Assemblea dei Soci di venerdì 2 maggio 2014
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Domenica, 27 aprile 2014, Gita alla Riserva Naturale Statale Le Cesine e al borgo di Acaya
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VIAGGIO A LONDRA dal 23 al 28 di luglio 2014
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Programma del mese di aprile 2014
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Mostra di Stefano Garrisi e Marcello Toma, EURITMICA
Associazione Culturale No-Profit   COMUNICATO STAMPA   EURITMICA ... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Galatina dal 20 marzo al 3 maggio 2014
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"DIALOGOI STO MONASTIRI" Programma
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Le attività dell'Università Popolare "Aldo Vallone" godono...
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Finalmente online!
1° Settembre 2010, nasce il sito dell'Università Popolare "Aldo Vallone" di... Leggi tutto...
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Sallentina
Prodi Salentini PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Luca Carbone   
Martedì 09 Luglio 2013 11:09

[Le immagini nel Pdf allegato sono di Angela Serafino]

 

Possiamo, e dovremmo, essere doppiamente grati al Presidente Prodi, per averci ricordato che il Salento è uno dei più interessanti spicchi del pianeta, grazie alla stratificazione di millenni di civiltà, a portata non di click, ma di pedale di bicicletta – e per averci autorevolmente ricordato che la “risorsa” turismo richiede competenza, cultura, ed innovazione: lu sule lu mare lu ientu – e le chiacchiere – non bastano (Pdf pag 1). Troppo spesso, infatti, gli sferzanti innovatori diventano d’improvviso cantori dell’antico “fai-da-te” – familistico e famigerato – non appena odono il solo sussurro della voce che nomina i “costi della qualificazione dei servizi e dell’offerta culturale”; nonché nostalgici dei salari del bracciantato latifondista quando si tratta di retribuire le professionalità “che fanno la differenza”. Come mostra, invece, la pagina odierna (9/luglio/2013) de il Messaggero (Pdf pag 2), quando la qualità viene coltivata sul medio termine, e non mirando solo a fare cassa a breve, e ciò accade più spesso di quanto non s’immagini, o non si voglia vedere, da parte di singoli imprenditori e ricercatori, ci porta a riconoscimenti almeno nazionali, senza eccessivi sforzi.

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Quaderno di traduzione 10. Helèna PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Gianluca Virgilio   
Giovedì 04 Luglio 2013 17:09

Traduzione di Annie e Walter Gamet

 

Helèna est au service de mon père, elle a une soixantaine d’années et vient d’un lieu inconnu de la campagne roumaine, au grand dam des femmes de ménage d’ici, qui ne trouvent plus de travail. Elle est toute petite, avec des cheveux bouclés et des dents en or, produit de la fusion de son alliance et d’une petite chaîne, cadeau rituel chez les Grecs orthodoxes ; elle parle une langue inconnue, dans laquelle je distingue difficilement quelques mots de notre ancien latin très semblables à notre dialecte, et suffisants pour nous comprendre dans la vie commune. Elle a parcouru trois mille kilomètres en bus pour arriver jusqu’ici, vêtue d’un pantalon, d’un tricot et d’une paire de chaussures usées. À la main, un cabas contenant peu de choses. Au bout d’un voyage de trois jours, on est venu la prendre à Lecce pour la conduire sur la place de Galatina, là où je l’ai rencontrée un mercredi après-midi, toute hébétée dans un groupe de compatriotes. Il m’a semblé comprendre qu’on lui disait de ne pas s’inquiéter, de toute façon elle allait trouver rapidement un travail, et elle l’avait même déjà trouvé, vu que j’étais là à la regarder en pensant à quel point elle ressemblait aux femmes de jadis dans nos villages. Le lendemain après-midi, elle était chez nous et caressait la tête de mon père, voulant lui faire comprendre qu’avant toute chose elle allait s’occuper de lui, et il en fut ainsi.

