Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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“L’ombra della madre”: il nuovo romanzo di Paolo Vincenti 1. La presentazione a Tuglie PDF Stampa E-mail
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Scritto da Claudia Forcignanò   
Sabato 20 Giugno 2015 15:05

TUGLIE (Lecce) – Grande successo di pubblico alla prima assoluta, mercoledì 10 Giugno 2015, nella suggestiva cornice del frantoio ipogeo di Tuglie, è stato presentato L’Ombra della Madre, edito Kurumuny, ultimo lavoro dello scrittore salentino Paolo Vincenti.

Presenti, insieme all’autore, anche lo scrittore e docente Livio Romano e l’editore Luigi Chiriatti, accompagnati dalle parole in musica dell’attore Michele Bovino che ha interpretato alcuni brani del libro, in duo con Francesco Bove.

L’Ombra della Madre, come riferito da Luigi Chiriatti, può essere considerato il “romanzo della maturità” di Paolo Vincenti, in virtù dell’originalità della scelta stilistica dall’autore, il quale ha deciso di ambientare la vicenda nel capoluogo salentino raccontando una storia dalle tinte forti, la cui trama si destreggia abilmente tra genere fantasy e noir, strizzando l’occhio all’antropologia culturale.

Il romanzo ruota attorno alla misteriosa figura di Francesca Colasanti, affascinante docente di storia delle religioni presso l’Università del Salento, al suo incontro con Riccardo Valentini, professore alla sua seconda laurea, con il quale intesse un’appassionata relazione e al terribile segreto legato a riti ancestrali e culti antichissimi che affondano le radici in un tempo lontano, gelosamente custodito dalla protagonista.

Particolare e accattivante, lo stile di Paolo Vincenti, è indice di un bagaglio culturale che lo scrittore desidera mettere a disposizione del pubblico al fine di offrire un’esperienza letteraria totalizzante, portando in scena personaggi moderni proiettati in un mondo intriso di magia e ritualità antiche.

La caratteristica che subito salta agli occhi e affascina il lettore, è la capacità di Paolo Vincenti di gettare lo sguardo e il pensiero ben oltre la vicenda narrata offrendo un’immagine nitida delle realtà inimmaginabili che si celano dietro esistenze all’apparenza perfette, proponendo un nuovo punto di vista sull’interpretazione delle tradizioni popolari.

Quale sia il rito cui si ispira il romanzo, lo spiega lo stesso autore in una nota al libro: “Si fa riferimento al culto antichissimo di Cibele e Attis, che si praticava a Roma durante i primi secoli dell’Impero. Un culto sincretico, orgiastico, salvifico […] Fra canti languidi, musiche ossessive e danze vertiginose, i fedeli delle Magna Mater Cibele e del dio Attis si abbandonavano completamente alla mistica ammaliati dallo splendore e dalla pompa delle feste” .

Il dibattito sulle testimonianze inerenti questi riti nell’area del Mediterraneo, si è acceso già negli Anni ’90 e d’altro canto, il Meridione è una terra fertile per i racconti sulla Grande Madre, ma Paolo Vincenti ha avuto la capacità di raggruppare tutta una serie di elementi cari all’immaginario collettivo salentino e inserirli in una storia avvincente che terrà il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina, quando, finalmente, verrà svelato il finale.

L’Ombra della Madre è un romanzo adatto a chi ha voglia di leggere una storia magistralmente strutturata in cui nulla è come appare, con colpi di scena che cambiano non solo il corso degli eventi, ma anche la vita dei personaggi descritti con dovizia di particolari, dotati di emozioni e idee che li rendono affascinanti e vivi, ma soprattutto, è un romanzo consigliato a chi ha voglia di conoscere una Lecce diversa, mitica e misteriosa.

 

 

 


Le parole giuste tra padre e figlio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Antonio Errico   
Venerdì 17 Aprile 2015 11:29

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 16 aprile 2015]


E’ una storia sulla bellezza: su quella bellezza che conforma l’esistenza, che decide il destino, che talvolta meraviglia, stordisce, prima ancora di farsi conoscenza e coscienza, che si annida nella profondità di un’emozione, nel lampeggiare di un’intuizione, in una sensazione, una percezione, uno stupore.

