Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Letteratura
Résonances salentines di Gianluca Virgilio PDF Stampa E-mail
Letteratura
Scritto da Annie e Walter Gamet   
Giovedì 11 Settembre 2014 09:00

[In occasione dell'uscita di Résonances salentines di Gianluca Virgilio, pubblichiamo l'Introduzione]

 

Introduction


« On aime toujours un peu à sortir de soi, à voyager, quand on lit »

(Marcel Proust, Sur la Lecture, p.52, Ed. Mille et une nuits, 1994)

 

Nous ne cherchions rien de précis en poussant la porte de la librairie « La Musa » à Galatina il y a cinq ans. Nous voulions juste flâner entre les rayonnages, survoler quelques introductions ou quatrièmes de couverture et voir s'il n'y aurait pas là le moyen de donner au séjour que nous faisions dans le Salento une dimension plus large et plus profonde que le simple aperçu touristique que nous en avions.

Les deux livres de Gianluca Virgilio, Vie traverse (Chemins de traverse) et Scritti cittadini (Écrits politiques) avec lesquels nous sommes ressortis ce jour-là, ont parfaitement rempli cette fonction, nous offrant cette vision de l'intérieur (de dessous la surface des choses) que nous cherchions, contribuant à atténuer le sentiment de frustration que laisse immanquablement l'approche par trop superficielle d'un voyage, si préparé et lent soit-il.

Ils ont fait bien plus encore. L'écho de réflexions, de pensées et de sentiments profondément enracinés dans leur terreau d'origine, le Salento et particulièrement Galatina, loin de s'affaiblir avec le temps et la distance,  s'est au contraire progressivement amplifié jusqu'à résonner en nous encore bien après le retour dans notre Métropole lilloise, un contexte géographique, social et culturel qu'apparemment tout oppose à celui dans lequel ils avaient pris naissance. Quelques conversations, l'envie de partager ce rare plaisir de lecture avec nos amis français, nous ont encouragés à entreprendre la traduction de quelques textes. Un courriel destiné à informer l'auteur, Gianluca Virgilio, de cette modeste entreprise, suivi d'une correspondance amicale et de la découverte de nouvelles facettes de son œuvre, un contact chaleureux, et peu à peu a pris forme le désir commun de donner à lire en français quelques-unes des pages représentatives des livres publiés à Galatina.

Telle est l'histoire, brièvement contée, du livre que le lecteur vient d'ouvrir : Résonances salentines de Gianluca Virgilio. Le recueil, qui n'existe donc sous cette forme qu'en français, se compose de divers extraits d'ouvrages publiés entre 2007 et 2010, classés en fonction du livre d'où ils ont été tirés, un choix destiné à préserver l'homogénéité de chaque partie : dans la première partie, un chapitre extrait de Vie traverse (Chemins de traverse), l'auteur invite son lecteur à le suivre lors de ses promenades dans la campagne proche de Galatina en compagnie de son père . Ensuite, extraits de Scritti cittadini (Écrits politiques), douze textes nés de l'observation critique des modes de vie urbains contemporains, proposent ses réflexions de citoyen de Galatina militant pour l'élaboration d'une « nouvelle culture collective ». La troisième partie est consacrée à L'età dell'apprendimento e dello studio (L'Âge de l'apprentissage et de l'étude), un essai sur l'éducation, prononcé le 13 et le 15 février 2008 devant une assemblée d'enseignants de l'école primaire et présenté ici dans son intégralité. Avec la quatrième partie, constituée de cinq contes du recueil Vita nuova e altri racconti (Une nouvelle vie et autres récits), s'ouvre une possibilité d'évasion dans une œuvre d'imagination dont le ton léger, en vérité, n'occulte pas la gravité des situations ; la dernière partie, quelques pages d'Infanzia salentina (Enfance salentine) qui évoquent, outre le contexte familial, les années d'apprentissage et plus particulièrement une vocation d'écrivain, ramène le lecteur dans l'univers entrevu au début du livre, celui des souvenirs personnels de Gianluca Virgilio.

