Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Recensioni


Un libro su Gino Rizzo PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Paolo Vincenti   
Domenica 15 Novembre 2015 09:05

A ottobre 2005, a dieci anni di distanza dalla scomparsa del professore Gino Rizzo, italianista, docente presso l’Università degli Studi di Lecce e anche Preside di Facoltà, viene pubblicato dal “Centro Studi Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo” di Cavallino, “Metodo e intelligenza". Gli studi di Gino Rizzo tra filologia e critica, per le edizioni Congedo (2015), a cura di Fabio D’Astore e Marco Leone. Si tratta di una raccolta di contributi a firma di alcuni esperti di letteratura italiana che hanno conosciuto Rizzo e hanno avuto con lui contiguità d interessi,  in omaggio all’illustre scomparso, come memento per la sua città di Cavallino, per il Salento e per tutta la comunità di studiosi e amanti delle lettere affinché di lui possa serbarsi grato ricordo. Il libro, che esce con il patrocinio della Città di Cavallino, dopo una Premessa dell’On. Gaetano Gorgoni, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura di Cavallino, è introdotto da una Prefazione di Antonio Lucio Giannone, Presidente del “Centro Studi Sigismondo Castromediano”, ente  ideato e fondato proprio da Gino Rizzo, che ne fu il primo Presidente, insieme a Gorgoni, allora Sindaco del comune leccese. Il centro intendeva dare impulso agli studi e alle ricerche sulla cultura salentina dell’Ottocento e Novecento, con particolare riferimento alle figure di Giuseppe De Dominicis e di Castromediano, come ricorda proprio Giannone il quale rImarca i filoni di ricerca seguiti da Rizzo nella sua carriera, lamentando la sua troppo prematura scomparsa. Il professor Rizzo infatti avrebbe dato certamente ancora molto, sia come ricercatore attento che come promotore di iniziative culturali di vario genere. All’intervento di Giannone, segue nel libro una Introduzione dei curatori Fabio D’Astore e Marco Leone, i quali sono stati allievi e amici di Rizzo. Essi spiegano che il sottotitolo del libro, “metodo e intelligenza”, “filologia e critica”, non è stato scelto a caso perché questi due accostamenti rappresentano i titoli di altrettante opere di Rizzo contenenti saggi sulla letteratura italiana fra Seicento e Novecento. Una segnalazione per la bellissima copertina del libro, opera di Guercino, “Paesaggio al chiaro di luna”(1616).  Il libro  lumeggia i vari aspetti dell’indagine critica eseguita dal professor Rizzo negli anni. Il primo contributo è di Pasquale Guaragnella, “Un ricordo di Gino Rizzo, studioso del Barocco”; poi interviene Marco Leone, con “Il Barocco di Gino Rizzo tra saggi ed edizioni”; il terzo contributo è a firma di Giuseppe A. Camerino, con “Settecento in Terra d’Otranto, nelle ricerche di Gino Rizzo”; è poi la volta di Emilio Filieri, con “Sul Settecento inedito fra Salento e Napoli. Fedeltà alla ragione con il mito del sentimento”; segue Raffaele Giglio, con “L’impegno di Gino Rizzo per la poesia ottocentesca”; il sesto contributo è di Fabio D’Astore, con “Critica-filologia-esegesi: gli studi di Gino Rizzo su Giovanni Verga”; il settimo contributo è di Ettore Catalano, “Gli studi novecenteschi di Gino Rizzo tra accertamento filologico e ricchezza analitica”; infine Antonio Lucio Giannone, con “Tra filologia e critica: il ‘Fenoglio’ di Gino Rizzo”. Attraverso gli interessi letterari di Rizzo, nella sua carriera di studioso, i suoi numerosi volumi, saggi, edizioni, articoli, le sue frequentazioni anche amicali, i convegni, seminari e incontri di studio organizzati, si ricostruisce anche buona parte della memoria collettiva e del contesto storico culturale di una terra che ha avuto in lui uno dei figli più stimati e apprezzati.


