Convocazione Assemblea Straordinaria
Convocazione Assemblea Straordinaria  dei Soci del 7 febbraio 2020       Come già annunciato nell’Assemblea precedente del 28 ottobre 2019, si ripropone la necessità di decidere in modo... Leggi tutto...
Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Come salvare la parte cattiva dell’Italia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Antonio Errico   
Mercoledì 09 Dicembre 2015 11:56

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 6 dicembre 2015]

 

Quando ho cominciato a leggere La parte cattiva dell’Italia,  il poderoso saggio di Valentina Cremonesini e Stefano Cristante su Sud, media e immaginario collettivo, il pensiero è andato immediatamente ad un vecchio libro di un grande vecchio amico: il libro si intitola Terzo Sud e il grande amico è Aldo Bello, che dopo aver fatto l’inviato in tutto il mondo per la Rai, adesso starà battendo qualche reportage sui tasti della sua Olivetti in qualche parte del cielo.

Era il Sessantotto e Aldo Bello scriveva che a quel tempo tutti parlavano del Sud. Non solo coloro che ne erano direttamente interessati, ma anche organismi non investiti esclusivamente del  problema; uomini e fogli d’informazione che con il Sud non avevano mai voluto avere niente da spartire; politici, tecnici, economisti, che avevano sempre guardato con sospetto alla questione; scrittori e giornalisti italiani e stranieri che il Sud d’Italia lo avevano appena sfiorato nelle loro scorribande letterarie e gazzettiere.

Così, diceva, dunque. A pensarci appena appena, viene da considerare che forse in quasi mezzo secolo non è cambiato niente. Tutti parlano e scrivono del Sud, ma pochi ci entrano davvero, pochi trivellano le superfici, osservano, leggono e interpretano con metodi e strumenti coerenti i suoi fenomeni, analizzano e comparano gli elementi particolari riconducendoli in una visione complessiva. Negli ultimi anni, per esempio, la letteratura e la saggistica divulgativa sul Sud molto spesso hanno avuto l’obiettivo dello scoop: pienamente raggiunto. Perché il Sud fa comunque sempre notizia e mercato.

Il volume di Cremonesini e di Cristante, invece, ha altre finalità, altre qualità, altro spessore:  è un’analisi che mostra com’è veramente il Sud: da dentro. Gli strumenti sono quelli della ricerca sociologica, ma c’è una condizione che costituisce il movente della ricerca, che l’attraversa e che affiora anche se – forse - gli autori avrebbero voluto  che restasse sempre sotterranea: una passione. Del Sud. Per il Sud. Una passione civile.  Che vuole smantellare luoghi comuni, falsi miti, logore figure dell’immaginario, facili alibi, rappresentazioni da folclore, artificiose elaborazioni. Perché un Sud falso nuoce a tutti, a tutto, e soprattutto al Sud. Se un dibattito sul Sud e sulla sua questione ci deve ancora essere, ed è giusto che ci sia, deve fondarsi su cognizioni, analisi, e non più su fantasie; deve avere come situazione di partenza un nuovo pensiero di Sud, che contemperi passato, presente e prospettive.

Se questa è la strada da seguire, non si può non considerare che i media svolgono una funzione essenziale non solo nella maturazione di un nuovo pensiero del Sud ma anche nella elaborazione di un nuovo sentimento, di una nuova passione.

Ma in questo senso c’è  ancora molto da fare.

Se, per esempio,  come rileva Stefano Cristante,  le modalità di trattazione del Sud da parte del TG1, non sembrano aver subito nel corso del tempo vistose trasformazioni o innovazioni, se i modi della narrazione sembrano ancora oggi “galleggiare in un’immagine del Sud che promuove l’idea di un luogo aspro, misterioso e difficoltoso (che, aggiungo, se non è proprio come quello dei viaggiatori stranieri del Settecento poco ci manca), vuol dire che c’è ancora molto da fare.

