Elezioni anticipate del Consiglio direttivo dell’Università Popolare Aldo Vallone Galatina
A seguito delle dimissioni dell’intero Consiglio direttivo, si indicono elezioni anticipate il giorno venerdì 13 gennaio 2017, ore 18:00, presso la Sala “Celestino Contaldo” del Palazzo della... Leggi tutto...
Programma di novembre-dicembre 2016
Le lezioni  si tengono presso  la sala “Celestino Contaldo” del Palazzo della cultura “Zeffirino Rizzelli” (ingresso da Via Cafaro), con inizio ore 18:00. Per info: www.unigalatina.it... Leggi tutto...
Corsi dell'anno accademico 2016-2017
Corso di Lingua Inglese a cura di Marinella Olivieri martedì, h. 16.00-17:40 (corso avanzato) mercoledì, h. 16:00-18:00  (corso base) Sala “Moro” della Biblioteca comunale “P.... Leggi tutto...
Quaderno. 1 dell’Università Popolare Aldo Vallone Galatina, dedicato a Giuseppe Greco
Pubblicato da Edit Santoro l’edizione fuori commercio Quaderno. 1 dell’Università Popolare Aldo Vallone Galatina, dedicato a Giuseppe Greco, dal titolo C’è Musica e… musica. Storie di... Leggi tutto...
COMUNICATO STAMPA Quinta edizione di “Tra musica e parole...
Al teatro Paisiello e a Palazzo Turrisi le quattro serate promosse da Comune di... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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L’epistolario di Tommaso Fiore e la sua eredità PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Franco Martina   
Sabato 20 Dicembre 2014 08:30

[Relazione letta nel Castello Carlo V di Lecce, il 10 ottobre 2014, in occasione della Mostra “Lecce armoniosa” e della presentazione del catalogo Tommaso Fiore e le donne tra analfabetismo ed emancipazione]

 

Chi ha avuto modo di studiare l'epistolario di Tommaso Fiore si è probabilmente fatto due domande piuttosto importanti: che cosa ci fosse alla base di una costruzione di relazioni così capillare e accurata; e quindi quale fosse la finalità di un impegno così cospicuo, quale cioè l'obiettivo perseguito attraverso una rete fittissima di contatti e di confronti.

La risposta alla prima domanda è possibile rintracciarla in molte lettere dello stesso Fiore, ma anche nelle risposte di alcuni suoi corrispondenti. Per ciò che riguarda la realtà leccese, sono particolarmente importanti quelle che egli scambiò con Cesare Teofilato. L'amicizia fra i due nacque in un momento drammatico per il Paese, nell'estate del 1925. Fiore si trovava in uno stato di forte disorientamento politico e di grave abbattimento morale, come aveva confessato qualche mese prima a Salvemini, il quale, a sua volta, lo aveva consigliato di abbandonare la politica. Ma proprio  le lettere a Teofilato lasciano intravedere un orientamento assai diverso.

Il fatto che Fiore scrivesse a Teofilato da Gallipoli, contribuì a dare a quel nascente rapporto un tono aperto e al tempo stesso profondo: “Mi parla di Gallipoli, scriveva Teofilato nella sua prima lettera, è la patria della mia buona mamma, che mi lasciò giovinetto. Quanti ricordi! Ma lei è salentino?”. E già aveva dichiarato: “Noi già siamo amici per tanti motivi: potremo, tutt’al più, dissentire nei dettagli, non mai nello scopo ultimo e più elevato della vita umana”. Lo scopo della vita umana come orizzonte in cui si salda un’amicizia. L’inizio della risposta di Fiore non poteva essere meno impegnativo: “In questi momenti e in questi anni, potrà esserci di qualche conforto ritrovarci, riconoscerci e vedere su quali forze possiamo contare per le nostre idee. Io sono fuori d’ogni chiesa costituita, ma non so concepire la chiesa e la religiosità altrimenti che come libertà. Questo per intenderci così alla grossa, non per venire fuori con filosofemi”. A Teofilato che collocava l’amicizia in un orizzonte di vita spirituale, Fiore rispondeva chiarendo la sua visione della vita come libertà. Dunque, valori a fondamento del rapporto che Fiore va intessendo. L'amicizia si scopre come la risorsa etica con cui affrontare l'onda d'urto della sconfitta politica e aprire la strada a una possibile riscossa.

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Veleni sottoterra, che sorpresa! - (18 dicembre 2014) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 18 Dicembre 2014 20:25

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 18 dicembre 2014]

 

Una cosa oramai sembra certa: qualcuno ha sotterrato l’inverosimile nel sottosuolo salentino. Aggiungo una cosa: e nessuno se n’è accorto. O meglio: e chi denunciava queste cose per molto tempo è stato ritenuto un folle. E invece ecco che, scava scava, vien fuori di tutto: dall’uranio alle tomaie delle scarpe. Cosa sia successo finalmente lo sappiamo, chi sia il colpevole ancora forse no. Magari qualche avvocato molto preparato potrebbe persino riuscire a far assolvere qualche accusato, valendosi di qualche cavillo giuridico. In Italia siamo abituati a queste vicende. Ma il fatto rimane: la Natura viene violentata. E non solo la Natura, perché anche la salute umana viene messa a dura prova. Vivere in un territorio infarcito di rifiuti tossici non è il massimo per la salute di chi vive nelle vicinanze.

