Nuovo Consiglio Direttivo, Open Day e nuovo Anno Accademico: pronti per ripartire!
MARIO GRAZIUSO Ripresa dell’attività sociale dell’UNIPOP “A. Vallone” di Galatina Confermato il Presidente e affidati gli incarichi ai consiglieri Trascorso il lungo periodo di inattività... Leggi tutto...
Sfogliando Galatina: una iniziativa per ripartire
Dopo questi mesi di inattività forzata, l'Università Popolare ha aderito con entusiasmo a una iniziativa del Patto Locale per la Lettura di Galatina, firmando la prima delle passeggiate letterarie... Leggi tutto...
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni
Riconvocazione Assemblea dei soci ed elezioni Dopo questo lungo periodo di forzata inattività, il Consiglio Direttivo ha trovato, grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale, la sede... Leggi tutto...
Nuova sospensione delle attività
La presenza di casi di coronavirus sul territorio di Galatina e l'ordinanza di chiusura delle scuole emanata dal sindaco ci hanno consigliato un ulteriore consulto medico dal quale è emersa ... Leggi tutto...
Ripresa attività e nuova data per assemblea ed elezioni
Dopo un consulto medico, il Consiglio Direttivo ha deciso di riprendere le attività lunedì 2 marzo alle ore 18, con la conferenza del prof. Mario Graziuso “L’ultima rappresentazione sacra del... Leggi tutto...
In memoria di Piero Manni, editore
Da qualche giorno il Salento e il mondo della cultura sono più poveri: il 22... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
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L'attività letteraria di Sigismondo Castromediano e l'ultimo libro di Fabio D'Astore PDF Stampa E-mail
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Scritto da Paolo Vincenti   
Martedì 14 Luglio 2015 15:40

Manoscritti giovanili di Sigismondo Castromediano. (Archivio Castromediano di Lymburg), edito da Mario Congedo (2015), è l’ultima fatica di Fabio D’Astore, Presidente della Società “Dante Alighieri” di Casarano e docente di Lettere presso la Scuola Media - Istituto Comprensivo di Ruffano. D’Astore è un profondo conoscitore dell’attività letteraria del “duca bianco” Sigismondo Castromediano, avendo ad essa dedicato molti studi, fra i quali “Mi scriva, mi scriva sempre…" Regesto delle lettere edite ed inedite di Sigismondo Castromediano (Pensa multimedia 1998);  Dall’oblio alla storia. Manoscritti di salentini tra Sette e Ottocento (Congedo editore 2001); Le biblioteche private nel Salento e “La Biblioteca” di Sigismondo Castromediano, in “Archivi e Biblioteche: la formazione professionale e le prospettive della ricerca in Puglia (Atti del Convegno di Studi, Arnesano 25 ottobre 2002)”, a cura di F. de Luca, Milella 2005; Beni culturali e identità nazionale in Sigismondo Castromediano, ne L'identità nazionale. Miti e paradigmi storiografici ottocenteschi (Atti del Convegno di Studi, Cavallino, 30-31 ottobre 2003), a cura di A. Quondam e G. Rizzo, Bulzoni 2005.

La figura di Castromediano, cui è intitolato il nostro Museo Provinciale di Lecce, indefesso ricercatore di memorie patrie, personaggio di spicco del Risorgimento italiano, è stata appena affrontata dal recentissimo libro Sigismondo Castromediano: il patriota, lo scrittore, il promotore di cultura. Atti del convegno Nazionale di Studi (Cavallino di Lecce, 30 novembre-1 dicembre 2012), a cura di F. D’Astore e A. L. Giannone, edito da Congedo per il “Centro Studi Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo” (2014). Nel libro, a lumeggiare sul Castromediano letterato è stato proprio D’Astore col suo saggio Passi inediti di un manoscritto delle Memorie di Sigismondo Castromediano. Nello specifico, D’Astore si è soffermato sull’opera maggiore di Castromediano, quella per cui noi tutti lo conosciamo come scrittore, ossia le Memorie di cui, anche alla luce di documenti di recente acquisizione, D’Astore sta curando la riedizione critica. Varrà la pena ricordare che il libro Carceri e galere politiche. Memorie del Duca Sigismondo Castromediano, del 1895,  che riporta ai duri anni trascorsi dal liberale Castromediano in prigione, ed è una delle opere più significative della memorialistica risorgimentale, è stato ripubblicato in ristampa fotomeccanica, prima nel 2005 e poi nel 2011 da Congedo per le cure di Gaetano Gorgoni. E di questa opera, di cui si conoscono numerose varianti, si è anche di recente ritrovata una nuova versione, manoscritta, recante la stesura completa delle Memorie, grazie allo studioso Gigi Montonato che ne riferisce in Notizia intorno al recupero di un manoscritto delle Memorie, nel volume degli Atti sopra riportato.

