Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
Sospensione attività in via precauzionale
Avviso sospensione attività Pur in assenza di casi accertati di coronavirus, nella regione Puglia sono sconsigliati (anche se non ancora formalmente vietati) gli assembramenti di persone. Per questo... Leggi tutto...
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo
Candidati per il nuovo Consiglio direttivo dell’Università Popolare A. Vallone di Galatina (in ordine alfabetico)   1 Bozzetti Maria Rita, nata a Roma 2.Campa Antonio nato a Galatina (Le) 3 Diso... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea per Modifica Statuto ed Elezioni del nuovo Consiglio Direttivo
Sulla base di quanto deliberato durante l'ultima Assemblea, giovedì 27 febbraio 2020 si procederà alle elezioni del nuovo Consiglio Direttivo e all'approvazione delle modifiche dello Statuto. Si... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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L'anatomia dei poteri nel salotto Lecce PDF Stampa E-mail
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Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Venerdì 14 Novembre 2014 17:39

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 14 novembre 2014]

 

“Il salotto invisibile. Chi ha il potere a Lecce?” è un libro che merita di essere letto con attenzione. Curato da tre sociologi dell’Università del Salento, Valentina Cremonesini, Stefano Cristante e Mariano Longo, ha il pregio di fornire una imponente mole di informazioni, all’interno di un quadro interpretativo molto ben definito nell’Introduzione, di massima utilità per capire quali dinamiche sociali prevalgono in una piccola città del Mezzogiorno. Il volume si inserisce all’interno di una ricerca di più ampio respiro (denominata Smallville), partita dal 2007, che ha dato luogo, fin qui, a due importanti pubblicazioni: la prima, sulle campagne elettorali in città e la seconda sui rapporti fra la città e la sua Università. Si tratta, peraltro, di ricerche che si collocano nell’ambito di un indirizzo ormai consolidato nelle scienze sociali, a partire da pionieristici contributi dei coniugi Lynd negli anni trenta del Novecento, che fa riferimento all’analisi delle dinamiche di potere all’interno di piccoli centri urbani.

Lecce è una città che ha sperimentato, nel corso dell’ultimo decennio, una crescita della propria visibilità probabilmente senza precedenti nella storia dei piccoli centri urbani italiani. Lecce è ora nota, su scala nazionale e internazionale, come “capitale del barocco”, con bellezze paesaggistiche e artistiche pressoché ineguagliabili. Un luogo nel quale è gradevole vivere, e che merita di essere visitato.

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Alessandra Nicita, Arrivò l’amore e non fu colpa mia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Paolo Vincenti   
Mercoledì 12 Novembre 2014 21:21

Più che una raccolta di poesie, un racconto in versi. Il racconto di una storia d’amore difficile e tormentata, fatta di alti e bassi, andate e ritorni, armonie e disarmonie. Una storia d’amore fra due donne, scritta in versi liberi, è alla base di questa silloge partorita dalla composita e raffinata creatività di Alessandra Nicita, scrittrice, musicista e psicoterapeuta originaria di Nardò ma trapiantata da anni in quel di Bologna. Dopo “Sono stata molto delusa dai mirtilli” (Besa Editore 2006), pubblica “Arrivò l’amore e non fu colpa mia” (Besa 2014), a cui è allegato il cd musicale “Spegni la luna” con canzoni scritte dalla stessa Alessandra. Il libro presenta una Prefazione di Edoardo Winspeare e una Postfazione di Maksim Cristian. Un lungo viaggio interiore, dell’innamoramento o delle perdute illusioni, dell’inizio e della fine, della benedizione di un amore ovvero della dannazione che questo porta con sé. Un percorso al contrario, in cui ci si trova e poi ci si perde, e dopo i fantastici giorni del sentimento, lo sprofondo della disgregazione, il baratro dell’abbandono, della dissoluzione. E dopo l’incanto del farsi di una passione, dell’essere insieme, il disincanto del tornare soli, degli occhi disseccati, della voce rotta, lo strappo del disinganno, e amara la consapevolezza delle fragili fondamenta di quella costruzione creduta indistruttibile.  L’autrice utilizza un linguaggio diretto, quasi scarno, il lirismo non è nelle parole ma nella storia raccontata, nelle atmosfere del libro. Questo linguaggio, dalla forte concentrazione, quasi fotografico, è più vicino a quello delle canzoni ai cui stilemi l’autrice è avvezza per via della sua seconda ( o prima) attività artistica, cioè quella di cantautrice. Sono canti dell’inquietudine, e la protagonista della raccolta, proprio come Saffo, ritrova così “l’immortale Afrodite tessitrice d’inganni” . Una sintassi concentrata ma come sospesa, dove i legami logici fra le proposizioni sono lasciati all’intuizione del lettore e che attinge alla lingua parlata.  Sono versi  intensi, ricchi di immagini nitide che si dispiegano fra le brevi pagine del libro. Il dialogismo delle liriche si poggia sul confronto io-tu,  dualità paradigmatica, trattandosi di tematica amorosa.

