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Programma gennaio 2019
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Architettura
Rovine sulla collina PDF Stampa E-mail
Architettura
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Domenica 04 Gennaio 2015 08:37

A proposito di rispetto del paesaggio. Costruire nella natura e non sulla natura non è solo una questione tecnica, ma è un esercizio culturale ed etico.

 

[in “Prometeo”, anno 32, numero 128, Dicembre 2014, p. 82-91.]

 

Il 12 settembre 1960, Charles-Edouard Jeanneret-Gris scriveva a Pier Luigi Nervi chiamandolo “mon cher ami”, mio caro amico. Firmava Le Corbusier, lo pseudonimo che alcuni spagnoli talvolta preferiscono trasformare in El Cuervo, il corvo, forse per il suono più teatrale così consono alla loro lingua. Le Corbu, la cui pronuncia assomiglia a le corbeau, il corvo, lo svizzero di Le Chaux-de-Fonds naturalizzato francese, informava nella lettera l’ingegnere italiano, formatosi a Bologna, della sua volontà di “fare un salto a Roma” per visitare gli impianti olimpici, nella cui progettazione Nervi aveva svolto un ruolo importante.

Quello di Le Corbusier era un omaggio al progettista Nervi, che vedeva una via estetica nella ricerca primaria dell’equilibrio, della stabilità, una ricerca che suggerisse le forme. Il contrario di chi ipotizza forme, attingendo alla propria immaginazione, ispirandosi ai maestri, copiando quel che altri progettisti fanno, seguendo esercizi di scuola, per poi chiedere a un tecnico, di norma un ingegnere, di fare in modo che le sue idee si reggano e stiano in piedi.

Per Nervi, invece, l’ingegnere non doveva porsi come un tecnico che si limita ad applicare idee teoriche espresse da altri e/o esserne il mero esecutore, un’idea molto diffusa anche tra gli ingegneri. Mi ha colpito, in una nostra brevissima corrispondenza, che così intendesse l’ingegnere perfino Cesare Segre, formidabile studioso di lettere ma distante per quella sua convinzione da una percezione dall’interno dell’attività del progettista, quello che ha un livello di adesione non banale all’elemento ideativo nel suo fare professionale, non l’affarista, il faccendiere la cui attività è descritta dalle cronache sulle vicende politiche e sulle inutili distruzioni ambientali. Purtroppo Segre è mancato e non è stato possibile discuterne di più, altrimenti sarebbe almeno stato utile parlare dell’idea di Nervi, non del tutto originale, invero, perché è la strada che segue la natura; così almeno appare all’osservazione.

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Dal fondo del cassetto 9 PDF Stampa E-mail
Architettura
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Martedì 29 Novembre 2011 18:17

L’ampliamento del Sainsbury Centre For Visual Arts

 

[Articolo apparso su "L'Industria delle Costruzioni" del marzo 1997, vol. 305, pp. 30-35.]

 

L’occasione di riparlare, a causa di lavori di ampliamento, del Sainsbury Centre for Visual Arts dopo circa vent’anni dalla sua realizzazione fa tornare alla mente possibili riflessioni sul progetto come opera aperta che già in Foster ha avuto esemplificazioni nella stessa concezione del proprio ambiente di lavoro nella londinese Fitzroy Street. Non si tratta certo della ricerca inesausta e spesso sterile di infinite interpretazioni possibili da parte dell’ideatore e del fruitore dell’abitazione con il suo bagaglio di figurazione artistica, come talora può essere il costruito, in operazione analoga all’interpretazione degli infiniti sensi di un testo scritto o di un progetto cartaceo ideale, quanto di una ricerca ragionevole e ragionata di perfettibilità in ossequio ad esigenze di servizio, che si sposa con le mutate possibilità della tecnica.

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