Helèna est toute petite, mais très robuste. Le jardinet de la maison que ma mère cultivait autrefois et qu’après sa mort les mauvaises herbes avaient envahi est nettoyé et bêché, il y pousse de nombreuses plantes, et avec l'arrivée du printemps, on y voit aussi les fleurs ; la maison est soignée et parfumée de frais, et à notre retour d’école, la table est toujours mise. Quand il fait beau, Helèna pousse le fauteuil roulant pour une sortie au jardin public, puis elle rentre au bout d’une heure et regarde la télévision avec mon père. Elle s’assoit sur le canapé, là où s’asseyait ma mère, elle fait ses dentelles à l’aiguille qu’elle offre ensuite à Ornella, mon épouse ; à la fin de la journée, mon père sort de son bureau et regarde la télévision en sa compagnie. Le mercredi et le dimanche après-midi, Helèna va se promener deux trois heures avec ses amies : mon père reste seul et l’attend avec une certaine anxiété, regardant l’horloge. Le centre-ville fourmille de Roumaines, Polonaises, Ukrainiennes, des femmes de trente à soixante ans qui forment des groupes et se promènent entre les places San Pietro, Fortunato Cesari et la villa de la Stazione, en passant par la place Alighieri, tandis que des hommes du crû se montrent de temps en temps en voiture ou à moto en quête de loisir ou de compagnie. Si ces femmes sont venues ici pour cinq ou six cents euros par mois travailler vingt-quatre heures sur vingt-quatre, c’est vraiment qu’à l’Est de l’Europe il a dû se passer quelque chose de terrible dont nous savons bien peu et dont nous profitons actuellement sans trop de scrupules. Personne ne les a contraintes, bien sûr, elles seront libres de partir quand elles le voudront, qu’on n’aille pas dire que dans l’Europe nouvelle, les personnes ne circulent pas comme les marchandises.

Le mari d’Helèna est mort en décembre dernier et ce n’est qu’en mars après avoir touché son mois, qu’elle a pu payer la pierre tombale dans le cimetière de son village. Avec le prochain salaire, elle paiera une partie des soins de sa fille qui souffre des reins. Quand elle regarde ma fille Sofia en souriant, je sais qu’elle revoit sa petite-fille restée en Roumanie à qui elle téléphone chaque dimanche. Quand retournera-t-elle, elle ne le sait même pas elle-même, et de cela aussi elle nous fait la grâce.


Come restare in serie A, nel campionato delle Università PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 04 Luglio 2013 08:39

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 4  luglio 2013]

 

Il professor Loris Sturlese ha spiegato chiaramente cosa aspetta la nostra Università, assieme a tutte le altre. E’ stata attuata la valutazione del sistema universitario e, in teoria, le università dovranno avere una certificazione di qualità basata sugli esiti di tale esperimento. Già, è un esperimento. Come ricorda Sturlese ci saranno le teaching universities e le research universities. Che significa? Teaching vuol dire insegnare, e le teaching universities sono quelle dove l’insegnamento prevale sulla ricerca. I nostri corsi sono stati accreditati e, come dice giustamente l’amico Loris, grazie all’impegno di Vincenzo Zara, siamo una buona teaching university. Abbiamo obbedito diligentemente alle prescrizioni ministeriali, riarrangiando i corsi e le facoltà, e ora siamo in regola. Ora bisogna vedere come usciremo dalla valutazione della ricerca. Perché la vera sfida è nell’essere research university. Di nuovo: che significa? La differenza tra un’università vera  (una research university) e una mera prosecuzione del liceo (la teaching university) è proprio nella ricerca. L’organizzazione didattica ha un valore marginale, quel che conta davvero è la ricerca. Il valore di un’università si basa su quanto siano “bravi” i suoi professori. E come si fa a valutarlo? Non è facile. Lasciatelo dire a me, visto che sono presidente di un subGEV. Ah, beh, tutto chiaro no? I GEV sono i Gruppi Esperti Valutazione, e sono divisi in subGEV per delineare aree omogenee nell’ambito delle varie discipline. Nel GEV di Biologia ci sono quattro subGEV e ne presiedo uno. E quindi qualche esperienza ce l’ho, visto che mi hanno chiamato a svolgere un ruolo abbastanza importante nell’ANVUR. Non sapete cos’è l’ANVUR? Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e la Ricerca. E come è stata valutata la ricerca? Semplice, ogni Dipartimento universitario ha dovuto mandare, per ogni suo docente, un certo numero di prodotti che, poi, sono stati valutati dai GEV. I prodotti sono i lavori scientifici. I professori universitari devono contribuire in modo originale al progresso della loro disciplina e, per farlo, devono pubblicare i loro risultati, e lo devono fare su tribune che valorizzino al massimo il loro lavoro. Meglio sono i lavori e meglio è. Questo sistema di valutazione lo proposi, più di dieci anni fa, per dividere una parte dei quattro soldi destinati alla ricerca di base presso il mio Dipartimento. Prima erano divisi a pioggia. Il metodo Boero, lasciatemelo dire, era: vediamo cosa ha prodotto ognuno di noi negli ultimi cinque anni e assegniamo i fondi in base al numero e alla qualità dei prodotti.