Versi quasi scolpiti, epigrammatici, fra il bianco e nero delle pagine.  il percorso interiore di Alessandra si intreccia inevitabilmente con la sua esperienza artistica e diventa viluppo, inestricabile groviglio, ché non sai dove finisca la sua vita vera e cominci la finzione letteraria, dove l’una approdi e dove salpi l’altra, e dei risultati estetici di questa raccolta raccoglie il testimone la sua arte sfaccettata, polimorfa, come sfaccettata, poliedrica, deve essere la personalità dell’autrice. E un percorso di vita dunque viene  scandagliato e segnato dalle poesie di questa raccolta, tappe fondamentali di una crescita che non porta altresì ad un punto d’arrivo, ad una ancoraggio stabile. Ché la vita è nomade, come Alessandra Nicita, che percorre avanti e indietro la nostra penisola nel lungo tour di presentazioni del suo lavoro.  L’arte è nomade e così pure il pensiero è sempre in movimento, dinamico, in progresso. E l’amore poi ritorna, senza nessun rimorso perché senza nessuna colpa.


La Casa del Sale: Il Salento lirico di Wilma Vedruccio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Elio Ria   
Mercoledì 12 Novembre 2014 07:57

["Il Galatino" anno XLVII n. 17 del 31 ottobre 2013]

 

Viviamo nel tempo dell’affievolirsi della luce in un luogo che era un incanto, un lembo di terra dove non vi era urgenza del fare, vigeva l’orologio della lentezza delle tradizioni, con un sole pacato, un mare azzurro congiunto al cielo, una campagna di alberi d’ulivo, fichi d’india, grano e vitigni, muri a secco, orti e ortolani, sinfonia d’autunno, contadini temprati nell’acciaio della fatica. Questa è la narrazione del Salento, della memoria della gente e del luogo,  trascritta da Wilma Vedruccio nel suo libro La casa del sale. Storie di un altro Salento (Kurumuny edizioni).

Un altro Salento. Quello che non è mercificato e riesce a mantenersi nella tradizione orale, svincolato da false ideologie moderniste che fanno perdere il senso di ciò che siamo stati. Che cosa dobbiamo dunque chiederci e fare a questo proposito per evitare il pericolo dell’ovvio? Partire dall’evidenza di tutto quanto è ancora a disposizione dei nostri occhi e della nostra memoria. Non è una questione di verità, né un tentativo di ricerca di un qualunque fondamento veritativo, ma una riaffermazione di un canto corale che nel corso dei secoli si è trasformato in sapienziale esistenza di una gente che non ha mai perso di vista il sacrifico e ha saputo riscattare il dolore dalla brutalità del suo accadere. Gente forte in un luogo che era un incanto. Era. Non lo è più. Il messaggio è fin troppo chiaro: Storie di un altro Salento. Vedruccio nelle sue storie sembra avvertire il sentimento, sempre più acuto, della mancanza di tempo, la fretta che uccide presente e futuro, condensando nella nudità dell’accelerazione l’indifferenza, o peggio la scomposizione di misteri di bellezza naturali in fragili emotività che depauperano la quotidianità di significato.

La Casa del Sale è la casa di un tempo andato, consumato, che potrebbe vivere nella memoria. Era così chiamata in paese, e si diceva un po’ questo e un po’ quello sul suo passato, storie di contrabbandieri, leggende d’amore e di coltelli… Brrr, brividi di paura, che quelle incrostazioni, quelle pietre sgretolate certo non facevano svanire.

La Casa del Sale è il pretesto narrativo per intessere in un ricamo letterario di storie e di personaggi, ma anche di  luoghi mitici e irreali.

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Padre Pio di Sergio Luzzatto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Franco Martina   
Martedì 11 Novembre 2014 07:47

Diceva Bertolt Brecht che davanti alla conoscenza dei moventi delle loro azioni, i grandi hanno messo il sudore. E Sergio Luzzatto, nel suo Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento, Einaudi 2009, deve averne spremuto parecchio non per trovare la verità, che non è roba per persone serie, ma per aprire una via di conoscenza della figura di padre Pio con gli strumenti propri della storiografia. Già nelle prime pagine del libro egli dichiara espressamente che obiettivo della sua ricerca non è quello di accertare l'autenticità o meno delle stimmate del frate di Pietrelcina, quanto di misurare la portata storica della devozione garganica e di conoscere quei “rituali d'interazione” che la santità sviluppa come pratica sociale. In questo senso Luzzatto può giustamente affermare che i santi contano non per ciò che sono ma per come appaiono. Aver sviluppato coerentemente e rigorosamente tali presupposti, ha consentito all'autore di ricostruire la vicenda di padre Pio in stretta relazione con la più complessiva storia d'Italia. Ma non nel senso, un po' banale, che quest'ultima fa da sfondo alla storia singolare del frate, quanto in quella assai più interessante  degli intrecci e delle relazioni delle quali fu al centro la vita di padre Pio. Una trama impressionante, perché rigurda non solo ambiti diversi, religioso, devozionale, politico, economico..., ma anche ambiti sociali e intellettuali diversi: gente semplice e intellettuali, attori e politici di ogni calibro.

