"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Claudia Megha racconta la nostra gita culturale a Cavallino.
Nel pubblicare le impressioni di una partecipante alla gita, che ringraziamo vivamente per la sua efficace e tempestiva testimonianza, alleghiamo alcune foto, dovute anche queste a Claudia Megha e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose
Saggi e Prose


SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 170 - (13 maggio 2016) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Venerdì 13 Maggio 2016 20:35

Gli effetti perversi della moderazione salariale


[“MicroMega” online del 13 maggio 2016]

 

Sintesi. Le politiche di moderazione salariale dovrebbero generare crescita sia perché migliorano la competitività di prezzo delle nostre imprese esportatrici, sia perché, contenendo l’inflazione, accrescono i consumi e la domanda interna. L’evidenza empirica smentisce entrambi gli effetti, mostrando come la compressione dei salari abbia il solo esito di accentuare la recessione.

 

La ripresa della crescita economica in Italia viene fatta dipendere, nella visione dominante[1], dal combinato della liberalizzazione del mercato dei beni e dei servizi e da misure di deregolamentazione del mercato del lavoro, secondo gli effetti descritti nella seguente tabella.

(fonte: Tronti, 2009)[2]

 

Si tratta di uno schema che presenta non pochi punti di criticità, sia sul piano teorico, sia sul piano fattuale. Ciò che qui interessa rilevare è se la moderazione salariale può essere una strategia efficace ai fini della crescita delle esportazioni e se lo sia ai fini dell’aumento della domanda interna (per effetto del presunto aumento dei salari reali conseguente alla riduzione del tasso di inflazione). Tecnicamente, la risposta alla prima domanda rinvia alla stima dell’elasticità delle nostre esportazioni al prezzo, ovvero della possibilità, per i consumatori esteri, di sostituire facilmente i prodotti italiani con prodotti di altri Paesi. A riguardo non vi è uno studio che possa considerarsi conclusivo, soprattutto in considerazione del fatto che l’elasticità delle esportazioni al prezzo varia significativamente fra settori produttivi.

Leggi tutto...

Il leone e la gazzella - (10 maggio 2016) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 10 Maggio 2016 10:41

 

["Il Secolo XIX" di martedì 10 maggio 2016]


Nei primi documentari di Walt Disney il leone non prende mai la gazzella. La scena sarebbe troppo truce. Quando si scoprì che gli scimpanzé uccidono altre scimmie per mangiarle, molti rimasero male. Il panda ha un intestino da carnivoro e forse la scelta di mangiare bambù lo porterà all’estinzione, a causa della scarsa digeribilità del suo attuale alimento. La nostra biologia prevede una dieta mista di origine animale e vegetale, questa natura ha sviluppato una cultura, quella dei cacciatori e raccoglitori. E ancora ci sono centinaia di migliaia di onesti cittadini di sani principi che si divertono a uccidere animali selvatici. A volte li allevano, li liberano, e poi li prendono all’amo, o a fucilate. Quando prendiamo un pesce lo lasciamo morire sulla coperta della barca, soffocato dall’aria come noi saremmo soffocati dall’acqua. Siamo contenti se si muove ancora, quando lo compriamo. Per la sopravvivenza, comunque, deleghiamo agli allevatori il lavoro che una volta era dei cacciatori. Sappiamo come sono tenuti gli animali negli allevamenti industriali, cosa succede alle galline da uova, non parliamo di quel che si combina alle anatre per fare il fois gras. Solo che non avviene sotto i nostri occhi. I vegetariani non sono da meno. Con l’agricoltura miriamo a che cresca solo una specie. Il resto viene sterminato con insetticidi e erbicidi.
Ora, due rom hanno scannato un capretto, praticamente in pubblico. Un sacrificio, come quelli descritti nella Bibbia. A Pasqua mangiamo capretto in memoria di quel sacrificio. Solo che lo facciamo fare ad altri. Loro no, lo hanno fatto sotto gli occhi di tutti. Prima sono stati condannati, poi sono stati assolti perché la crudeltà verso gli animali è giustificabile per motivi religiosi. Non voglio commentare le decisioni dei giudici. Siamo biologicamente carnivori e dobbiamo uccidere altri animali. Non siamo mangiatori di carogne, come gli avvoltoi, che mangiano animali morti o uccisi da altri. Noi facciamo il “lavoro sporco”: li prendiamo, li uccidiamo e li dividiamo all’interno del gruppo. Ora lo facciamo industrialmente. Forse quel capretto dei rom ha fatto una vita più felice degli animali allevati industrialmente. E la sua morte è durata qualche secondo in più. Quanto basta per assolverci dalle nostre colpe di carnivori additando le colpe di altri carnivori. Forse potremo diventare come i panda e, pur avendo una biologia da carnivori, potremmo passare a una dieta vegetariana. I panda, occorre ricordarlo, sono una specie a forte pericolo di estinzione. Detto questo, ipocritamente, preferirei che certe scene non avvenissero sotto gli occhi di chi potrebbe riceverne una situazione sgradevole. I film porno mostrano quel che avviene spessissimo nelle camere da letto di persone normalissime. Uccidere animali e mostrarlo pubblicamente è come mostrare accoppiamenti tra umani. Fa parte della nostra biologia, ma deve restare non visto.

SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 169 - (1° maggio 2016) PDF Stampa E-mail
Economia
Scritto da Guglielmo Forges Davanzati   
Domenica 01 Maggio 2016 19:05

L’aumento dei divari regionali

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 1° maggio 2016]

 

Vi è ampia evidenza sul fatto che i divari regionali, in Italia, sono in continuo aumento ed è noto che i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno somministrato dosi relativamente maggiori di austerità proprio alle aree più deboli del Paese.

Quest’ultimo aspetto, di estrema rilevanza politica, sembrerebbe in prima approssimazione delineare un vero e proprio puzzle, dal momento che intuitivamente non si capisce per quale ragione, in fasi recessive, si accentua volontariamente la recessione laddove è più intensa. A ben vedere, si tratta di una decisione politica che riflette un ben preciso orientamento di teoria economica, secondo il quale, per produrre crescita economica, occorre accentrare le risorse nei poli che sono già più produttivi: in altri termini, una variante degli effetti c.d. di sgocciolamento. L’ipotesi, tutta da dimostrare, è che le diseguaglianze (in questo caso territoriali) generano crescita. E’ la metafora del treno: se la locomotiva parte, si tira dietro tutti i vagoni. Fuor di metafora, si ritiene che la crescita dei profitti delle imprese del Nord incentivi la domanda di sub-forniture, tipicamente rivolta alle imprese meridionali, con conseguente aumento dei profitti anche a beneficio di queste ultime. E’ molto diffusa, poi la convinzione che il basso tasso di crescita del Mezzogiorno dipenda dalla sua scarsa dotazione di “capitale sociale”: una convinzione che rafforza gli indirizzi di policy messi in atto negli ultimi decenni, dal momento che l’aumento della spesa pubblica nel Mezzogiorno si tradurrebbe esclusivamente in sprechi, inefficienze, corruzione.

La tesi della carenza di capitale sociale si presta a numerose obiezioni, fra le quali: i) non è esattamente chiaro cosa si intenda con questa espressione, o comunque non vi è unanime consenso sulla sua definizione; ii) per conseguenza, è estremamente difficile, se non impossibile, una sua corretta quantificazione, essendo peraltro una variabile multidimensionale. Se si ritiene che una diffusa presenza sul territorio di attività criminali sia una proxy di bassa dotazione di capitale sociale, pare che questo sia il principale argomento utilizzato per dar conto dell’arretratezza del Mezzogiorno. Una recente ricerca svolta presso l’Università del Salento da Valentina Cremonesini e Stefano Cristante (“La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”) mostra che nei principali media italiani la parola-chiave più utilizzata quando si tratta del Mezzogiorno è appunto “criminalità”, volendo suggerire che la criminalità causa il sottosviluppo. Va tuttavia ricordato che si è in una fase di globalizzazione criminale (e che dunque la criminalità organizzata non è solo un fenomeno meridionale) e va sottolineato che molto probabilmente è semmai il deterioramento del capitale sociale un effetto della recessione.

Leggi tutto...

Ma il petrolio non uccide solo così – (20 aprile 2015) PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 21 Aprile 2016 06:16

[“La Stampa” di mercoledì 20 aprile 2016]

 

Qualche tonnellata di petrolio finisce in un torrente, a Genova, una città abituata a ben altro. Quando, nel 1991, naufragò la Haven finirono in mare 144.000 tonnellate di petrolio. 90.000 bruciarono. Sul fondo ne finirono tra 10.000 e 50.000. Dopo un quarto di secolo il Mar Ligure è ancora lì, la gente va al mare, ma i pescatori evitano quella zona, perduta per chissà quanto tempo ancora, asfaltata.