Il mercante di luce (Einaudi) di Roberto Vecchioni è una storia sulla bellezza: sulla bellezza del principio e della fine – di ogni principio e di ogni fine - sulla bellezza della rabbia e dell’illusione, su quella dei pensieri che si agitano nella testa “fino a prendere la forma di quel che chiamava parolamento”, su quella bellezza che “è oltre, non di dietro, non di fianco, e si plasma e si riplasma”, ed è bellezza vera.

E’ una storia sulla bellezza di una lingua antica, che qualcuno incautamente, approssimativamente chiama lingua morta, e che invece può diventare la misura e lo specchio dei giorni, che costruisce un’armonia regolatrice del mondo, che mette insieme, unisce, collega, connette, esclude ogni particolare improprio, intruso, stridente.

Poi la bellezza della felicità indicibile di un bambino di otto anni nel freddo di un giorno di gennaio, a San Siro. Mancano quattro minuti e l’Inter sta perdendo con la Sampdoria per 2 a 0. In quattro minuti che si sbriciolano istante dopo istante, l’Inter riesce a rivoltare la sorte che gli dei o il caso hanno già deciso. Solo gli eroi di Omero riescono a vincere o a perdere in un modo così assoluto. A vincere 3 a 2 con la Sampdoria azzannando gli ultimi trenta secondi per un goal che mette fine alla battaglia, o ad abbandonarsi, a lasciarsi andare, forse anche a cercare la sconfitta senza scampo per poterne sentire il sapore: come quando l’Inter perse con il Milan per 6 a 0. Solo i grandi sanno perdere in una maniera così esaltante.

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Sigismondo Castromediano, il duca bianco PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giuseppe Caramuscio   
Domenica 05 Aprile 2015 07:41

Alessandro Laporta, Il duca bianco di Cavallino. Nuovi contributi, Quaderni del Centro Studi “Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo” 3, Galatina, Mario Congedo Editore, 2013, pp. 136.

 

L’aggiornamento degli studi su Castromediano, oltre ad essere veicolato da lavori collettanei generati dalla collaborazione di competenze specialistiche integrate, ha visto recentemente anche l’uscita di un volume dalle tematiche più circoscritte ma abbastanza omogenee al loro interno. L’autore della presente pubblicazione, notissimo direttore della Biblioteca Provinciale di Lecce, ci ha da sempre abituati alla presentazione di studi originali, frutto di fertili intuizioni e di un interrotto lavoro di scavo in archivi inesplorati – come quelli privati – o in biblioteche spesso remote dal punto di vista geografico. Non sappiamo se apprezzare, di Alessandro Laporta, più la profonda conoscenza della cultura storica e letteraria dell’antica Terra d’Otranto o la disponibilità con cui egli si mette al servizio della comunità scientifica e della società civile, ai fini della buona riuscita di svariate iniziative culturali. Non sarebbe corretto, tuttavia, rapportare tout court tali tratti alla figura di un generalista del sapere, perché la sua produzione, fondata su una solida formazione umanistico-letteraria, si è progressivamente specializzata dapprima nella disamina critica delle storie municipali e, successivamente, in un’area prossima alla sua professionalità, ossia la storia dell’editoria, disciplina peraltro di cui è stato stimato docente presso l’Ateneo salentino. Al personale approfondimento di Castromediano lo ha condotto, come ci rivela egli stesso nella Presentazione dello stesso volume, l’esigenza, manifestatasi molti anni prima, di conferire una veste editoriale a certi scritti storiografici inediti del patriota salentino.

