Programma maggio 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Maggio 2022 Mercoledì 4 maggio, ore 18:30, Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse: dott. Massimo Graziuso,... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Economia


SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 37 (1° maggio 2012) PDF Stampa E-mail
Economia
Martedì 01 Maggio 2012 08:40

Il cortocircuito banche-crescita

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 1° maggio 2012]


Circa il 51% delle micro imprese italiane che si sono rivolte ad una banca negli ultimi tre mesi ha denunciato un aumento delle difficoltà di accesso al credito, sia per quanto attiene alla mancata erogazione, sia per quanto attiene agli (elevati) interessi applicati sui finanziamenti. E’ quanto emerge da un’indagine della CGIA di Mestre. E’ interessante rilevare che, stando a questa stessa indagine, le piccole imprese che hanno denunciato maggiori difficoltà sono localizzate nel Nord-Est. Ciò smentisce, almeno parzialmente, il convincimento diffuso secondo il quale il razionamento del credito deriva dall’elevato rischio connesso all’erogazione di finanziamenti, a sua volta imputabile al contesto socio-economico nel quale opera l’impresa e, segnatamente, alla presenza di criminalità organizzata. Questa convinzione porta a ritenere che, contrariamente all’evidenza, sono le imprese meridionali – in quanto localizzate in aree con elevata presenza di criminalità organizzata - a scontare tassi di interesse più alti e/o a vedersi ridotti i finanziamenti bancari. Su questo punto occorre porre due precisazioni. In primo luogo, come diffusamente attestato, la criminalità organizzata – purtroppo – è ormai un fenomeno nazionale, e non vi è dubbio sul fatto che la sua esistenza contribuisca a disincentivare l’erogazione di credito dal momento che accresce la rischiosità degli investimenti. In secondo luogo, la restrizione del credito è essenzialmente causata dalle piccole dimensioni aziendali, dal momento che imprese di piccole dimensioni sono (almeno presuntivamente) più facilmente soggette a fallimento, così come, per converso, le grandi imprese vengono ritenute “troppo grandi per fallire”.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 36 (28 aprile 2012) PDF Stampa E-mail
Economia
Sabato 28 Aprile 2012 12:09

Valutazione farsa per declassare le Università

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 28 aprile 2012

 

Il dibattito sulla valutazione della ricerca scientifica in Italia è estremamente rilevante ed è da salutare con favore il fatto che Quotidiano abbia ospitato interessanti interventi sul tema. Si rende, così, di pubblico dominio ciò che fino a qualche mese fa era oggetto di discussione solo nell’ambito della comunità dei professori universitari, e che riguarda i numerosi studenti dell’Università del Salento e le loro famiglie. L’oggetto del contendere è il primo effettivo esercizio di valutazione del sistema universitario nazionale. L’esercizio – denominato VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) - è affidato all’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR) ed è finalizzato a fornire una valutazione di ciò che i Dipartimenti universitari hanno prodotto nel periodo 2004-2010. I risultati saranno utilizzati per effettuare una ripartizione dei fondi pubblici finalizzata a premiare le Università nelle quali lavorano i docenti più ‘meritevoli’. E’ agevole intuire che non si tratta di una questione che riguarda esclusivamente gli accademici, poiché disporre di maggiori finanziamenti significa poter offrire agli studenti maggiori e migliori strutture, e maggiore quantità e migliore qualità della offerta didattica.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 35 (23 aprile 2012) PDF Stampa E-mail
Economia
Lunedì 23 Aprile 2012 15:03

Chi valuterà i valutatori?

 

[in "MicroMega" online del 23 aprile 2012]

 

A seguito dell’approvazione della L.240/2010 (la c.d. riforma Gelmini) le strutture di ricerca italiane sono oggetto di valutazione, sulla base di un esercizio – denominato VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) - affidato all’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR) e finalizzato a fornire una valutazione di ciò che i Dipartimenti universitari hanno prodotto nel periodo 2004-2010. I risultati saranno utilizzati per effettuare una ripartizione dei fondi pubblici finalizzata a premiare le Università nelle quali lavorano i docenti più ‘meritevoli’. E’ agevole intuire che non si tratta di una questione che riguarda esclusivamente gli accademici, poiché disporre di maggiori finanziamenti significa poter offrire agli studenti maggiori e migliori strutture, e maggiore quantità e migliore qualità della offerta didattica.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 34 (8 aprile 2012) PDF Stampa E-mail
Economia
Domenica 08 Aprile 2012 10:35

Lavoro pubblico e riforma

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 8 aprile 2012]

 

A Confindustria non è bastata l’abolizione dell’articolo 18 per i lavoratori del settore privato. La ‘flessibilità in uscita’ (ovvero la maggiore facilità del licenziamento) la si vuole estendere anche al settore pubblico. Un autorevole commentatore del Sole-24 ore ha recentemente tenuto a precisare che “Logica vorrebbe che per la pubblica amministrazione valgano le stesse regole ipotizzate per i lavoratori delle imprese private”. In prima battuta, sembrerebbe un’affermazione appunto logica.

Va tuttavia chiarito che, a dispetto di quanto comunemente si ritiene (e, soprattutto, di quanto le associazioni datoriali hanno interesse a far credere), la disciplina del licenziamento di lavoratori nella Pubblica Amministrazione è già stata ‘semplificata’ dalla cosiddetta Legge Brunetta del 2009 e, ancor più, dalla legge 183/2011, che dispone che il licenziamento può avvenire in tutti i casi nei quali le amministrazioni “hanno situazioni di soprannumero o rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria”. Dunque, sul piano normativo, non è possibile sostenere che i licenziamenti nel pubblico impiego siano più difficili che nel settore privato.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 33 (4 aprile 2012) PDF Stampa E-mail
Economia
Mercoledì 04 Aprile 2012 16:09

L’immobilismo dietro i fallimenti delle imprese

 

[“Nuovo  Quotidiano di Puglia” del  4 aprile 2012]

 

Qualche anno fa si parlava di declino italiano, a segnalare il basso tasso di crescita della nostra economia e la sostanziale incapacità delle nostre imprese di far fronte alla concorrenza internazionale. In assenza di politiche industriali in grado di modificare questa condizione, e a seguito delle misure di austerità messe in atto – in particolare - nell’ultimo triennio, non c’è da stupirsi di fronte a un’evidenza empirica che segnala ormai una vera e propria desertificazione produttiva dell’intero Paese. Alcuni dati possono aiutare a comprendere la dimensione del fenomeno.

Su fonte Unioncamere, si registra che nel 2011 sono stati censiti più di 12 mila fallimenti, con un aumento del 7,4% rispetto alle oltre 11 mila procedure del 2010 (che, a sua volta, aveva fatto segnare un +19,8% rispetto all’anno precedente). Fra 2009 e 2011, si contano 33 mila fallimenti. I fallimenti sono aumentati in tutte le forme giuridiche, con una crescita maggiore per le società di capitali (+8,6% rispetto al 2010), rispetto a quanto si registra nelle altre forme giuridiche (+4,7%). Pur rimanendo il macrosettore con la maggiore frequenza dei fallimenti, l’industria è l’unico comparto che nel 2011 evidenzia un’inversione di tendenza, dopo due anni di crescita della mortalità delle imprese del settore: i fallimenti – in questo comparto - si sono ridotti del 6,3% rispetto al 2010.

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