Convocazione Assemblea Straordinaria
Convocazione Assemblea Straordinaria  dei Soci del 7 febbraio 2020       Come già annunciato nell’Assemblea precedente del 28 ottobre 2019, si ripropone la necessità di decidere in modo... Leggi tutto...
Programma di Dicembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Lunedì 2 dicembre, sala Contaldo, ore 18,00: prof. Vincenzo Mello, Myflor e Flormart 2019: Orto-Floro-Vivaismo internazionale. Venerdì 6 dicembre, sala... Leggi tutto...
Programma di Novembre
UNIVERSITA' POPOLARE ALDO VALLONE GALATINA Martedì 5 Novembre, ore 17,45 sala Contaldo : cineforum Belle. La ragazza del dipinto, a cura di Roberta Lisi   Giovedì 7 novembre, ore 17, Lecce,... Leggi tutto...
Si ricomincia...
Dopo la pausa estiva, interrotta dall'Open Day che come sempre ci ha permesso di incontrarci e presentare le nostre attività ad amici e soci vecchi e nuovi, il nostro anno accademico 2019-20 ha... Leggi tutto...
Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Didattica o didattica e ricerca? Università a un bivio - (30 dicembre 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 30 Dicembre 2014 11:44

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 30 dicembre 2014]

 

In molti paesi le Università non sono tutte uguali. Ci sono quelle dove si fa didattica e ricerca, e quelle dove si fa solo didattica. Inutile dire che le università più rinomate sono quelle dove la qualità della didattica è garantita dalla qualità della ricerca. I docenti sono eminenti personalità nella disciplina che insegnano, e ne incrementano le conoscenze con i contributi originali dei loro studi. Nelle università dove si fa solo didattica si conferiscono lauree ma, per esempio, non ci sono i dottorati di ricerca. In Italia tutte le università sono Università in senso anglosassone. E non esistono i College, cioè le università dove si fa solo didattica. Le recenti valutazioni hanno mostrato che questo non è vero, e che ogni Università è un misto di Università (dove si fa didattica e ricerca) e di College (dove si fa didattica). Ci sono docenti che fanno ricerca a un certo livello, e ce ne sono che proprio non ne fanno o che, comunque, hanno ricevuto una bassa valutazione. Ogni Università ha un mosaico di queste tre tipologie, con diverse proporzioni. Lo stato non può più permettersi di mantenere questa finzione in cui tutte le università sono Università. E, piano piano, ognuna prenderà la sua strada. In alcune si farà ricerca e didattica, e in altre si farà solo didattica.

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Università concorsi e burocrazia – (19 ottobre 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 20 Ottobre 2014 20:01

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 19 ottobre 2014]

 

Mi spiace vedere di nuovo l’Università del Salento nelle notizie di cronaca, con inchieste su concorsi. Un Direttore di Dipartimento ha fatto un decreto di urgenza per nominare una Commissione di concorso. Sarebbe stata prerogativa del Consiglio di Dipartimento, ma il Direttore lo ha scavalcato emettendo il decreto. A dir la verità il Consiglio era stato convocato, ma era mancato il numero legale. E’ una cosa che si verifica sempre più spesso. Cosa significa? Significa che il Direttore convoca il Consiglio ma, perché la seduta sia valida, deve presentarsi un numero minimo di aventi diritto a partecipare. Si tratta di docenti, e di rappresentanti del personale non docente e degli studenti. Spesso e volentieri quel numero minimo non viene raggiunto, e la seduta non può essere tenuta. Ma il mondo scorre e bisogna fare le cose. E per questo esistono i decreti d’urgenza. Non spetta certo a me dire se il Direttore che ha nominato la Commissione abbia o meno ragione, o se la ragione sia dei denuncianti. Lo deciderà il giudice (magari tra dieci anni). Il problema è che abbiamo inventato procedure complicatissime che si fatica a seguire. Il patto tacito è che si aggirino, altrimenti si ferma tutto. Gli operatori di qualunque campo, quando vogliono fare sciopero bianco, applicano alla lettera il regolamento. Se si applica alla lettera il regolamento … si ferma tutto. Se non applichi alla lettera il regolamento, comunque, sei sempre ricattabile da chi cerca un pretesto per metterti nei guai. Su quel foglio non c’è il timbro giusto! Tutta la procedura è fallace e gli atti non valgono. Chi si sente prevaricato cerca il cavillo e la legge procede. Ho fatto mille concorsi (è un’iperbole) e la paura unica dei commissari è che tutti i verbali siano compilati nel modo giusto. I ricorsi non si vincono perché è stato promosso un candidato non valido, ma perché qualche dettaglio della procedura non è stato seguito. D’altronde il giudice che ne sa di tassonomia degli invertebrati? Come può giudicare la correttezza dei giudizi dei commissari? Il giudice guarda la forma. Se la forma è impeccabile, nessun problema. Ma se ci sono falle… sono guai.