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Quaderno di traduzione 9. Quand la « Cité du vin » détruit la vigne... PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Gianluca Virgilio   
Sabato 29 Giugno 2013 11:35

Traduzione di Annie e Walter Gamet

 

Le 25 avril dernier, à onze heures du matin, je me trouvais avec un groupe d’amis près du bar Oasi, place Alighieri. Les embrouilles sans fin de début de campagne électorale ne connaissaient pas de répit, c’est pourquoi personne ne s’étonnait du curieux silence sur la place, juste troublé par le sourd brouhaha venant de ses quatre coins. Pas un chant de partisans, pas une célébration publique en l’honneur du jour où, à Galatina aussi, on aurait dû fêter la Libération. Tant pis !

Après avoir dégusté un excellent café, j’ai levé les yeux vers le ciel sombre, malgré tout porteur, à cette heure-là, d’un certain espoir d’éclaircie. Dirigeant mon regard vers l’Institution « Colonna », que vois-je...? La vieille, la vénérable, la bicentenaire pergola, hélas, complètement desséchée!

Je demande aux amis s’ils savent quelque chose, et tous me répondent avec regret qu’on l’a coupée, oui véritablement tranchée net à la base du cep haut peut-être de dix mètres, « pour les besoins de la restructuration de l’immeuble ! » ajoutent-ils. Je n’en crois pas mes oreilles et demande s’ils sont sûrs de ce qu’ils disent, si par hasard la pergola ne serait pas morte de dessèchement naturel. « Non non, me répondent-ils, on l’a coupée à la scie, et délibérément ».

Je ne peux vérifier par moi-même, car le chantier est bien fermé et l’entrée interdite à toute personne étrangère aux travaux. Je les crois donc.

Mon Dieu ! Je ne cesse de me battre chaque jour, chaque minute, contre la nostalgie, contre toutes les nostalgies, les nostalgies affectées qui encombrent l’âme. Je sais donc parfaitement que tout est destiné à passer, nous les premiers, avec tout ce que nous aimons et qui nous entoure, je sais parfaitement à quel point ne vivre que dans le souvenir parasite l’esprit. C’est pourquoi je ne suis ni ne veux être nostalgique ! Pourtant, je trouve abominable de se couper du passé, de l’annuler, de l’exclure de sa propre vie, de faire comme s’il n’avait jamais existé. Abstraction faite de ce que nous allons devenir, nous sommes seulement et exclusivement ce que nous avons été. J’estime intolérable un tel acte qui nous amoindrit, surtout quand il est perpétré de façon inconsciente ou pour un piètre avantage (faciliter les travaux de restructuration).

Voilà la place Alighieri, coeur palpitant de la soi-disant « Cité du vin », place née au XIXe siècle des fastes inoubliables liés à l’introduction de la viticulture, privée de son symbole vivant, la pergola de l’Institution « Colonna » ! En l’occurence, je ne sais ce qui est préférable : le ton de l’invective ou celui de l’ironie, de la deprecatio temporis agentis ou de la damnatio du commanditaire de ce méfait. Aucun d’eux, probablement, ne convient pour exprimer complètement le sentiment qu’inspire le spectacle de l’incurie, de l’inconscience, de la très profonde et gigantesque ignorance, cause d’un tel massacre.

