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UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Filosofia


La lanterna di Diogene e la lampada di Aladino. Filosofie film narrazioni (parte I) PDF Stampa E-mail
Filosofia
Scritto da Giovanni Invitto   
Domenica 07 Aprile 2013 07:28

[Si pubblica per gentile concessione dell'autore]

 

Indice

Diogene, Aladino e una sciarada. Premessa

Don Giovanni: l’eros e la seduzione. Tra filosofia e arti

Arte, poiesi, mercato, mercanti

Cinema (e/o film) come narrazione filosofica. Filosofia e mythos

Il consumo cinematografico di paura

Tempi cinematografici. Tempi dello sfruttamento. “Modern Times”

Il crepuscolo nell’anima. “L’ora del lupo” di Ingmar Bergman

La traslitterazione del dubbio: dalla fede all’ateismo religioso. “Gertrud” di Carl Th. Dreyer

“Fahrenheit 451”, Word 97-2003. Questioni di memoria

Totò e l’esistenzialismo. Schede di lettura

L’identità negata. L’ibridazione linguistica nelle “poesie cantate” del primo Modugno

Weltanschauung e satira. “Il Travaso delle idee”

Postilla

 

Diogene, Aladino e una Sciarada. Premessa

1. Quando la scrittura di questo libro si è conclusa, è sorta spontanea nella mente una parola poco consueta: sciarada. Sciarada è termine familiare soprattutto ai cultori di enigmistica e, in misura più ridotta, ai cinefili. Nel più noto e diffuso vocabolario italiano, la definizione di sciarada è quella di un gioco enigmistico consistente nell’indovinare una parola della quale sono state indicate le parti in cui essa può venire scomposta. L’esempio apportato è indovino/indo-vino. Per gli amanti e studiosi del cinema, Sciarada è, invece, il titolo di un film di Stanley Donen, del 1963, con Cary Grant, Audrey Hepburn e Walter Matthau. La trama, che per alcuni critici e spettatori comuni richiama atmosfere hitchcockiane, consiste nella ricostruzione, tramite vari indizi, di un percorso che deve condurre a scoprire dove è depositata un’ingente somma che, alla fine, risulta investita in alcuni francobolli di altissimo valore economico. Il film ha meritato un remake nel 2002.

In questo volume e nei testi in esso presentati si vuole far vedere come linguaggi, forme culturali e voci apparentemente diverse, nel momento in cui si incrociano e si giustappongono, formulino, alla fine, una nuova “parola” o, se si vuole, un nuovo senso a parole antiche. Da questo punto di vista, tra le cosiddette arti, tra le varie forme di circolazione di ciò che la poiesi materializza, è una circolazione sotterranea, un influsso reciproco che modifica modelli e introduce prospettive inattese. Un esempio oramai paradigmatico è la rielaborazione fatta da Warhol delle foto con il volto di Marylin Monroe: quella “sciarada” tra due arti dà un evento nuovo, inatteso che modifica le categorie della produzione e della fruizione  nonché della “cultura” estetica intesa quasi in senso antropologico.

Ecco perché nel titolo di questo volume appaiono due storie e due nomi completamente diversi: quello di un filosofo, Diogene, con la sua lanterna e quello di un “genio” delle Mille e una notte che sorge da una lampada. Tra le due fonti culturali passano circa quattordici secoli. Come ha scritto un noto storico della filosofia, Diogene camminava con la lanterna accesa in pieno giorno, con chiara ironia provocatoria, e gridava ripetutamente la famosa frase: “Cerco l’uomo”, perché gli dei avevano concesso agli uomini facili mezzi di vita, ma poi li avevano anche tolti dalla vista umana. La ricerca, pertanto, consisteva nel trovare ciò che avrebbe potuto rendere visibile l’uomo e i suoi mezzi che lo avrebbero portato alla felicità. Per questa felicità, secondo Diogene, le istanze di natura dovevano prendere il sopravvento e avere la priorità. Non a caso il termine cinico, con cui il filosofo è anche chiamato nella storiografia, ha l’etimo nella parola cane[1]. Comunque l’emblema della lanterna è l’emblema di uno strumento che ci fa luce e ci fa vedere l’uomo: ed è questo il compito della filosofia, della narrazione e dell’autonarrazione dei soggetti, come si cercherà di spiegare in seguito.    