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L'ombra della madre di Paolo Vincenti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Paola Bisconti   
Venerdì 04 Dicembre 2015 07:07

[IN WWW.LINKIESTA.IT novembre 2015]


“L’ombra della madre” di Paolo Vincenti, pubblicato da Kurumuny Editore, non è solo un noir in cui si intrecciano le storie di Francesca, Riccardo e Fabrizio, ma è soprattutto un romanzo psicologico nel quale si possono trovare sottili congiunzioni nella mente dei protagonisti che rivelano tra le pagine di un libro avvincente e ricco di pathos, dell’incredibile.

La trama ambientata nella cittadina leccese con vari richiami all’arte, alla storia, alla cultura, alla musica e alle tradizioni del Salento, è resa intricata per via dei misteri che cela con grande abilità Francesca Colasanti, una donna intelligente, affascinante e sensuale, ma con un risvolto inquietante della propria vita. Docente di Storia delle religioni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lecce, dopo gli anni trascorsi a Roma, Francesca agli occhi di chi le sta intorno risulta irresistibile eppure nella sua apparente determinazione e sofisticata spigliatezza c’è un lato oscuro che si svelerà lentamente. Ed è nella sua città d’origine che Francesca tenta di trovare il senso della sua vita. Intorno a questa figura intrigante e amletica c’è Sauro, il suo ex compagno, un uomo violento che non accetta la separazione da Francesca; Fabrizio, il suo amante, e Riccardo Valentini, professore alla sua seconda laurea, al quale è affidato il complesso compito di districare i nodi esistenziali della donna della quale si innamora perdutamente anche per l’aurea di mistero che la circonda. “Privilegio e dannazione: questo significava averla conosciuta”. Riccardo frequentando Francesca diventa sempre più consapevole di qualcosa di imponderabile che caratterizza il loro rapporto: “Sei bella e perversa” le diceva “e io sono caduto nella tua trappola, ci sono caduto e non ne so più uscire”. Con lei “Donna diabolica e bambina innocente, spudorata e selvaggia, eppure fragile e quasi ingenua” il ragazzo scopre una parte della propria natura rimasta per anni quiescente.

Essenza di questa storia è la ricerca storico-religiosa che prevale nel romanzo “L’ombra della madre” tanto da risultare impregnato di un aspetto arcaico ed esoterico come il rito ancestrale a cui lo scrittore già autore di vari testi, differenti tra loro ma simili nello stile raffinato e incisivo, fa riferimento. Si tratta di un culto antichissimo, orgiastico e salvifico che si praticava a Roma durante i primi secoli dell’Impero. “Fra canti languidi, musiche ossessive e danze vertiginose, i fedeli delle Magna Mater Cibele e del dio Attis si abbandonavano completamente alla mistica ammaliati dallo splendore e dalla pompa delle feste” .

Con richiami all’antropologia culturale e dettagli che rendono il volume oscillante tra un fantasy e un noir, padroneggia la bellezza senza tempo di una terra come il Salento alla quale le si attribuisce quell’aspetto magico che caratterizza una storia resa peculiare grazie all’abilità letteraria di Vincenti che squarcia quella patina un po’ stucchevole attribuita ad un territorio che in realtà sa essere in grado di sorprendere e stupire. Ne “L’ombra della madre” emerge un fascino celato da un buio depositario di segreti e rivelazioni.

 


“L'Una e Due - Disco(r)Danze” di Paolo Vincenti. Dicotomie d'Autore PDF Stampa E-mail
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Scritto da Claudia Petracca   
Giovedì 26 Novembre 2015 07:18

[ne “Il filo di Aracne”, settembre-ottobre 2014]


L'Una e Due, titolo ambivalente, forte, enigmatico, incisivo, versatile, con il quale lo scrittore Paolo Vincenti ci presenta il suo ultimo lavoro. Un' opera composita, che raccoglie alcuni brani già presenti nella sua pubblicazione “Danze moderne” e che nel nuovo scenario letterario divengono “note” debordanti di vita, che animano e ritmano le Disco(r)Danze, sottotitolo altrettanto poliedrico da cui si possono estrapolare svariate chiavi di lettura:

“Guarda questo ritmo come sale senti questa musica da amare
guarda questo ritmo che ti prende...” […]

Un libretto a tiratura limitata, edito da La fornace, destinato a pochi e fortunati eletti, che, mi auguro in un prossimo futuro, possa raggiungere il maggior numero di lettori possibile.

