Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Saggi e Prose


Il caso Brexit - (11 luglio 2016) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Lunedì 11 Luglio 2016 10:58

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 11 luglio 2016]

 

 

Il caso Brexit ha dato adito alle più ardite profezie sulla tenuta (o meno) dell’Unione Europea e, in generale, l’evento è stato interpretato come conferma di ciò che si era previsto, soprattutto da parte di economisti che sono convinti che certamente l’UE è destinata all’implosione o – variante di questa profezia – che è vi sono rilevanti rischi che ciò accada. Su questa linea, alcuni commentatori, che hanno ritenuto e ritengono che la crisi dell’Eurozona sia imputabile agli squilibri commerciali al suo interno, hanno stabilito che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione dipenderebbe dai crescenti squilibri commerciali che il Paese ha accumulato verso l’UE negli ultimi anni.

Seppure esiste evidenza empirica in tal senso, la causa di questi saldi negativi non può essere interamente attribuita all’adesione all’Unione (tanto più che il Regno Unito è al di fuori dell’Unione Monetaria e mantiene la sua sovranità monetaria), piuttosto è il segno di un crescente declino britannico in termini di produttività che ha cause prevalentemente endogene, come argomentato a seguire.

E’ davvero quindi difficilmente credibile che gli elettori britannici siano stati guidati nella loro scelta dalla consapevolezza dei crescenti squilibri commerciali che il loro Paese ha accumulato. Il reale risultato elettorale ci mostra semmai l’opposto, poiché sono stati proprio gli elettori meno colti e più anziani, e quindi meno consapevoli ed informati, a votare a favore della Brexit. D’altra parte, a ben vedere l’argomento dei crescenti squilibri commerciali, tranne poche eccezioni, è rimasto sostanzialmente ignorato nel dibattito politico sul “Leave”.

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"La storia degli Abnaki" di Eugenio Vetromile PDF Stampa E-mail
Bibliofilia
Scritto da Maurizio Nocera   
Martedì 05 Luglio 2016 09:16

Eugenio Vetromile (Gallipoli, 22 gennaio 1819 - 1881), prete missionario nell'America ottocentesca, è stato un etnografo e un antropologo ante litteram. Il suo nome l'avevo incontrato una prima volta, leggendo degli ottocenteschi scartafacci inclusi tra le carte che, un giorno degli anni ’70, Domenico De Rossi mi aveva venduto per poche migliaia di lire e per molti “passaggi” d’auto che gli davo ogni volta che doveva spostarsi dalla Città bella per andare in altri Comuni della provincia, dove si recava per vendere i suoi libri.

A scrivere per primo, almeno nella seconda parte del Novecento, di Eugenio Vetromile, è stato Elio Pindinelli col saggio Eugenio Vetromile, Patriarca degli Indiani nel volume Gallipoli. Fatti, personaggi e monumenti della nostra storia (Edizioni Centro Attività turistico-culturali di Gallipoli, 1984, pp. 79-86), nel quale lo storico gallipolino fa la biografia del Nostro aggiungendo in appendice un interessante "ritratto" della Città bella a firma sempre del Vetromile.

In tempi più recenti, è apparso poi un altro articolo sulla rivista «Anxa» a firma del direttore della stessa, Luigi Giungato, intitolato Eugenio Vetromile, il gesuita gallipolino “Patriarca degli Indiani” (v. «Anxa News», a. IX, n. 1-2, gennaio-febbraio 2011, pp. 9-11). In questo articolo, oltre al percorso clericale che Giungato fa del Nostro, è interessante la riproduzione delle copertine di alcuni libri pubblicati negli Stati Uniti dal rev. Vetromile, copertine che il direttore di «Anxa» ha reperito nella Biblioteca provinciale “N. Bernardini” di Lecce. Li cito così come si usa fare nel settore bibliofilico e bibliografico:

Indian Good Book,/ made by/ Eugene Vetromile, S. J.,/ Indian Patriarch,/ for the benefit of the Penobscot, Passamaquodd, St. John’s, Micmac,/ and other trides of/ The Abnaki Indians.// This year/ One Thausand Eight Hundred and Fifgh-Eihgt./ Old-Town Indian Village, and Bangor/ New York:/ Edward Dunigan & Brother/ (James B. Kirker.)/ 371 Broadway// 1856 (prima edizione).

Of Vetromiles/ Noble Bible./ Such as happened Great-Truths/ Made by/ Eugene Vetromile,/ Indian Patriarck,/ Corresponding member of the Maine Historical Society, Etc./ For the Benefit of/ The Penobscot, Micmac,/ and other tribea of the/ Abnaki Indians./ Old Tows, Indian Village, and Bangor. 1858/ New York-Villeage/ Rennie, Shea & Lindsay./ 1860 (prima edizione).

