Programma aggiornato di marzo e ordine del giorno della prossima assemblea
A causa dell'assenza di soci e membri del Consiglio Direttivo nella data precedentemente indicata, l'Assemblea dei soci programmata per il 1° marzo è stata rimandata a giovedì 7 marzo alle ore 18,... Leggi tutto...
"La signora dello zoo di Varsavia" al cineforum dell'Università Popolare
La scelta di riservare il primo lunedì di ogni mese al nostro cineforum ci permette di cominciare il 2019 con La signora dello zoo di Varsavia: la scelta di Roberta Lisi, alla quale dobbiamo il... Leggi tutto...
Programma gennaio 2019
Dopo le festività natalizie, le attività dell'Università Popolare riprenderanno lunedì 7 gennaio, col consueto appuntamento col cineforum curato da Roberta Lisi, come sempre programmato per il... Leggi tutto...
Anticipo orario conferenza di venerdì 23 marzo
Come anticipato a voce ieri, in occasione della emozionante performance poetica organizzata dal nostro Laboratorio di poesia, la conferenza di venerdì 23 marzo della prof.sa Alberta Giani... Leggi tutto...
Per ricordare meglio la nostra visita a Cavallino
Uno dei momenti più emozionanti della nostra gita culturale a Cavallino, domenica scorsa, è stata la lettura  di un breve estratto dalle memorie del duca Sigismondo Castromediano (Carceri e... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Lecce
In allegato il programma della stagione teatrale del Comune di Lecce (teatri... Leggi tutto...
Stagione teatrale a Cavallino
  CITTA' DI CAVALLINO - TEATRO "IL DUCALE" Stagione teatrale 9 Dicembre 2017 -... Leggi tutto...
Finalmente online!
1° Settembre 2010 nasce il sito dell' "Università Popolare Aldo Vallone... Leggi tutto...
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Saggi e Prose


Di mestiere faccio il linguista PDF Stampa E-mail
Linguistica
Scritto da Rosario Coluccia   
Martedì 01 Marzo 2016 08:41

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 28 febbraio 2016]

 

Capita (e mi piace molto) che amici, conoscenti, a volte persone sconosciute vogliano commentare con me parole, frasi o costrutti della nostra bellissima lingua che siano (o appaiano) inconsueti o degni di nota. Nelle conversazioni ricorrono spesso le domande: si può usare? è corretto? ecc.

In questi giorni i giornali, le televisioni, le radio e la rete dedicano molto spazio al caso seguente: Matteo, un bambino di otto anni, in un esercizio ha usato l’aggettivo «petaloso» per definire un fiore che a lui piace molto (ha inventato una parola che non esiste, ha creato un neologismo); la maestra ha commentato che si tratta di un «errore bello» e ha chiesto il parere dell’Accademia della Crusca; l’Accademia ha risposto che in effetti la parola è gradevole (ma questo non vuol dire che altri parlanti la facciano propria); un altro Matteo, presidente del Consiglio dei Ministri, l’ha rilanciata su Twitter è così l’episodio è diventato notissimo, molti ne parlano. Su Twitter e su Facebook l’hashtag #petaloso ha raggiunto in poco tempo i vertici delle tendenze, è stato condiviso oltre 75mila volte. La nuova parola si è diffusa anche fuori dal mondo dei social, ecco un solo esempio. Nella nostra università, in una assemblea per eleggere un Direttore di Dipartimento, l’altro giorno un professore (non ero io) ha usato quell’aggettivo, i presenti (tutti o quasi) hanno capito. La parola è ormai conosciuta da molti.

E allora chiediamoci. Come nascono le nuove parole, chi le inventa, si possono usare o vanno respinte? Come dobbiamo comportarci? Esiste un criterio al quale attenersi?  Chi decide nella lingua?

