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Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Matematica


Forme della bellezza PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Sabato 11 Aprile 2015 07:34

Nell’estendere il proprio dominio, la matematica può essere ambito di esperienza estetica

 

[in "Prometeo", anno 2015, n. 129, pp. 94-101]

 

Nel partecipare a una raccolta di saggi in memoria di Alexander Grothendieck – nato il 28 marzo 1928 a Berlino da padre ebreo russo, Alexander Shapiro (1890-1942), un anarchico avverso al leninismo, e da madre amburghese, Hanka Grothendieck (1900- 1957), anch’essa impegnata nei movimenti anarchici, e scomparso il 13 novembre 2014 a Saint-Girons, in Francia – ho sostenuto che Grothendieck può essere considerato a ragione un artista in aggiunta al fatto, più specifico, che era un matematico, e un matematico creativo, anzi proprio per questa ragione (si veda P.M. Mariano, Un artista tra gli alberi di Bures-sur-Yvette, in Matematica ribelle. Le due vite di Alexander Grothendieck, a cura di A. Carioti, Corriere della Sera Grandi Saggi, Milano 2014, pp. 81-102). E come matematico Grothendieck ha indicato nuovi punti di vista nella geometria algebrica, soprattutto dal 1955 al 1977, con pervicacia e indubbia profondità, dopo aver ottenuto risultati essenziali in analisi matematica.

Così, per fare qualche altro esempio, Leonhard Euler (1707-1783), Carl Friedrich Gauss (1777-1855), Augustin Louis Cauchy (1789-1857), Niels Henrik Abel (1802-1829), Bernhard Riemann (1826-1866), David Hilbert (1862-1943), Srinivasa Ramanujan (1887-1920), Ennio De Giorgi (1928-1996) possono essere considerati pienamente artisti in gradi diversi, ciascuno con sfumature e peculiarità proprie, molto di più di chi è dipinto in questi termini dagli interessi della macchina pubblicitaria. Intendo, quindi, quanto ho espresso per il caso specifico di Grothendieck come un fatto generale connesso al fare matematica, a estenderne il dominio proponendo nuove strutture e collegamenti tra di esse e con quelle preesistenti, al farla quindi in maniera creativa.

Non desidero sollevare il problema se i risultati della matematica siano scoperte o creazioni. Qualunque sia la soluzione ontologicamente corretta, per chi fa matematica non in maniera burocratica, per così dire, ma cercando di introdurre concetti, scoprirne le relazioni, quindi dimostrare nuovi teoremi, la questione non riveste un particolare interesse, perché, nei modi in cui si manifesta, quel fare è un atto creativo. Nessuno si chiede se l’Inno alla Gioia sia una scoperta, e così tutta la Nona Sinfonia, o se lo siano le Variazioni Goldberg, le Suites per violoncello solo o la sinfonia Jupiter, per fare qualche esempio, eppure quelle composizioni musicali sono implicite nelle molteplici possibili combinazioni delle note sul pentagramma. La loro scrittura è un atto creativo ed esse sono arte, anzi implicitamente ne indicano quasi la natura costitutiva: com’è la materia a definire lo spazio fisico, percepito dall’essere umano intorno a sé, così le opere sono quelle che indicano – pur non evitando ambiguità nella definizione – la natura dell’esperienza estetica.

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4007 Greenway PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Sabato 13 Luglio 2013 16:36

L’attività scientifica di Truesdell e il programma di Hilbert al Congresso internazionale dei matematici nel 1900


[in "Prometeo" giugno 2013]