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Incontri salentini PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giovanni Invitto   
Sabato 04 Luglio 2015 05:57

[“Il Titano", supplemento economico de “Il Galatino” anno XLVIII n. 12 del 26 giugno 2015, pp. 37-38]

 

Nel 1969 Vinicius De Moraes, Giuseppe Ungaretti e Sergio Endrigo composero un disco dal titolo “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”. Questa formula può sembrare generica ma il termine “arte” invia ad ognuno di noi la responsabilità di scegliere coloro che ci accompagneranno nel nostro percorso di vita e che noi, per converso, accompagneremo per il tragitto che ci sarà dato dagli eventi esistenziali e/o da Qualcuno che li governa. Questa premessa introduce il mio rapporto con due amici di Galatina, cioè il professore Giuseppe – Peppino per gli amici - Virgilio e suo figlio Gianluca, anch’egli docente. Per essendo sposato dal 1973 con Marisa, galatinese, non è stata Galatina a farci conoscere ma, negli anni precedenti, Leuca dove la mia famiglia paterna villeggiava da sempre. Per uno o due anni la mia casa leucana – in fitto – aveva di fronte l’appartamento dove il prof. Virgilio villeggiava.  I nostri rapporti erano quelli formali del saluto quando ci si incontrava o quando ci affacciavamo dai rispettivi balconcini-ingresso.

Con il tempo e con il mio insegnamento liceale a Galatina, divenni collega di Virgilio senior, quindi nacque una familiarità più solida e ricca. Lo conobbi non solo come docente ma come studioso soprattutto della storia del meridione italiano. Agli inizi del 1999, mi inviò un suo libro su Galatina e mi invitò alla presentazione dello stesso. Purtroppo non potetti andare e gli anticipai il fatto con questa lettera: «4 gennaio 1999, Caro Giuseppe, purtroppo, come temevo, non mi sarà possibile essere materialmente presente stasera alla presentazione del tuo volume. Le altre presenze e gli altri interventi già da soli sono giusto e qualificato riconoscimento al tuo lavoro. Come ho avuto modo di scriverti appena lessi il tuo volume, ripeto che per la storia di Galatina nel Novecento il tuo studio inaugura una lettura e un metodo storiografico ancora non esercitati su quell’oggetto. La mia competenza scientifica, nell’ambito della storia civile e politica, è assai scarsa, quindi i miei giudizi rischiano di essere provvisori e non pertinenti. Ma non mi manca l’attenzione per i fatti nostri e, soprattutto, per una storia della “società civile” che si affianca e determina la storia delle istituzioni locali e nazionali. La tua opera valorizza tutto questo, anche sulla base di un’antica sensibilità gobettiana (e oggi, forse, bobbiana) che ancora traspare dalle tue pagine. Tu hai inaugurato un modo di fare la storia di Galatina che si affianca e integra le altre storie e cronache, pure importanti, che hanno riguardato personaggi notevoli, singoli eventi, oltre la storiografia della pietà e della coscienza religiosa materializzate in monumenti, pratiche, culti. Quindi ancora grazie per l’invito rivoltomi, ma anche, e soprattutto, per il tuo umile, paziente, nascosto lavoro di custodia e di alto insegnamento di una nostra storia veramente “civile”».