Nero Notte - Torna Paolo Vincenti PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Gianni Ferraris   
Giovedì 12 Novembre 2015 07:50

[in www.fondazioneterradotranto luglio 2013]



L’Orba è un torrente, ci andavamo i torridi giorni d’estate, si trova sull'Appennino Ligure, fra Alessandria e Genova. Ricordo, erano gli anni ’80 del secolo scorso, quel giorno di agosto ero solo, ci andai per starmene in pace, c’era poca gente allora, ed era un giorno infrasettimanale. L’acqua è ghiacciata anche in estate, una frustata piacevole sul corpo, è acqua limpida. Prima di partire, visto che volevo starci un’intera giornata, presi un libro da uno scaffale. Ci sono i libri già letti e quelli ancora da aprire, entrambi sono importanti spesso riprendo una lettura già fatta, forse per confermare ricordi ed emozioni, quelle nuove servono per imparare. Quel giorno, chissà perché, mi portai “Il lupo della steppa” di Herman Hesse, l’avevo acquistato da tempo e mai letto. Fu folgorazione, ancora con brividi di piacevole fresco dell’acqua, fu un tutt'uno aprirlo e non riuscire più a staccarmene se non per brevi intervalli, per bere o per guardarmi attorno, alberi e falchetti che volavano alti. Hesse mi avvolse come una coperta, come un abbraccio, fino alla fine della giornata e del libro. Chissà perché lo regalai, al ritorno, la sera stessa, ad un’amica che stava passando un periodo nero. Mi ringraziò.
Nero Notte di Paolo Vincenti, il suo romanzo, anzi la sua romanza, ha destato emozioni certamente diverse, ha un sapore simile, un ritorno alla memoria di quel tempo e quei tempi. Già, i tempi e il tempo che in Paolo tornano in ogni opera, gli orologi presenti, anche in questo nuovo libro, sul retro di copertina, sono lì, in filigrana. Vincenti troverà la forza di romperli tutti, prima o dopo? Forse no, in ogni sua copertina ce ne sono, incombenti, insistenti, spudorati a ricordare le ore che scorrono.

Romanza di amore e morte… Storia di un’anima in pena. Nella notte, un uomo cammina, piange, ride, sogna, grida, si dimena… Nella notte, un uomo è inseguito dai propri fantasmi, e all’alba, un gallo canta…

Così leggo nel retro di copertina.

Leggi tutto...

Gli studi ellenistici di Biagio Virgilio PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Pietro Giannini   
Lunedì 09 Novembre 2015 16:51

L'occasione di questa rassegna è data dalla pubblicazione di una "scelta di scritti" di Biagio Virgilio, prof. ordinario di Storia greca e di Epigrafia greca nell'Università di Pisa, dal titolo Studi sull'Asia Minore e sulla regalità ellenistica (Pisa-Roma 2014, pp. 398). La precisazione è necessaria perché il volume accoglie solo alcuni tra i 140 contributi scientifici di Virgilio, studi selezionati per offrire uno specimen significativo delle principali linee di ricerca perseguite dallo studioso e che sono (come egli stesso precisa nella Premessa): l'Asia Minore, gli Attalidi, i santuari anatolici, il re e la regalità, la corrispondenza reale.

Recensendo opere sull' argomento (ma integrando la rassegna con numerosi contributi personali) Virgilio ha modo di delineare la fisionomia dell'Asia Minore (o Anatolia), un territorio per il quale "alla convenzionale unità geografica fisica non è mai corrisposta né una unità o omogeneità politica e culturale né una storia unitaria" (p. 5), e di evidenziarne l'evoluzione dall'età ellenistica (in cui subisce, com'è ovvio, un processo di ellenizzazione) a quella romana (con processi di urbanizzazione, di organizzazione amministrativa e di sistemazione viaria) ed a quella cristiana (con il progressivo diffondersi del Cristianesimo sulla spinta della predicazione di San Paolo). In questa linea evolutiva un momento significativo è costituito dal II secolo d.C., che è caratterizzato da una condizione di pace e prosperità. I fattori di stabilità e di equilibrio che consentono tale condizione sono costituiti da Roma e da Pergamo, la prima in quanto potenza che progressivamente impone la sua egemonia sull'Oriente asiatico, la seconda come città al centro di un regno dominato dagli Attalidi, i quali governano in continua fedeltà a Roma sino a quando non cedono ad essa per testamento il regno. Virgilio analizza alcuni documenti epigrafici che riportano delle lettere con cui Eumene I fa delle concessioni: l'una è indirizzata ai mercenari di stanza nelle vicinanze di Pergamo e riguarda la loro paga, l'acquisto di beni ed il pagamento di alcune tasse; l'altra è diretta ad una colonia di ex-soldati ed ha il fine di porre rimedio al degrado di alcune strutture materiali del territorio ed alle difficoltà che la comunità incontra nel fare fronte agli obblighi derivanti dalla fiscalità regia.

