Convocazione Assemblea Straordinaria
Convocazione Assemblea Straordinaria  dei Soci del 7 febbraio 2020       Come già annunciato nell’Assemblea precedente del 28 ottobre 2019, si ripropone la necessità di decidere in modo... Leggi tutto...
Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Il futuro dell’Università del Salento – (1° ottobre 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 02 Ottobre 2015 05:59

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 1° ottobre 2015]

 

Oggi ci sarà la Conferenza di Ateneo, al Centro Congressi di Ecotekne, e si parlerà delle future opportunità nei settori di più forte richiamo territoriale. E’ un’occasione importante di confronto e di sviluppo di proposte. Si sta parlando di attivare nuovi Corsi Laurea, e nuove Facoltà. Agraria è una di queste novità. Ho scritto molte volte sul Quotidiano che la vocazione del Salento si basa su tre importanti risorse: il patrimonio naturale, il patrimonio culturale, e la produzione agricola di alta qualità. E Agraria si riferisce a questa terza risorsa. Per le altre due abbiamo Scienze Ambientali e Scienze Biologiche, e Beni Culturali. Manca Agraria. Le recenti vicende che hanno visto i nostri olivi minacciati da Xylella hanno sollevato ancora una volta la questione di Agraria che, molto tempo fa, Giovanni Pellegrino, da Presidente della Provincia di Lecce, aveva più volte stimolato, nel disinteresse generale. Ora pare che i tempi siano maturi. Una proposta del genere deve essere, però, accuratamente pianificata. I recenti investimenti edilizi, che assommano a centinaia di milioni di euro, hanno dotato la nostra Università di grandi e moderne strutture che si affiancano a quelle già esistenti. Ma il successo di un’impresa si basa, prima di tutto, sul capitale umano. Le cose non sono fatte da macchine e da edifici, sono fatte da donne e uomini. Il sistema universitario è stato valutato da un’Agenzia Nazionale di Valutazione, e presto saremo di nuovo valutati. Da queste valutazioni è scaturito, e scaturirà, in quali settori l’Università del Salento ha preminenza a livello nazionale. Non sono molti, ma ci sono. Il successo nel coordinamento di Progetti di Rilevante Interesse Nazionale e di Progetti Europei è un altro misuratore della qualità del nostro capitale umano, assieme al successo nelle recenti abilitazioni per progressioni di carriera. La didattica universitaria si basa su solida ricerca. In questo si distingue un professore universitario da un professore di scuola media superiore. Ai professori universitari viene chiesto di dare contributi originali alle discipline che insegnano. Per rispondere alle richieste del territorio ci deve essere una solida attività scientifica che sia alla base della didattica. L’esistenza di questa base si evince dalle valutazioni e dal successo nelle chiamate progettuali nazionali e internazionali. Senza questo requisito si lanciano corsi basati esclusivamente sulla didattica. Nella sua oramai sessantennale esistenza, la nostra Università ha spesso intrapreso vie nuove senza avere i requisiti scientifici, nella speranza di costruirli in seguito. E’ stato inevitabile. Ma non siamo più nella stagione pionieristica. Non possiamo continuare così. Un tempo le valutazioni non c’erano. Ora ci sono. Occorre preparare progetti di nuovi Corsi di Laurea e Facoltà  che siano coerenti con il nostro capitale umano. Se questo fosse insufficiente, dobbiamo sapere che sarà necessario richiamare qui un nutrito gruppo di docenti provenienti da altre Università e di dar loro la possibilità di sviluppare qui le loro discipline. Nei “tempi eroici” molti docenti di altre Università sono venuti qui per fare carriera, per poi tornarsene nelle Università di provenienza, senza costruire gran che. Questo non è più pensabile. Operare oggi con lo stile di ieri ci porterà ad essere un’Università a vocazione didattica, non basata su solidi presupposti scientifici. Nel lungo termine questo non sarà un bene, indipendentemente dal numero di studenti che riusciremo ad attirare nel breve termine.