Non c’è una regola rigida, bisogna ragionare. Una lingua è un organismo vivente, è legata alla storia della comunità che in essa si riconosce e con essa comunica. Una lingua non è solo un insieme di parole regolate da una grammatica, ma esprime i modi di vivere e di sentire, di pensare, di concepire le relazioni tra le persone, i rapporti sociali, economici, giuridici, i sogni, i progetti di vita, i valori, il bene e il male. La lingua, il suo uso e la sua continua creatività sono indispensabili per continuare ad esistere. Solo le lingue morte sono sempre immobili e uguali a sé stesse: ecco perché il vocabolario di latino (o di greco classico)  ha sempre le medesime parole, quello di italiano (o di francese, di inglese, di spagnolo, ecc.) va continuamento aggiornato. Come tutti gli organismi viventi, le lingue sono soggette a continui mutamenti, che si riflettono in particolare nel lessico: per rispondere alle esigenze della società che cambia, si creano di continuo parole nuove  e nello stesso tempo molte cadono in disuso e addirittura spariscono. Per tutelare forme dell'italiano che scompaiono, la «Società Dante Alighieri» e il «Corriere della sera» lanciarono nel 2014  la campagna «Adotta una parola» (qualcosa di simile aveva fatto in Spagna il quotidiano «El País»). Vennero selezionate alcune parole della nostra lingua che sembravano a rischio di estinzione, come accade a tante specie animali o vegetali.  Chiunque poteva scegliere una parola, adottarla e diventarne il custode per un anno, impegnandosi ad usare in modo corretto almeno una volta al giorno la parola scelta, a segnalarne abusi e a registrare eventuali nuovi significati. Ecco un elenco di parole che correvano il rischio di sparire: affastellare, calligrafico, contrito, delibare, diatriba, dirimere, emaciato, fandonia, fronzolo, stantio, fuggevolezza, improntitudine, leziosità, lusingare, narcisistico, perseveranza, presagire, propinare, sconclusionato, uggioso. Per noi una domanda: quante di queste parole conosciamo e usiamo in modo appropriato?

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Francesco Politi italianista PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Antonio Lucio Giannone   
Lunedì 29 Febbraio 2016 17:01

[Pubblicato col titolo Francesco Politi italianista. Pirandello narratore e altri saggi, in “Presenza Taurisanese – Brogliaccio salentino”, a. XXXII, n. 3, marzo 2014, pp. 6-7.]

 

Quello di Francesco Politi è un nome ben noto agli studiosi salentini e non, oltre che ai lettori di “Presenza” alla quale ha collaborato per quasi vent’anni. Nato a Taurisano nel 1907, Politi è stato un apprezzato germanista, traduttore, docente universitario, poeta in lingua e in dialetto, operatore culturale e conferenziere. In occasione del decimo anniversario della sua scomparsa, avvenuta a Roma nel 2002, è stato pubblicato  il volume Pirandello narratore e altri studi di italianistica, a cura di Gigi Montonato (Taurisano, Edizioni di Presenza, 2013, pp. 64), che permette di scoprire  un altro aspetto della sua multiforme attività, quello di italianista e mediatore culturale. Ciò non deve sorprendere più di tanto perché, come ci informa Montonato nella sua introduzione, Politi si laureò presso l’Università di Firenze proprio in Letteratura italiana ed esordì pubblicando vari saggi sui nostri classici.

Il libro contiene sei scritti, alcuni dei quali composti in tedesco e tradotti per la prima volta in italiano. Quattro di essi sono dedicati a narratori e poeti  italiani del Novecento, e precisamente  Luigi Pirandello, Giuseppe Ungaretti, Aldo Palazzeschi e Salvatore Quasimodo, mentre gli altri due affrontano questioni linguistiche. Per comprendere fino in fondo la natura di questi scritti, bisogna tenere conto innanzitutto del periodo in cui furono composti (gli anni che vanno dal 1950 al 1963, quando l’autore viveva ancora in Germania),  e poi del pubblico al quale erano rivolti. Il pubblico era quello tedesco e l’intento principale era quello di far conoscere alcuni dei principali scrittori italiani contemporanei in quella nazione. Date queste premesse, si capisce che essi non siano né possano essere completamente originali, ma risentano dell’interpretazione che la critica italiana di quegli anni aveva dato degli autori  presi in esame. Nonostante questo, però, bisogna riconoscere che Politi risulta sempre informato, documentato ed equilibrato nei giudizi.