La lampada di Aladino è la lampada che risponde ai desideri del soggetto: ed è l’icona della fantasia e del racconto, della proiezione in una realtà fittizia di ciò che sono i nostri desideri, le nostre paure e, soprattutto, il mezzo che permette la liberazione da esse. Allora perché Diogene ed Aladino? Perché sono le immagini della ricerca dell’uomo e del suo voler essere, nel campo della riflessione speculativa (da speculum: specchio) e in quello della creatività estetica. Ci sarebbe stata una terza lanterna da introdurre: la “lanterna magica” che dal Seicento fino ai fratelli Lumière costituì la preistoria del cinematografico. E oggi il cinema, il film e l’arte nel suo complesso sono quasi una lampada magica che aiuta nella ricerca, anche filosofica, dell’uomo.

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Inscienza e disfilosofia PDF Stampa E-mail
Filosofia
Scritto da Luca Carbone   
Martedì 02 Aprile 2013 16:11

Mentre il mondo va per la sua strada, apparentemente intocco, e si bea dei glutei al sole di Nicole Minetti, dei cinguettii internettiani di Obama, cliccando un miliardo e passa di volte, per la modica cifra di decine di milioni di dollari, il videotubato Gangnam Style e danzandolo nelle metropoli – una cerchia agguerrita e sparuta di “operatori scientifici” prosegue imperterrita nell’opera di demolizione del Novecento, il secolo forse più frainteso della storia occidentale – con facce simpatiche e piglio spigliato, leggermente abusando forse solo delle immancabili pubbliche prebende.

Così Carlo Rovelli si congeda dal 2012, su Domenica del 30 dicembre – prestigioso autorevole inserto culturale dell’autorevole e prestigioso quotidiano di Confindustria Italia, il Sole tutto il dì – che evidentemente, per gli straordinari solari, paghiamo due volte – a onor del vero come tutti i grandi quotidiani di vaglia e grido, da contribuenti, col virtuoso meccanismo dei finanziamenti pubblici alla carta stampata, e coi nostri spiccioli in edicola, acquistandolo.

Il rovello del Rovelli è il Tempo. E sin qui poco male, anzi bene. Chi, almeno una volta, nella vita non s’è arrovellato per il tempo? Tacendo del fatto che ormai “non abbiamo mai tempo” per tutto quello che dobbiamo dovremmo improrogabile fare. Sull’ansia da perdita del tempo (ma dove si perde il tempo? E perché non si ritrova?) sembrano basarsi un incalcolabile numero di diuturne e notturne interazioni quotidiane: chi non lo prova e sa? Anche un ragazzino di anni quindici ormai “non ha mai tempo” – è il refrain d’ogni disbrigo quotidiano… ma questo è un altro discorso.

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Un laboratorio di pratica filosofica PDF Stampa E-mail
Filosofia
Scritto da Paola Grassi   
Domenica 25 Novembre 2012 18:03

[www.pensafilosofico.it]

 

L’inaugurazione dello Sportello di Consulenza Filosofica presso l'Università Popolare “Aldo Vallone” di Galatina ha determinato una risonanza ed un entusiasmo inaspettati. È piaciuto in particolare l’andamento laboratoriale dell’incontro di apertura attorno alla domanda «Che cos’è la felicità?». Per questa ragione, invece di attivare solo il ciclo di “conversazioni filosofiche” individuali previsto, si è pensato di proseguire mantenendo viva anche la dimensione gruppale. La stanza dello “sportello” alla cui porta avrebbe potuto bussare la cittadinanza per incontrare la consulente filosofica, è dunque anche ed ancora quella di un "laboratorio di pratica filosofica", che continua ad essere molto aperto a ricevere tutti gli interessati, i loro pensieri e i loro contributi alla riflessione condivisa. Potete comunque prendere appuntamento con me per un incontro individuale ai recapiti in calce.