Gli episodi sopra ricordati costituiscono dei tasselli di un mosaico, quello del regno degli Attalidi, che Virgilio ricostruisce sfruttando sapientemente tutti gli indizi che le iscrizioni gli offrono. Un quadro più generale è tracciato nel saggio "Fama, eredità e memoria degli Attalidi a Pergamo", in cui Virgilio ricostruisce la diversa considerazione da cui essi sono accompagnati nella storiografia antica: fama negativa per Filetero, il fondatore della dinastia, e per Attalo III, l'ultimo sovrano, positiva invece per gli altri rappresentanti della famiglia (Attalo I, Eumene I, Attalo II ed Eumene II).

Leggi tutto...

Lo sguardo su Taranto dei grandi viaggiatori PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Franco Martina   
Lunedì 12 Ottobre 2015 19:59

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di sabato 10 ottobre 2015]


L’amor di patria, in questo caso della piccola patria, ha forse spinto Angelo Semeraro ad abbandonare i recinti dell’orto coltivato per più di quarant’anni, la storia della scuola e delle istituzioni educative, per richiamare l’attenzione su Taranto, città natale appunto, a cui ha dedicato un corposo volume ( Viaggiatori europei a Taranto, Schena Editore, 2015, pp. 356).

L’interesse di Semeraro non nasce però dalla nostalgia per la grandezza culturale o per la bellezza sfigurata e neanche dalla ricerca di un’identità originaria offuscata o sommersa dai violenti processi di modernizzazione. A interessarlo è il punto di vista ‘altro’, quello dei grandi viaggiatori europei, in cui cercare un confronto per riflettere sulla condizione presente della città, che ha più i tratti della tragedia che del problema economico-sociale. Com’è noto la letteratura dei viaggiatori in Italia,  e in particolare nel Sud, è enorme, come testimonia proprio la collana prestigiosa in cui appare questo volume. Ma Semeraro ha voluto fare una selezione di testi relativi esclusivamente alla città di Taranto. Testi considerarti non di ‘stranieri’ bensì di ‘europei’. E quindi non meraviglia di trovare accanto al filosofo George Berkeley e a Ferdinand Gregorovius anche Piovene e Pasolini. Ma la scelta fatta è veramente ampia, sia in senso temporale, si va dall’inizio del ‘700 alla metà del ‘900, sia per la provenienza dei viaggiatori e, non ultimo, per la loro formazione e per i loro interessi. In effetti, non si può qui neanche accennare alla ricchezza e varietà di osservazioni contenute nei testi.

La lettura, tuttavia, stimola almeno due notazioni. La prima riguarda la reazione degli intellettuali italiani ai giudizi negativi dei viaggiatori. Come aveva osservato più di quarant’anni fa F. Venturi, essa non fu né di risentimento né di rivalsa, ma di emulazione, almeno sul piano culturale. Un giudizio che la vicenda salentina può confermare pienamente. Nel dicembre del 1875 F. Gregorovius tenne all’Accademia di Berlino una conferenza su Gli studi storici in Terra d’Otranto, immediatamente tradotta da L. Stampacchia e pubblicata ad aprile su “Il Cittadino Leccese”, che suscitò la notevole attenzione di S. Castromediano. In effetti, proprio l’interesse e le straordinarie conoscenze degli ‘stranieri’, insieme ai rilievi per la mancanza di musei e biblioteche in grado di accogliere e custodire le testimonianze del passato, e la denuncia dell’indifferenza per la propria storia, come qui mostrano le pagine di Gregorovius, divennero un acuto stimolo alla costruzione di istituzioni e per l’avvio della conoscenza del territorio. Una lezione sicuramente ancora valida sotto molti punti di vista.

La seconda è di carattere politico. Il fatto che la gran parte dei testi rifletta interessi storici, filologici, archeologici, con la sola eccezione di un report militare voluto da Giuseppe Bonaparte, non deve trarre in errore. Perché quei viaggi, quali che fossero le motivazioni più esplicite, avevano comunque un’importanza politica, per il semplice fatto che fornivano informazioni su un territorio di crescente interesse per le grandi potenze. Il progressivo sgretolamento dell’impero ottomano, durato due secoli, e il simmetrico conflitto tra Austria e Russia per il controllo dei Balcani e quello tra Francia e Inghilterra per il dominio sul Mediterraneo rendevano la penisola pugliese di ineguagliabile valenza strategica. Di questa nuova realtà geopolitica alcuni studiosi locali avevano piena consapevolezza.  Nel 1831, a pochi mesi dall’ascesa al trono di Ferdinando II, gli scienziati brindisini G. Monticelli e B. Marzolla pubblicarono una Difesa della città e dei porti di Brindisi e, indicando il distacco della Grecia dalla Turchia, peroravano interventi sul porto di Brindisi anziché su Gallipoli.

