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Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Programma gennaio 2021
Programma Gennaio 2021 Martedì 5 gennaio, ore 18,00 – replica della performance del Laboratorio Teatrale dell’Università Popolare Aspettando Gesù, musica e pièce di Michele Bovino  ... Leggi tutto...
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“L’ombra della madre”: il nuovo romanzo di Paolo Vincenti 2. Un intrigante romanzo d'autore PDF Stampa E-mail
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Lunedì 29 Giugno 2015 16:14

[in www.corrieresalentino.it giugno 2015]

 

“C’è una linea obliqua che attraversa la vita. Una linea che interseca incontri e pensieri, andate e ritorni, aspettative e fallimenti. Su quella linea s’incontrano i destini dei personaggi di questo libro. Il tempo danza con loro al ritmo delle occasioni perse”. (Paolo Vincenti)

Il suddetto romanzo, edito da Kurumuy ed ambientato nel suggestivo scenario di una Lecce misteriosa, accattivante fin dalle prime pagine per la sua scrittura minuziosa e fluida, con i suoi personaggi che sembrano strappati alla realtà odierna si snoda tra ed oltre le righe dello stesso, al ritmo di una particolare sarabanda intrisa di passione, amore ed esoterismo!

Sì, proprio così, perché dalla Professoressa Francesca Colasanti, titolare della cattedra di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lecce, al Professor Riccardo Valentini, passando poi per tanti altri personaggi che non finiscono mai di stupire il lettore, è tutto un avvicendarsi di colpi di scena.

Il rito a cui s’ispira il romanzo, lo spiega chiaramente lo stesso Paolo Vincenti, versatile scrittore e giornalista salentino, in una nota al libro: “Si fa riferimento al culto antichissimo di Cibele e Attis, che si praticava a Roma durante i primi secoli dell’Impero. Un culto sincretico, orgiastico e salvifico (…) Fra canti languidi, musiche ossessive e danze vertiginose, i fedeli della Magna Mater Cibele e del dio Attis si abbandonavano completamente alla mistica ammaliati dallo splendore e dalla pompa delle feste”.

“Sul palcoscenico meraviglioso della vita, come scrive lo stesso autore, chiamati a recitare ciascuno la propria parte, capita di pensare che si siano mischiati i fogli o che l’autore del soggetto abbia smarrito il copione quando, in momenti di particolare travaglio, ci sembra di essere sbattuti dagli eventi come la navicella di Prospero dalle onde della più furiosa tempesta”.

Eh, già… la scrittura non è mero esercizio letterario, ma è catarsi, lì dove si svela e rivela al lettore attento spingendosi nei più reconditi meandri della mente e dell’animo umano, infatti, se da un lato è fondamentale per lo scrittore essere il più preciso ed esauriente possibile, egli dovrà, allo stesso tempo, evitare quei dettagli personali che non si dimostrano rilevanti per una “reale” descrizione della propria interiorità in tutte le sue trasformazioni, proprio come è nello stile del nostro versatile autore salentino.

Buona lettura e meditazione a tutti, in punta di… suspense!


I libri d'arte e di poesia di Luisella Carretta PDF Stampa E-mail
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Lunedì 22 Giugno 2015 07:19

Nel 2008, presso il Fondo Verri (Lecce) ebbi occasione di presentare due libri di Luisella Carretta, l’artista-performer di Genova, amica e assidua frequentatrice del Salento. I due libri in questione erano:

- Atelier nomade, Campanotto editore, Pasian di Prato (Udine) 1998, pp. 80. Edizione numerata di 500 esemplari.

- Il mondo in una valigia. Atelier nomade 2, Campanotto editore, Pasian di Prato (Udine), 2006, pp. 176. Edizione numerata di 500 esemplari.

Più o meno, le parole che l’autrice disse sono queste: «Sono un  amante dei libri, nel senso che mi piacciono i libri, quindi sono una bibliofila, e su tale amore mi ritrovo sullo stesso cammino tracciato dall’illustre stampatore del secolo scorso, Alberto Tallone di Alpignano (Torino), oggi indicato come il continuatore della tradizione italiana della bella stampa accanto al grande Gianbattista Bodoni della fine del ‘700. Ritrovarmi sullo stesso cammino tracciato da Tallone, significa per me ritenere i libri come se fossero dei figli, appunto come egli scriveva e diceva dei suoi libri “figli di carta”».