« Elle était déjà en fleurs, elle aurait donné beaucoup de raisin, comme chaque année » dit quelqu’un.

Puis, changement de sujet, reviennent les embrouilles de la présentation des listes, les querelles des coalitions. La blessure semble déjà cicatrisée. En réalité, toute cicatrice reste imprimée dans le corps de la cité comme dans notre propre corps et nous rappelle chaque jour le traumatisme subi.

Je propose au juge de proximité d’ordonner au commanditaire du méfait de replanter une nouvelle vigne au même endroit, avec obligation d’en prendre soin sa vie durant, associé au tronçonneur effectif, ce dernier soumis à l’obligation d’arrosage les dix premières années suivant la plantation. Cela me semble juste ! Toutefois, la cicatrice restera parce que dorénavant, en passant par là, je ne pourrai pas m’empêcher de penser à ce qui est arrivé. D’ailleurs, la nouvelle pergola, si jamais elle voit le jour, plantée par de telles mains, quels fruits pourra-t-elle jamais donner ?


Progettazione e programmazione devono andare assieme – (27 giugno 2013) PDF Stampa E-mail
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 27 Giugno 2013 15:40

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 27 giugno 2013]

 

I brasiliani stanno manifestando perché non vogliono che si spendano troppi soldi per costruire stadi per i mondiali di calcio e le olimpiadi. Dicono che quei soldi potrebbero essere meglio spesi per altre cose. I brasiliani che non vogliono il calcio ma vogliono servizi... non si era mai visto. La Grecia è in ginocchio perché ha speso quantità immani di danaro per costruire i complessi olimpici e tante altre infrastrutture, dall’aeroporto alla metropolitana, e ora non ce la fa a gestirle. In Spagna la bolla immobiliare ha messo in ginocchio l’economia. Non mi risulta che in quei paesi ci sia stata enorme corruzione, solo si è pensato che costruire costruire costruire fosse un buon volano economico. E’ evidente che non lo è stato. Prima di costruire bisogna valutare molto bene la sostenibilità degli investimenti. Avere a disposizione molti soldi per costruire edifici, e poi non essere in grado di mantenerli e gestirli diventa una prigione economica che porta al fallimento. Ci vogliono dei piani industriali molto realistici ed è evidente che non sono stati fatti. Il discorso è stato: abbiamo la possibilità di avere questi soldi per costruire, che facciamo? non li utilizziamo? La risposta potrebbe essere: va bene, utilizziamoli, poi qualche santo ci penserà. I santi, purtroppo, sono abbastanza distratti e chi ha fatto scelte insostenibili ora ci fa pagare le conseguenze. E già: chi ha progettato e costruito è diventato ricco, perché non ha mica investito i propri soldi... di solito queste cose si fanno con soldi pubblici. Ed è strano che i politici continuino a mettere a disposizione queste cifre. Veramente, anche se non mi è molto simpatico, Monti ha dimostrato di essere differente e ha stoppato una proposta di candidatura di Roma come sede di giochi olimpici. Ovviamente la proposta non prevedeva di rimettere a posto il villaggio olimpico costruito negli anni sessanta. Troppo facile. Facciamone uno bello nuovo! Noi siamo i campioni in questo sport. Non solo facciamo strutture inutili, addirittura le raddoppiamo. Come le due sedi per un solo G8, una a L’Aquila e l’altra alla Maddalena. Entrambe costate fortune, e entrambe abbandonate. Spero di sbagliarmi, ma la mia impressione è che il filobus a Lecce sia stata un’”occasione da non perdere” per chi lo ha costruito, non certo per la città, che ne è anche uscita abbastanza alterata. La stessa cosa si fa con i porticcioli, con superstrade, con strutture e infrastrutture inutili che si costruiscono solo perché “ci sono i soldi”. E io continuo a chiedermi: ma come mai ci sono i soldi per opere inutili e non ci sono per cose che servono? Chi prende queste decisioni? In molti casi c’è corruzione dietro questi appalti. Lo abbiamo visto persino con organismi che sembravano al di sopra di ogni sospetto, tipo la Protezione Civile, chiamata a costruire piscine per qualche gara di nuoto, invece che mettere in sicurezza le scuole.

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