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Osservazioni sull’indipendenza PDF Stampa E-mail
Letteratura
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Sabato 16 Agosto 2014 10:13

Influenza del pensiero scientifico sulla letteratura moderna e contemporanea: appunti.

 

["Prometeo" anno 32, numero 126 del giugno 2014, pp. 22-33].

 

In un contributo al Boston Colloquium on Philosophy of Science del 1964/66, organizzato dal 1960 da Robert S. Cohen e Marx W. Wartofsky nel Center for Philosophy and History of Science della Boston University, ove è ancora attivo, nonostante Wartofsky sia scomparso nel 1997 e Cohen sia in pensione, Paul Karl Feyerabend discusse la questione della richiesta di indipendenza delle varie discipline. Erano passati pochi anni dalla lamentazione di Charles Percy Snow sulla distanza tra quelle che chiamava due culture, quella scientifica e quella umanistica. La posizione era stata espressa nella Rede Lecture che Snow era stato chiamato a tenere il 7 maggio 1959. Si trattava della conferenza pubblica annuale che l’Università di Cambridge dedica a Sir Robert Rede, una tradizione che risale al Seicento e che dopo una breve interruzione dal 1854 al 1857 è stata ripresa, trasformando l’iniziale cadenza biennale in quella attuale. In un certo senso Snow manifestava il desiderio (una sorta di speranza per il futuro) che uno scienziato avesse una percezione non banale della letteratura e viceversa un letterato avesse elementi non solo di natura divulgativa di concetti basilari in varie porzioni della scienza. Sosteneva, infatti, come il rifiuto del dialogo tra gli studiosi fosse un male per la società. Sviluppare un dialogo cercando basi e linguaggi che possano avere e riconoscere intersezioni sembrava a Snow uno strumento per affrontare e risolvere questioni essenziali per l’essere umano. La posizione era anti-luddista e anche, al contrario, per così dire anti-meccanicista, e conteneva una critica al sistema educativo inglese che, secondo Snow, dava al tempo più attenzione agli aspetti umanistici. La distinzione sia pure piuttosto grossolana tra la cultura umanistica e quella scientifica e il desiderio di qualche forma di commistione tra loro avevano dato luogo a un dibattito piuttosto acceso e ampio (si vedano le osservazioni critiche di Markl, 1994, in proposito). Nella Richmond Lecture del 1962, tenuta nel Downing College dell’Università di Cambridge, Frank Raymond Leavis portò un violento attacco alle posizioni di Snow con toni offensivi (un’edizione critica dell’attacco di Leavis a Snow è stata curata da Stefan Collini; si veda Leavis, 2013). Leavis era un critico letterario più incline – o forse è meglio dire notevolmente incline – a un orgoglioso ignoramus riguardo alle questioni scientifiche, un atteggiamento che richiama la discussione tra Benedetto Croce e Federico Enriques il 6 aprile 1911 nel congresso della Società Filosofica Italiana, quella in cui il primo dei contendenti cercava di rilegare il discorso scientifico a questioni minute, correlate con l’utilità tecnica, più che con quelle connesse alla descrizione e della struttura di ciò che ci pare essere il mondo. L’astio che emergeva dal discorso di Leavis, un esempio di critica inefficace per la sua scompostezza, finiva per allontanare l’attenzione da questioni che invece potevano forse dar luogo ad articolate e successive analisi e semmai attirava interesse piuttosto che distruggere. La Rede Lecture ebbe eco. Snow stesso ampliò e approfondì la sua riflessione in un libro successivo (Snow, 1964).

