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Programma delle lezioni di Febbraio 2016
Le lezioni  si tengono presso  la sala “Celestino Contaldo” del Palazzo della cultura “Zeffirino Rizzelli” (ingresso da Via Cafaro), con inizio ore 18:00 (salvo diverso avviso). Per info:... Leggi tutto...
Corsi attivati a.a. 2015-2016
  Per iscriversi, rivolgersi ai curatori dei Corsi nell'orario di lezione. CORSO Corso elementare di lingua inglese, a cura di Marinella Olivieri GIORNO Martedì ORARIO 16:00-18:00 LUOGO IN CUI SI... Leggi tutto...
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STAGIONE TEATRALE POLITEAMA LECCE 2015/2016
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Sallentina
Lecce merita di provarci a testa alta – (24 luglio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 24 Luglio 2014 21:02

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 24 luglio 2014]

 

Non ho votato per l’attuale amministrazione della città di Lecce (non riesco a votare per qualcuno che sia in qualche modo accomunato a Silvio Berlusconi). Però il Sindaco Perrone ha iniziato un processo che, da solo, dà pieno significato alla sua gestione della città dove vivo e che amo. Lecce merita di proporsi come Capitale Europea della Cultura. Averle dato questa possibilità, e averci messo la faccia (anche sui manifesti) vale uno o due mandati da sindaco. Perché non è solo una questione di immagine. Arian Berg (anche la sua scelta è una mossa molto azzeccata) sa benissimo che le capitali europee della cultura devono avere “qualcosa” che ne dimostri l’identità, ma devono anche avere bisogno di “qualcosa” per poterla affermare in pieno. La mia altrettanto amata Genova, per esempio, fu Capitale Europea della Cultura perché ha il più grande centro storico d’Europa, ma anche perché c’era bisogno di riqualificarlo. Dopo il “trattamento” da Capitale, una parte del centro storico di Genova è diventata Patrimonio Unesco dell’Umanità. Lecce ha bisogno di cultura, perché ha molta cultura da offrire. La si respira camminando per la città, mangiando nei suoi ristoranti, parlando con la sua gente. Lecce è a un bivio, ha un’immagine molto forte, oramai di livello internazionale, assieme a tutto il suo territorio. Ora può scegliere se diventare attrattiva per masse di turisti mordi e fuggi, di vacanzieri in cerca di caciara (e abbiamo visto come la malavita stia allungando i tentacoli sulla movida), o se si può presentare come un gioiello di architettura e cultura, abbinate a un ambiente di qualità sia nell’entroterra sia sulla costa, da centellinare, gustare, scoprire ed esplorare, magari persino per passare qui una parte dell’anno, una parte della propria vita.

Diventare Capitale Europea della Cultura diventerebbe una forte attrattiva verso il modo “lento” di vivere la città. Aver candidato Lecce significa aver abbracciato questo modello, questa visione. Il sindaco ora è strattonato tra chi vuole i gazebo e le bancarelle plasticose della quantità, e chi vuole la qualità della vita lenta, quella che si va a piedi (direbbe Jannacci), come ho fatto notare agli architetti che disquisivano del recupero di Piazza Mazzini (e che dopo tre giorni hanno "scoperto" che bisogna andare a piedi).
Quando Salvemini (padre) iniziò a chiudere al traffico il centro storico, tra le proteste di tutta la città, la sinistra al potere fece una scelta forte, di indirizzo. Ricordo quando le auto entravano da porta Rudiae e arrivavano in piazza Sant’Oronzo, per poi proseguire per via Trinchese, costringendo  i pedoni a schiacciarsi contro i muri (cosa che ancora avviene se si vuole andare a vedere l’Arco di Prato). La destra strepitò, assecondando le lamentele dei commercianti più miopi. Ma poi, ritornata al potere, non tornò indietro e continuò l’opera di riqualificazione del centro storico, inglobando i valori della sinistra. Per me, l’idea di Lecce Capitale Europea della Cultura è un’idea di sinistra, e non me ne importa nulla se chi l’ha proposta ha una casacca di destra (tolgo il centro perché, essendo in entrambi gli schieramenti, i centri si elidono a vicenda). Non è una trovata pubblicitaria, il Sindaco ci crede davvero. E chiede a chi verrà dopo di lui di continuare a perseguire il suo disegno, qualunque sia lo schieramento vincente.

