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Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
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Forme della bellezza PDF Stampa E-mail
Matematica
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Sabato 11 Aprile 2015 07:34

Nell’estendere il proprio dominio, la matematica può essere ambito di esperienza estetica

 

[in "Prometeo", anno 2015, n. 129, pp. 94-101]

 

Nel partecipare a una raccolta di saggi in memoria di Alexander Grothendieck – nato il 28 marzo 1928 a Berlino da padre ebreo russo, Alexander Shapiro (1890-1942), un anarchico avverso al leninismo, e da madre amburghese, Hanka Grothendieck (1900- 1957), anch’essa impegnata nei movimenti anarchici, e scomparso il 13 novembre 2014 a Saint-Girons, in Francia – ho sostenuto che Grothendieck può essere considerato a ragione un artista in aggiunta al fatto, più specifico, che era un matematico, e un matematico creativo, anzi proprio per questa ragione (si veda P.M. Mariano, Un artista tra gli alberi di Bures-sur-Yvette, in Matematica ribelle. Le due vite di Alexander Grothendieck, a cura di A. Carioti, Corriere della Sera Grandi Saggi, Milano 2014, pp. 81-102). E come matematico Grothendieck ha indicato nuovi punti di vista nella geometria algebrica, soprattutto dal 1955 al 1977, con pervicacia e indubbia profondità, dopo aver ottenuto risultati essenziali in analisi matematica.

Così, per fare qualche altro esempio, Leonhard Euler (1707-1783), Carl Friedrich Gauss (1777-1855), Augustin Louis Cauchy (1789-1857), Niels Henrik Abel (1802-1829), Bernhard Riemann (1826-1866), David Hilbert (1862-1943), Srinivasa Ramanujan (1887-1920), Ennio De Giorgi (1928-1996) possono essere considerati pienamente artisti in gradi diversi, ciascuno con sfumature e peculiarità proprie, molto di più di chi è dipinto in questi termini dagli interessi della macchina pubblicitaria. Intendo, quindi, quanto ho espresso per il caso specifico di Grothendieck come un fatto generale connesso al fare matematica, a estenderne il dominio proponendo nuove strutture e collegamenti tra di esse e con quelle preesistenti, al farla quindi in maniera creativa.

Non desidero sollevare il problema se i risultati della matematica siano scoperte o creazioni. Qualunque sia la soluzione ontologicamente corretta, per chi fa matematica non in maniera burocratica, per così dire, ma cercando di introdurre concetti, scoprirne le relazioni, quindi dimostrare nuovi teoremi, la questione non riveste un particolare interesse, perché, nei modi in cui si manifesta, quel fare è un atto creativo. Nessuno si chiede se l’Inno alla Gioia sia una scoperta, e così tutta la Nona Sinfonia, o se lo siano le Variazioni Goldberg, le Suites per violoncello solo o la sinfonia Jupiter, per fare qualche esempio, eppure quelle composizioni musicali sono implicite nelle molteplici possibili combinazioni delle note sul pentagramma. La loro scrittura è un atto creativo ed esse sono arte, anzi implicitamente ne indicano quasi la natura costitutiva: com’è la materia a definire lo spazio fisico, percepito dall’essere umano intorno a sé, così le opere sono quelle che indicano – pur non evitando ambiguità nella definizione – la natura dell’esperienza estetica.

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Ritratti salentini 7. Isa Tulino PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Augusto Benemeglio   
Sabato 18 Luglio 2015 08:40

Un’artista  gallipolina a Berlino


1. Fantasmi colorati

Una giovane artista emergente, purissima gallipolina, la trentenne Isabella Fedele, in arte Isa  Tulino, espone ormai da tempo  i suoi quadri, - opere di grandi dimensioni (mediamente da cm120x130)-  alla Galerie “Jan Wentrup” in Chorin Strasse di Berlino  che in questi ultimi anni è diventata un’immensa  città d’esposizione a cielo aperto, la vera capitale dell’arte europea, in particolare per i giovani, sia per la sua effervescenza culturale che per il suo spirito liberale e innovativo. Berlino è diventata la Mecca per migliaia di giovani artisti che vogliono confrontarsi con i coetanei di tutto il mondo n un’ottica di sperimentazione creativa.