Progressivamente divenni anche amico del figlio Gianluca, oggi non solo uomo di cultura, ma programmatore e stimolatore di eventi pregevoli. Di lui negli ultimi tempi sono apparsi due testi: Così stanno le cose, Edit Santoro, Galatina, luglio 2014, pp. 152, e nel settembre dello stesso anno, un testo in francese, con lo stesso editore, Résonances salentines con introduzione e traduzione dall’italiano a cura di Annie e Walter Gamet, di 274 pagine. Il volume riprende e coordina testi pubblicati su “Il Galatino”.

Mentre leggevo il primo testo, appuntavo con la matita che quel testo mi sembrava una passeggiata a Galatina che permetteva all’autore una lettura diretta e completa della sua città dandoci quasi una sociologia urbana della stessa. Leggiamo nella conclusione del Preambolo: «Sostiamo e raccontiamo senza mitologie, senza querimonie, disarmati, guardando in tutte le direzioni. Non diamo retta a chi ci mette addosso la paura di essere esposti al mondo, al passaggio violento del nemico. È lui il nemico. Sostiamo senza paura, con molta curiosità verso quanto avanza tutt’intorno, lungo la linea lontana dell’orizzonte. Da lì, come sempre, i nostri amici, migranti come uccelli, porteranno le risposte giuste a noi che sostiamo». Un atto di umiltà ma anche un atto di autocoscienza fondata perché l’autore non si presta a finte modestie di maniera. Sa di non essere un monsù Travet, ma un serio e impegnato lavoratore della cultura.

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“L’ombra della madre”: il nuovo romanzo di Paolo Vincenti 2. Un intrigante romanzo d'autore PDF Stampa E-mail
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Scritto da Mariagrazia Toscano   
Lunedì 29 Giugno 2015 16:14

[in www.corrieresalentino.it giugno 2015]

 

“C’è una linea obliqua che attraversa la vita. Una linea che interseca incontri e pensieri, andate e ritorni, aspettative e fallimenti. Su quella linea s’incontrano i destini dei personaggi di questo libro. Il tempo danza con loro al ritmo delle occasioni perse”. (Paolo Vincenti)

Il suddetto romanzo, edito da Kurumuy ed ambientato nel suggestivo scenario di una Lecce misteriosa, accattivante fin dalle prime pagine per la sua scrittura minuziosa e fluida, con i suoi personaggi che sembrano strappati alla realtà odierna si snoda tra ed oltre le righe dello stesso, al ritmo di una particolare sarabanda intrisa di passione, amore ed esoterismo!

Sì, proprio così, perché dalla Professoressa Francesca Colasanti, titolare della cattedra di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lecce, al Professor Riccardo Valentini, passando poi per tanti altri personaggi che non finiscono mai di stupire il lettore, è tutto un avvicendarsi di colpi di scena.

Il rito a cui s’ispira il romanzo, lo spiega chiaramente lo stesso Paolo Vincenti, versatile scrittore e giornalista salentino, in una nota al libro: “Si fa riferimento al culto antichissimo di Cibele e Attis, che si praticava a Roma durante i primi secoli dell’Impero. Un culto sincretico, orgiastico e salvifico (…) Fra canti languidi, musiche ossessive e danze vertiginose, i fedeli della Magna Mater Cibele e del dio Attis si abbandonavano completamente alla mistica ammaliati dallo splendore e dalla pompa delle feste”.

“Sul palcoscenico meraviglioso della vita, come scrive lo stesso autore, chiamati a recitare ciascuno la propria parte, capita di pensare che si siano mischiati i fogli o che l’autore del soggetto abbia smarrito il copione quando, in momenti di particolare travaglio, ci sembra di essere sbattuti dagli eventi come la navicella di Prospero dalle onde della più furiosa tempesta”.

Eh, già… la scrittura non è mero esercizio letterario, ma è catarsi, lì dove si svela e rivela al lettore attento spingendosi nei più reconditi meandri della mente e dell’animo umano, infatti, se da un lato è fondamentale per lo scrittore essere il più preciso ed esauriente possibile, egli dovrà, allo stesso tempo, evitare quei dettagli personali che non si dimostrano rilevanti per una “reale” descrizione della propria interiorità in tutte le sue trasformazioni, proprio come è nello stile del nostro versatile autore salentino.

