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Come stanno le cose 20… Estate salentina (e congedo finale) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Gianluca Virgilio   
Lunedì 21 Luglio 2014 08:17

["Il Galatino" anno XLVII n. 13 dell'11 luglio 2014]

 

E’ arrivata l’estate, la lunga estate salentina. Torme di turisti hanno invaso la penisola, facendo scalo alla stazione di Lecce o all’areoporto di Brindisi, oppure avendo percorso la statale che scende da Bari fino a Lecce per diramarsi poi in direzione di Maglie-Otranto e di Gallipoli-Leuca. L’estate salentina è lunga sei mesi, da maggio ad ottobre, ma il potlatch si esaurisce in due, luglio e agosto, o ancora meno, tra la fine di luglio e ferragosto. Allora  converrà partire e andare lontano, per sottrarsi all’invasione e al frastuono delle notti bianche, delle lunghe code in strada all’ingresso dei luoghi balneari, le spiagge affollate…

Gli amministratori locali, sindaci e assessori alla cultura in prima fila, si sono preparati da tempo all’accoglienza, gli assessori provinciali speriamo per l’ultima volta: sagre, feste padronali, fiere, concerti concertini e concertoni, degustazioni enogastronomiche e presentazioni di libri, meglio se associate, spettacoli d’ogni tipo riempiono le notti dei turisti e degli autoctoni: si celebra il culto della visibilità, la dea moderna del politico impegnato nell’antica arte del regalare panem et circenses.

Le luminarie  oscurano le stelle e mentre la cicala frinisce a più non posso - e non sa che sta per scoppiare! - nascosta tra gli olivi, i fichi ed i carrubi, impazza l’evento, che stupisce e stordisce e instupidisce, lasciando i turisti sempre più stressati e gli autoctoni sempre più schizzati.

I trafficanti hanno provveduto per tempo i loro manutengoli e scagnozzi di abbondanti quantitativi di droga, perché non manchi nulla ai frequentatori notturni di spiagge trasformate in discoteche e fumoir all’aperto, nigth e bar e chioschi sempre troppo affollati.  Le strade sono diventate pericolose perché tra tanta gente fatta, c’è sempre qualcuno strafatto che preme forte sull’acceleratore e fa un sorpasso azzardato; e dopo si piangono i morti.

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Cautela con TAP, ma non preclusioni – (19 luglio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 20 Luglio 2014 11:18

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 19 luglio 2014]

 

E’ da un po’ che ho rapporti con TAP. Si tratta di una grande impresa che porterà il gas nel nostro paese passando da un tratto di mare e, visto che mi occupo di mare e ho qualche competenza in materia, mi è stato chiesto di valutare il possibile impatto di quel tubo sull’ambiente marino. La prima cosa che ho detto ai dirigenti TAP è stata: lo studio ve lo facciamo, ma i risultati che verranno saranno esclusivamente scientifici, e se ci saranno cose che non vi piacciono… peccato. Affidare l’incarico di valutare un impatto non equivale a comprare chi deve effettuare la valutazione. Lo dico perché ho sentito insinuazioni al riguardo. Devo dire che i dirigenti TAP mi han detto: ma noi vogliamo sapere quale sia la vera situazione, e vogliamo mettere l’impianto dove gli impatti sono il più limitati possibile. Forse mi han preso in giro, ma per il momento non mi pare proprio.

Li ho anche sconsigliati di proporre mitigazioni, perché avrebbero dato l’impressione di voler comprare consenso su qualcosa che avrebbe avuto impatti che si vogliono nascondere. Ma ho avuto una risposta che bene o male mi è parsa convincente: se passo da casa tua, e faccio passare un tubo nel tuo giardino, anche se non distruggo niente, anche se alla fine non hai alcuno svantaggio, è buona educazione che io ti compensi per il disturbo arrecato. 
Giusto. Ma questa “buona educazione” viene letta in ben altro modo. Non so come siano andate le cose alla festa di luminarie sponsorizzata da TAP. So che in altre occasioni i rappresentanti di TAP non hanno potuto parlare perché un pugno di scalmanati copriva con urla i loro interventi.

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Per la città che vorrei PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Luca Carbone   
Venerdì 18 Luglio 2014 10:32

["Il Galatino" anno XLVII n. 13 dell'11 luglio 2014]

 

Dico subito che insieme ad un’iniziativa pur meritoria come quella di pubblicare una serie di interventi autorevoli (eccettuato questo), sulla “città che vorrei”; troverei funzionale un tavolo permanente tra i “portatori d’interesse”, come li chiama senza falsi pudori la Commissione Europea. Un tavolo dove si discutesse “carte alla mano” per la città che vorremmo; un tavolo al quale ci si confrontasse pubblicamente sulle necessità vere, o presunte tali, per la città tutta – e non per i singoli interessi privati o elettorali di Tizio e di Caio, o del gruppo dei Tizii e dei Caii. È solo un mito comodo che si possano programmare e pianificare interventi efficaci, se si hanno le “mani libere”; così si moltiplicano solo le emergenze. E le proposte portate al tavolo dovrebbero poi essere rese consultabili e votabili online su una piattaforma digitale. Chi s’illude che la politica possa ancora far leva a lungo solo sulla televisione e sui giornali come alle ultime europee, forse fa male i conti, non con l’anti-politica cosiddetta del momento, ma con il suo e nostro futuro.