Ma se volete sapere qualcosa dell’arte di Isa Tulino, dei fantasmi colorati della sua pittura  che invadono la superficie e vi fanno colare la materia liquida e lacerti di stracci, insetti, chele, come mostruose figure d’altri mondi; se volete sapere delle sue notti blu estive, lapislazzuli di Gallipoli,  o blu Metal autunnali di Berlino – dove risiede ormai da sette anni; se volete sapere che fine hanno fatto le maschere grottesche di Ensor con le loro umane passioni e i loro ghigni minacciosi; se volete sentire il rumore di una nuova alba che s’affaccia nel cielo della vecchia  Berlino, fatto di cose informi e grigie, di fischi brevi e laceranti, di voci murate e omini gialli, di sfide disumane e crociate di Gerusalemme tra cristiani e musulmani, dove consessi di cadaveri vagano  nell’etere senza pace intorno alle croci e al  lutto del mondo; se volete scoprire tutto ciò che la città nasconde, che è sordido e schifoso, sommerso di rifiuti, di solitudini estreme e d’abbandoni; se volete rischiare di infilarvi nella cruna di un ago come farebbe un cammello, che è poi il suo modo di essere, la sua maniera di fare arte per andare a caccia di emozioni forti e desideri assurdi – cercare angeli senz’ali in cieli viola, stelle spente e solitarie, disperanti fiori nel fango; se volete, infine, intravvedere quegli spiragli in cui vanno a ficcarsi le anime degli albini di tutto l’universo quando declina l’estate nel Salento (tutto un concerto, una sinfonia di ragazze dagli occhi azzurri e dai capelli nerissimi) e il plenilunio porta nuovo vigore, e tutto è intriso di una strana gioia di vivere  e di morire, ed è un crash pazzesco di luci gialle ,matasse azzurre aggrovigliate insetti rossi e intrecci e  liane della jungla; se volete tutto ciò, dovete dimenticare per un poco il pensiero razionale, mettere in disparte le ragioni della ragione e spalancare il terzo occhio, l’occhio interiore, quello che vi fa abbandonare al flusso delle sensazioni, quello che vi riporta indietro nel tempo di anni luce e vi apre all’ascolto delle pure emozioni della creazione; vi dovete muovere, insomma, sul filo d’equilibrio delle libere associazioni  care alla pratica psicoanalitica, e iniziare così il vostro viaggio nel caotico affascinante orrido mondo di Isa.

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Gli Auguri ... cifrati di Melanton PDF Stampa E-mail
Galleria degli Artisti Salentini
Giovedì 24 Dicembre 2015 08:10


L’opera di Pietro Siciliani e la nascita della Sociologia come scienza PDF Stampa E-mail
Sociologia
Scritto da Luca Carbone   
Lunedì 23 Novembre 2015 17:17

[La prima versione è edita in Pietro Siciliani e Cesira Pozzolini. Filosofia e Letteratura, A cura di F. Luceri, Edizioni Grifo, Lecce, 2015. La presente è versione estesa ed in fieri.]

 

Cogito ergo sumus.

A. Fouillée

 

La musica di Crono

“Vedremo insomma come questa prima teorica del Siciliani, penetrata bene e spoglia del metafisicume che la circonda, è in fondo la sana teoria positivista, per ciò che riguarda la questione attuale; vale a dire che essa coglie appunto nel segno, nel fissare il limite vero, il punto di partenza esatto della sociologia (…) specialmente se si cammini come appunto il Siciliani del Rinnovamento, dietro le orme luminose del Vico. (…) Prescindendo dal pregiudizio psicologico…il dominio della nuova scienza è fissato con tutta precisione”[1].

Per poter cogliere appieno quella che congetturo essere la gittata, ancora ampiamente inesplorata, di queste poche proposizioni, che nella formulazione come tesi, elise le critiche, suonano all’incirca, «la prima teorica del Siciliani coglie nel segno, nel fissare il limite vero, il punto di partenza esatto della sociologia: il dominio della nuova scienza è fissato con precisione», sarebbe necessario esporre una troppo lunga serie di premesse, ricorderò prevalentemente alcune date ed opere, e traccerò qualche possibile linea di ricerca per approfondimenti ulteriori.

Tenendo fermo nell’esposizione, tra altro, un pensiero formulato da un poeta, Ugo Foscolo – da qualcuno considerato il fondatore della critica letteraria storica italiana – che forse apparirà trito e banale, ma la cui applicazione è meno agevole di quanto non appaia dalla formulazione: «Le date de’ fatti sono precisamente nella storia ciò che le note Musicali sono nell’armonia d’un’orchestra. Se il tempo di due fatti vicini è rovesciato in modo che il primo diventi il secondo, la loro naturale armonia è perduta per sempre; perché ne succede inevitabilmente che ciò che era causa, pare effetto, e ciò ch’era effetto pare causa»[2].