Sono sempre più sorpreso di fin dove si possa arrivare con l’ignoranza, tipo quella dei camorristi del napoletano che seppellivano le scorie tossiche nel proprio cortile di casa, probabilmente condannando a morte (lenta) i propri stessi figli. Nessun genitore baratterebbe la salute dei propri figli con dei soldi. Posso persino capire che la disperazione spinga a scelte del genere, per esempio la disperazione dell’indigenza assoluta. Ma qui le scelte si fanno per arricchire, non per uscire dalla disperazione. Che te ne fai dei soldi se i tuoi figli (e tu stesso) muoiono di cancro? E’ evidente che queste persone, quelli che hanno prelevato i rifiuti, li hanno trasportati, hanno scavato e hanno sotterrato, non hanno contezza della gravità delle proprie azioni. Certo, sono delinquenti. I delinquenti uccidono e sono anche incuranti della propria vita. Siamo inorriditi per la strage in Pakistan, strage di bambini. I bambini non si toccano, su questo sono concordi anche i delinquenti che, in carcere, non sono teneri con chi fa violenza ai bambini. In Pakistan hanno ucciso i bambini, e siamo sgomenti a leggere questa notizia, ma qui, da noi, li fanno morire. C’è una sottile differenza, ma il risultato è lo stesso. In Pakistan la fine arriva in un momento, qui l’agonia può essere molto lunga. Uso retoricamente la figura dei bambini, ma anche gli adulti, ovviamente, sono vittima di questa follia. Rifiuti tombati nelle strade, nelle cave, nelle campagne. Nessuno vedeva? Presumo che dietro questi traffici ci sia una malavita violenta che minaccia ritorsioni contro chi osi denunciare. Ma i sindaci dove erano? I comitati così attivi per altre vicende, sempre in prima pagina, con scritte sui muri e manifestazioni, dove erano? Perché pare che queste vicende non siano state scoperte sul nascere. L’andazzo va avanti da anni. E ora bisognerà bonificare quei territori, dissotterrare, smaltire. Sperando che non si smaltisca mettendo tutto in qualche container da affondare di fronte alle coste somale. O calabresi.

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Ritratti salentini 2. Maria Corti a Gallipoli PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Augusto Benemeglio   
Domenica 07 Dicembre 2014 10:00
  1. 1. Maria e il Salento

Ora che Maria Corti, la lombarda-salentina, non c’è più  da molti anni,  mi torna in mente in modo quasi ossessivo quella volta che la vedemmo, insieme, per l’ultima volta, nel porto di Gallipoli, dove impazzava il Premio “Balocco”, che tu avresti potuto goderti dall’alto della casa di tua suocera, senza essere mescolato in quella folla di trentamila spettatori vestiti a festa;  ma forse noi siamo stati tra i pochi a cui  è rimasto impresso un fatto singolare, che è un po’ il simbolo di quanto possa valere oggi la cultura in uno spettacolo del genere, diciamo  pure uno spaccato del costume dei nostri tempi.

Noi avevamo ben in mente – per averne più volte discusso - della Maria Corti bambina, che seguì il padre nei suoi trasferimenti in Salento, della Maria che s’innamorò del Salento e non lo tradì mai per tutta la vita ; della Maria Corti eccelsa filologa, innamorata di Dante, scrittrice, critica letteraria, accademica dei Lincei e della Crusca, fondatrice  e direttrice di Riviste letterarie   fondamentali come  “Strumenti Critici”  e  “Autografo”, creatrice presso l’Università di Pavia del Fondo Manoscritti di autori moderni e contemporanei, un prezioso archivio (unico in  Italia) di materiali autografi;  una  che aveva ricevuto il massimo riconoscimento dall’Accademia dei Lincei , unica donna tra i fondatori dell’Accademia del Salento nella famosa estate lucugnanese del ‘50, e parliamo di  Comi, Corvaglia, Ferrazzi, Macrì e Pierri. Fu lei ad essere chiamata per  rifare il sentiero delle rose e dei gigli selvatici  sotto l’ “Albero” di Comi,  a ritessere ideologie funerarie dei paesi grecanici,  al seguito delle prefiche che fanno la “moroloja” (le lamentazioni durante i funerali),  nel cuore di paesi e civiltà  dove la morte era la fine di tutto, viaggio senza ritorno , “chisura niura e tanta” (campagna oscura e sterminata), “panta nifta scotinì”  (sempre notte buia).