“Parole reali parole immaginate parole che camminano nel mondo parole di dolore parole di allegria parole di tristezza parole parole che rincorrono altre parole...” […]

Un “groviglio di parole”, dunque, di cui L'Una e Due ne costituiscono i rispettivi bandoli.

Si può decidere di tendere il filo iniziando da L'Una o, viceversa, da Due.
Si può anche decidere, però, di lasciarsi imbrigliare nel “composismo lirico”, quel ludico ingranaggio letterario da cui nasce, come Venere dalla spuma del mare, la bellezza distica e multiforme del verso e della prosa dello scrittore Vincenti, abbandonandosi fideisticamente ai suoi giochi di “Luna”.
“Cantami o Diva” potrei citare, in un riverbero evocativo, pensando all'autore che, come un navigante, molla gli ormeggi per solcare il procelloso mare d'inchiostro, lasciandosi guidare dal canto e dall'incanto di una moltitudine di voci diacroniche che soffiano, sulla vela della sua nave, aliti di ispirazione (divinus afflatus), indicandogli, di volta in volta, l'attracco su terre lussureggianti o brulle.
E su queste terre, dall' humus così variegato, brulicante di policromie letterarie, è possibile incontrare mentori e muse, di oggi e di ieri, del tempo andato, nel tempo corrente e al tempo futuro...perchè no!
Sì perchè, il filo teso da un capo all'altro de L'Una e Due, vibra scandendo proprio il tempo che, come conferma lo stesso autore nella sua nota personale, rappresenta il leit motiv che lega e muove tutta l'opera.

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Un libro su Gino Rizzo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Paolo Vincenti   
Domenica 15 Novembre 2015 09:05

A ottobre 2005, a dieci anni di distanza dalla scomparsa del professore Gino Rizzo, italianista, docente presso l’Università degli Studi di Lecce e anche Preside di Facoltà, viene pubblicato dal “Centro Studi Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo” di Cavallino, “Metodo e intelligenza". Gli studi di Gino Rizzo tra filologia e critica, per le edizioni Congedo (2015), a cura di Fabio D’Astore e Marco Leone. Si tratta di una raccolta di contributi a firma di alcuni esperti di letteratura italiana che hanno conosciuto Rizzo e hanno avuto con lui contiguità d interessi,  in omaggio all’illustre scomparso, come memento per la sua città di Cavallino, per il Salento e per tutta la comunità di studiosi e amanti delle lettere affinché di lui possa serbarsi grato ricordo. Il libro, che esce con il patrocinio della Città di Cavallino, dopo una Premessa dell’On. Gaetano Gorgoni, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura di Cavallino, è introdotto da una Prefazione di Antonio Lucio Giannone, Presidente del “Centro Studi Sigismondo Castromediano”, ente  ideato e fondato proprio da Gino Rizzo, che ne fu il primo Presidente, insieme a Gorgoni, allora Sindaco del comune leccese. Il centro intendeva dare impulso agli studi e alle ricerche sulla cultura salentina dell’Ottocento e Novecento, con particolare riferimento alle figure di Giuseppe De Dominicis e di Castromediano, come ricorda proprio Giannone il quale rImarca i filoni di ricerca seguiti da Rizzo nella sua carriera, lamentando la sua troppo prematura scomparsa. Il professor Rizzo infatti avrebbe dato certamente ancora molto, sia come ricercatore attento che come promotore di iniziative culturali di vario genere. All’intervento di Giannone, segue nel libro una Introduzione dei curatori Fabio D’Astore e Marco Leone, i quali sono stati allievi e amici di Rizzo. Essi spiegano che il sottotitolo del libro, “metodo e intelligenza”, “filologia e critica”, non è stato scelto a caso perché questi due accostamenti rappresentano i titoli di altrettante opere di Rizzo contenenti saggi sulla letteratura italiana fra Seicento e Novecento. Una segnalazione per la bellissima copertina del libro, opera di Guercino, “Paesaggio al chiaro di luna”(1616).  Il libro  lumeggia i vari aspetti dell’indagine critica eseguita dal professor Rizzo negli anni. Il primo contributo è di Pasquale Guaragnella, “Un ricordo di Gino Rizzo, studioso del Barocco”; poi interviene Marco Leone, con “Il Barocco di Gino Rizzo tra saggi ed edizioni”; il terzo contributo è a firma di Giuseppe A. Camerino, con “Settecento in Terra d’Otranto, nelle ricerche di Gino Rizzo”; è poi la volta di Emilio Filieri, con “Sul Settecento inedito fra Salento e Napoli. Fedeltà alla ragione con il mito del sentimento”; segue Raffaele Giglio, con “L’impegno di Gino Rizzo per la poesia ottocentesca”; il sesto contributo è di Fabio D’Astore, con “Critica-filologia-esegesi: gli studi di Gino Rizzo su Giovanni Verga”; il settimo contributo è di Ettore Catalano, “Gli studi novecenteschi di Gino Rizzo tra accertamento filologico e ricchezza analitica”; infine Antonio Lucio Giannone, con “Tra filologia e critica: il ‘Fenoglio’ di Gino Rizzo”. Attraverso gli interessi letterari di Rizzo, nella sua carriera di studioso, i suoi numerosi volumi, saggi, edizioni, articoli, le sue frequentazioni anche amicali, i convegni, seminari e incontri di studio organizzati, si ricostruisce anche buona parte della memoria collettiva e del contesto storico culturale di una terra che ha avuto in lui uno dei figli più stimati e apprezzati.