Chiarito questo in generale, vorrei una città, in particolare proprio Galatina, con una maggiore e migliore attenzione ai trasporti pubblici. A cominciare da due cose all’apparenza banalissime e semplicissime -  ma che paiono problemi da cronache marziane. La stazione dei treni di Galatina rischia se non proprio la chiusura un forte ridimensionamento. Questo peraltro già in atto da circa un anno, con la chiusura totale pomeridiano-serale della stessa. La seconda città del Salento, con quasi trentamila abitanti, una città d’arte, che ha la “fortuna” di trovarsi collocata sulla più frequentata direttrice turistica – quella Lecce-Gallipoli – e che vanta la più bella ed importante Basilica delle Puglie, oltre che i migliori pasticciotti della galassia – un polo quindi indispensabile per il turismo religioso e culturale e per la destagionalizzazione dei flussi turistici – è ovvio e chiaro come il sole che non ha bisogno di mezzi pubblici grazie ai quali poter essere raggiunta comodamente e rapidamente dalle schiere di turisti che si riversano a Lecce, per estasiarsi del finto barocco, delle sue quaranta chiese, quasi tutte e quasi sempre chiuse. Per inciso, e per non alimentare i già troppo feroci campanilismi, che tutti neghiamo a parole e tutti pratichiamo nei fatti, sarebbe utile anche a Lecce presentarsi come la prima tra le pari; e non come l’asso pigliatutto.

Ma ancor più solare ed evidente è come non serva a niente e a nessuno – in una città servita stabilmente da almeno tre o quattro società di autolinee, e dove ormai approdano centinaia di bus turistici all’anno, di una stazione e/o pensilina decente per l’accoglienza dei pendolari e dei viaggiatori. Che s’impiccino e s’impicchino da sé – con quaranta gradi – o quando la pioggia spazza via gli ombrelli; e quanto agli studenti, sono giovani e così si fanno le ossa!

Difendere e far riattivare e potenziare la stazione dei treni della propria città non è un obiettivo utopico – come non è un destino che vi dobbiamo rinunciare.

Allo stesso modo, anche la questione stazione o pensiline non è solo un modo per trattare civilmente centinaia di propri concittadini e di ospiti, ma è anche un modo per accrescere bellezza e sostenibilità della città – progettando ad esempio pensiline-giardino, com’è stato fatto in altre città italiane ed europee.

Queste sono, mi pare, le tipologie di progetti su cui dovremmo e potremmo misurare le competizioni e le competenze amministrative, e selezionare la classe dirigente adeguata alle sfide che già non sono facili e rischiano di diventare sempre più drammatiche. Anche se, certo, cosa più drammatica dell’ingloriosa eliminazione dell’Italia dai Mondiali, è difficile immaginarla…

Giugno 2014

 

 


Il velleitarismo uccide la cultura – (14 luglio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 14 Luglio 2014 16:02

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 14 luglio 2014]

 

