"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Claudia Megha racconta la nostra gita culturale a Cavallino.
Nel pubblicare le impressioni di una partecipante alla gita, che ringraziamo vivamente per la sua efficace e tempestiva testimonianza, alleghiamo alcune foto, dovute anche queste a Claudia Megha e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose Bibliofilia e Biblioteconomia
Bibliofilia
"La storia degli Abnaki" di Eugenio Vetromile PDF Stampa E-mail
Bibliofilia
Scritto da Maurizio Nocera   
Martedì 05 Luglio 2016 09:16

Eugenio Vetromile (Gallipoli, 22 gennaio 1819 - 1881), prete missionario nell'America ottocentesca, è stato un etnografo e un antropologo ante litteram. Il suo nome l'avevo incontrato una prima volta, leggendo degli ottocenteschi scartafacci inclusi tra le carte che, un giorno degli anni ’70, Domenico De Rossi mi aveva venduto per poche migliaia di lire e per molti “passaggi” d’auto che gli davo ogni volta che doveva spostarsi dalla Città bella per andare in altri Comuni della provincia, dove si recava per vendere i suoi libri.

A scrivere per primo, almeno nella seconda parte del Novecento, di Eugenio Vetromile, è stato Elio Pindinelli col saggio Eugenio Vetromile, Patriarca degli Indiani nel volume Gallipoli. Fatti, personaggi e monumenti della nostra storia (Edizioni Centro Attività turistico-culturali di Gallipoli, 1984, pp. 79-86), nel quale lo storico gallipolino fa la biografia del Nostro aggiungendo in appendice un interessante "ritratto" della Città bella a firma sempre del Vetromile.

In tempi più recenti, è apparso poi un altro articolo sulla rivista «Anxa» a firma del direttore della stessa, Luigi Giungato, intitolato Eugenio Vetromile, il gesuita gallipolino “Patriarca degli Indiani” (v. «Anxa News», a. IX, n. 1-2, gennaio-febbraio 2011, pp. 9-11). In questo articolo, oltre al percorso clericale che Giungato fa del Nostro, è interessante la riproduzione delle copertine di alcuni libri pubblicati negli Stati Uniti dal rev. Vetromile, copertine che il direttore di «Anxa» ha reperito nella Biblioteca provinciale “N. Bernardini” di Lecce. Li cito così come si usa fare nel settore bibliofilico e bibliografico:

Indian Good Book,/ made by/ Eugene Vetromile, S. J.,/ Indian Patriarch,/ for the benefit of the Penobscot, Passamaquodd, St. John’s, Micmac,/ and other trides of/ The Abnaki Indians.// This year/ One Thausand Eight Hundred and Fifgh-Eihgt./ Old-Town Indian Village, and Bangor/ New York:/ Edward Dunigan & Brother/ (James B. Kirker.)/ 371 Broadway// 1856 (prima edizione).

Of Vetromiles/ Noble Bible./ Such as happened Great-Truths/ Made by/ Eugene Vetromile,/ Indian Patriarck,/ Corresponding member of the Maine Historical Society, Etc./ For the Benefit of/ The Penobscot, Micmac,/ and other tribea of the/ Abnaki Indians./ Old Tows, Indian Village, and Bangor. 1858/ New York-Villeage/ Rennie, Shea & Lindsay./ 1860 (prima edizione).

Leggi tutto...

Alberto Tallone architetto di libri PDF Stampa E-mail
Bibliofilia
Scritto da Maurizio Nocera   
Mercoledì 16 Ottobre 2013 20:32

[Nel dicembre 2010, per le edizioni di Franco Maria Ricci, è stata pubblicato il libro Bibliografia talloniana che la curatrice, Anna Mavilla, così l’introduce: «Giunta al termine di questa mia peregrinazione bibliografica, a parecchi mesi di distanza dagli eventi che ne determinarono il divenire, è difficile non concludere con un doveroso omaggio a chi l’ha voluta e resa possibile: Franco Maria Ricci, che mi ha amichevolmente aperto le porte della sua stupefacente biblioteca e mi ha costantemente sostenuta con preziosi consigli. Un particolare sentimento di gratitudine va a Enrico Tallone (che mi ha reso partecipe della sua straordinaria memoria-archivio, dove ogni edizione, propria, del padre o del fratello Aldo, è un grato ricordo), senza la cui generosa disponibilità i materiali più remoti e rari, ormai introvabili, non sarebbero stati rintracciati».