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Intervista a Giovanni Invitto: La filosofia come narrazione, a cura di ISABELLA AGUILAR PDF Stampa E-mail
Filosofia
Sabato 27 Ottobre 2012 12:22

["Il Giornale di Filosofia", n. 1, 2005,  in www.filosofia.it]

 

La questione, allora, è questa: oggi, negli ultimi decenni, la filosofia ha affrontato in modo più diretto il problema del suo rapporto con la narrazione. Ma questo rapporto, in primo luogo, esiste da quando esiste il pensiero occidentale; in secondo luogo, non deve essere ridotto al rapporto tra filosofia e letteratura. Probabilmente è ormai legittimo parlare come di un fenomeno storico effettivo della crisi della filosofia come sistema. C’è chi la riporta a Nietzsche, c’è chi la retrodata… Comunque sia, la fine della filosofia come pensiero sistematico apre lo spazio alla filosofia come atteggiamento e come comprensione. E questo percorso di comprensione può essere un percorso di narrazione.

Se si guarda alla totalità della storia della filosofia, tra i generi letterari adottati dai filosofi nei secoli ne esistono di più propriamente narranti o narrativi. Per esempio le epistole, i romanzi filosofici, il teatro filosofico, le confessioni. Maria Zambrano, filosofa spagnola, ha dedicato un’intero saggio alla confessione come genere letterario della filosofia [M. ZAMBRANO, La confessione come genere letterario, a cura di P. Pucci, Bari, 1971].

[Leggi l'allegato]

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La critica dell'evento PDF Stampa E-mail
Filosofia
Scritto da Luca Carbone   
Lunedì 01 Ottobre 2012 18:13

[Testo pubblicato in http://www.eudia.org/: Lettura di ottobre (giovedì 27 settembre 2012), già apparso in “Il Paese Nuovo” dell’8 settembre 2012]

 

Più risibile della presunta applicazione immediata del pensiero di un pensatore all’empiria, mi pare soltanto la pretesa confutazione dello stesso sulla base della – evidente – constatazione che quel pensiero non corrisponde alla – molteplice ed enigmatica sempre, sfumatissima ed arrogante – empiria. Tentazioni entrambe dalle quali nessuno è esentabile a priori, forse nemmeno lo stesso pensatore; ma che dal ridicolo sconfinano nel pettegolo – il collante della ferrea mediocrità – quando le si assume a misure del pensare. Forse ad alimentarle provvede una doppia confusione, dalla stessa remota origine: si confonde il pensatore con il Santo Protettore; si confonde l’efficacia immediata con la “realtà” tutt’intera. Il rigore del pensiero non ha direttamente che fare colla rigidità nella condotta. Il pensatore è anche un uomo, o una donna, come tutte e tutti noi; la qualifica di pensatore non esenta dalle bollette, e dal ritrovarsi spesso in bolletta; e d’altronde: non cadono anche i Santi in tentazione? Che la Realtà coincida con quella porzioncina di mondo che ci tocca d’occupare, molto provvisoriamente, e che tutto ciò che non coincide con questa, per ciò stesso, sia “irreale” – è stata forse sempre la necessità dei molti; ora sembra diventata la manna, di tutti. Forse soprattutto perché il “reale” è la maschera del potere sociale. Ma purtroppo per noi tempo del pensiero, cioè della necessità, e tempo della “realtà”, cioè per noi dell’attualità, non coincidono; forse mai.

 

[Per continuare a leggere, vedi l’allegato]

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