ultima fila deve sentire le battute. La recitazione è enfatica, la dizione è perfetta. La vita vera non è così. Il cinema scava, cambia prospettiva, dilata o restringe i tempi, si alza e si abbassa, fino ad entrare dentro i personaggi, a volte letteralmente, come succede in qualche film di Lynch. Cose che a teatro sono impensabili. Altri mondi. Come nuotare o correre. Per me il cinema è soprattutto americano. Con qualche eccezione, lo ripeto. E il cinema si guarda al cinema. Una città è viva culturalmente se ci sono i cinema, e se la gente ci va. E invece, con rare eccezioni, i cinema di Lecce sono morti, trasformati in sale bingo o in supermercati, e sono sorte strutture decentrate, dove si va in auto. Sono i supermercati del cinema. La città vera muore, e rinasce finta, in qualche remota periferia. I film vivono poco. C’è una sola occasione per vederli, e se si perde c’è solo la televisione. Ma è bello rivedere o scoprire i classici, ed è bello rivederli con “gli altri”, con la sala che partecipa, che risponde. 
E quindi, come ho già scritto sul Quotidiano, con quattro amici al bar abbiamo inventato una formula. Cento film, dieci per dieci generi cinematografici. I lettori del Quotidiano scelgono quale dei dieci film per genere è il loro preferito, quello che si porterebbero sull’isola deserta (ma con cinema), e si forma una lista di dieci film, i migliori dei dieci generi cinematografici principali. Non vogliamo sapere perché sono stati scelti quelli. Posso dirlo? Se mangio qualcosa che mi piace, mi piace. Non ho bisogno di qualcuno che mi spieghi per filo e per segno come è stato cucinato. Questi sono i film che ci piacciono, e che ci piace rivedere. Non abbiamo bisogno di un critico che ci spieghi perché ci devono piacere. Anzi, ci improvvisiamo noi critici (come ho fatto nel discettare sugli attori italiani). E magari poi ci vien persino voglia di spiegare perché quel film ci è piaciuto.

Il Quotidiano sta conducendo il sondaggio (e se avete voglia…. partecipate). Quando avremo i dieci film più belli avremo già fatto una pregevole operazione culturale. Perché saranno stati scelti dalle persone. Poi ci resterà il problema di mettere in atto il nostro festival (dal titolo: NO-CDMSC, non chiedetemi di svelare l’acronimo, che già è sfuggito una volta alla benevola censura del direttore). Ho ricevuto disponibilità dal Sindaco di Galatina (e mi ha fatto molto piacere) e prenderemo in considerazione la sua offerta. Noi, ovviamente, non abbiamo un soldo. E non siamo grandi burocrati. Ci vuole un posto, con sedie, schermo, altoparlanti, proiettore. E bisogna pagare i diritti. Ovvio che c’è bisogno di sponsor. Non potremmo neppure gestire la contabilità di biglietti. Insomma, a noi è venuta l’idea di COSA fare, ma COME arrivare in fondo richiede una struttura organizzativa (ed eccomi qua a dire che i burocrati servono). Ci sarebbe piaciuto farlo d’estate, all’aperto. Per replicare il gusto perduto dell’arena. Dato che è un’operazione culturale (prima di ogni altra cosa) e Lecce concorre a Capitale Europea della Cultura, è ovvio che ci piacerebbe donare la nostra idea alla città che così tanto amiamo. Mi viene in mente un festival con i vari film nelle varie piazze di Lecce, o nel castello, o nel teatro romano. Con la gente che esce, cammina, va a mangiare qualcosa, va al cinema, torna a passeggiare. Vivendo la città. Se una città senza negozi è morta, è morta (per noi fanatici cinefili) anche una città senza cinema. Le manca un pezzo della sua cultura, lo ha perso. E qualche spettacolo lo potremmo regalare a città amiche, sensibili. Perché crediamo nel Salento. Abbiamo trovato una via di fuga, e se non riusciremo a farlo in piazza lo faremo in qualche “cantiere”, e sarà bello lo stesso. Ostinatamente, la cultura (e non uso maiuscole, questa volta) si rifiuta di morire. Come disse il dr Frankenstein, in Frankenstein Jr, ridando vita al suo mostro con una bella scarica elettrica: SI PUO’ FARE!!!!!
Mi raccomando: andate sulla pagina del Quotidiano e votate….


Il mare futuro – (26 giugno 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 26 Giugno 2014 16:28

[Supplemento al “Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 26 giugno 2014]

 

La popolazione italiana si divide in due grandi categorie culturali: i talassofili (che amano il mare) e i talassofobi (che non lo amano). Il Salento è talassofobo. In passato le paludi costiere, foriere di malaria, e le scorribande dei pirati, portatrici di massacri (basta entrare nella cattedrale di Otranto per capirlo), hanno spinto i salentini verso l’interno. Due sole vere città sul mare (Otranto e Gallipoli), circondate da mura. Il resto è lontano dal mare. E torri lungo tutta la costa, per guardare il mare e scorgere il pericolo che arriva, in modo da potersi ritirare nelle masserie fortificate.

Poi ci furono le bonifiche, che distrussero le paludi costiere e determinarono il dissesto idrogeologico, e poi ci fu l’assalto alla costa, intesa come sito di svago, dove trovare refrigerio dalla calura estiva. Le coste sabbiose sono state in gran parte devastate dall’abusivismo di bassa qualità, mentre le coste rocciose sono rimaste quasi integre, oppure vi si è costruito con criteri migliori. 
Gli stranieri sono venuti in Salento ad investire, con villaggi vacanze di grandi dimensioni che sfruttano le bellezze del territorio e che, purtroppo, portano i frutti altrove.

Un sintomo della mancanza di cura per il mare lo trovai negli anni ottanta, quando mi trasferii qui: tutti mangiavano datteri di mare (anche io). Poi mi accorsi che la capillarità di questo piatto (le linguine coi datteri) stava devastando i fondali rocciosi di tutta la Puglia. La storia dei datteri mi dà speranza. Le evidenze raccolte, assieme ad altri colleghi, dimostrarono che il prelievo dei datteri di mare era insostenibile, e in base a questo furono emanate leggi che proibiscono il prelievo e il consumo di questi molluschi. Ma la legge perde senso se nessuno la rispetta. Bisognava far capire che è assurdo distruggere il mare per un piatto di linguine. Oggi, dopo venti anni, i datteri sono usciti dalla “cultura” salentina. Cambiare si può, e non con la repressione ma con il convincimento e l’evoluzione culturale.

Quelle case abusive sulla costa sono sintomo della cultura dei datteri di mare. Dove l’uomo non ha devastato, il Salento è un posto bellissimo. E’ bellissimo sulla costa, ed è bellissimo sott’acqua. Dove l’uomo ha lasciato la sua impronta, di solito c’è devastazione, incuria, e la bellezza viene sostituita dalla bruttezza. Solo una cultura talassofoba può trattare così la propria costa.

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