Ecco il sommario del volume nell’elegante veste editoriale com’è nella tradizione dell’editore della rivista «FMR»: Settant’anni di stampa come arte, di Anna Malvilla; Volumi e plaquettes; Cataloghi; Fogli volanti.

La premessa del volume è a firma di Maurizio Nocera, che qui di seguito riportiamo.]


Un vento lieve d’Alpi s’intrufola tra le foglie degli alberi del parco che circonda la Stamperia di Alpignano, quando il tempo comincia a non avere più confini. Monumento all’industria meccanica-ferroviaria fine ‘800 inizi ‘900, su vecchi binari d’epoca sonnecchiano le antiche locomotive, con il loro carico di storia e l’amore di chi in quel posto le ha volute. Dentro la tipografia, tra e su banconi, cassettiere, taglierine, macchine piane, carta odorosa d’affetti, il fervore dell’impresa alita tra lampi di creatività, col lavoro che si fa arte, e l’opera che dà senso all’eterno divenire.

Su un bancone per la composizione, tra i tipi propri del fondatore della Stamperia e quelli di Caslon e Garamond, una foto di Alberto Tallone, uomo già maturo, leggermente ricurvo sul tavolo di lavoro. La foto lo ritrae ancora nell’ambiente di Parigi, quello dell’Hôtel de Sagonne. E in quello straordinario ambiente che il «miglior tipografo italiano» [Dichiarazione di Pietro Romanelli alla consegna del primo Premio assegnato ad Alberto Tallone al Convegno di Bolzano (7-8 ottobre 1965) dedicato alla storia del libro, indetto dal Comitato per il V Centenario dell’introduzione dell’arte tipografica in Italia] del Novecento tiene nella mano sinistra il compositoio, nella destra il piombo dei caratteri. Davanti a lui, sulla cassa leggermente inclinata, un vantaggio è appoggiato su una pagina composta e legata con la funicella. Accanto, illuminato da una luce laterale, il frontespizio della Divina Commedia. Non si legge l’anno di stampa, però, sicuramente si tratta dell’edizione che il Pellizzari, nella sua Opera Tipografica di Alberto Tallone/ Testimonianze – Descrizione – Commento (Alpignano 1975) così scheda: «Testo e cura di Francesco Flora. Il nome dell’editore non compare né sulla copertina né sul frontespizio, ma soltanto nel colophon che dichiara l’opera composta da Alberto Tallone e licenziata dai torchi dell’Hôtel de Sagonne in Parigi il 25 novembre 1939 per l’Inferno, il 13 febbraio 1941 per il Purgatorio, e il 24 dicembre 1941 per il Paradiso».

Della “divina” opera di Dante, composta e stampata da Madino (è il nomignolo col quale Alberto Tallone veniva chiamato dai familiari e amici) in tre volumi, il figlio Enrico dispone ancora nell’archivio della Casa di alcuni esemplari di specimen, uno dei quali, all’interno di una più gonfia busta, mi ha fatto recapitare come esempio di impaginazione.

Leggi tutto...

Codice "C" come Cartesio Codex Camiless PDF Stampa E-mail
Bibliofilia
Scritto da Maurizio Nocera   
Domenica 31 Marzo 2013 09:36

Nell’ottobre 2012 Lecce ha visto nascere una nuova casa editrice, la “léndaro g. càmiless &dizioni clandestine” con un originalissimo logo: una spirale impressa a secco con i caratteri del nome dello stesso artista poeta fondatore. Il primo libro editato – codice “C” (Galatina, 2011) – è una preziosità bibliofilica sia nel formato (cm 15,5 x 29, in-4° mezzo quadrato) sia nei contenuti (testi + immagini).

L’autore, Léndaro G. Càmiless, ha lavorato alla produzione dei testi, suoi e dei “privilegiati” coinvolti, per tre anni (2009/11) partendo dalla pubblicazione di un «libro-progetto speciale – singhiozzo francese / pause cartesiane [n. b.: deliberatamente l’autore ha scritto tutte le iniziali in minuscolo e, qualche volta, a cascata] – formato in-8° medio, brossura: in prima di copertina c’è un disegno […] che raffigura una carta stropicciata, sulla quale si intravedono alcune mezze parole e lettere sparse che richiamano il titolo del libro; in quarta di copertina c’è uno dei ritratti classici di René Descartes, il cui volto è stato sezionato a finestra, nella quale si vede il teschio, mentre la parte staccata, quella vera (frangetta, occhi e naso) è spostata più in basso».

Leggi tutto...