Nello scorso febbraio Laporta è riuscito addirittura a rintracciare, in una biblioteca di Chicago, uno scritto sul duca di Cavallino, il cui autore è un medico che, affascinato dalla storia del Risorgimento italiano, aveva letto le Memorie del patriota salentino, per poi proporre una sua interpretazione del personaggio in una conferenza. Se, grazie alla sua sagacia investigativa, lo studioso è pervenuto a un siffatto risultato, abbiamo motivo di ritenere che egli avesse da tempo ipotizzato fertili piste anglo-sassoni in grado di offrirci elementi inediti sulla fortuna di Castromediano, che, a quanto pare, ha destato interesse – prima d’ora generalmente insospettato – anche oltre i confini nazionali, come già per i più noti Mazzini e Garibaldi, ammirati anche da autorevoli supporters negli USA e in Gran Bretagna.

Il volume raccoglie otto contributi, sette dei quali presentati da Laporta in occasione di convegni tenutisi tra il 2007 e il 2013, già inseriti e pubblicati negli atti ad essi relativi. Il direttore ha avvertito l’esigenza di comporli in un quadro sufficientemente unitario, proponendoli al pubblico in modo da testimoniare lo stato di avanzamento del progetto, nella prospettiva di un suo sviluppo più organico. Due ci sembrano i fili più evidenti che tengono insieme i diversi saggi: l’approccio al personaggio mediante i suoi scritti e la sua biblioteca e la lettura che di Castromediano danno tre suoi accreditati interpreti nell’arco dell’ultimo secolo: lo scrittore e critico di Manduria Giuseppe Gigli, lo scrittore originario di S. Cesario di Lecce Michele Saponaro e il giornalista barese molto legato al Salento, recentemente scomparso, Giuseppe Giacovazzo. Tre incontri, tre rappresentazioni differenti ma non dissimili, espressioni di sensibilità storico-letterarie maturate tra un clima ancora post-risorgimentale e i giorni nostri; se vogliamo, un dialogo a distanza tra Castromediano e i suoi interpreti.

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Gli Atti del Convegno su Sigismondo Castromediano PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giuseppe Caramuscio   
Mercoledì 25 Marzo 2015 06:47

Antonio Lucio Giannone – Fabio D’Astore (a cura di), Sigismondo Castromediano: il patriota, lo scrittore, il promotoredi cultura, Atti del Convegno Nazionale di Studi (Cavallino di Lecce, 30 novembre - 1 dicembre 2012), Centro Studi “Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo”, Galatina, Mario Congedo  Editore, 2014, pp. 374, € 30,00.

 

Gli eventi culturali organizzati per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia hanno lasciato in arretrato alcuni lavori, che vedono la luce sì in ritardo ma, si direbbe, con maggior efficacia di lettura perché adeguatamente distanziati rispetto al contesto celebrativo, che non sempre lascia tempo e modo di un bilancio critico. Nel nostro caso vengono pubblicati con un ritardo di due anni – fisiologico per casi come questo – gli Atti del Convegno celebrativo sia della ricorrenza nazionale che del bicentenario della nascita di Sigismondo, duca di Castromediano, poliedrico protagonista dell’Ottocento romantico e risorgimentale.