Greenway declina da una collina dolce. Costeggia giardini dal prato all’inglese e dalla disposizione varia attorno a ville di stile che con qualche leggerezza si può perfino definire coloniale. Intorno si sviluppa Baltimora. Al 4007, sulla sinistra, andando giù dalla collina, vi è – per meglio dire, spero che ci sia ancora, visto che i miei ricordi visivi risalgono al 2002 – un edificio con caratteri palladiani, soprattutto all’interno, cui Clifford Ambrose Truesdell III, che ne fu proprietario, aveva attribuito un nome italiano: “Il Palazzetto”. Più che essere in parte una distratta civetteria, la scelta del nome scaturiva da una profonda attrazione del proprietario per il mondo classico, per il Rinascimento, per la cultura barocca, le cui tracce si trovavano nella scelta dei mobili, delle suppellettili, dell’arredamento tutto, dai due clavicembali che s’incontravano nell’atrio d’ingresso, guardati da sedie accostate ai muri d’intorno. I mobili e le suppellettili di valore furono messi all’asta da Cristie’s a New York nell’aprile del 2009. Johns Hopkins Gazette e Johns Hopkins Magazine diedero quell’anno la notizia sull’attenzione di Cristie’s per la mobilia dell’ex professore della Johns Hopkins University e riportarono il cospicuo risultato della vendita (più di un milione e mezzo di dollari, anche se per questa narrazione il valore economico non ha rilievo) di cui beneficiò il figlio avuto da Beverly Grace Poland, la prima moglie, Clifford Ambrose Truesdell IV, avvocato, attivista civile, scomparso d’improvviso l’anno successivo (era nato nel 1944). Nel 2008, invece, vi era stata l’ultima ora della seconda moglie di Clifford Ambrose Truesdell III (cui mi riferirò d’ora in avanti scrivendo soltanto Truesdell), Charlotte Janice Brudno, che ne era stata studentessa. Truesdell stesso era venuto a mancare al Palazzetto e al mondo il 14 gennaio 2000.

Il gusto del tempo passato – gli piacque farsi ritrarre da Joseph Sheppard adorno di giacca da camera in stile rinascimentale – il desiderio d’ancorarsi a valori classici e ad uno stile barocco erano nati da un lungo viaggio di formazione in Europa che la madre, Yetta Elen Walker, lo spinse a fare alla fine della scuola superiore, un viaggio che durò due anni ed in cui Truesdell si spese sia come visitatore di luoghi che come discepolo d’insegnanti di lingue (non ultimi il latino ed il greco antico) e non solo.

Tornato negli Stati Uniti, s’iscrisse nel 1938 al Caltech, il politecnico della California che Pasadena accoglie con deciso orgoglio, dove conseguì nel 1941 sia il Batchelor of Science in matematica che quello in fisica (si tratta della nostra laurea triennale). Era nato il 18 febbraio 1919 in riva al Pacifico, a Los Angeles.

Dopo il primo triennio di studi universitari, e il Master nel 1942 in matematica, abbandonò la costa pacifica per spostarsi a Providence, con Boston la più europea delle città americane, dove fu assistente di meccanica alla Brown University ed ottenne il dottorato sempre nel 1942 nell’Università di Princeton con una tesi sulla meccanica delle membrane per la quale ebbe per tutore Solomon Lefschetz (1884-1972), russo, emigrato negli Stati Uniti dopo aver studiato all’École Centrale parigina, un ingegnere quindi che aveva perso l’uso delle mani in un incidente di laboratorio una volta giunto su suolo americano e che si era dato alla matematica pura; ebbe grande influenza sulla matematica statunitense nella prima metà del ventesimo secolo.

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Viva la matematica... - (6, 10 e 18 novembre 2012) PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 07 Novembre 2012 06:52

Viva la matematica... ma con giudizio!

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 6 novembre 2012]

 