Le poche tonnellate finite nel torrente sono niente al confronto. Gli effetti non saranno così devastanti, la perdita è sotto controllo, sono stati posti argini alla piena nera. Rane, uccelli e pesci presenti in quel tratto di torrente ne hanno sofferto, molti esemplari sono morti e, dato che un po’ di petrolio è finito nel porto, ci sarà qualche conseguenza anche nell’ambiente marino. Questi fenomeni si mitigano con solventi e con la rimozione fisica del petrolio. L’acqua dei fiumi si rinnova continuamente e a parte il fenomeno acuto che colpisce specie carismatiche (uccelli, anfibi, pesci), se si agirà con perizia è presumibile che i danni non saranno permanenti.

Questa volta non è andata così male. Questi impianti sono gestiti da tecnici esperti, e ai danni degli incidenti si risponde tempestivamente. Fa parte del gioco.

Non deve essere questo a farci pentire di aver disertato le urne del referendum. Gli italiani diventano ambientalisti a fronte di disastri. Ci vollero Chernobyl e Fukushima per trascinare i referendum antinucleari. Per fortuna il petrolio non è il nucleare. Gli effetti di un incidente nucleare restano per tempi lunghissimi. Quelli derivanti da sversamenti di petrolio sono bazzecole al confronto. Tutto bene, allora? Non direi. Sono campanelli di allarme. Gli impianti invecchiano (anche le piattaforme di estrazione invecchiano) si tende sempre al risparmio e le manutenzioni, spesso, sono meno assidue di quanto dovrebbero. Se questa volta abbiamo un piccolo disastro, rispetto agli enormi disastri che hanno afflitto lo stesso territorio in tempi passati, non ci possiamo rassicurare. Forse gli ambientalisti più estremi mi accuseranno di minimizzare. Certo, mi commuovo anche io per gli uccelli e le rane, per i pesci. Non mi piace, non è giusto. Ma quella fauna tornerà. Preoccupano maggiormente i fenomeni più subdoli, cronici. E magari dolosi. Le scorie smaltite illegalmente che, ogni tanto, scopre la Magistratura, anche in tempi recentissimi.

Leggi tutto...

C'è Musica e... Musica... 11. “Arie” di Primavera PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Domenica 17 Aprile 2016 06:31

Musica, Arte e Poesie di Stagione


“Primavera vien danzando/ Vien danzando alla tua porta./ Sai tu dirmi che ti porta?/ Ghirlandette di farfalle,/ Campanelle di vilucchi,/ quali azzurre, quali gialle;/ e poi rose, a fasci e a mucchi”.

Questi versi cantabili di Angiolo Silvio Novaro, poeta di vena crepuscolare, rendono bene l'idea della leggiadria coreutica di una stagione che fa del ridestarsi della natura il suo incanto più toccante e gradevole. Viene anche facile associarla alla giovinezza, la stagione della vita più bella e più rimpianta. Poesia e Musica hanno sempre trovato in essa ispirazione e stimoli, l'Arte si è fregiata dei suoi colori e non è strano che proprio il 21 di marzo, giorno canonico d'inizio della Primavera, sia la data istituita dall'UNESCO per ricordare la Poesia nel mondo.

Gli antichi facevano iniziare l'anno col mese di marzo. Marzo viene da Marte, comunemente etichettato come dio della guerra, ma anticamente venerato come dio dei campi e dell'agricoltura, come possiamo anche desumere  dagli antichi testi latini, quelli reletterari, in particolare dal Carmen fratrum Arvalium, il canto che i sacerdoti Arvali intonavano durante le feste primaverili in onore di Cerere, dove troviamo un'invocazione a Marte (Mars e, in forma raddoppiata, Marmar) perché tenga lontane dai campi (arva) pestilenza e rovina.  Il triumpe finale, ripetuto cinque volte, testimonia chiaramente che il canto era accompagnato dal movimento danzante dei sacerdoti.

Il canto si fa risalire al V-IV secolo e solo molto tempo dopo (intorno al 130 a.C.) l'anno si arricchì dei mesi di gennaio e febbraio fino al riordino voluto da Giulio Cesare (calendario giuliano)  con i 365 giorni e l'aggiunta dell'anno bisestile, prima della definitiva riorganizzazione nel 1582 di Gregorio XIII (calendario gregoriano).

Marzo, dunque, dà inizio alla primavera. Un mese in comproprietà con l'inverno, perché risente del flusso di passaggio tra una stagione e l'altra. La patente di pazzarello è giustificata dai repentini cambi di nuvole  e sole,  di pioggia e sereno come ci dice anche una famosa poesia del poeta napoletano Salvatore Di Giacomo, Marzo, poi  musicata nel 1892 da Mario Costa (col titolo Catarì) autore anche della musica di Era de maggio, altra celebre poesia di questo grande poeta della canzone napoletana classica.

Leggi tutto...

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 8 di 76
Torna su