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La passeggiata PDF Stampa E-mail
Letteratura
Scritto da Luigi Scorrano   
Venerdì 27 Giugno 2014 10:33

["Il Titano". Supplemento economico de "Il Galatino" n. 12 del 26 giugno 2014, p. 42-44]

 

I medici la suggeriscono come un buon rimedio naturale: una passeggiata. Si mette in moto il corpo ed anche (sembra) il cervello. Il passo possibilmente regolare, braccia e mani rilassate, occhio posato sulle cose che s’incontrano e possono destare in noi sensazioni piacevoli, talvolta sorprendenti: tutto questo entra nelle possibilità che una passeggiata offre. Non sono le sole. Chi dedica un ritaglio di tempo sufficientemente ampio ma da non stancare, a mettersi in  moto per i classici quattro passi valuta costi (la fatica) e benefici (i positivi riflessi che il camminare ha sul tono generale dell’organismo) e decide che, forse, vale la pena almeno di provare. E compie il primo passo: dubitoso nella fase iniziale, poi rinfrancato, poi intimamente goduto. Tutto dipende dal modo con cui si compie una passeggiata; e dalla disposizione di chi passeggia.

 

*

 

Di solito, chi vuol godere di una passeggiata sceglie la sera per effettuarla. La sera può ritagliarsi il tempo necessario a un riposante diversivo dal lavoro quotidiano; la sera consente ai pensieri di affacciarsi alla mente con maggiore libertà che nelle altre ore del giorno. Con l’ombra che invade il cielo, con le prime stelle che sgorgano nell’azzurro che s’incupisce, il ritmo della passeggiata si adegua a quello di questi fenomeni: lenti, progressivi, riposanti.

La passeggiata serale sembra si addica all’ambiente urbano, con le luci che si accendono per le strade, le vetrine dei negozi trasformate in quadri dalla disposizione artificiale degli oggetti e delle lampade che danno loro rilievo. Non è più la luce naturale ad imporsi; l’artificio ha una sua magia che induce colui che passeggia a brevi soste davanti alle vetrine dei negozi, talvolta - si direbbe – davanti alle vetrine dei propri desideri. Da quelle vetrine scaturisce la magia di prodotti diversi, sistemati in modo d’apparire desiderabili, si tratti di festoni di salumi pendenti su placide forme di formaggi e sulla piccola selva di bottiglie di vino che si protende con i colli magri e lisci e splendenti verso un cielo più vicino di quello naturale, estraneo quasi a quello artificiale del quale la vetrina fa mostra. Ci sono poi altre cose ugualmente attraenti benché diverse: vestiti da uomo o da donna, graziosi suggerimenti per il vestiario dei bambini, e le camicie, e le cravatte che sembra non usino più se non in ambienti ufficiali ed in occasione di commemorazioni, di premiazioni, di occasioni di rappresentanza d’ogni genere, tutto ciò che viene ancora (forse), nell’era del pratico jeans, considerato elegante. Da quelle vetrine la moda lancia i suoi richiami. Si vive in una stagione in cui anche i giovani, per le occasioni eleganti, vestono di nero e, per quanto possa essere festosa la ricorrenza, a causa di tutto quel nero un velo di mestizia sembra prendere il sopravvento. Un’aria di lutto, si direbbe; che anche a una circostanza gioiosa come un matrimonio dà qualcosa di funerario. Bravi vetrinisti allestiscono, per la serale gioia del passeggiatore, composizioni che si potrebbero rubricare come tableaux mourants dal momento che anche le cose vive sono come immobilizzate in una dimensione di morte. Dove la vetrina ospita dei manichini, le sagome maschili e femminili rivestite di qualche indumento o nude sembrano calchi dissepolti da una chimerica Pompei della modernità che nel richiamo al benessere sembra presagire un disfacimento di  materiali da discarica.

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Il patire dell’altro: intervista ad Antonio Prete PDF Stampa E-mail
Letteratura
Scritto da Gianluca Virgilio   
Martedì 06 Maggio 2014 18:58

Mercoledì 7 maggio, h. 18.30, l’Università Popolare Aldo Vallone Galatina presenta l’ultimo libro di Antonio Prete, Compassione, di cui Bollati Boringhieri sta per ristampare la terza edizione. Si tratta della prima presentazione in Puglia del libro del narratore, poeta e saggista di Copertino. Per l’occasione, Antonio Prete ci ha concesso la seguente intervista.


Puoi dirmi come è nata in te l’idea di scrivere un trattato sulla Compassione, di fare la storia di questo sentimento?

