Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Necrologi
La scomparsa di Bruno Gentili PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Pietro Giannini   
Venerdì 10 Gennaio 2014 16:13

L’8 gennaio è scomparso, all’età di 98 anni, Bruno Gentili. Allievo a Roma di Gennaro Perrotta, ha insegnato letteratura greca a Lecce e poi, per lungo tempo, ad Urbino. Accademico dei Lincei, è stato insignito delle lauree honoris causa a Southampton ed a Madrid.

Nella sua lunga attività (appena l’anno scorso è apparsa la sua ultima fatica, il testo e la traduzione delle Olimpiche di Pindaro, in un volume mondadoriano a cui hanno collaborato anche Carmine Catenacci, Pietro Giannini e Liana Lomento) ha cercato sempre di conciliare le ragioni della filologia con le ragioni della poesia. Educato al gusto del testo poetico da Perrotta, ha superato la lettura puramente estetica di scuola crociana nella direzione di una comprensione globale del testo, dalle sue premesse critico-testuali (sempre perseguite con estremo rigore, ad esempio nelle edizioni critiche di Anacreonte, 1958, Premio Salento, e dei poeti elegiaci greci, 1988 e 2002, in collaborazione con Carlo Prato) alle diverse implicazioni, linguistiche, semantiche, pragmatiche, antropologiche, sociologiche. Ma soprattutto metriche, da lui esplorate non come semplici norme del testo, ma come mezzo per potenziarne il significato. E nella metrica greca ha dato un decisivo contributo, dalla Metrica greca arcaica (1950), dalla Metrica dei Greci (1952) sino all’ultimo Metrica e ritmica. Storia delle forme poetiche nella Grecia antica (2003, in collaborazione con Liana Lomiento, tradotto in inglese), lavori nei quali ha cercato di ricostruire la metrica sulla base delle fonti antiche. Altrettanto incisivo il contributo nello studio della lirica greca arcaica, non nell’ottica deformante della lirica moderna, libresca e solipsistica, ma come fenomeno storico, inserita nel contesto della cultura greca, orale e sociale. Emblematico il volume di Polinnia. Poesia greca arcaica, libro di testo per molte generazioni di studenti liceali, nato in collaborazione con Perrotta nel 1948 e rinnovato con Carmine Catenacci nel 2007; illuminante l’articolo Aspetti del rapporto poeta, committente, uditorio nella lirica corale greca, che staccava il testo poetico dalla autonomia del poeta e lo inseriva in un triangolo che produceva risultati diversi a seconda dei diversi luoghi e diversi momenti storici.

Il modello culturale orale e la dinamica dialettica oralità-scrittura sono stati l’asse portante della sua indagine sulla letteratura greca arcaica e classica, all’interno del quale sono state considerate, in maniera funzionale, le diverse manifestazioni letterarie, dall’epica, alla lirica, alla tragedia, alla storiografia, alla biografia. Una serie di ricerche che hanno trovato adeguata sintesi nei volumi Poesia e pubblico nella Grecia antica (1984, Premio Viareggio, quarta edizione nel 2006, tradotto in inglese e in spagnolo) e Storia e biografia nel pensiero antico (1983, in collaborazione con G. Cerri).

L’ampia prospettiva storica ha informato anche i suoi studi sulla letteratura latina arcaica, vista in stretta connessione con la cultura greca (Storia della letteratura latina, 1976, in collaborazione con E. Pasoli e M. Simonetti; 1987, con L Stupazzini e M. Simonetti); da qui, oltre alle forme metriche, la prassi della contaminatio, esemplata sulle rappresentazioni teatrali antologiche dell’età ellenistica (Lo spettacolo nel mondo antico, 2006 in seconda edizione; La letteratura di Roma arcaica e l’ellenismo, 2005, in collaborazione con G. Cerri).