Mentre suppongo che, riguardo ai grandi mutamenti storico-culturali, quest’avvertenza foscoliana possa essere relativamente trascurata, quando si tratta di ripercorrere i molteplici instabili e conflittuali processi di mutamento immateriali, in un lasso temporale molto ristretto e spaziale molto ampio, nei quali sono accadute molte cose e molto ravvicinate, ed è senz’altro il caso in questione, l’attenzione al “prima di” e al “dopo di” di rado risulta sufficiente.

A cominciare dalla data dell’opera del Siciliani, cui si riferisce Bonelli, Sul Rinnovamento della filosofia positiva in Italia: 1871. Comte è morto quattordici anni prima; Darwin ha pubblicato dodici anni prima l’Origine delle specie; mancano ancora cinque anni alla pubblicazione dei Principi di sociologia di Spencer; Siciliani ha trentanove anni, Durkheim ne ha tredici.

E quando Bonelli pubblica il suo primo contributo sul pensiero di Pietro Siciliani (1832-1885) da Galatina, che è anche uno dei primi contributi teorici ad un dibattito per la Sociologia italiana; Durkheim, il supposto fondatore della sociologia scientifica[3], è stato da pochi mesi ammesso all’École Normale Supérieure, dopo essere stato respinto per ben due volte, nel 1877, e nel 1878.

Pietro Siciliani è da anni Professore di Filosofia nella più antica Università d’Europa, Bologna, ed è “in carica dell’insegnamento di antropologia e pedagogia”. Nel 1879 ha pubblicato la prolusione tenuta per l’apertura dell’anno accademico 1879-1880, dal titolo Socialismo, Darwinismo e Sociologia Moderna. Questa pubblicazione nell’arco di un lustro avrà tre edizioni e da opuscolo sarà diventata volume di 400 pagine circa, “interamente rifusa e accresciuta delle Questioni Contemporanee”, come si legge in copertina, nella copia del Fondo Siciliani conservata nella Biblioteca Siciliani di Galatina.

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L'impero del Mali e le sue leggi PDF Stampa E-mail
Civiltà Giuridica
Scritto da Giuseppe Spedicato   
Venerdì 25 Marzo 2016 08:39

di G. Spedicato, T. Toumany


Il mansa del Mali, attraversando il Cairo diretto alla Mecca in pellegrinaggio, aveva fatto crollare il valore del dinar egiziano per la grande quantità d’oro che lui e il suo seguito avevano gettato sul mercato. Era l’oro del Mali che aveva alimentato il commercio di mezzo mondo civile e che forniva allora il metallo per le prime monete d’oro europee dopo i tempi dei romani. Si diceva che l’imperatore installato sotto un grande ombrello sormontato dall’effige in oro di un uccello, governasse su un regno di “quattro mesi di viaggio in lunghezza e altrettanti in larghezza”.

Davidson, B. “La civiltà africana”, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1972, pag. 161

 

PREMESSA


I popoli della savana, che appartenevano a più reami rivali, dopo la fine dell’impero del Ghana (intorno all’anno 1086), erano spesso in guerra tra di loro. Nella regione regnava fame, disordine e violenza. Soundiata Keita, dopo la vittoria contro il Re del Sosso a Kirina (1236), conquista tutti i regni della regione e forma l’Impero del Mali (1230 – 1545). Viene proclamato Mansa, che significa “Re dei Re”. Il suo regno (1230 – 1255) è ricordato per essere un’epoca di pace, prosperità e libertà. L’Impero (che si estendeva sugli attuali Stati: Mali, Burkina Faso, Senegal, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Mauritania e gran parte della Costa d’Avorio), viene dotato di una efficiente organizzazione amministrativa e militare e ben presto diventa un importante luogo di collegamento tra i popoli nomadi del Sahara ed i popoli dell’Africa nera equatoriale.

All’indomani della vittoria contro il Re Sosso, Soundiata Keita si rende conto che per assicurare la pace e la prosperità deve dare regole comuni a tutte le popolazioni dell’Impero. Regole comuni a popolazioni che per lungo tempo erano state in guerra tra di loro anche per ragioni razziali. Soundiata Keita si rende anche conto che tali regole devono essere accolte da tutti i popoli e di conseguenza, devono apparire come regole non estranee a nessuna delle culture dei popoli dell’Impero. “Il Re dei Re” pertanto, riunisce a Kurukan FuKa, nel cuore del Manden (a 90 km da Bamako), le 12 tribù del Manden e quelle dei loro alleati per dire “mai più accada quanto è accaduto!”. Vengono così proposte regole, principi, testi per regolare la vita del grande Manden. Si riportano di seguito alcune sintesi.

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