Mi ha sempre attratto l’idea di capire qualcosa intorno alla storia dei sentimenti, pur essendo consapevole che una vera storia dei sentimenti umani non è possibile tracciarla, perché niente più del sentimento stesso è radicato nella singolarità, nella determinazione, nella irripetibile specificità. E dunque ogni individuo ha una sua propria storia del sentire. Tuttavia è possibile cogliere nel corso del tempo alcune figure, alcune costanti che riguardano i modi di rappresentare un sentimento. La compassione, tra i sentimenti, mi interessa perché è il luogo costitutivo del tu : dinanzi all’io il tu si mostra nella sua evidenza soprattutto nel momento del dolore, del disagio. La compassione è la rivelazione di un tu inerme, e tuttavia  fortemente presente. E quando il tu si rivela è l’io, il soggetto, che comincia a interrogarsi. A conoscersi.

“Compassione è condividere il patire dell’altro, patire insieme all’altro” (p. 50). Potresti illustrare  questa definizione?


Diciamo oggi compassione pensando al patire con, alla prossimità nei confronti di chi soffre. Ma c’è anche, reso opaco nell’uso, l’altro senso : aver passione insieme, condividere il pathos dell’altro, essere insieme nella passione, in una passione. Da questo punto di vista compassione e amore appaiono due sentimenti contigui, o sovrapponibili. La compassione ha a che fare, in questo caso, col desiderio. Quanto al patire con l’altro, tutta una storia si dispiega nella rappresentazione di questo sentimento, a partire dal teatro greco, per quanto riguarda la cultura occidentale. Il tema della catarsi, della liberazione o purificazione dopo avere assistito alla tragedia o al dramma, ha a che fare con la compassione, con il patire insieme con i personaggi, con l’essere nel vivo del loro dolore.

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La città oltre il visibile PDF Stampa E-mail
Letteratura
Scritto da Antonio Prete   
Mercoledì 02 Aprile 2014 06:14

[in Miti di città, Salvietti & Barabuffi editori, 2010]

 

Premessa

 

Con le sue strade tumultuanti di vite e di destini, con i suoi silenzi notturni e le sue luci, con i suoi cieli e le sue nuvole, con le sue finestre dietro le quali pulsano storie e desideri, e si consumano amori e sogni, la città non è entrata nella scrittura letteraria come un tema tra gli altri o come scenico fondale per la narrazione, ma è stata personaggio vivente, presenza di volta in volta labirintica o dispiegata, enigmatica o familiare, corporea o fantasmatica.

La Pietroburgo di Dostoevskij, la Parigi di Baudelaire e di Proust, la Dublino di Joyce, la Praga di Kafka, con i viali, i palazzi, gli interni borghesi, le mansarde e soffitte, i quartieri eleganti o loschi, non hanno soltanto accolto i personaggi romanzeschi, ma hanno dato loro una lingua, un tono, un ritmo. Il respiro stesso della città s’è fatto trama e  soffio animatore della narrazione. Raccontare la città, nella modernità, ha significato dire della condizione umana, delle sue sofferenze o speranze.

Ma, nel viaggio che ora  ci accingiamo a compiere, prima di avventurarci nelle strade della città moderna -della “ville moderne”, diventata con il Baudelaire dei Fiori del male spazio e tempo dove poter leggere nientemeno che un’epoca- vorremmo sostare per un poco in una storia che precede e che ha  anch’essa rappresentato la città nella sua doppia presenza :  luogo brulicante di vite e fonte per le avventure dell’ immaginazione, recinto visibile di costruzioni, di ambienti, di giardini, di abitazioni e allo stesso tempo soglia per la costruzione fantastica di un’altra invisibile, animata, città. E’ questo, poi, il proprio della letteratura : essa mostra il visibile, penetrando nelle sue pieghe, nei suoi recessi, e allo stesso tempo costruisce al di là del visibile un universo di presenze, di storie, di vite. Il qui e l’oltre, la storia e l’invenzione, l’esperienza corporea e quella fantastica, il sentire e l’immaginare sono la doppia pulsazione, insomma il respiro, della scrittura che chiamiamo letteraria.

 

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