Questa premessa è necessaria per dire che quando ho avuto tra le mani i due volumi di Luisella, la prima cosa che ho fatto è stato di considerare i due volumi dal punto di vista della loro fattura, della loro veste tipografica.

Il primo libro ha per titolo Atelier nomade, in-16° (cm.14 x 21), il cui numero progressivo di edizione è il 427 (pp. 80) ed un’amichevole dedica alla prima pagina, che recita: «A Maurizio, altri viaggi, affettuosamente. Luisella, Genova 13 novembre 2004». Questa data mi ricorda da quanto tempo conosco Luisella e nella mente si affollano le cose belle che da lei ho ricevuto e quante me ne ha insegnate allargando notevolmente l’orizzonte delle mie conoscenze. Il libro fa parte della collana “Le carte nascoste”, n 7, curata da Federico Santini, e come tutti i libri a cui l’editore vuole dare una certa importanza relativa al tempo di vita futuro – almeno così è sempre nelle intenzioni – è lo stesso Campanotto editore che lo cura, scrivendo che «è stato impresso a Pasian di Prato nel laboratorio d’arte Grafiche Piratello nel mese di luglio 1998». Ovviamente la carta è quella pregiata uso mano, come pure il cartoncino della copertina, che ha il pregio di mostrare le scanalature del telaio sul quale s’è depositata la pasta cartacea. Le immagini, tutte tavole riprese dalle incisioni della Carretta, sono in bianco e nero e impresse in monocromia a due passaggi, tanto da far emergere il pur minimo particolare dell’ideogramma o del pittogramma che l’artista aveva elaborato. Il contenuto del libro, i testi per intenderci, sono scritti quando in forma di versi, quando in forma di prosa. Il tutto però è sempre pervaso da un tratto esplicitamente poetico, che la Carretta sa curare con maestria. Le tematiche, tipiche dell’autrice, spaziano dall’epistola al taccuino di viaggio, dalle riflessioni sui sudari alla mitica Atlantide, tematica da lei molto amata.

Il secondo libro ha per titolo Il mondo in una valigia. Atelier nomade 2, in-4° (cm 17,50 x 25) con il numero progressivo 136 su 500 esemplari (pp. 176), e non ha dedica. È il 42° della collana “Le Carte Nascoste”, curata sempre dallo stesso Federico Santini, mentre il volume continua a essere curato dalla Casa Campanotto editore e stampato dallo stesso tipografo; cambia solo il mese e l’anno di stampa, che in questo caso è novembre 2006. Dal punto di vista della carta sono confermate le stesse caratteristiche di Atelier nomade, mentre sia il corpo come pure il carattere, che sono gli stessi dal punto di vista tecnico, appaiono qui più luminosi grazie alla maggiore ampiezza della pagina. Bellissimi gli incipit ai volumi.

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“L’ombra della madre”: il nuovo romanzo di Paolo Vincenti 1. La presentazione a Tuglie PDF Stampa E-mail
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Sabato 20 Giugno 2015 15:05

TUGLIE (Lecce) – Grande successo di pubblico alla prima assoluta, mercoledì 10 Giugno 2015, nella suggestiva cornice del frantoio ipogeo di Tuglie, è stato presentato L’Ombra della Madre, edito Kurumuny, ultimo lavoro dello scrittore salentino Paolo Vincenti.

Presenti, insieme all’autore, anche lo scrittore e docente Livio Romano e l’editore Luigi Chiriatti, accompagnati dalle parole in musica dell’attore Michele Bovino che ha interpretato alcuni brani del libro, in duo con Francesco Bove.

L’Ombra della Madre, come riferito da Luigi Chiriatti, può essere considerato il “romanzo della maturità” di Paolo Vincenti, in virtù dell’originalità della scelta stilistica dall’autore, il quale ha deciso di ambientare la vicenda nel capoluogo salentino raccontando una storia dalle tinte forti, la cui trama si destreggia abilmente tra genere fantasy e noir, strizzando l’occhio all’antropologia culturale.