Buona lettura e meditazione a tutti, in punta di… suspense!


I libri d'arte e di poesia di Luisella Carretta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Nocera   
Lunedì 22 Giugno 2015 07:19

Nel 2008, presso il Fondo Verri (Lecce) ebbi occasione di presentare due libri di Luisella Carretta, l’artista-performer di Genova, amica e assidua frequentatrice del Salento. I due libri in questione erano:

- Atelier nomade, Campanotto editore, Pasian di Prato (Udine) 1998, pp. 80. Edizione numerata di 500 esemplari.

- Il mondo in una valigia. Atelier nomade 2, Campanotto editore, Pasian di Prato (Udine), 2006, pp. 176. Edizione numerata di 500 esemplari.

Più o meno, le parole che l’autrice disse sono queste: «Sono un  amante dei libri, nel senso che mi piacciono i libri, quindi sono una bibliofila, e su tale amore mi ritrovo sullo stesso cammino tracciato dall’illustre stampatore del secolo scorso, Alberto Tallone di Alpignano (Torino), oggi indicato come il continuatore della tradizione italiana della bella stampa accanto al grande Gianbattista Bodoni della fine del ‘700. Ritrovarmi sullo stesso cammino tracciato da Tallone, significa per me ritenere i libri come se fossero dei figli, appunto come egli scriveva e diceva dei suoi libri “figli di carta”».

Questa premessa è necessaria per dire che quando ho avuto tra le mani i due volumi di Luisella, la prima cosa che ho fatto è stato di considerare i due volumi dal punto di vista della loro fattura, della loro veste tipografica.

Il primo libro ha per titolo Atelier nomade, in-16° (cm.14 x 21), il cui numero progressivo di edizione è il 427 (pp. 80) ed un’amichevole dedica alla prima pagina, che recita: «A Maurizio, altri viaggi, affettuosamente. Luisella, Genova 13 novembre 2004». Questa data mi ricorda da quanto tempo conosco Luisella e nella mente si affollano le cose belle che da lei ho ricevuto e quante me ne ha insegnate allargando notevolmente l’orizzonte delle mie conoscenze. Il libro fa parte della collana “Le carte nascoste”, n 7, curata da Federico Santini, e come tutti i libri a cui l’editore vuole dare una certa importanza relativa al tempo di vita futuro – almeno così è sempre nelle intenzioni – è lo stesso Campanotto editore che lo cura, scrivendo che «è stato impresso a Pasian di Prato nel laboratorio d’arte Grafiche Piratello nel mese di luglio 1998». Ovviamente la carta è quella pregiata uso mano, come pure il cartoncino della copertina, che ha il pregio di mostrare le scanalature del telaio sul quale s’è depositata la pasta cartacea. Le immagini, tutte tavole riprese dalle incisioni della Carretta, sono in bianco e nero e impresse in monocromia a due passaggi, tanto da far emergere il pur minimo particolare dell’ideogramma o del pittogramma che l’artista aveva elaborato. Il contenuto del libro, i testi per intenderci, sono scritti quando in forma di versi, quando in forma di prosa. Il tutto però è sempre pervaso da un tratto esplicitamente poetico, che la Carretta sa curare con maestria. Le tematiche, tipiche dell’autrice, spaziano dall’epistola al taccuino di viaggio, dalle riflessioni sui sudari alla mitica Atlantide, tematica da lei molto amata.

Il secondo libro ha per titolo Il mondo in una valigia. Atelier nomade 2, in-4° (cm 17,50 x 25) con il numero progressivo 136 su 500 esemplari (pp. 176), e non ha dedica. È il 42° della collana “Le Carte Nascoste”, curata sempre dallo stesso Federico Santini, mentre il volume continua a essere curato dalla Casa Campanotto editore e stampato dallo stesso tipografo; cambia solo il mese e l’anno di stampa, che in questo caso è novembre 2006. Dal punto di vista della carta sono confermate le stesse caratteristiche di Atelier nomade, mentre sia il corpo come pure il carattere, che sono gli stessi dal punto di vista tecnico, appaiono qui più luminosi grazie alla maggiore ampiezza della pagina. Bellissimi gli incipit ai volumi.