Nero Notte - Torna Paolo Vincenti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Gianni Ferraris   
Giovedì 12 Novembre 2015 07:50

[in www.fondazioneterradotranto luglio 2013]



L’Orba è un torrente, ci andavamo i torridi giorni d’estate, si trova sull'Appennino Ligure, fra Alessandria e Genova. Ricordo, erano gli anni ’80 del secolo scorso, quel giorno di agosto ero solo, ci andai per starmene in pace, c’era poca gente allora, ed era un giorno infrasettimanale. L’acqua è ghiacciata anche in estate, una frustata piacevole sul corpo, è acqua limpida. Prima di partire, visto che volevo starci un’intera giornata, presi un libro da uno scaffale. Ci sono i libri già letti e quelli ancora da aprire, entrambi sono importanti spesso riprendo una lettura già fatta, forse per confermare ricordi ed emozioni, quelle nuove servono per imparare. Quel giorno, chissà perché, mi portai “Il lupo della steppa” di Herman Hesse, l’avevo acquistato da tempo e mai letto. Fu folgorazione, ancora con brividi di piacevole fresco dell’acqua, fu un tutt'uno aprirlo e non riuscire più a staccarmene se non per brevi intervalli, per bere o per guardarmi attorno, alberi e falchetti che volavano alti. Hesse mi avvolse come una coperta, come un abbraccio, fino alla fine della giornata e del libro. Chissà perché lo regalai, al ritorno, la sera stessa, ad un’amica che stava passando un periodo nero. Mi ringraziò.
Nero Notte di Paolo Vincenti, il suo romanzo, anzi la sua romanza, ha destato emozioni certamente diverse, ha un sapore simile, un ritorno alla memoria di quel tempo e quei tempi. Già, i tempi e il tempo che in Paolo tornano in ogni opera, gli orologi presenti, anche in questo nuovo libro, sul retro di copertina, sono lì, in filigrana. Vincenti troverà la forza di romperli tutti, prima o dopo? Forse no, in ogni sua copertina ce ne sono, incombenti, insistenti, spudorati a ricordare le ore che scorrono.

Romanza di amore e morte… Storia di un’anima in pena. Nella notte, un uomo cammina, piange, ride, sogna, grida, si dimena… Nella notte, un uomo è inseguito dai propri fantasmi, e all’alba, un gallo canta…

Così leggo nel retro di copertina.

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