Il saggio su Pirandello (Umanità e arte nella narrativa pirandelliana) è quello più impegnato e deriva da una serie di conferenze che l’autore tenne in Germania tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Esso risente forse più degli altri del periodo in cui venne composto, il periodo della cosiddetta “guerra fredda” e del conseguente rischio nucleare. Per questo Politi sente Pirandello un po’ lontano dai suoi tempi, perché – come scrive  – se egli può dare agli uomini l’altissima lezione morale “di considerare coraggiosamente la propria miseria… non sa dar loro la fiducia e la forza per evaderne e per consolarsene”. Ciononostante, però, egli conduce un’analisi accurata dello scrittore siciliano che considera “l’ultimo autentico classico della letteratura italiana” e parte proprio dalla sua formazione filosofica avvenuta in Germania, che gli consente di superare il naturalismo degli esordi e lo porta a considerare la realtà una “creazione del soggetto pensante … pura rappresentazione della coscienza”,  e l’io non più “uno” ma tanti “io” diversi, giungendo alla sua disgregazione.

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Radici culturali e colturali PDF Stampa E-mail
Ecologia
Scritto da Luca Carbone   
Sabato 27 Febbraio 2016 18:14

Come seconda tappa pubblica, la prima si è svolta a Galatina il 5 giugno 2015, di un percorso di confronto che dura all’incirca da un anno, l’Associazione Salento Sostenibile ed il Centro Colture Sperimentali (CCS) Aosta, fondato e diretto da Giusto Giovannetti, hanno promosso una serata di divulgazione scientifica e approfondimento delle applicazioni innovative in agricoltura; a partire dal microbioma delle piante. La simbiosi tra le piante ed i microorganismi è così stretta e vitale che gli scienziati propongono di ridefinire le piante come ‘meta-organismi’, o ‘superorganismi’ come 'organismi di organismi’. Contro un luogo comune ancora molto diffuso, i microbi non sono solo nostri nemici, ma sono anche potenti alleati.Tra le diverse comunità microbiche che vivono con la pianta, molto probabilmente le più importanti per l’agricoltura sono quelle che abitano nella rizosfera, in simbiosi con l’apparato radicale. Queste cooperano a molteplici funzioni: alla germinazione, alla crescita, alla difesa dall’attacco dei patogeni, al miglioramento della qualità, e persino del gusto, dei raccolti. Nuove ricerche scientifiche, nuove tecnologie e pratiche antiche s’incontrano nella valorizzazione della ricchezza ‘sotterranea’ del suolo: aprendo la via anche a possibili sperimentazioni per il contrasto al CODIRO, attraverso il ricorso ai ‘consorzi microbici’.
Di questo si è discusso Mercoledì 24 febbraio alle 18.30, presso la Fondazione Palmieri (Vicolo dei Sotterranei) a Lecce; con Luca Carbone, a presentare l’argomento della serata, in una prospettiva 'storica' di lunga durata, sintetizzato dal titolo: Il buono, il brutto, il cattivo… microbioma rizosferico; e Luca Iovine del CCS Aosta, che ha illustrato l’applicazione dei ‘consorzi microbici’ in agricoltura, e i loro molteplici effetti sulle piante. Ha accolto i partecipanti il Presidente dell’Associazione Salento Sostenibile, Roberto Polo; anche preparando per i convenuti dei piatti che restituissero profumi e sapori della  nostra Terra.

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Profilo di Mario Marti decano degli italianisti nel mondo (1914-2015) PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Scritto da Antonio Lucio Giannone   
Lunedì 22 Febbraio 2016 18:13

[in “L’Officina. Laboratorio delle culture e delle storie”, a. I, n. 2, pp. 97-103]

 

Dopo una lunga vita dedicata allo studio e all’insegnamento della letteratura italiana, si è spento nella sua casa di Lecce, nella notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso, Mario Marti.  Era il decano degli italianisti nel mondo con i suoi cento anni, compiuti il 17 maggio del 2014. In quella occasione gli venne tributato un omaggio presso il Comune di Lecce, di cui era cittadino onorario, e qualche giorno dopo  presso l’Università del Salento, della quale è stato anche Rettore. Marti era nato a Cutrofiano  il 17 maggio 1914, anche se all’anagrafe venne registrato due giorni dopo (il 19 maggio). Trascorse la sua infanzia a Lecce, poi la sua famiglia si trasferì a Soleto, dove visse durante gli studi superiori al Liceo “Colonna” di Galatina. Qui ebbe come docente di italiano Raffaele Spongano, importante filologo, che doveva diventare uno dei suoi maestri. Si laureò nel 1938 in Letteratura italiana presso la Scuola Normale di Pisa con un altro famoso critico letterario, Luigi Russo, discutendo una tesi su Leopardi, che pubblicò nel 1944 col titolo La formazione del primo Leopardi, con la casa editrice Sansoni di Firenze.