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Come stanno le cose 20… Estate salentina (e congedo finale) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Gianluca Virgilio   
Lunedì 21 Luglio 2014 08:17

["Il Galatino" anno XLVII n. 13 dell'11 luglio 2014]

 

E’ arrivata l’estate, la lunga estate salentina. Torme di turisti hanno invaso la penisola, facendo scalo alla stazione di Lecce o all’areoporto di Brindisi, oppure avendo percorso la statale che scende da Bari fino a Lecce per diramarsi poi in direzione di Maglie-Otranto e di Gallipoli-Leuca. L’estate salentina è lunga sei mesi, da maggio ad ottobre, ma il potlatch si esaurisce in due, luglio e agosto, o ancora meno, tra la fine di luglio e ferragosto. Allora  converrà partire e andare lontano, per sottrarsi all’invasione e al frastuono delle notti bianche, delle lunghe code in strada all’ingresso dei luoghi balneari, le spiagge affollate…

Gli amministratori locali, sindaci e assessori alla cultura in prima fila, si sono preparati da tempo all’accoglienza, gli assessori provinciali speriamo per l’ultima volta: sagre, feste padronali, fiere, concerti concertini e concertoni, degustazioni enogastronomiche e presentazioni di libri, meglio se associate, spettacoli d’ogni tipo riempiono le notti dei turisti e degli autoctoni: si celebra il culto della visibilità, la dea moderna del politico impegnato nell’antica arte del regalare panem et circenses.

Le luminarie  oscurano le stelle e mentre la cicala frinisce a più non posso - e non sa che sta per scoppiare! - nascosta tra gli olivi, i fichi ed i carrubi, impazza l’evento, che stupisce e stordisce e instupidisce, lasciando i turisti sempre più stressati e gli autoctoni sempre più schizzati.

I trafficanti hanno provveduto per tempo i loro manutengoli e scagnozzi di abbondanti quantitativi di droga, perché non manchi nulla ai frequentatori notturni di spiagge trasformate in discoteche e fumoir all’aperto, nigth e bar e chioschi sempre troppo affollati.  Le strade sono diventate pericolose perché tra tanta gente fatta, c’è sempre qualcuno strafatto che preme forte sull’acceleratore e fa un sorpasso azzardato; e dopo si piangono i morti.

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Cautela con TAP, ma non preclusioni – (19 luglio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 20 Luglio 2014 11:18

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 19 luglio 2014]

 

E’ da un po’ che ho rapporti con TAP. Si tratta di una grande impresa che porterà il gas nel nostro paese passando da un tratto di mare e, visto che mi occupo di mare e ho qualche competenza in materia, mi è stato chiesto di valutare il possibile impatto di quel tubo sull’ambiente marino. La prima cosa che ho detto ai dirigenti TAP è stata: lo studio ve lo facciamo, ma i risultati che verranno saranno esclusivamente scientifici, e se ci saranno cose che non vi piacciono… peccato. Affidare l’incarico di valutare un impatto non equivale a comprare chi deve effettuare la valutazione. Lo dico perché ho sentito insinuazioni al riguardo. Devo dire che i dirigenti TAP mi han detto: ma noi vogliamo sapere quale sia la vera situazione, e vogliamo mettere l’impianto dove gli impatti sono il più limitati possibile. Forse mi han preso in giro, ma per il momento non mi pare proprio.