La sua sensibilità poetica ha avuto modo di manifestarsi, oltre che nella duttile lettura dei testi lirici, nelle traduzioni, in particole di Pindaro (le Olimpiche citate, e, prima ancora le Pitiche, 1995), che cercano di coniugare la precisione filologica con l’eleganza dello stile e la cadenza del verso, per offrire al lettore moderno un leggibile supporto alla comprensione storica.

La necessità di recuperare l’antichità “nella dimensione del nostro tempo” lo ha portato a non trascurare problemi di vasta portata quali il rapporto tra cultura umanistica e cultura scientifica e la funzione dei classici nella società attuale (contributi nel citato Poesia e pubblico).

Non va dimenticata, infine, la sua attività di promotore culturale, che si è esplicata nella fondazione e nella direzione della Rivista Quaderni Urbinati di cultura classica, in diverse collane editoriali, fra cui è da ricordare quella destinata alla pubblicazione delle testimonianze e dei frammenti della lirica greca, e nella fondazione della S.I.S.A.C. (Società Internazionale per lo Studio dell’Antichità Classica).

A conclusione di questa sommaria esposizione dell’attività di Bruno Gentili, piace riportare un pensiero di T. S. Eliot, a lui caro, che sembra adattarsi perfettamente al suo metodo di indagine: “Abbiamo bisogno di un occhio che possa vedere il passato al suo posto con le sue definite differenze dal presente e tuttavia in modo così vivo che esso sia tanto presente a noi come il presente”.


Ricordo di Carlo Ferdinando Russo PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Franco Martina   
Venerdì 27 Settembre 2013 20:38

Il nome di Carlo Ferdinando Russo, spentosi lo scorso 26 luglio a Bari all’età di 91 anni, rimanda soprattutto al bimestrale “Belfagor”, fondato dal padre Luigi Russo ( 1892-1961) nel 1946 e chiuso, ‘per raggiunti limiti d’età’, nel 2012. Pur essendo un filologo classico, formatosi alla scuola di Giorgio Pasquali (la sua fama di filologo è legata soprattutto agli studi sul teatro di Aristofane), Russo aveva seguito fin dall'inizio la vita di ”Belfagor”, tra gli altri avendo accanto, nei primi anni, Nicola De Donno, compagno di studi alla Normale e appena reduce dall'infelice esperienza dell’Armir. Un impegno che lo avrebbe progressivamente assorbito fino alla fine che è pressoché coincisa con quella della rivista.

Russo fu un direttore severo e generoso, pronto alla critica ma anche al consiglio, specie con giovani ai quali non esitava di aprire le pagine di quella rivista che, per la sua storia e per la statura del suo fondatore, incuteva timore e rispetto.

In questo particolare carattere di Russo si rifletteva uno dei tratti distintivi della ‘sua’ rivista: l’apertura;  a sua volta manifestazione essenziale della laicità. Apertura significava non schiacciare l'identità della rivista su nessuna Auctoritas: né politica o culturale, né religiosa o accademica. Su quest'ultimo aspetto, che si potrebbe configurare come una professione di antiaccademismo, va ricordato che esso non era uno sterile atteggiamento snobistico di chi peraltro accademico lo era; quanto invece la conseguenza di una scelta ben precisa, coerente con una storia dai precedenti illustri,  ultimo dei quali era Benedetto Croce. Tenersi fuori dalla logica accademica, infatti, non voleva dire ignorare l'università. Anzi, significava rendere disponibile un polmone capace di sprigionare ‘energie nuove’, di liberare gli spiriti repressi, di dare spazio ad una vis polemica troppo spesso edulcorata.