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 172 - (23 giugno 2016) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Domenica 26 Giugno 2016 20:58

Sulle gabbie salariali

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 23 giugno 2016]

 

Ha fatto molto discutere un recente studio di Andrea Ichino, Tito Boeri ed Enrico Moretti, presentato al recente Festival dell’Economia di Trento, nel quale gli autori invocano, sebbene implicitamente, il ritorno alle c.d. gabbie salariali, ovvero a un meccanismo per il quale i salari monetari al Sud dovrebbero essere inferiori a quelli percepiti dai colleghi del Nord. Gli autori argomentano questa tesi con motivazioni che attengono alla giustizia distributiva (sarebbe cioè ingiusto pagare salari uguali in aree con prezzi diversi) e con ragioni propriamente economiche. In quest’ultimo caso, viene rilevato che minori salari al Sud genererebbero maggiore occupazione, sia per la maggiore convenienza delle imprese meridionali ad assumere sia per l’aumento dei profitti che ne seguirebbe e l’aumento degli investimenti.

Lo studio merita di essere commentato soprattutto per l’autorevolezza degli autori che lo hanno prodotto e della loro capacità di influenzare la politica economica nazionale. Partiamo anche qui da un dato, provando a capire se è vero che i salari reali (ovvero i salari monetari al netto del tasso di inflazione) sono effettivamente uniformi su scala nazionale. E’ stato stimato dall’ISTAT che, prima dello scoppio della crisi, nel settore privato i salari al Nord erano più alti di 13.000 euro l’anno rispetto ai salari percepiti dai lavoratori meridionali, e, per quanto attiene al reddito pro-capite, il divario tra le due aree del Paese è aumentato nell’ultimo biennio dello 0,2%. A fronte della riduzione della quota dei salari sul PIL che ha interessato l’intero Paese nell’ultimo ventennio, vi è ampia evidenza empirica del fatto che – fatti salvi alcuni brevi intervalli congiunturali – il rapporto fra salari dei lavoratori meridionali e salari dei lavoratori settentrionali ha segnato una costante riduzione. Per le ragioni che ho evidenziato prima, la caduta della domanda interna ha interessato soprattutto il Sud, generando un ulteriore incremento dei differenziali salariali. Vi è di più. L’Ufficio Studi di Banca d’Italia certifica che il processo di divergenza fra retribuzioni nel Mezzogiorno e retribuzioni nel Nord ha origine almeno a partire dall’inizio degli anni novanta e che, per quanto attiene al periodo che intercorre fra il 1990 e i primi anni duemila, l’incremento dei differenziali salariali su scala regionale si situa nell’ordine del 14%. Essendo minori in termini relativi i salari nel Mezzogiorno, i prezzi di vendita dei beni che le imprese meridionali vendono al Nord sono minori dei prezzi di acquisto dei prodotti del Nord da parte dei consumatori meridionali. Si è, cioè, già in presenza di un meccanismo spontaneo di deterioramento delle ragioni di scambio, stando al quale il libero scambio fra le due aree del Paese avvantaggia sistematicamente quella che, in partenza, ha il PIL più alto. Si consideri anche che le due voci principali di esportazione del Mezzogiorno riguardano i mezzi di trasporto e gli apparecchi meccanici, e che la gran parte delle esportazioni proviene da imprese la cui proprietà non è di operatori meridionali. Da un lato, i profitti provenienti dalle esportazioni vanno in parte a beneficio di imprese localizzate nel Mezzogiorno, ma il cui assetto proprietario è esterno all’area. Dall’altro lato, la quota residua di profitti attiene all’esportazione di prodotti intermedi, che vengono lavorati e venduti da imprese all’esterno dell’area, generando incrementi di profitto e beneficio di imprese non meridionali; profitti che, comunque, sono ottenuti mediante riduzioni dei salari dei lavoratori meridionali.

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Nuove tragiche parole – (16 giugno 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 23 Giugno 2016 09:58

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 16 giugno 2016]

 

