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Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
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Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
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Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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EURITMICA: una Mostra di scultura e pittura visitata dagli studenti del Liceo Vallone PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Erika Albanese   
Venerdì 06 Giugno 2014 06:45

["Il Galatino" XLVII n. 10 del 30 maggio 2014]

 

30 aprile 2014: noi studenti della classe IV C del Liceo scientifico “Antonio Vallone” di Galatina, accompagnati dal nostro professore di lettere, ci siamo recati presso il Palazzo Micheli-Gorgoni, dove siamo stati accolti dal critico d’arte, o meglio, come ama definirsi, cultore della materia, Raffaele Gemma, il quale ci ha illustrato la Mostra di Marcello Toma e Stefano Garrisi, entrambi presenti durante la nostra visita. L’esposizione, inaugurata il 16 aprile e conclusasi il 1° maggio scorso, è intitolata EURITMICA , vale a dire opere che si vivono bene dello stesso ritmo, come fossero una musica a due strumenti perfettamente intonati. “L‘eterna oscillazione tra res cogitans e res extensa”, come recita il sottotitolo della Mostra preso a prestito da René  Descartes, ovvero il contrasto tra res cogitans e res extensa: allo stesso modo, sia lo scultore (Garrisi) che il pittore (Toma) riescono ad “amalgamare” in modo straordinario in ogni opera queste due componenti, senza che nessuna delle due predomini sull’altra.

Gemma ha passato in rassegna molte delle opere presenti per farci verificare nei minimi particolari quanto detto in precedenza. Così abbiamo osservato la scultura dal titolo “Ritmo” realizzata da Garrisi. Si tratta di un’opera composta da due parti complementari: giocando sul “pieno e vuoto”, la pietra Leccese , essendo “povera“, assume la forma voluta dall‘artista, che riesce ad esprimere in modo completo tutte le sue emozioni. Un tema importante affrontato da Garrisi è sicuramente quello del Salento, che accoglie “a braccia aperte” ogni straniero (“Finestra mediterranea” e “Lo straniero”). Come ha affermato Garrisi, lo scopo delle sue opere è quello di mettere in difficoltà l’osservatore, costretto a “decifrare” l’opera proprio come l’uomo che non riesce a comprendere immediatamente una cultura a lui estranea. Altri argomenti rilevabili dalle sculture di Garrisi sono la caducità del tempo (“Clessidra”, “Radici”); la libertà dell’anima umana chiusa quasi in una prigione, incapace di esprimere se stessa nel mondo attuale (“Destinazione libertà”, “Luce et ombra”); la simbologia della femminilità abbinata agli astri, ma soprattutto alla luna, la quale è paragonata alla donna, simbolo di procreazione, e quindi di vita (“Le cadeau della luna”).

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Per Gaetano Minafra PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Raffaele Gemma   
Sabato 10 Maggio 2014 16:22

…..al Salento


Per una corretta lettura della serie di opere, tutte realizzate tra il 2011 e il 2014, che il maestro Gaetano  MINAFRA ha inteso  presentare al pubblico in questa sua personale leccese, bisogna cercare di assumere, almeno per  un istante, il medesimo atteggiamento mentale che l'artista ha impegnato nel corso del processo creativo.

Per la verità, semplici e intuibili appaiono i quattro cardini principali che devono aver guidato l'artista dapprima nell'intento, poi nella realizzazione delle opere, e che si basano essenzialmente su procedimenti di osservazione, ammirazione,  meditazione, dedizione.

Già il titolo tradisce l'attenzione dell'artista verso il suo territorio e svela tutta la profondità del legame, tenuto sopito fino alla rivelazione conclusiva a se stesso e agli altri. Un titolo allusivo che l'artista ha lasciato  incompleto, certo volutamente, allo scopo di suggerire in modo discreto le sue molteplici e intime disposizioni d'animo nel guardare con attenzione al proprio territorio d'origine, quasi con riconoscenza, per aver goduto del privilegio di  trarre  dalla sua  intrinseca bellezza   tante emozioni, sì da sfociare in una dedica sincera quanto accorata.

Dal punto di vista stilistico e tecnico le opere che l'artista presenta si distinguono in maniera abbastanza evidente dalla produzione antecedente, in cui si coglieva senza dubbio una particolare cura per il il tratto grafico, delineato con l'intenzione di perseguire una certa caratterizzazione del personaggio e, con essa, un'immediata leggibilità della sua psicologia e del suo stato d'animo.

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L'eterna oscillazione tra res cogitans e res extensa PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Raffaele Gemma   
Giovedì 24 Aprile 2014 09:18

Euritmica è la denominazione  che gli artisti Stefano GARRISI e Marcello TOMA hanno scelto di dare alla propria esposizione di Palazzo Micheli-Gorgoni, nella natia Galatina, una  mostra che per ognuno di loro è da considerare, a tutti gli effetti, come una personale, trattandosi nel primo caso di uno scultore puro e nel secondo di un pittore puro. Pur mescolate tra di loro, ora le opere dell'uno, ora le opere dell'altro sembrano in effetti scorrere in una successione ordinata, creando suggestioni ritmiche, quasi musicali, sicuramente eufoniche.