Il Salento ha una fortissima reputazione di qualità. Lecce è una città bellissima, vivace. Il costo della vita non è paragonabile a quello di grandi città universitarie. Un obiettivo della nostra Università potrebbe anche essere di attrarre qui studenti da tutta Italia, per seguire corsi di alta qualità, basati su un capitale umano (i docenti) di solida reputazione scientifica. Niente di male se i salentini mandano i loro figli a studiare nelle Università dove pensano di trovare alta qualità, se questa manca a livello locale. Il contrappeso deve essere che qui devono venire, da tutta Italia e anche dall’estero, quelli che sanno che qui troveranno alta qualità. E la qualità di un’Università non si misura dagli edifici e dalla copertura dei corsi. Si misura dalla rinomanza dei suoi docenti in campo scientifico. Le ragazze e i ragazzi che vengono qui, da tutta Italia, a passare le loro vacanze devono essere attirati qui anche per costruire la propria formazione universitaria.

Occorre valorizzare al massimo quel che già di buono viene fatto nella nostra Università e occorre pianificare attentamente le nuove offerte didattiche, basandole su solidità scientifica.

 


Difendiamo la nostra Università - (18 settembre 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 18 Settembre 2015 11:43
["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 18 settembre 2015]

 

Riuscite a concepire Lecce senza la sua Università? Credo che nessuno si possa augurare che scompaia o che sia ridimensionata. Il ridimensionamento è in corso: calano le iscrizioni. Se si iscrivono meno studenti diminuisce il bilancio. Parlo con colleghi del nord e mi dicono che le loro Università sono piene di salentini. Si sorprendono, perché sanno quanto vale il nostro Ateneo. Apparentemente non lo sanno i salentini. La nostra reputazione è quello che gli altri dicono di noi. Molte tristi vicende ci hanno coinvolto e hanno ricevuto il disonore della cronaca.  Dalla defenestrazione di un Rettore, alla rimozione di un Direttore Generale, all’inizio della gestione attuale con una dichiarazione del Magnifico Rettore che denuncia come “minacce mafiose” le dichiarazioni di appartenenti all’amministrazione precedente. Professori eminenti, come Roberto Cingolani, se ne sono andati. E ora un professore della nostra Università è capobanda di un’organizzazione criminale. Che sia un nostro professore riceve molta evidenza, danneggiando la nostra immagine. Questo dicono di noi i giornali, in prima pagina. Le notizie riguardanti i traguardi qualitativi raggiunti sono relegate nelle pagine interne. Queste percezioni influenzano i giovani che decidono dove iscriversi.
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Che cos'è un'Universitas - (24 agosto 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 25 Agosto 2015 11:59

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di lunedì 24 agosto 2015]

 

Questioni cruciali come i finanziamenti alla ricerca scientifica, sollevate da Guglielmo Forges D’Avanzati e un pochino anche da me, non si risolvono nello spazio di un articolo sul giornale. Ma la tribuna offerta dal Quotidiano è strumento primo di trasparenza e mi permetto di utilizzarla ancora. Nel mio intervento precedente ho parlato di massa critica e di Università. Per chi non ha molta familiarità con il sistema universitario, è bene ricordare che la parola “universitas” implica la copertura dell’universalità del sapere. Il sapere è contenuto fisicamente, oltre che nelle biblioteche e nella rete, nei cervelli dei docenti. Il sapere universale, una volta contenibile in un singolo cervello (tipo quello di Pico della Mirandola), è oggi suddiviso nelle varie branche della conoscenza e, in ogni Università, queste sono rappresentate dai docenti che insegnano le materie dei vari rami del sapere che, nel nostro paese, si chiamano settori disciplinari. A differenza dei professori di liceo, i professori universitari devono contribuire, con le loro ricerche, allo sviluppo delle conoscenze che insegnano. I prodotti della ricerca sono di solito le pubblicazioni scientifiche o, se si fa ricerca tecnica, i brevetti. La qualità della ricerca di un docente universitario, quindi, si misura con quel che produce in termini di nuovo sapere e lo mette a disposizione degli altri, pubblicandolo. Ci sono docenti universitari che insegnano soltanto, e non producono scientificamente. Le ricerche di quelli che producono possono avere rilevanza locale, oppure provinciale, regionale, nazionale, fino alla rilevanza internazionale. Il valore di un’università si misura con il rilievo dei suoi docenti. Nient’altro. Oxford e Cambridge non sono famose perché hanno begli edifici, o perché ci sono corsi in tutte le branche del sapere. Sono famose perché i professori vincono premi Nobel, oppure perché, se uno (o una) vince un premio Nobel, viene conteso dalle università migliori che, in effetti, sono le migliori perché hanno i docenti migliori. Per diventare “i migliori” si deve fare ricerca e per fare ricerca ci vogliono fondi. E oramai la ricerca si fa mettendo assieme molti “cervelli”. Le piccole Università non possono assumere troppi docenti in una disciplina, perché questo sarebbe di svantaggio per le altre che, di fatto, non sarebbero rappresentate. Ecco che significa “massa critica”. Ci vuole un numero minimo di cervelli per fare un gruppo di ricerca competitivo a livello internazionale, un gruppo che possa collaborare alla pari con altri gruppi analoghi. Un’Università come quella salentina non si può permettere di eccellere in ogni branca del sapere. Poche sono in grado di farlo. Pochissime. Neppure Roma Sapienza, la più grande Università italiana, esprime ricerca di prim’ordine, e ha massa critica, in tutte le branche del sapere.