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Finanziare solo la buona ricerca - (8 settembre 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 09 Settembre 2014 08:30

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 8 settembre 2014]

 

La Valorizzazione Culturale ed economica della ricerca scientifica, così si chiamava la tavola rotonda, con insigni relatori, a cui ho assistito il 5 settembre presso Palazzo Turrisi.

Era presente, ed ha anche concluso, il Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Roberto Reggi.

Ho sentito tante cose sacrosante sulle quali concordo. Ma ce ne sono alcune che non ho sentito, e quindi mi avvalgo del privilegio di poter scrivere per il Quotidiano quel che avrei voluto dire in un intervento estemporaneo, se ci fosse stata la possibilità di intervenire.

Non si è parlato di ambiente. Si è parlato molto di industria, di tecnologia, di beni culturali, di ricerca applicata e di base, ma la parola ambiente non è mai stata usata, eppure i relatori erano dieci! Eppure, ogni volta che si parla di Sviluppo si mette sempre la foglia di fico del “Sostenibile”, il che significa che qualunque cosa facciamo non dovrebbe intaccare il patrimonio naturale. Forse si è dato per scontato ma, visto lo stato in cui è ridotto l’ambiente nel nostro paese, forse sarebbe valsa la pena rimarcarlo.

Un’altra cosa che non è stata menzionata è la valutazione della ricerca scientifica. L’abbiamo fatta, ma non se ne è parlato. I pochi fondi che la nostra Università distribuisce per la ricerca scientifica sono suddivisi a pioggia. In passato chi riusciva ad ottenere un Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) riceveva un cofinanziamento dall’Università. Ora quei progetti sono tassati dall’Università. Si toglie a chi ha comportamenti virtuosi, presentando e vincendo i PRIN, e si dà anche a chi non ha presentato prodotti per la valutazione della nostra Università, penalizzandola. 
Ho sentito parlare di finanziamenti europei distribuiti attraverso la Regione che, a dir la verità, ce la mette tutta per dare una mano alla ricerca in Puglia, ma non ho sentito parlare di progetti europei vinti con gare competitive a livello europeo. I veri soldi sono lì, e lì dobbiamo andarli a prendere. Ma vi assicuro che è molto difficile perché le procedure sono molto complesse e il personale amministrativo spesso non è adeguato a farvi fronte. 
Non ho sentito parlare di corruzione. Purtroppo, da quel che apprendo dalla stampa, due Direttori Generali di due Ministeri sono stati arrestati per reati di corruzione. Uno è persino stato Ministro. Mi sorprendevo sempre che dessero moltissimi soldi a colleghi con scarse produzioni scientifiche, ora capisco. Forse queste pratiche erano solo in quei Ministeri ma, come Pasolini, so che non è così anche se non ho le prove per andare a denunciare i fatti presso la Magistratura. Se le avessi ci andrei.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 133 - (4 settembre 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Giovedì 04 Settembre 2014 11:50

Come funziona l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione della Ricerca)

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 4 settembre 2014]

 

L’Unione Europea è diffusamente percepita come un club dominato dalla Germania, la cui sola funzione è imporre stringenti vincoli al bilancio pubblico dei Paesi membri, attraverso l’attuazione di politiche di austerità. Occorre riconoscere che l’Unione Europea non è solo questa e, almeno per quanto attiene al settore della formazione, raccomanda il raggiungimento di obiettivi dai quali l’Italia va continuamente distanziandosi, in virtù delle opinabili scelte che gli ultimi Governi italiani hanno effettuato. Fra questi: l’agenda di Lisbona prescrive di destinare il 3% del Pil agli investimenti in ricerca e innovazione, a fronte di un investimento italiano pari a circa l’1% e in costante riduzione; la commissione europea propone ai Paesi dell’eurozona di raggiungere una quota di laureati pari al 40%, a fronte di circa il 20% in Italia, anche in questo caso in costante riduzione. E, per quanto riguarda la valutazione della ricerca, si ritiene che la si debba fare con il minimo uso di indicatori e automatismi, e con la massima partecipazione dei soggetti ai quali essa è destinata (è il caso del primo esercizio di valutazione, effettuato in Inghilterra negli anni ottanta, e tuttora diffusamente considerato un esercizio da imitare).