NOCERANCORA (POSTILLE BIO-BIBLIOGRAFICHE SU MAURIZIO NOCERA) PDF Stampa E-mail
Bibliofilia
Scritto da Paolo Vincenti   
Lunedì 30 Aprile 2012 12:49

[Tratto da Nocerancora (Postille bio-bibliografiche su Maurizio Nocera), di Paolo Vincenti, e-book, già pubblicato su www.spigolaturesalentine.com ]

 

PREMESSA

“L’assassino torna sempre sul luogo del delitto”.  Il libro A volo d’arsapo. Note-bio-bibliografiche su Maurizio Nocera, pubblicato con “Il Raggio Verde” nel 2008, ha segnato una tappa importante della mia breve carriera letteraria. Il primo scritto di quel libro si intitolava “Io e Maurizio Nocera” e il fatto che io parlassi anche di me, ovvero della mia formazione letteraria e politica, oltre che del poeta e scrittore Nocera, oggetto della trattazione, colpì molto coloro che recensirono il libro, per la particolarità di quello scritto. Con il libro A volo d’arsapo, per la prima volta pubblicavo qualcosa di compiuto, con una vera e propria casa editrice; la mia precedente prova letteraria, L’orologio a  cucù (Good times) (I poeti de “L’uomo e il Mare”, Tuglie 2007) , sorta di informe massa di appunti sparsi,  raccolti negli anni, era stata autoprodotta con tanto entusiasmo quanta improvvisazione, come gli innumerevoli refusi presenti in quel libro confermano, nonostante la buona volontà del bravo tipografo Giuseppe Miggiano da Tuglie.

Leggi tutto...

Ermanno Inguscio e il mestiere dello storico (profilo bio-bibliografico) PDF Stampa E-mail
Bibliofilia
Scritto da Paolo Vincenti   
Domenica 29 Aprile 2012 07:28

Ermanno Inguscio, storico, giornalista e docente di materie letterarie. Ermanno Inguscio è un ruffanese e un caro amico, che ha concentrato la maggior parte delle proprie energie nella riscoperta e nella valorizzazione di quell’enorme patrimonio demo-etno- antropologico custodito nel piccolo grande borgo di Torrepaduli, frazione di Ruffano, il paese che lo ha visto nascere, crescere e formarsi. Nella frazione di Torrepaduli, nelle antiche “terre di Maria D’Enghien”, da secoli la devozione popolare tributa onori al santo taumaturgo, San Rocco di Montpelier, il cui culto è talmente importante da avere quasi oscurato quello di San Teodoro, che di Torrepaduli è il patrono ufficiale. Nel cerchio magico della piazza del Santuario di San Rocco,  infatti, dove nella notte fra il 15 e il 16 agosto  si balla la meravigliosa danza scherma, nel vibrare della pelle dei tamburi e nel fendere dei coltelli nell’aria rovente del caldo agostano,  si celebra ogni anno un rito uguale e diverso, una messa laica, a latere di quella sacra celebrata nel Santuario, di cui officianti sono i tanti e tanti visitatori che si accalcano nello slargo di San Rocco e che, con le loro sgargianti magliette e vaporose capigliature, con i loro simboli stravaganti e la loro chiassosa allegria, fanno da contrappunto alla composta, quasi mesta, presenza dei pellegrini, questuanti del Duemila. Qui, i devoti da ogni parte del Salento e non solo, vengono a chiedere una grazia al Santo spadaccino, Rocco da Montpelier, o a ringraziare per averla ricevuta, mentre i giovani coreuti,  anche extra-comunitari ( ma tutti  comunitari del grande villaggio globale di questa contemporanea civiltà), ballano e cantano, suonano i loro improvvisati strumenti e si confondono insieme nel grande spasimo della festa che, nelle ore centrali della notte, raggiunge il culmine. Le loro voci e i loro respiri si confondono con il sudore,  l’aria della notte diventa salmastra e le vibrazioni che la tagliano, quasi percettibili al tatto, i commercianti sono stremati dalla fatica e dal caldo ma con la speranza di vendere ancora qualche pezzo della loro mercanzia e le donne devote dormono sui bordi della piazza, ai lati esterni del Santuario, fiaccate dalla stanchezza del lungo pregare e dall’afa. E il Santoguarda tutto ciò e benedice, mentre la festa di San Rocco rende per due giorni Torrepaduli ombelico del Salento e del mondo.

Leggi tutto...

<< Inizio < Prec. 1 2 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 2
Torna su