Il romanzo ruota attorno alla misteriosa figura di Francesca Colasanti, affascinante docente di storia delle religioni presso l’Università del Salento, al suo incontro con Riccardo Valentini, professore alla sua seconda laurea, con il quale intesse un’appassionata relazione e al terribile segreto legato a riti ancestrali e culti antichissimi che affondano le radici in un tempo lontano, gelosamente custodito dalla protagonista.

Particolare e accattivante, lo stile di Paolo Vincenti, è indice di un bagaglio culturale che lo scrittore desidera mettere a disposizione del pubblico al fine di offrire un’esperienza letteraria totalizzante, portando in scena personaggi moderni proiettati in un mondo intriso di magia e ritualità antiche.

La caratteristica che subito salta agli occhi e affascina il lettore, è la capacità di Paolo Vincenti di gettare lo sguardo e il pensiero ben oltre la vicenda narrata offrendo un’immagine nitida delle realtà inimmaginabili che si celano dietro esistenze all’apparenza perfette, proponendo un nuovo punto di vista sull’interpretazione delle tradizioni popolari.

Quale sia il rito cui si ispira il romanzo, lo spiega lo stesso autore in una nota al libro: “Si fa riferimento al culto antichissimo di Cibele e Attis, che si praticava a Roma durante i primi secoli dell’Impero. Un culto sincretico, orgiastico, salvifico […] Fra canti languidi, musiche ossessive e danze vertiginose, i fedeli delle Magna Mater Cibele e del dio Attis si abbandonavano completamente alla mistica ammaliati dallo splendore e dalla pompa delle feste” .

Il dibattito sulle testimonianze inerenti questi riti nell’area del Mediterraneo, si è acceso già negli Anni ’90 e d’altro canto, il Meridione è una terra fertile per i racconti sulla Grande Madre, ma Paolo Vincenti ha avuto la capacità di raggruppare tutta una serie di elementi cari all’immaginario collettivo salentino e inserirli in una storia avvincente che terrà il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina, quando, finalmente, verrà svelato il finale.

L’Ombra della Madre è un romanzo adatto a chi ha voglia di leggere una storia magistralmente strutturata in cui nulla è come appare, con colpi di scena che cambiano non solo il corso degli eventi, ma anche la vita dei personaggi descritti con dovizia di particolari, dotati di emozioni e idee che li rendono affascinanti e vivi, ma soprattutto, è un romanzo consigliato a chi ha voglia di conoscere una Lecce diversa, mitica e misteriosa.

 

 

 


Le parole giuste tra padre e figlio PDF Stampa E-mail
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Venerdì 17 Aprile 2015 11:29

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 16 aprile 2015]


E’ una storia sulla bellezza: su quella bellezza che conforma l’esistenza, che decide il destino, che talvolta meraviglia, stordisce, prima ancora di farsi conoscenza e coscienza, che si annida nella profondità di un’emozione, nel lampeggiare di un’intuizione, in una sensazione, una percezione, uno stupore.

Il mercante di luce (Einaudi) di Roberto Vecchioni è una storia sulla bellezza: sulla bellezza del principio e della fine – di ogni principio e di ogni fine - sulla bellezza della rabbia e dell’illusione, su quella dei pensieri che si agitano nella testa “fino a prendere la forma di quel che chiamava parolamento”, su quella bellezza che “è oltre, non di dietro, non di fianco, e si plasma e si riplasma”, ed è bellezza vera.

E’ una storia sulla bellezza di una lingua antica, che qualcuno incautamente, approssimativamente chiama lingua morta, e che invece può diventare la misura e lo specchio dei giorni, che costruisce un’armonia regolatrice del mondo, che mette insieme, unisce, collega, connette, esclude ogni particolare improprio, intruso, stridente.

Poi la bellezza della felicità indicibile di un bambino di otto anni nel freddo di un giorno di gennaio, a San Siro. Mancano quattro minuti e l’Inter sta perdendo con la Sampdoria per 2 a 0. In quattro minuti che si sbriciolano istante dopo istante, l’Inter riesce a rivoltare la sorte che gli dei o il caso hanno già deciso. Solo gli eroi di Omero riescono a vincere o a perdere in un modo così assoluto. A vincere 3 a 2 con la Sampdoria azzannando gli ultimi trenta secondi per un goal che mette fine alla battaglia, o ad abbandonarsi, a lasciarsi andare, forse anche a cercare la sconfitta senza scampo per poterne sentire il sapore: come quando l’Inter perse con il Milan per 6 a 0. Solo i grandi sanno perdere in una maniera così esaltante.