C’è bisogno di nuove, tragiche parole per definire l’uccisione di persone per appartenenza di genere. Uccidere omosessuali è un omocidio, legato all’omofobia. Uccidere donne è un ginecocidio, legato alla ginecofobia. Androcidio dovrebbe essere l’uccisione di un maschio perché maschio. Ma gli androcidi sono rari. Sono sempre maschi ad uccidere femmine e omosessuali, quando si uccidono tra loro non vogliono uccidere dei maschi, vogliono uccidere avversari. La guerra è cosa da maschi. Gran parte degli omicidi, di qualunque genere, sono compiuti da maschi “normali”. Il ruolo biologico dei maschi, oltre alla fecondazione, è di difendere il territorio e di cacciare, e questo ha marcato profondamente il loro comportamento, la loro indole. I maschi, a parte rare eccezioni, aspirano a ruoli di comando ma non controllano la riproduzione e questo li rende incerti riguardo alla trasmissione dei geni alle generazioni future. La madre è sempre certa, il padre no. Questa mancanza di “controllo” ha portato i maschi ad atteggiamenti vessatori nei confronti delle femmine. E’ relativamente recente l’abolizione del reato di adulterio femminile (quello maschile non era punito). Ed è altrettanto recente l’abolizione del “delitto d’onore” che prevedeva pene lievi per i maschi che uccidevano la moglie fedifraga. E ci sono paesi in cui le fedifraghe vengono lapidate e l’omosessualità viene punita con la morte. La sodomia è spesso ritenuta un peccato ripugnante, equiparato alla pedofilia. I maschi “veri” non amano essere abbandonati dalle proprie femmine, e sono disgustati da accoppiamenti tra maschi. La reazione mette in campo l’unico argomento di esseri intellettualmente “primitivi”: la violenza. I maschi abbandonati uccidono chi osa lasciarli. E si sentono offesi, i maschi, nel vedere maschi che non si comportano da “maschi”, probabilmente per esorcizzare proprie omosessualità latenti e considerate inaccettabili. Uccidono gli omosessuali per uccidere la propria omosessualità. E uccidono le femmine per uccidere la propria impotenza.

Ci sono sempre stati, gli omocidi e i ginecocidi. Hitler, oltre a sterminare ebrei, zingari e disabili, aveva pianificato anche lo sterminio degli omosessuali.

Paradossalmente, le donne e gli omosessuali sono più “forti” di chi uccide, hanno il controllo del proprio corpo e decidono di conseguenza, dimostrando un’autonomia intollerabile. E sono uccisi da vigliacchi, visto che le vittime di solito non sono attrezzate per rispondere alla violenza con altrettanta violenza.

Se lo sfigato che ha ucciso più di 50 omosessuali in Florida fosse entrato in un locale frequentato dagli Hell’s Angels probabilmente sarebbe finito crivellato di colpi dopo la prima raffica. In quel locale, invece, non c’erano individui armati (solo un poliziotto fuori servizio ha cercato di fermarlo, senza successo). Omosessuali e donne sono non-violenti. E i bulli se la prendono con chi non ha le risorse fisiche per metterli al tappeto al primo tentativo di prepotenza. Questa violenza è fortemente connaturata nel comportamento maschile, ha basi culturali ma ha anche basi biologiche (il testosterone). La tentazione sarebbe di armare femmine e omosessuali, addestrandoli a uccidere. Ma questo significherebbe arrendersi all’inferiorità maschile. I maschi sono potenzialmente pericolosi. E anche i più miti, in certe situazioni, possono agire in modo violento. La società si deve organizzare meglio per arginare questa tendenza e resistere alla tentazione, fortissima, di farsi giustizia da soli. Da maschio, mi verrebbe voglia di comprare una bella 44 magnum per far fuori tutti questi violenti… e, al primo dissidio con qualcuno, diventerei proprio come “loro”. Dobbiamo imparare a gestire le frustrazioni. I miti del successo e della gratificazione certamente non aiutano.


Il senso di responsabilità nel fare meno figli - (12 giugno 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 15 Giugno 2016 11:15

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 12 giugno 2016]

 

E così la popolazione italiana ha smesso di crescere, per la prima volta dal 1917, l’anno di Caporetto. E tutti sono preoccupati. Domanda: ma quale potrebbe essere la popolazione ideale per il nostro territorio? Ottanta milioni? O cento? Ma se dovessimo arrivare a cento, poi ci fermeremmo? O continueremmo a crescere? E quindi diventeremmo centocinquanta, e poi duecento milioni? Perché i casi sono tre: o si continua a crescere, e si arriva a questi numeri, o ci si ferma, o si diminuisce. Se diminuire o anche solo fermarsi di crescere è negativo, è ovvio che si pensa che sia giusto continuare a crescere all’infinito. La crescita infinita degli economisti è condivisa anche dai demografi. Posso dirlo? E’ una castroneria pazzesca. In passato si moriva prima, e ora viviamo a lungo. In passato il tasso di analfabetismo era altissimo, e ora siamo molto più acculturati. I paesi che fanno tanti figli di solito sono poverissimi. Se si raggiungono livelli sociali alti, e le donne lavorano, è ovvio che si facciano meno figli. L’istruzione alle donne è l’anticoncezionale più efficace e, nel nostro paese, funziona perfettamente.

Abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile spaventoso. Ma si chiede che si mettano al mondo sempre più giovani. Forse si pensa che se ce ne fossero di più allora ci sarebbe lavoro per più giovani? Si dice che sono i giovani a sostenere gli anziani, con i loro contributi. Intanto sono gli anziani che mantengono i giovani, con le loro pensioni. I giovani sono precari e non sanno se avranno mai una pensione. In questa situazione sarebbe semplicemente irresponsabile mettere al mondo dei figli. E, se si hanno gli strumenti culturali per non farlo, si rimanda il momento della riproduzione e ci si limita nel numero di figli.

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