Un trama che Luzzatto ricostruisce non dal punto di vista sociologico, bensì da quello storico, consentendo, anche, di guardare con una luce nuova, o diversa, alcuni snodi della storia nazionale. E' interessante, per esempio, il racconto del legame stretto tra padre Pio e la nascita del movimento squadrista guidato da Giuseppe Caradonna nel Gargano, protagonita di un'azione politica che doveva anticipare i fatti di Palazzo D'Accursio, consentendo così di parlare in modo meno generico di clerico-fascismo. Ma assai interessanti sono anche le pagine iniziali, dove Luzzatto mette in evidenza come padre Pio “raccoglieva” la più drammatica e diffusa esperienza della guerra: il dolore, la sofferenza, sia fisica che psichica. Qualcosa di difficilmente incanalabile in movimeto politico. Padre Pio “ricevette” le stimmate il 20 settembre 1918.

Ma va comunque ricordato che la vicenda del frate di Pietrelcina si inserisce in un contesto di storia millenaria, già attestata  da Strabone, e poi resa particolarmente visibile da un'attenta campagna giornalistica che ebbe all'inizio il suo epicentro ne “Il Mattino” di Napoli.

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Qualche nota a margine di Così stanno le cose di Gianluca Virgilio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Franco Martina   
Venerdì 31 Ottobre 2014 20:02

Finita la lettura dell'ultimo libro di Gianluca Virgilio (Così stanno le cose, Edit Santoro, Galatina, 2014, pp. 146), non si può fare a meno di continuare a riflettere e non solo sulle sottolineature o su qualche nota inserita tra le pagine, quanto sul suo significato complessivo. Il volumetto si compone, infatti, di diversi testi, 26 per la precisione più la ‘Premessa’ e un ‘Preambolo’, ognuno centrato su un fatto, su un luogo, una situazione e quindi con una finalità propria. Solo una lettura completa consente di cogliere il filo conduttore che lega l'insieme dei testi e a essa Virgilio affida l’opportunità di cogliere il significato generale del suo lavoro. Prima di cercare di metterlo in evidenza, è opportuno sottolineare un aspetto del volume che non sembra marginale: la parsimonia di riferimenti o citazioni letterarie, filosofiche o culturali in genere, troppo evidente per essere casuale e tanto più notevole se si considera che l'autore ha una dimestichezza quotidiana con testi classici della letteratura italiana e latina. Poche sono anche le ‘pietre d'inciampo’: termini colti inglesi o tedeschi, greci o latini, cui troppo spesso si ricorre con le più diverse finalità. Insomma, non c'è il solito riferimento al flâneur (di Baudelaire e magari di Leopardi) o a Benjamin ecc. Solo qualche toponimo o termine dialettale inseriti come parte integrante del luogo e del tempo.

Nel ‘Preambolo’, però, Virgilio dà un'indicazione importante per afferrare il bandolo del filo rosso che corre lungo tutti i testi raccolti e lo fa invitando a riflettere sul rapporto tra ‘sostare’ e ‘raccontare’. Dove ‘sostare’ è sinonimo di vivere in un certo luogo, senza alcuna concessione a pretese radici o presunte identità culturali; ‘raccontare’ rimanda invece alla necessità di filtrare criticamente il mondo che ci circonda, quello vicino e quello lontano. ‘Raccontare’, infatti, comporta di trasferire le cose in parole, in concetti e non solo le cose, ma anche gli stati d'animo, i sentimenti, le impressioni. Un processo che non è mai meccanico. E tuttavia può essere più passivo o più attivo, cioè critico, quando ci si sforza di vedere ‘come stanno le cose’, ossia di andare oltre quella sorta di specchio dell'apparenza che ci rimanda la realtà per come siamo abituati a vederla e non per quello che effettivamente è.

Né il sostare né il raccontare si esauriscono in se stessi, in uno spazio privatistico o edonistico, come troppo spesso accade. Anzi, una nota di vigile sofferenza accompagna le due attività. Nel momento in cui si rompe l'incantesimo del consueto, del familiare e lo sguardo va oltre la superficie, ecco che si mostra con evidenza ciò che tutti hanno sotto gli occhi ma nessuno vede: lo sfilacciarsi del tessuto economico, l'indebolimento delle relazioni sociali, l’abbassamento del sentimento non solo civico ma  anche umano. Il laboratorio di Virgilio è la sua città, Galatina, una realtà tra le più belle, colte e laboriose del Salento. Anche lì chi ha coraggio può vedere quelli che Giovanni Bernardini definiva ‘i segni del diluvio’. Gli edifici vuoti, i teatri chiusi, i luoghi istituzionali dismessi trasmettono un senso di vuoto, di perdita di quella vitalità da cui erano nati e di cui erano la manifestazione architettonica e quindi plasticamente sociale. E poi la campagna deturpata non solo dalle discariche criminali, rese possibili da interessate disattenzioni, ma anche da quelle non meno devastanti prodotte dalla micro demenza diffusa, mentre avanzano i mattoni e i cartellini colorati che fanno comprendere anche ai più pigri la sproporzione tra il valore di scambio e quello d'uso.

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