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Più fondi alla ricerca, ma anche severissime valutazioni… - (20 agosto 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 21 Agosto 2015 11:25

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 20 agosto 2015]

 

L’analisi di Guglielmo Forges Davanzati pubblicata martedì sul Quotidiano [leggila in questo sito, cliccando qui] mi trova perfettamente d’accordo: occorre investire di più in ricerca, soprattutto al Sud. Concordo anche sull’analisi che vede nella presenza di imprese di ridotte dimensioni la causa del mancato assorbimento nel mondo del lavoro di chi produce nuova conoscenza. Una piccola impresa non ha le risorse per finanziare ricerca di alto livello. Purtroppo, a quanto pare, neppure le imprese di grandi dimensioni. In passato è già stata percorsa la strada di mettere a disposizione dei poli industriali di Brindisi e di Taranto un centro di ricerca di altissimo livello. Mi riferisco al Pastis di Mesagne che, nelle intenzioni di chi lo costruì, doveva fornire conoscenza alle industrie delle due città salentine, visto che in nessuna erano presenti centri di ricerca industriale. Sappiamo come è andata a finire: il Pastis è miseramente fallito. Non bastano i fondi per innescare processi di rinascita di un territorio. Pare stia andando meglio con l’aerospaziale, e anche con le nanotecnologie: si tratta di settori importantissimi che, però, rappresentano solo una parte delle potenzialità che il nostro territorio ha da esprimere. E la ricerca, è bene ricordarlo, non è solo applicata e, quindi, al servizio dell’industria.

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Direttore Generale, a chi la scelta? – (30 maggio 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 31 Maggio 2015 07:33

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 30 maggio 2015]

 

Leggo sul Quotidiano che il Rettore Zara vuole scegliere il Direttore Generale dell’Università del Salento e si contrappone in qualche modo al Consiglio di Amministrazione sui criteri di scelta. Non ho votato per Zara, perché lo ritenevo espressione dell’Amministrazione precedente, però quando ha ragione… ha ragione. Il Direttore Generale è il braccio amministrativo del Rettore. Il Rettore deve esprimere la visione politica della gestione universitaria, e il Direttore Generale la deve mettere in atto, rendendola operativa. Ci deve essere un rapporto di totale fiducia tra i due, ed è impensabile che non sia il Rettore a sceglierlo. Poi, se la scelta è sbagliata, il Rettore ne deve trarre le dovute conseguenze. Se non ricordo male, avvenne la stessa cosa nell’Amministrazione precedente a questa. Il Rettore propose un nome, qualcuno lo trovò discutibile, ma il Rettore pose la fiducia e gli fu dato il Direttore Generale che voleva. Poi, a seguito di registrazioni di colloqui, si accorse di aver sbagliato e accusò di tradimento il Direttore Generale che così fortemente aveva voluto. C’è una causa in corso e se il ricorso del Direttore Generale sarà accolto, l’Università del Salento dovrà risarcirlo con seicentomila euro. Perché il Rettore, accortosi del “tradimento”, praticamente lo costrinse alle dimissioni, da qui il ricorso. Caso strano, però, visto che la scelta era stata sua, e sua era la responsabilità della persona prescelta, non si dimise. La fiducia richiesta era stata ovviamente mal riposta. Poi fu la volta di Zara ad essere accusato di tradimento da un anonimo esponente dell’Amministrazione precedente, escluso dalla rosa dei delegati. E Zara parlò di intimidazioni mafiose.

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