Il lauro e l’Edera. Attilio Reale e l’interventismo repubblicano a Lecce (1915-1920) Stampa
Sallentina
Scritto da Giuseppe Caramuscio   
Mercoledì 05 Novembre 2014 19:49

[in Nei giardini del passato. Studi in memoria di Michele Paone a dieci anni dalla scomparsa (2000-2010), a cura di padre Ilario d'Ancona e Mario Spedicato, Monastero di S. Maria della Consolazione, Padri Cistercensi di Martano, "Quaderni de L'Idomeneo", XII, Lecce, Edizioni Grifo, 2012, pp. 655-694.]

 

Interventismo italiano e tradizione repubblicana da Sarajevo a Versailles


Nella storiografia italiana del secondo dopoguerra l’interventismo democratico, ispirato per lo più agli ideali di Giuseppe Mazzini, non ha in genere goduto di buona fama. Ingenui, utopisti, aggiogati, più o meno in buona fede,al carro dei nazionalisti, colpevoli di non aver compreso la natura imperialistica del primo conflitto mondiale, in alcune letture recenti gli interventisti democratici sono stati imputati di avere per primi legittimato sul piano morale e culturale la formula della “guerra giusta” – di matrice religiosa – tornata recentemente di attualità, oppure di aver favorito quell’incontro tra violenza e politica destinato a generare conseguenze fatali negli anni dell’immediato dopoguerra.

Per comprendere meglio la fortuna del pensatore genovese nella cultura italiana è necessario considerare come il processo di istituzionalizzazione della sua figura sia andato di pari passo con la sua depoliticizzazione, che potesse consentirne l’accoglienza con minore imbarazzo tra i Padri della Patria anche da parte dell’Italia monarchica. Indubbiamente è la svolta interventistica precedente la prima guerra mondiale a costituire il punto critico di una nuova interpretazione del pensiero mazziniano, che accompagna il percorso di quanti passano dall’interventismo al fascismo.

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