Presso l’Università di Roma è stato assistente straordinario di Alfredo Schiaffini, illustre storico della lingua italiana. Nel 1956 è diventato professore incaricato di Letteratura italiana presso l’Università di Lecce, dove nel 1963 è stato nominato professore di ruolo presso la Facoltà di Lettere e filosofia. Qui ha ricoperto vari incarichi istituzionali, percorrendo per intero le varie tappe della carriera accademica: Direttore d’Istituto e poi di Dipartimento, Preside della Facoltà di Lettere e filosofia e infine, come s’è detto, anche Rettore dal 1978 al 1981. È stato professore emerito dell’Università del Salento e inoltre cittadino onorario, oltre che  di Lecce, anche di Martano, Mesagne, San Donato e Soleto, nonché condirettore del “Giornale storico della letteratura italiana”, la più antica e gloriosa rivista di italianistica, dove ha pubblicato il suo ultimo intervento nel 2011. Nel corso della sua attività ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti che sarebbe lungo ricordare in questa sede.

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Francesca da Rimini tra arte, poesia e musica PDF Stampa E-mail
Musica e Teatro
Scritto da Giuseppe Greco (musicologo)   
Martedì 16 Febbraio 2016 13:26

“Ogni giorno dovremmo ascoltare una Canzone, leggere   una   bella Poesia, vedere un bel Quadro e, se possibile, dire qualche parola ragionevole”

Goethe


Francesca, figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna, è forse la figura più conosciuta della Commedia dantesca, certamente quella che  ha appassionato intere generazioni di studenti per la sua tragica storia d'amore con Paolo, figlio di Malatesta da Verucchio, signore di Rimini. E' possibile che Dante abbia incontrato Paolo nel 1282, quando questi era stato nominato capitano del popolo a Firenze.  Tre anni dopo venne ucciso dal fratello Gianciotto, che lo aveva colto in flagrante adulterio con la moglie Francesca. Fine della storia! Un fatto di cronaca nera come se ne sentono tanti anche oggi:  “marito uccide la moglie sorpresa a tradirlo con l'amante”. Dante, invece, ha scelto di trasformare lo scandalo in una tenera e romantica relazione che ha ispirato la fantasia di pittori, musicisti, poeti e drammaturghi.  E' questa la potenza dell'arte che, unita alla profonda sensibilità del poeta fiorentino, ha fermato in un punto,sublimandola, la storia dei due amanti colti nell'atto del bacio, sì da farne per sempre nell'immaginario collettivo il simbolo dell'amore e della passione. Così il Canto V dell'Inferno è diventato il Canto di Francesca, secondo la ben nota formula desanctisiana, per la stupenda creazione di una donna forte, che niente rinnega, assolutamente disarmante nel candore con cui difende il suo amore: Amor, ch'a nullo amato amar perdona…

Superato l'ostacolo Minosse, il grottesco guardiano infernale che giudica le anime attorcigliando la lunga coda, grazie alla formula lasciapassare di Virgilio, Dante si trova davanti lo spettacolo delle “anime tristi di coloro che la ragion sommettono al talento”, cioè i lussuriosi, trascinate dalla bufera infernale come in vita furono travolte dalla tempesta della passione. Davanti a lui si avvicendano figure rese celebri dalla letteratura classica e romanza: Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena, Achille, Paride, Tristano e tante altre  “ch'amor di nostra vita dipartille”. Tra  pietà e smarrimento, il suo sguardo viene attratto da due che vanno insieme, leggeri, nel vento e “quali colombe” rispondono al suo richiamo e si avvicinano  ai due poeti.

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