Il titolo  del resto non lascia spazio ad equivoci di sorta, né d'altro canto intende crearne la volontà, da parte dello scrivente, di dotare Euritmica di un sottotitolo di ordine filosofico, basato sul contrasto originario di René Descartes tra res cogitans, la parte spirituale, pensante, e res extensa, la parte materiale, meccanicistica.  Riteniamo infatti che questo dualismo sia applicabile  non certo ai due artisti in questione, ponendoli su un piano di contemporanea contrapposizione l'uno all'altro, quanto piuttosto ad ognuno di loro considerato singolarmente. Appare così evidente che, analizzando il  procedimento  artistico di ciascuno nella sua globalità, né nel caso di Garrisi, né nel caso di Toma sembra predomini una delle due componenti, spirituale o materiale, a netto discapito dell'altra.

Il merito di avere in pratica permesso il rinvenimento di una chiave di lettura filosofica dell'esposizione, utilissima per il fruitore, è da ascrivere senza dubbio agli artisti stessi, perché sono proprio loro a condurre su questo piano, ed a guidare, su quella che appare una via fondamentale per entrambi, capace di spiegare la genesi delle loro opere, come gran parte di tutto il loro percorso artistico passato e attuale: la via della riflessione.

Chiarito sin da subito questo aspetto generale, finalmente non ci resta che accoglierli entrambi nella simbiosi artistica di quest'esposizione,  accomunando tutte le loro opere sotto un unico principio, quello appunto della riflessione, guida e luce della loro arte.

 

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Donne di carta(?) PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Rosa Dell'Erba   
Domenica 13 Aprile 2014 15:57

Palazzo della Cultura, Museo “Pietro Cavoti”, 3 aprile 2014


La nascita, l’esordio di un’idea che tra scienza ed arte rifonda l’espressività dell’uomo del secolo scorso è racchiusa in questa dichiarazione:

A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. Per Picasso dipingere ciò che si sente, è più attuale della riproduzione realistica (ormai tramontata, dopo le conquiste della fotografia e degli esperimenti degli Impressionisti) anche se essa non è del tutto fedele all’immagine, a ciò che si vede.

L’arte non è l’applicazione di un canone di bellezza ma ciò che l’istinto e il cervello elabora dietro ogni canone. Quando si ama una donna non si comincia sicuramente a misurarle gli arti.”

Oltre a ciò entra come componente essenziale dell’opera d’arte, il tempo, e come conseguenza di esso, l’essenzialità e l’immediatezza. Le narrazioni, le descrizioni, appartengono ad un’altra civiltà.

Al di là delle retoriche e delle affiliazioni elettive, l’intento provocatorio di Miceli Dell’Arti è ben chiaro: azzerare significati complessi e tecniche ricercate accordando la preferenza ad un primitivismo espressivo e di conseguenza a materiali poveri, all’uso di supporti destinati al riuso urbano e strumenti  ecologici come pennelli e pigmenti ecosostenibili.

Dopo un esordio che lo vede impegnato con la tecnica del frottage e del collage, nel 2012 con La Terza Dimensione espone a Palazzo della Cultura a Galatina e nel 2013 ad Aradeo con Il colore, lo strappo, il segno allo Skatafashow e Del teatro, Del Cinema, Della Musica, al Caffè del Teatro.

Dal 2005 sceglie  la carta come materia- supporto per le sue opere.

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I voli di Marina Colucci PDF Stampa E-mail
Arte
Scritto da Paolo Vincenti   
Martedì 25 Marzo 2014 18:35

Marina Colucci è una giovane artista leccese, forse non  ancora conosciuta quanto meriterebbe. Si occupa di grafica pubblicitaria ma è soprattutto una  brava pittrice. Ha da poco esposto le sue opere nell’ex Convento dei Teatini, nell’ambito della rassegna organizzata dall’Associazione Artemista per “Itinerario rosa 2014”, dal 13 al 17 marzo. Notevole, fra le sue realizzazioni, il ciclo pittorico “china e acquerello”. Alcuni titoli: “Doppio fallo”, "Oltre i Segni", "Locomotiva Lunare",  "La Festa" , "I Gondolieri”, “Fuga”.  Un uso sapiente del colore, avvincente la policromia dell’insieme, poco o niente nero, molto verde, marrone,giallo, rosa, blu, rosso. Nella serie delle chine, molti e d’impatto i riferimenti sessuali mischiati ai rimandi astratti delle opere. Un trionfo di luna e stelle, capitelli dalla forma fallica, fiorellini che sembrano coriandoli e fili che si intrecciano a formare gusci di lumache, si confondono insieme, come in "Gaudium Magnum" . Si avverte un bisogno di fuga dalla realtà, dal contingente, attraverso i voli pindarici della fantasia ( penso al quadro"Alla maniera di Pindaro") , verso un’altra mèta, una destinazione diversa, un passaggio, anche attraverso la vagina, da una vita ad un’altra e, attraverso la stella cometa, ad un altro sistema solare, come in “ Passaggio da un luogo ad un altro”. Ma i suoi falli, i seni, le vagine, sono gioiosi ed anche un po’ giocosi, nessuna morbosità nella reiterazione degli organi sessuali , che rappresentano anzi un inno alla vita e alla libertà dei sensi, quella libertà che, sebbene eterea, aeriforme, impasta la pittura di Marina Colucci in un tutt’uno con la vita ("Libero pensiero” si intitola una di queste opere), conferendole una cifra di velato “maledettismo” che ne fa un’artista sicuramente sui generis, di questi tempi, e piuttosto dirompente . Una tematica dunque molto originale, almeno se sposata con la tecnica utilizzata. Le sfumature, poi, gli effetti cangianti del colore illanguidiscono le atmosfere di questi quadri, rendendole ancora più fiabesche, oniriche, evanescenti.

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