Bellissima la descrizione di Errico, sul Quotidiano di lunedì, delle sindromi da matematica  degli studenti di ogni ordine e grado. Mi ci riconosco in pieno. E riconosco in pieno che la matematica è uno strumento indispensabile... per alcune branche della scienza. Alcune. Il professor Zichichi, fisico di fama mondiale, un giorno scrisse che l’evoluzione non è una scienza perché non è espressa con formule. E questo portò il ministro Moratti a toglierla dai programmi della scuola dell’obbligo! Il libro che ha cambiato la storia del pensiero umano è stato scritto da Charles Darwin, si chiama l’Origine delle Specie. Non ci sono formule, in quel libro. Il motivo è semplice. L’evoluzione è la scienza che studia i meccanismi con cui la vita cambia, dalla sua origine ai giorni nostri. Potremmo dire che studia la storia della vita. Possiamo trovare l’equazione della storia? Un’equazione, o una serie di equazioni, che descriva lo sviluppo di un sistema storico, ad esempio la storia della nostra specie, o la storia della vita? Esiste l’equazione dell’Impero Romano? Esiste un’equazione che, se applicata alla storia di oggi, possa prevedere quello che avverrà nel futuro? Quell’equazione esiste se parliamo della storia del sistema solare, o dell’orbita del nostro pianeta attorno al sole. Ma non può tener conto, tuttavia, dell’impatto di un corpo celeste che potrebbe anche mutare quell’orbita. Quell’impatto è una contingenza. Possiamo calcolare la probabilità che si verifichi quella contingenza, ma non la possiamo prevedere con precisione matematica. La matematica trova e descrive i vincoli della natura, tipo quelli della fisica classica: le leggi. Ma non ha il potere di prevedere le contingenze. E la storia è fatta di contingenze.

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Della poesia e della cosa numerica PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Lunedì 01 Ottobre 2012 06:34

della poesia e strutture della matematica: congruenze e dissonanzeStrutture .

 

[in "Prometeo", a. 30, n. 119, settembre 2012, pp. 34-43]

 

Pare che d’un tratto, da qualche parte nel cammino della vita, molte persone, moltissime in verità, se siano tutte non so, abbiano almeno un istante in cui si credono poeti, si sentono poeti, e taluni cercano talvolta perfino di esserlo ponendo versi sulla carta. Quest’affermazione, che con il ‘pare’ che la principia attribuisco ad altri, pur non specificando chi, ma sottintendendo che essa riferisca di un comune sentire, implica la necessità che si sappia cosa sia ‘poesia’. La questione non è oziosa, come potrebbe apparire. Certo, potrei evitare d’argomentare invitando ad aprire e leggere una pagina qualsiasi di Omero, dei lirici greci o di Dante, citando un qualche passo di Shakespeare, o andando tra Petrarca, Leopardi, Goethe, Foscolo, Rilke, Ungaretti, fino a Borges, a Dylan Thomas, a Miłosz solo per fare qualche nome (una lista men che istintiva, zeppa di omissioni), e così via, includendo forse anche qualche vivente, con estrema circospezione, non avendo il supporto del lavacro del tempo. Potrei, come talvolta avviene per taluni, costruire un saggio interconnettendo miriadi di citazioni d’altri, lasciando il mio contributo alla sola scelta di esse, scelta che sarebbe latrice di una qualche mia idea che avrei la pudicizia o la presunzione (talvolta l’una il travestimento dell’altra) di non esprimere esplicitamente e che vorrei rafforzare per la vicinanza ad altre voci. Potrei, ripeto, ma, in questo caso, gli esempi, per quanto numerosi, per quanto alcuni immensi, non riuscirebbero a costruire una definizione oggettiva di poesia. Servirebbero soltanto a creare un ambiente, un substrato atto solo ad aiutare la sensibilità del mio interlocutore a dare un giudizio: se un dato scritto sia dotato di valore poetico o no.

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Perspectives in continuum mechanics: a preface PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Domenica 26 Agosto 2012 11:35

[Anticipiamo l’introduzione di Paolo Maria Mariano al numero tematico di ottobre 2012 della rivista scientifica dell’editore statunitense Wiley, “Mathematical Methods in Applied Sciences”, dedicato a “Perspectives in Continuum Mechanics”.]

 

With the words continuum mechanics we indicate a classical field theoretic representation (long wavelength approximation) of the macroscopic mechanical behavior of bodies extended in space, under the action of external agencies. In this setting the description of changes in placements including strain effects plays a prominent rôle.

Bodies populating the physical world are the resultant of intricate architectures of entangled molecules or regular atomic arrays. And phenomena at various spatial and/or temporal scales concur in determining their macroscopic mechanical behavior. In constructing relevant interpretative models we make choices by selecting prominent aspects in the set of phenomena that we want to describe. In doing these choices we are addressed by empirical data but, in turn, design and development of experiments are driven by pre-existing theoretical views on the phenomenon they are referred to.

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