I potenziali vettori di Xylella vanno eliminati ora - (5 maggio 2015) Stampa
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Mercoledì 06 Maggio 2015 15:34

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di martedì 5 maggio 2015]

 

Andando a lezione al centro Ecotekne, la struttura universitaria dove lavoro, devo attraversare dei tratti di campagna: guardo le erbe che rigogliose ornano tutti gli spazi verdi, dove crescono anche molti olivi, e vedo una sputacchina. E poi un’altra, e un’altra ancora, mi guardo attorno e su molte piante c’è la firma inequivocabile della presenza delle neanidi e ninfe di questi insetti. Si tratta di stadi di sviluppo che non sono ancora potenziali vettori di Xylella, ma presto passeranno allo stadio adulto e, presumibilmente, potranno succhiare la linfa di piante malate, infettarsi a loro volta, e poi trasmettere il batterio ad altre piante. La temperatura si sta alzando rapidamente, e magari velocizzerà la crescita degli stadi pre-adulti in stadi adulti. Non sono esperto di entomologia agraria, né tanto meno di fitopatologia, sono uno zoologo. Posso dire che eliminare questi vettori animali con gli insetticidi porterebbe a uccidere anche molti altri insetti, ad esempio le api. Ci sono insetti nocivi e ci sono insetti essenziali per il benessere della vegetazione, come, appunto, le api e gli altri impollinatori. La zoologia è una disciplina chiave anche per le pratiche agricole!

Le pratiche tradizionali di manutenzione della campagna prevedono che queste erbe siano tagliate e, un tempo, i contadini le bruciavano, stando bene attenti a non dar fuoco al resto della vegetazione. Le sputacchine potrebbero ancora sopravvivere al taglio delle erbe su cui crescono, ma non al fuoco. Forse le “buone pratiche” tradizionali potrebbero  arginare e prevenire l’infezione. Ma bisogna metterle in atto ora. E’ ora che le sputacchine si preparano a fare la loro involontaria opera di infezione, come testimonia la semplice osservazione delle campagne. Molte parti di campagna sono state trascurate e le antiche pratiche non sono più attuate su larga scala. E forse anche questa potrebbe essere la causa della presenza di Xylella nei nostri olivi. Le sputacchine ci sono sempre state, ma sempre, in passato, i contadini pulivano le loro campagne, e bruciavano le erbe. I contadini ancora attivi lo stanno facendo nei loro terreni. Ma che si fa nei terreni abbandonati? O negli spazi pubblici? Se, magari per macchinosità procedurali nell’affidamento degli appalti, le erbe saranno tagliate dopo l’emersione degli insetti adulti, sarà troppo tardi. Così, invece di tagliare le erbe su cui crescono le sputacchine, taglieremo gli olivi.  Oppure spargeremo insetticidi dovunque, con effetti negativi su il resto della fauna, dagli insetti “buoni” ai predatori degli insetti “cattivi”.

La  calamità innescata dall’infezione dei nostri olivi sta scatenando la corsa alla proposta di misure di contenimento, molto spesso da parte di personaggi che (come me, del resto) non hanno grande esperienza su questi temi. Siamo di fronte a un fenomeno mai visto prima. E’ normale che non ci siano esperti con una storia di competenze alle spalle. Ed è altrettanto normale che si vada per tentativi. La proposta di pulire le campagne non è nuova, in molti casi si sta mettendo in atto. Ma in molti altri casi no, come ho potuto verificare personalmente oggi. Prima, a quanto mi dicono, era pratica comune. Le sputacchine, lo voglio ripetere, ci sono sempre state, e forse, in uno stadio meno virulento, era presente anche Xylella. Il cambiamento nelle pratiche di manutenzione delle campagne forse è una delle cause (perché ce ne potrebbero essere molte, concomitanti) di questa calamità. Giustamente ci chiedono di contenerla. Magari eradicando gli olivi che formano il paesaggio rurale che caratterizza il Salento. Prima di tagliare un patrimonio culturale e naturale insostituibile (ci vogliono secoli per fare un olivo monumentale) e prima di cospargere di insetticidi i nostri territori, forse varrebbe la pena di cercare di contenere la proliferazione dei vettori. Lo so che si sta facendo, ma forse non basta. Un altro animale, il punteruolo rosso, ha ucciso le palme. Il punteruolo rosso non è un insetto delle nostre parti. La pratica di piantare specie esotiche importate da altri paesi sta introducendo nel nostro territorio organismi che qui di solito non vivono. Assieme alle piante arrivano i patogeni e gli insetti. Insetti che non hanno predatori, e le loro vittime non hanno difese. Dobbiamo usare le nostre specie, non quelle asiatiche o australiane, per far belli i nostri giardini. Non si tratta soltanto di estetica. Queste pratiche stanno minacciando in modo grave il nostro paesaggio e con una maggiore conoscenza della natura certi problemi, forse, sarebbero stati evitati. Non mi sto proponendo come esperto per risolvere il problema Xylella. Ho fatto la mia parte quando si è trattato di trivellazioni per estrarre petrolio dal nostro mare, e ho parlato di argomenti su cui ho qualche competenza, comprovata dalla mia produzione scientifica. In questo caso sto parlando da cittadino che, comunque, qualcosina di natura sa.