Forse, proprio nella straordinaria collocazione geografica della Puglia c’è il punto di partenza di ogni ragionamento che punti alla rinascita di Taranto come di ogni altra sua città grande o piccola. Ma occorre rompere la bolla che impedisce di elaborare la distanza critica rispetto a un presente che, come diceva un grande storico, restringe la base dell’esperienza e abbassa l’orizzonte delle attese. Allargare la conoscenza del passato e aprirsi al confronto con gli ‘altri’ costituiscono la via maestra, come auspica Semeraro, affinché Taranto, e non solo, possa risorgere.

Allegati:
FileDescrizioneDimensione del File
Scarica questo file (Su Taranto Quotidiano 10.10. 2015.pdf)Su Taranto Quotidiano 10.10. 2015.pdf 271 Kb

Riflessioni sulla poesia in "Tracce di Eden" di Daniela D’Errico PDF Stampa E-mail
Recensioni
Scritto da Giovanni Invitto   
Venerdì 04 Settembre 2015 19:24

Potremmo definire queste composizioni, con l’Autrice, create da sentimento e fisicità. In fin dei conti i sentimenti di qualsiasi tipo, dal dolore alla frenesia, sono sempre correlati ad un vissuto invisibile all’esterno ma anche alla dimensione fisica, corporea che il soggetto modula sulla base delle proprie esigenze di comunicazione. Perché la poesia, essendo pur sempre parto dell’autore, in maniera esplicita o sottintesa ha un interlocutore.

Qui ci troviamo dinnanzi ad una autrice che è in una fase esistenziale nella quale e della quale è appagata. Sia chiaro: non dico che sia felice ma, secondo me qui nella veste di lettore, trova nella scrittura il modo di autochiarirsi e comunicare i propri vissuti. Lei lo scrive in premessa colloquiando, in maniera metaforica, con il suo mondo, con la sua vita che è fatta di simpatie, amore, doveri, ma anche di dolori non cancellabili.

La premessa, però, è positiva ma senza cadere in un banale ottimismo. Daniela spiega che quello che ha scritto è dedicato alla vita: «dove ogni giorno scopro sprazzi di senso, tracce di Eden, epifanie del bello». Per questo si sente ancora in grado di rivolgersi all’altro «con gratitudine e amore». Tale spirito mai disarmante, mai piegato, mai rinunciatario riempie tutto il percorso che il lettore attento attraversa in ogni pagina e in ogni componimento.

C’è anche l’ironia pulita, scherzosa, con giochi di parole come nella poesia Nel silenzio: «Nel silenzio del ricordo/ riapre il vento/ la mia agenda./ Il colore:/ rosso fiamma./ Si chiamava smemoranda». Ma il clima delle composizioni di Daniela non è solo l’ironia,calembour, ma è anche richiamo a versi importanti nella storia della lirica poetica, come il manzoniano Sparsa le trecce morbide/ sull’affannoso petto che introduce nuove figure e nuovi vissuti con i quali l’autrice narra se stessa, si definisce ribelle e, soprattutto, in maniera non troppo indiretta, racconta come il suo presentarsi non è deciso da lei, ma, come spesso avviene per il rispetto degli adulti, è deciso da altri, in questo caso dalla madre, per quanto la non condivisione produca anche qualche problema nel rapporto tra i due soggetti: «Fughe svettanti/ di un’anima ribelle/ trainata dalla trecce/ sulle stelle/ che madri/ troppo sagge/ - o troppo stolte -/ non vollero vedere/ mai disciolte».

Questo rapporto con l’adulto, che comunque ha un ruolo parentale, forse in alcuni momenti ci fa sentire anche come si era nella fase dell’infanzia, anzi della nascita. In Vitaleggiamo: «Vedi/ mi muovo bene/ sulle ginocchia/ piegato/ quasi feto». Ma l’animus letterario ha ancora il sopravvento, però solo come input. Stavolta la suggestione iniziale è petrarchesca all’inizio per poi materializzarsi nel vissuto reale di una giovane donna del secondo millennio. In Solo e pensoso il discorso è diretto, non cerca metafore dotte, né ha riserve per parlare di situazioni estremamente intime, anche se dichiara la sua finzione calcolata nel rapporto con l’uomo. Ora siamo nello spazio della corporeità, del desiderio, dell’amore che si concretizza nella totalità del soggetto.

Leggi tutto...

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 7 di 39
Torna su