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Sigismondo Castromediano, il duca bianco PDF Stampa E-mail
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Domenica 05 Aprile 2015 07:41

Alessandro Laporta, Il duca bianco di Cavallino. Nuovi contributi, Quaderni del Centro Studi “Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo” 3, Galatina, Mario Congedo Editore, 2013, pp. 136.

 

L’aggiornamento degli studi su Castromediano, oltre ad essere veicolato da lavori collettanei generati dalla collaborazione di competenze specialistiche integrate, ha visto recentemente anche l’uscita di un volume dalle tematiche più circoscritte ma abbastanza omogenee al loro interno. L’autore della presente pubblicazione, notissimo direttore della Biblioteca Provinciale di Lecce, ci ha da sempre abituati alla presentazione di studi originali, frutto di fertili intuizioni e di un interrotto lavoro di scavo in archivi inesplorati – come quelli privati – o in biblioteche spesso remote dal punto di vista geografico. Non sappiamo se apprezzare, di Alessandro Laporta, più la profonda conoscenza della cultura storica e letteraria dell’antica Terra d’Otranto o la disponibilità con cui egli si mette al servizio della comunità scientifica e della società civile, ai fini della buona riuscita di svariate iniziative culturali. Non sarebbe corretto, tuttavia, rapportare tout court tali tratti alla figura di un generalista del sapere, perché la sua produzione, fondata su una solida formazione umanistico-letteraria, si è progressivamente specializzata dapprima nella disamina critica delle storie municipali e, successivamente, in un’area prossima alla sua professionalità, ossia la storia dell’editoria, disciplina peraltro di cui è stato stimato docente presso l’Ateneo salentino. Al personale approfondimento di Castromediano lo ha condotto, come ci rivela egli stesso nella Presentazione dello stesso volume, l’esigenza, manifestatasi molti anni prima, di conferire una veste editoriale a certi scritti storiografici inediti del patriota salentino.

Nello scorso febbraio Laporta è riuscito addirittura a rintracciare, in una biblioteca di Chicago, uno scritto sul duca di Cavallino, il cui autore è un medico che, affascinato dalla storia del Risorgimento italiano, aveva letto le Memorie del patriota salentino, per poi proporre una sua interpretazione del personaggio in una conferenza. Se, grazie alla sua sagacia investigativa, lo studioso è pervenuto a un siffatto risultato, abbiamo motivo di ritenere che egli avesse da tempo ipotizzato fertili piste anglo-sassoni in grado di offrirci elementi inediti sulla fortuna di Castromediano, che, a quanto pare, ha destato interesse – prima d’ora generalmente insospettato – anche oltre i confini nazionali, come già per i più noti Mazzini e Garibaldi, ammirati anche da autorevoli supporters negli USA e in Gran Bretagna.

Il volume raccoglie otto contributi, sette dei quali presentati da Laporta in occasione di convegni tenutisi tra il 2007 e il 2013, già inseriti e pubblicati negli atti ad essi relativi. Il direttore ha avvertito l’esigenza di comporli in un quadro sufficientemente unitario, proponendoli al pubblico in modo da testimoniare lo stato di avanzamento del progetto, nella prospettiva di un suo sviluppo più organico. Due ci sembrano i fili più evidenti che tengono insieme i diversi saggi: l’approccio al personaggio mediante i suoi scritti e la sua biblioteca e la lettura che di Castromediano danno tre suoi accreditati interpreti nell’arco dell’ultimo secolo: lo scrittore e critico di Manduria Giuseppe Gigli, lo scrittore originario di S. Cesario di Lecce Michele Saponaro e il giornalista barese molto legato al Salento, recentemente scomparso, Giuseppe Giacovazzo. Tre incontri, tre rappresentazioni differenti ma non dissimili, espressioni di sensibilità storico-letterarie maturate tra un clima ancora post-risorgimentale e i giorni nostri; se vogliamo, un dialogo a distanza tra Castromediano e i suoi interpreti.

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