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L'osceno del villaggio 1. Ai tempi del futuro PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Paolo Vincenti   
Martedì 02 Dicembre 2014 07:50

[in “S/pagine”,  23 novembre 2014]

 

Da qualche giorno compaiono nei nostri paesi dei manifesti giganti firmati Telenorba nei quali  la nota emittente televisiva pugliese pubblicizza il nuovo palinsesto e l’offerta dei  programmi. Pur essendo molto conosciuta, nel nostro territorio salentino, questa televisione non è stata mai troppo popolare per via della sua vera o presunta “baricentricità”. Occorre dire che da qualche anno la televisione, che ha sede a Conversano, ha superato questo gap con la nascita delle redazioni giornalistiche locali nelle varie città dell’ampio territorio sovra regionale in cui trasmette. Ma molti anni fa non era così. Ricordo, ai tempi del Liceo, in una classe in cui tutti i miei amici facevano il tifo per la squadra del Lecce ( c’era stata la prima storica promozione della squadra in serie A, nel 1985), gli strali lanciati dai miei compagni all’indirizzo della suddetta televisione, accusata di partigianeria e faziosità a favore della squadra barese. Io, che grande appassionato di calcio non sono mai stato e che per spirito di contraddizione non ho mai amato cantare nel coro, accoglievo quelle rimostranze con finta partecipazione ma tiepida adesione. Per me infatti, Telenorba significava ben altro. Prima di tutto, i cartoni animati: quei meravigliosi manga giapponesi, come Geeg robot d’acciaio, Gundam, Jetta Robot, Kyashan, che, fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta (le tv della Fininvest lanciavano ancora soltanto i primi vagiti), Telenorba trasmetteva nei caldi e assolati pomeriggi estivi della mia infanzia.  Io allora ero del tutto immune ( e lo sono  rimasto)  da quel sopore che intorpidisce le membra di chi lavora fin dalla mattina presto e ama concedersi un rilassante sonnellino pomeridiano, che per l’italiano medio rappresenta un must, come il caffè che viene dopo.

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Ritratti salentini 1. Luigi Sansò PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Augusto Benemeglio   
Sabato 29 Novembre 2014 08:46

LUIGI SANSO’ POETA SINDACO DI GALLIPOLI

 

1. Per me Luigi Sansò è stato un mito in quel viaggio formativo e sconfinato che è la storia di Gallipoli, e non solo per la sua poesia di nitido stampo classico, con endecasillabi che vanno da Foscolo a Carducci, da Leopardi a Fusinato,   (“Vengon, vengon contro la scogliera / diruta dal perenne urto feroce / l’onde verdastre che con rauca voce / urlan l’ira infernal della bufera”), ma soprattutto per gli orizzonti inquinati della provvisorietà, dell’approssimazione, della sciatteria, della nebbia dell’incertezza, che – grazie a lui – alla sua lucidità di pensiero, mi si andavano schiarendosi. Intuii,  credo fin dall’inizio, magari confusamente, che nei suoi scritti, le sue  poesie, i suoi poemi, le sue lettere, i suoi racconti, i pensieri sparsi, c’era  quella luce rappresa dei suoi sforzi e della sua grazia innata, che permeava e fasciava ogni cosa; intuii  l’oro del suo cuore che conosce le cose a prima vista, le prevede in virtù  di una più vasta sapienza che non è data dai libri, ma dalla predisposizione dell’animo: Sansò era un uomo sempre teso alla costante ricerca della “riconciliazione”  della vita dell’uomo con l’uomo e con la continuità cosmica, la ricerca segreta e misteriosa dell’armonia del “tutto”, creature, animali, piante, materia. E anche quando si è in piena “tempesta”, quando la “ciurma più non spera” e i gabbiani che stridono nel vecchio cielo ci  appaiono piuttosto come rapaci avvoltoi che poetici fazzoletti bianchi, bisognava sperare. Sempre e comunque.

2. Per lui al centro di ogni cosa  c’è il mare e Gallipoli, la sua piccola patria, la sua “isola della luce”,  dov’era nato – proprio sullo Scoglio, nella città storica -  il 12 luglio 1891, l’anno in cui Hermann Melville stava  scrivendo la storia di  “Billy Budd”, il bel marinaio, l’abile gabbiere, che sarà impiccato al pennone più alto pur essendo innocente dell’accusa di ammutinamento. Il romanzo uscirà postumo poiché lo scrittore americano muore lo stesso anno,  praticamente ignorato, dimenticato. Anche per Sansò è stata, in parte,  la stessa cosa: “la sua esistenza terrena” – scrive Gianni Caridi nel suo  libro biografico Luigi Sansò, Sindaco Poeta, Tip. Stefanelli, 1985,  – “finì com’era nel suo stile. Morì  silenziosamente, appartato, schivo, quasi di nascosto, in una fredda sera del 10 marzo 1963. Aveva settantadue anni e amava profondamente la vita”.

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