Non occorre essere particolarmente addentrati nella bibliografia degli studi salentini per constatare, anche ad uno sguardo generale, come intorno al duca di Castromediano si sia sviluppata un’abbondante pubblicistica, prodotta tuttavia in modo discontinuo nel tempo, eterogenea quanto a valore e significato, ma nella quale è facilmente riconoscibile una decisa prevalenza delle più accreditate firme della cultura salentina. Un primo momento di interesse, acceso all’indomani della scomparsa del patriota e in un clima di entusiasmo post-unitario, vede l’assunzione di impegno da parte di Pietro Palumbo, che si concretizza nella edizione di scritti inediti o di quelli già pubblicati. La fase successiva attraversa gli anni trenta del Novecento, in un momento storico di forte rilancio degli ideali nazionalistici, grazie agli impulsi impressi da Nicola Vacca: su diversi numeri del periodico da lui fondato e diretto, “Rinascenza Salentina”, appaiono a puntate stralci delle memorie e dell’epistolario del Castromediano. Dopo un trentennio di silenzio, l’occasione per una nuova stagione di studi viene offerta dal centenario dell’Unità d’Italia, che stimola una ricerca ultradecennale, caratterizzata da apporti originali: spiccano, fra questi, la ricezione da parte del mondo accademico, che pubblica su un periodico dell’Università leccese un saggio storico del Castromediano e, soprattutto, l’apporto dello storico della letteratura Aldo Vallone, che oltre a valorizzarne scritti giovanili, propone un’antologia delle Memorie del duca ad uso scolastico. Nel medesimo periodo, notevoli anche i contributi dell’archivista Michela Doria Pastore e di Michele Paone (noto storico dell’arte, e non solo) che fra l’altro richiama l’attenzione sull’impegno profuso dal duca come promotore e organizzatore di cultura. Il filo viene ripreso, per rimanere ininterrotto sino ad oggi, in occasione del primo centenario della morte del Nostro (1995): al costante interesse per le Memorie, che attirano ben tre esperte rivisitazioni critiche e filologiche (fra di esse, si ricorda l’edizione di Pier Fausto Palumbo per il Centro Studi Salentini), si affianca la scoperta degli scritti storiografici del duca, e la sistemazione organica del ricchissimo epistolario (anche in forma di regesti), dovuta alla paziente cura di Fabio D’Astore. Dobbiamo infine all’appassionata competenza di Antonio Lucio Giannone, docente di Letteratura italiana contemporanea presso l’Ateneo salentino, il lavoro di contestualizzazione delle opere del Castromediano, nell’ambito della sua indagine sul rapporto tra i centri e le periferie della produzione letteraria italiana.

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Il tempo e la parola. Lo spazio del poeta: su Carlo Alberto Augieri PDF Stampa E-mail
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Scritto da Antonio Errico   
Giovedì 12 Marzo 2015 09:54

[“Nuovo Quotidiano di Puglia di mercoledì 11 marzo 2015]

 

Mentre parola dopo parola, verso per verso, entravo – mi addentravo- nell’ultimo libro poetico di Carlo A. Augieri, avvertivo il richiamo di altri suoi libri, dei saggi, come se quei libri, quei saggi, potessero indicarmi una direzione, o farmi compagnia nella lettura.

Così ho letto “Nel rondinìo del tempo” (Milella) e parallelamente ritornavo su alcune pagine di “Leggere, raccontare, comprendersi”: quelle, per esempio,  in cui Augieri dice che leggere implica un incontro con l’altro, che con il leggere si fa parlare dentro la propria coscienza la parola altrui.

Mi è parso, allora, di rintracciare il senso primordiale, radicale, che scorre per tutto il libro, che talvolta prorompe, talvolta è sotterraneo, che talvolta vibra, turbina, o bisbiglia. Il senso dell’altro, anche del sé come altro, il senso dell’incontro con l’altro e con sé, il senso della parola che interroga, scandaglia, che rivela identità, che tenta l’indicibile, senza mai sfidarlo. Perché Augieri sa che l’indicibile resta comunque tale, che resiste ad ogni assedio e assalto di metafora.

Come il tempo: indicibile nella sua sostanza intima, nella sua profondità abissale. Ecco:il tempo. Questo libro di Augieri è un altro confronto con il tempo, un altro incontro che avviene  al buio della ragione e all’ombra  della parola poetica, sul confine tra sapere e non sapere, nella dimensione del desiderio di andare oltre: il visibile, l’udibile; anche oltre il pensabile, anche oltre quello che si può percepire, sentire, immaginare nella cecità: “Con gli occhi chiusi nessuno è cieco/lungo il piacere/la cecità/intima lingua del sapere prima dei saperi il non/ vedere…”

La luce ci nega l’intimità degli occhi chiusi, scrive, “ ci abitua a separare ad andare via/a immaginare col tatto il lontano e/ quel che non si tocca/ a separarci il corpo dall’avvicinamento/ a dividere l’esistere dall’invisibile/ a limitare la nostalgia in ciò che si vede/a limitare la madre in quella che vede/ a fare dell’apprensione l’incerto/ a fare di Dio un cieco che barcolla/ nel caso”.

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