In Italia accade questo. L’Agenzia Nazionale di Valutazione della Ricerca (ANVUR) – il cui costo di funzionamento è stimato a circa 10milioni l’anno – stabilisce un elenco di riviste sulle quali i ricercatori sono chiamati a pubblicare, definendole di fascia A sulla base di tecniche e metodologie alquanto discutibili. Fra queste, si può considerare il fatto che ANVUR considera “eccellente” un ricercatore che pubblichi su riviste con elevata “reputazione”, del tutto indipendentemente dalla rilevanza dei contenuti della ricerca. La “reputazione” di una rivista è certificata dal suo “fattore di impatto” (impact factor), e la sua certificazione è effettuata sulla base di criteri individuati dall’istituto Thomas Reuters, azienda privata anglo-canadese. In altri termini, in Italia si valuta il contenitore (la rivista), non il contenuto, e il contenitore è buono se lo considera tale una delle più grandi imprese private su scala mondiale che opera nel settore dell’editoria. Va peraltro ricordato che l’impact factor è stato pensato come strumento per selezionare l’acquisto di riviste da parte delle biblioteche universitarie, e, anche sul piano strettamente tecnico, da più parti se ne sconsiglia l’uso ai fini della valutazione della ricerca scientifica: è recente la denuncia dell’Accademia dei Lincei contro l’uso di indicatori bibliometrici per la valutazione della ricerca, soprattutto nelle scienze umane e sociali. E va anche ricordato che negli Stati Uniti – le cui Università sono comunemente ritenute estremamente sensibili alla “cultura della valutazione” – l’impact factor non è quasi mai considerato un indicatore attendibile per valutare la qualità della produzione scientifica.

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Medicina sì, ma come? - (17 luglio 2014) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 17 Luglio 2014 09:08

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 17 luglio 2014]

 

Il Preside Eduardo Pascali auspica l’apertura di una Facoltà di Medicina presso l’Università del Salento. Non posso che concordare con lui. E non sarebbe neppure così difficile realizzare questo “sogno nel cassetto”. Abbiamo un grande ospedale, il Vito Fazzi. Potrebbe diventare un Policlinico. Perché spero che nessuno osi pensare di costruire un policlinico a fianco del Fazzi. Ci sono i primari, e gli aiuti e tutto il resto. Basta farli diventare docenti universitari e il gioco è fatto. Non possiamo pensare di bandire nuovi posti di ordinari e associati e quant’altro per far fronte alle esigenze della Facoltà di Medicina, e costruirle anche una nuova sede. L’unica cosa che manca è un bel complesso di aule. E quello si può costruire a fianco dell’Ospedale, c’è così tanto posto!

Tutto facile, allora? Non credo. A Bari c’è una Facoltà di Medicina, e i professori baresi temo abbiano altri pensieri che promuovere i primari dell’Ospedale di Lecce a loro colleghi. Devono piazzare i propri allievi. Come già hanno fatto in molte Facoltà dell’Università del Salento. E si opporranno duramente a una logica di reclutamento che non passi attraverso di loro. 
Purtroppo, in molte Università italiane la Facoltà di Medicina è un moloch che ingoia risorse immani, con storie di familismo che hanno gettato discredito su tutto il sistema universitario nazionale. Non è detto che questo si debba ripetere anche da noi, ma dobbiamo stare molto attenti. Tutte le nuove iniziative, prima, partivano con i famosi “costi zero” e poi si arrivava a situazioni insostenibili e i costi nascosti venivano esplicitati. Non possiamo non fare tesoro delle esperienze del passato.

Certo che non possiamo aprire Agraria e Medicina. Stentiamo a tenere aperto quel che già esiste. Dovremo decidere quali priorità rispettare, priorità che abbiano a cuore un contributo alla crescita culturale ed economica di questo territorio. 
Ma non illudiamoci che sian cose semplici e indolori.

Prima di aprire altri capitoli di spesa, vediamo di mettere a posto l’esistente. Valutiamo bene, anzi benissimo, i risultati delle valutazioni del sistema universitario, e vediamo quali aree hanno ottenuto buone valutazioni. Vediamo se ci sono margini di miglioramento o se ci sono rami da tagliare tra le aree che hanno contribuito negativamente alla valutazione della nostra Università. Sono discorsi che non riscuotono grande entusiasmo. Tutti vogliono ampliare.

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