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“L’ombra della madre”: il nuovo romanzo di Paolo Vincenti 1. La presentazione a Tuglie PDF Stampa E-mail
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Scritto da Claudia Forcignanò   
Sabato 20 Giugno 2015 15:05

TUGLIE (Lecce) – Grande successo di pubblico alla prima assoluta, mercoledì 10 Giugno 2015, nella suggestiva cornice del frantoio ipogeo di Tuglie, è stato presentato L’Ombra della Madre, edito Kurumuny, ultimo lavoro dello scrittore salentino Paolo Vincenti.

Presenti, insieme all’autore, anche lo scrittore e docente Livio Romano e l’editore Luigi Chiriatti, accompagnati dalle parole in musica dell’attore Michele Bovino che ha interpretato alcuni brani del libro, in duo con Francesco Bove.

L’Ombra della Madre, come riferito da Luigi Chiriatti, può essere considerato il “romanzo della maturità” di Paolo Vincenti, in virtù dell’originalità della scelta stilistica dall’autore, il quale ha deciso di ambientare la vicenda nel capoluogo salentino raccontando una storia dalle tinte forti, la cui trama si destreggia abilmente tra genere fantasy e noir, strizzando l’occhio all’antropologia culturale.

Il romanzo ruota attorno alla misteriosa figura di Francesca Colasanti, affascinante docente di storia delle religioni presso l’Università del Salento, al suo incontro con Riccardo Valentini, professore alla sua seconda laurea, con il quale intesse un’appassionata relazione e al terribile segreto legato a riti ancestrali e culti antichissimi che affondano le radici in un tempo lontano, gelosamente custodito dalla protagonista.

Particolare e accattivante, lo stile di Paolo Vincenti, è indice di un bagaglio culturale che lo scrittore desidera mettere a disposizione del pubblico al fine di offrire un’esperienza letteraria totalizzante, portando in scena personaggi moderni proiettati in un mondo intriso di magia e ritualità antiche.

La caratteristica che subito salta agli occhi e affascina il lettore, è la capacità di Paolo Vincenti di gettare lo sguardo e il pensiero ben oltre la vicenda narrata offrendo un’immagine nitida delle realtà inimmaginabili che si celano dietro esistenze all’apparenza perfette, proponendo un nuovo punto di vista sull’interpretazione delle tradizioni popolari.

Quale sia il rito cui si ispira il romanzo, lo spiega lo stesso autore in una nota al libro: “Si fa riferimento al culto antichissimo di Cibele e Attis, che si praticava a Roma durante i primi secoli dell’Impero. Un culto sincretico, orgiastico, salvifico […] Fra canti languidi, musiche ossessive e danze vertiginose, i fedeli delle Magna Mater Cibele e del dio Attis si abbandonavano completamente alla mistica ammaliati dallo splendore e dalla pompa delle feste” .

Il dibattito sulle testimonianze inerenti questi riti nell’area del Mediterraneo, si è acceso già negli Anni ’90 e d’altro canto, il Meridione è una terra fertile per i racconti sulla Grande Madre, ma Paolo Vincenti ha avuto la capacità di raggruppare tutta una serie di elementi cari all’immaginario collettivo salentino e inserirli in una storia avvincente che terrà il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina, quando, finalmente, verrà svelato il finale.

L’Ombra della Madre è un romanzo adatto a chi ha voglia di leggere una storia magistralmente strutturata in cui nulla è come appare, con colpi di scena che cambiano non solo il corso degli eventi, ma anche la vita dei personaggi descritti con dovizia di particolari, dotati di emozioni e idee che li rendono affascinanti e vivi, ma soprattutto, è un romanzo consigliato a chi ha voglia di conoscere una Lecce diversa, mitica e misteriosa.

 

 

 


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