Li ho anche sconsigliati di proporre mitigazioni, perché avrebbero dato l’impressione di voler comprare consenso su qualcosa che avrebbe avuto impatti che si vogliono nascondere. Ma ho avuto una risposta che bene o male mi è parsa convincente: se passo da casa tua, e faccio passare un tubo nel tuo giardino, anche se non distruggo niente, anche se alla fine non hai alcuno svantaggio, è buona educazione che io ti compensi per il disturbo arrecato. 
Giusto. Ma questa “buona educazione” viene letta in ben altro modo. Non so come siano andate le cose alla festa di luminarie sponsorizzata da TAP. So che in altre occasioni i rappresentanti di TAP non hanno potuto parlare perché un pugno di scalmanati copriva con urla i loro interventi.

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Per la città che vorrei PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Luca Carbone   
Venerdì 18 Luglio 2014 10:32

["Il Galatino" anno XLVII n. 13 dell'11 luglio 2014]

 

Dico subito che insieme ad un’iniziativa pur meritoria come quella di pubblicare una serie di interventi autorevoli (eccettuato questo), sulla “città che vorrei”; troverei funzionale un tavolo permanente tra i “portatori d’interesse”, come li chiama senza falsi pudori la Commissione Europea. Un tavolo dove si discutesse “carte alla mano” per la città che vorremmo; un tavolo al quale ci si confrontasse pubblicamente sulle necessità vere, o presunte tali, per la città tutta – e non per i singoli interessi privati o elettorali di Tizio e di Caio, o del gruppo dei Tizii e dei Caii. È solo un mito comodo che si possano programmare e pianificare interventi efficaci, se si hanno le “mani libere”; così si moltiplicano solo le emergenze. E le proposte portate al tavolo dovrebbero poi essere rese consultabili e votabili online su una piattaforma digitale. Chi s’illude che la politica possa ancora far leva a lungo solo sulla televisione e sui giornali come alle ultime europee, forse fa male i conti, non con l’anti-politica cosiddetta del momento, ma con il suo e nostro futuro.

Chiarito questo in generale, vorrei una città, in particolare proprio Galatina, con una maggiore e migliore attenzione ai trasporti pubblici. A cominciare da due cose all’apparenza banalissime e semplicissime -  ma che paiono problemi da cronache marziane. La stazione dei treni di Galatina rischia se non proprio la chiusura un forte ridimensionamento. Questo peraltro già in atto da circa un anno, con la chiusura totale pomeridiano-serale della stessa. La seconda città del Salento, con quasi trentamila abitanti, una città d’arte, che ha la “fortuna” di trovarsi collocata sulla più frequentata direttrice turistica – quella Lecce-Gallipoli – e che vanta la più bella ed importante Basilica delle Puglie, oltre che i migliori pasticciotti della galassia – un polo quindi indispensabile per il turismo religioso e culturale e per la destagionalizzazione dei flussi turistici – è ovvio e chiaro come il sole che non ha bisogno di mezzi pubblici grazie ai quali poter essere raggiunta comodamente e rapidamente dalle schiere di turisti che si riversano a Lecce, per estasiarsi del finto barocco, delle sue quaranta chiese, quasi tutte e quasi sempre chiuse. Per inciso, e per non alimentare i già troppo feroci campanilismi, che tutti neghiamo a parole e tutti pratichiamo nei fatti, sarebbe utile anche a Lecce presentarsi come la prima tra le pari; e non come l’asso pigliatutto.

Ma ancor più solare ed evidente è come non serva a niente e a nessuno – in una città servita stabilmente da almeno tre o quattro società di autolinee, e dove ormai approdano centinaia di bus turistici all’anno, di una stazione e/o pensilina decente per l’accoglienza dei pendolari e dei viaggiatori. Che s’impiccino e s’impicchino da sé – con quaranta gradi – o quando la pioggia spazza via gli ombrelli; e quanto agli studenti, sono giovani e così si fanno le ossa!