Enzo Del Vecchio mi chiede come mai io sia contrario a un nuovo museo di biologia marina a Porto Cesareo. Dove c’è posto per uno, ce ne stanno due. E come mai non mi alleo con i movimenti ambientalisti per difendere il mare? 
Veramente sono nel Consiglio Scientifico di Marevivo, di Pro-Natura, e di WWF-Italia. Più alleato di così. L’unica cosa che rimprovero ai movimenti ambientalisti è la frammentazione. Ognuno vuole il suo spazio di visibilità, a volta intralciandosi a vicenda. E’ bene che ognuno si differenzi in una qualche specificità, altrimenti si ottiene solo confusione. Collaboro anche con Lega Ambiente, se richiesto. Ci mancherebbe ancora. Ma ritrovare la fotocopia di una cosa che c’è già (il Museo di Biologia Marina di Porto Cesareo) come proposta “rivoluzionaria” mi pare veramente ridicolo. Non mi riparo dietro titoli, ma sono ansioso, ogni volta, di vedere le credenziali di chi chiede fondi pubblici per realizzare imprese. Non basta avere a cuore l’ambiente per essere specialisti di ambiente, e ottenere finanziamenti. Perché qui non si tratta di volontariato, caro Del Vecchio, il progetto è presentato con una bella richiesta di finanziamenti. Non ci sono imprenditori che pagano per l’impresa. Non so se è chiaro. E già una bella quantità di fondi pubblici è stata spesa per attrezzare Torre Lapillo e poi quel che è stato acquistato è in abbandono. Un giornalista dovrebbe documentarsi meglio, prima di commentare una situazione. Non dico mai no ad alcuna richiesta, a volte sono stato in tre paesi nell’arco di una sola giornata, per confrontarmi con realtà locali e dare il mio modesto contributo. Dopo 27 anni di attività a Porto Cesareo scopro dalle carte bollate che c’è il progetto di un Museo di Biologia Marina. Nessuno ha pensato di consultarmi, di chiedermi un parere. Evidentemente i proponenti si sentono all’altezza, dall’alto della loro grande esperienza in materia, e pensano di non avere niente da imparare. Peccato che non ci siano dati fattuali che comprovino queste competenze, a parte la buona volontà. 
Invece di disperdere le energie, è meglio unirle. Sono apertissimo alla cooperazione, ma qui è evidente che si tratta di competizione per le risorse. E allora se si compete si mettono sul tavolo le credenziali, i titoli scientifici, l’esperienza. Non è un atteggiamento da tromboni. Vi fareste operare da un chirurgo senza titoli? Forse neppure laureato nella disciplina in cui poi dovrebbe rientrare l’operazione? O vi informereste con cura delle credenziali di chi vi dovrà operare? Perché questi ragionamenti sono logici in medicina e non hanno alcuna rilevanza se si parla di ambiente, dove tutti si improvvisano maestri?

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Meduse e… son dolori per il turismo (ma a volte no) – (9 luglio 2014] PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 09 Luglio 2014 12:33

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 9 luglio 2014]

 

Arriva l’estate e, puntuali come le tasse, arrivano le meduse. Non dappertutto, ma in molti posti ci sono eccome. In estate la nostra bilancia dei pagamenti entra in attivo. Il turismo balneare è un volano economico potentissimo. I nostri 8.500 chilometri di coste sono un patrimonio che rende, anche se li trattiamo proprio male.

La presenza di meduse diminuisce il valore di questo patrimonio. I turisti non sono molto contenti di non poter fare il bagno a causa delle meduse. Se noi che le studiamo diciamo qualcosa sulla loro presenza, veniamo subito accusati di distruggere la stagione balneare (come se fossimo noi a mettercele). D’altronde, se ce ne sono tante e non diciamo niente veniamo accusati di inefficienza.

Dopo una decina d’anni di allarmi dovuti a continua presenza di meduse (almeno in alcuni tratti di costa), gli operatori turistici sono passati all’azione. E la Puglia è in prima linea. Nel Golfo di Taranto, per esempio, sono tre o quattro anni che si sviluppa un’enorme popolazione di meduse. Non è pelagia, la terribile medusa violetta, molto urticante. Si tratta di una medusa quasi buona: la rizostoma, o polmone di mare. E’ bianca, grande (il diametro dell’ombrello può arrivare a 50 cm) e ha un bordino azzurro. E’ un animale maestoso, che pulsa lentamente e sembra una grande astronave. Non sono le meduse a venirci addosso e a pungerci, siamo noi che le scontriamo. Pelagia ha tentacoli lunghissimi e se ce ne sono tante non è facile evitarli. Ma il polmone di mare non ha lunghi tentacoli. In compenso produce molto muco, e questo può essere urticante. Non provoca le bruciature di pelagia, ma può comunque provocare qualche fastidio, soprattutto nei bambini.

Alcuni operatori turistici, ad esempio di Castellaneta, sono corsi ai ripari e hanno iniziato ad adottare un sistema che viene adoperato in Australia per tenere alla larga le vespe di mare: le meduse assassine. Le vespe di mare hanno ucciso più persone degli squali. Se ci pungono, bastano pochi minuti e ci si lascia la pelle. Per fortuna le nostre non sono così cattive. In Australia le spiagge sono protette da reti antimedusa. Negli spazi protetti si può fare tranquillamente il bagno. Bene, queste reti sono state messe anche a Castellaneta. E i balneari si stanno mobilitando per difendere le loro spiagge e garantire l’incolumità dei clienti. All’Università del Salento ci occupiamo da sempre del problema meduse e lavoriamo con diversi progetti allo studio di questi bellissimi invertebrati. Lo facciamo con progetti europei come CoCoNet e Perseus ma, soprattutto, con MED-Jellyrisk, coordinato dal prof. Stefano Piraino, della nostra Università. Abbiamo trovato in Europa i fondi per le nostre ricerche, mentre in Italia pare che questi temi non interessino. Strano. Perché l’industria turistica dovrebbe avere un grosso interesse, e si tratta di studiare un fenomeno che la danneggia e trovare rimedi, magari aiutando gli operatori del settore.

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