Era proprio il clima più autentico di “Belfagor“ a consentire a fior di accademici di ritrovare il gusto della polemica e dello scontro aperto senza ipocrisie e infingimenti; con prove che avevano soprattutto nella rubrica ‘noterelle e schermaglie’ il luogo d’elezione. Indimenticabili sono le “Lettere a Belfagor” scritte a partire dal 1986 da Gianmatteo del Brica (Giulio Ferroni), poi continuate dal Dottor Dappertutto (Remo Cesarani) e infine le ‘noterelle’ avviate da Mario Isnenghi fin dal 1994 e continuate fino al 2012, che costituiscono un vero e proprio diario etico-politico dell'Italia presente. Ma da questo punto di vista l'esempio più rilevante è offerto da una figura oggi pressoché dimenticata, quella di Sebastiano Timpanaro. Proprio sulle pagine di “Belfagor”  apparvero alcuni dei saggi poi confluiti nel volume Sul materialismo, come anche le stimolanti pagine di Antileopardiani e neomoderati e poi una quantità di saggi, note, recensioni, postille che ne avevano fatto, a un certo punto, una personalità centrale della rivista.

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Aldo de Bernart, in memoria PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Paolo Vincenti   
Venerdì 23 Agosto 2013 08:25

[in  “NuovAlba”, Parabita,  agosto 2013]

 

Pronuncia sempre con riverenza questo nome – maestro – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce

nome che possa dare un uomo a un altro uomo.

Edmondo De AmicisCuore, 1886

 

 

Ancora qualcuno, degli amici più giovani o a lui più  lontani, mi chiede incredulo: “Ma è vero, il professore de Bernart è scomparso?”.  E’ passato qualche mese dalla dipartita di Aldo de Bernart ma il vuoto che ha lasciato in chi, come me, lo ha conosciuto, frequentato, amato, è incolmabile. Il 1° marzo 2013 il maestro de Bernart è passato nel mondo dei più, seguendo di circa un anno, la sua compagna di vita, donna Maria Pia Castriota Scanderbeg. Gli amici e tutti collaboratori si sono stretti attorno alla sua famiglia, la figlia Aida ed il figlio Mario, e la comunità salentina di studi umanistici è rimasta orfana  di così alto nobile esempio. Noblesse oblige, mi veniva da dire spesso, pensando al caro Aldo, ma nel suo caso questa non era una formula vuota o di circostanza, ma manifesto di vita di chi aveva fatto dell’eleganza e dell’aristocrazia dei modi il proprio tratto distintivo. Quando se ne va un personaggio del calibro di de Bernart, capita spesso di fare solenni encomi pubblici,  caricando di retorica i propri interventi, facendosi prendere, pure in buona fede, dall’enfasi che trasporta anche chi, in genere, mantiene uno stile severo e sorvegliato. L’aggettivo più usato negli interventi fatti nelle immediatezze della scomparsa è stato: maestro.  E quale miglior aggettivo può riassumere la missione di una vita, l’alto magistero che de Bernart ha portato in tutti i consessi, negli studi, nei convegni, ed anche negli incontri informali nei quali si trovava? Egli si è guadagnato sul campo la stima e finanche la riverenza  perché, oltre a sapere molto per avere tanto studiato, fino all’ultimo continuava ad imparare. E credo che sia proprio questo a trasformare un  insegnante elementare in guida spirituale ed esempio da seguire, ovvero  un “maestro” in un “Maestro” .

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Ricordo di Gino Pisanò PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Gianluca Virgilio   
Lunedì 01 Aprile 2013 18:31

Gino Pisanò si è spento a San Giovanni Rotondo il 18 marzo 2013, all’età di sessantacinque anni (era nato a Casarano il 26 giugno 1947), dopo una lunga malattia.