Difendere e far riattivare e potenziare la stazione dei treni della propria città non è un obiettivo utopico – come non è un destino che vi dobbiamo rinunciare.

Allo stesso modo, anche la questione stazione o pensiline non è solo un modo per trattare civilmente centinaia di propri concittadini e di ospiti, ma è anche un modo per accrescere bellezza e sostenibilità della città – progettando ad esempio pensiline-giardino, com’è stato fatto in altre città italiane ed europee.

Queste sono, mi pare, le tipologie di progetti su cui dovremmo e potremmo misurare le competizioni e le competenze amministrative, e selezionare la classe dirigente adeguata alle sfide che già non sono facili e rischiano di diventare sempre più drammatiche. Anche se, certo, cosa più drammatica dell’ingloriosa eliminazione dell’Italia dai Mondiali, è difficile immaginarla…

Giugno 2014

 

 


Il velleitarismo uccide la cultura – (14 luglio 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 14 Luglio 2014 16:02

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 14 luglio 2014]

 

Enzo Del Vecchio mi chiede come mai io sia contrario a un nuovo museo di biologia marina a Porto Cesareo. Dove c’è posto per uno, ce ne stanno due. E come mai non mi alleo con i movimenti ambientalisti per difendere il mare? 
Veramente sono nel Consiglio Scientifico di Marevivo, di Pro-Natura, e di WWF-Italia. Più alleato di così. L’unica cosa che rimprovero ai movimenti ambientalisti è la frammentazione. Ognuno vuole il suo spazio di visibilità, a volta intralciandosi a vicenda. E’ bene che ognuno si differenzi in una qualche specificità, altrimenti si ottiene solo confusione. Collaboro anche con Lega Ambiente, se richiesto. Ci mancherebbe ancora. Ma ritrovare la fotocopia di una cosa che c’è già (il Museo di Biologia Marina di Porto Cesareo) come proposta “rivoluzionaria” mi pare veramente ridicolo. Non mi riparo dietro titoli, ma sono ansioso, ogni volta, di vedere le credenziali di chi chiede fondi pubblici per realizzare imprese. Non basta avere a cuore l’ambiente per essere specialisti di ambiente, e ottenere finanziamenti. Perché qui non si tratta di volontariato, caro Del Vecchio, il progetto è presentato con una bella richiesta di finanziamenti. Non ci sono imprenditori che pagano per l’impresa. Non so se è chiaro. E già una bella quantità di fondi pubblici è stata spesa per attrezzare Torre Lapillo e poi quel che è stato acquistato è in abbandono. Un giornalista dovrebbe documentarsi meglio, prima di commentare una situazione. Non dico mai no ad alcuna richiesta, a volte sono stato in tre paesi nell’arco di una sola giornata, per confrontarmi con realtà locali e dare il mio modesto contributo. Dopo 27 anni di attività a Porto Cesareo scopro dalle carte bollate che c’è il progetto di un Museo di Biologia Marina. Nessuno ha pensato di consultarmi, di chiedermi un parere. Evidentemente i proponenti si sentono all’altezza, dall’alto della loro grande esperienza in materia, e pensano di non avere niente da imparare. Peccato che non ci siano dati fattuali che comprovino queste competenze, a parte la buona volontà. 
Invece di disperdere le energie, è meglio unirle. Sono apertissimo alla cooperazione, ma qui è evidente che si tratta di competizione per le risorse. E allora se si compete si mettono sul tavolo le credenziali, i titoli scientifici, l’esperienza. Non è un atteggiamento da tromboni. Vi fareste operare da un chirurgo senza titoli? Forse neppure laureato nella disciplina in cui poi dovrebbe rientrare l’operazione? O vi informereste con cura delle credenziali di chi vi dovrà operare? Perché questi ragionamenti sono logici in medicina e non hanno alcuna rilevanza se si parla di ambiente, dove tutti si improvvisano maestri?

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