Quando se ne va un uomo della levatura di Gino Pisanò, le persone tra cui egli lavorò si sentono impoverite perché hanno perso un punto di riferimento culturale importante e difficilmente sostituibile. Uomini di scuola, intellettuali, studiosi, ma anche tutti quelli che ebbero modo di seguirne la lezione in pubblici consessi e di apprezzarne il garbo dell’eloquio, la sobrietà dei gesti e l’amabilità dei modi, e tanto più coloro che ebbero il privilegio di frequentarlo e di conoscerne le virtù morali, si sentono orfani e hanno bisogno di tempo per elaborare il lutto. Allora, anche un breve necrologio può servire. Una vita spesa nello studio, nella ricerca, nell’insegnamento e nella divulgazione da un giorno all’altro scompare. Rimangono le opere, il ricordo. I Salentini ricordano con affetto Gino, oltre che per la sua dottrina, per la sua affabilità, che tra i dotti, dove spesso vige la boria, è virtù rara ed inestimabile. Ne ho fatto esperienza io stesso quando mi è capitato di contattare l’amico per invitarlo a tenere una lezione presso l’Università Popolare “Aldo Vallone” di Galatina. La sua affabilità si traduceva non in semplici modi gentili, ma nella pronta disponibilità a venire a Galatina per incontrare gli amici, a cui avrebbe parlato della “Vita Nuova” di Dante o della poesia di Giuseppe Greco. Ho citato due sue belle lezioni, tra le ultime da lui effettivamente tenute, che oggi si possono seguire nei video del sito dell’Università Popolare (www.unigalatina.it), per dire anche quale apertura avesse la cultura di Gino, che gli consentiva l’approccio con eguale passione e competenza al grande poeta fiorentino come all’amico poeta dialettale di Parabita. L’ultima lezione che avevamo concordato riguardava le biblioteche nel Medioevo, con una giunta relativa alle biblioteche salentine. Avrebbe dovuto tenerla nel maggio scorso, ma mi telefonò da San Giovanni Rotondo per dirmi che dovevamo rimandarla a data da destinarsi per via del suo cattivo stato di salute. Era preoccupato di darmi un incomodo e di deludere gli amici di Galatina, ma io lo rassicurai dicendogli che avremmo programmato la lezione non appena si fosse sentito bene. Così ci lasciammo, pensando alle cose da fare. Purtroppo certi mali non perdonano. A noi non rimane che ricordare l’amico scomparso e, d’ora in avanti, studiarne l’opera.


Congedo da Roversi PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Scritto da Massimiliano Martines   
Domenica 23 Settembre 2012 21:13

C'è un rapporto ineludibile tra ciò che si è e le persone che hanno abitato la propria vita. Negare questo vorrebbe dire opporsi all'evidenza ontologica delle cose. Non siamo stati generati da un solo ventre, il destino si scrive giorno per giorno, la nostra esistenza è un cane che stancamente o rabbiosamente o entusiasticamente o per inerzia, spinge il muso negli anfratti del mondo che gli è dato esplorare. La circostanzialità scandisce il ritmo della conoscenza e dell'affettività. La libertà di scegliere se stessi o sciogliersi dai lacci non è un'opzione sempre percorribile. Chi nasce in regioni dove questa possibilità è negata a priori, fatica più di altri a emergere dalla palude dei mostri e dal suo terrificante regno.

Eppure c'è un luogo dove tutto è possibile: il pensiero scuce, slabbra, rivolge, vola, spande, sfugge, scava, sorprende, ...

La realtà in cui si cresce risulta sempre invisa, la peggiore in cui si crede di essere venuti alla luce. Ognuno sarebbe voluto nascere in un luogo diverso e in un altro desidererebbe trascorrere i propri giorni. Da qui un fiorire di frasi fatte e mezze verità. Poi arriva il momento dei commiati definitivi, le anime evaporano dai corpi e le persone care, in un attimo estinte, ci ricordano ciò che abbiamo perduto, una parte di noi si dilegua con loro. Ci si sente meno solidi e più soli, ma è un'apparenza, una fantasmagoria della materia che mangia materia. Noi non siamo la somma aritmetica che crediamo di essere, bensì fattori che non si risolvono, che si moltiplicano all'infinito. Prendere coscienza di questo significa smettere di azzannare e scannare, di smangiucchiare e razionare i pasti, finalmente ci si può lasciare smorzicare dagli altri, moltiplicarsi nei ventri, rinascere in tanti per non morire in uno.

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