Il Principe dei Medici e il Corpo del Principe Stampa
Sallentina
Scritto da Luca Carbone   
Giovedì 24 Marzo 2016 19:56

Il PowerPoint qui pubblicato (leggi allegato), rielaborazione di una presentazione pubblica, è un lavoro di carattere essenzialmente ‘divulgativo’, con qualche parziale approfondimento di qualcuno dei ‘temi’ accennati. E si propone semplicemente: a) di mettere in evidenza l’apporto di uno studioso di origini salentine, Giovanni Paolo Mongiò, ad uno dei grandi snodi della ‘cultura’ e della ‘scienza’ universali, la ‘traduzione’ in Occidente del Canone di Ibn Sina, più noto da noi come Avicenna; inserito di recente da uno studioso tra i cinquanta libri più importanti della Storia delle Civiltà; e b) di suggerire una delle possibili ‘radici storiche’ (non l’unica, e nemmeno necessariamente la principale) della formazione filosofico-scientifica di Mongiò, Otrantino di nascita, ma di famiglia galatinese; e di riflesso l’importanza del Salento come terra di incroci e mediazioni culturali in area mediterranea, nel ‘passato’.

Una relativamente vasta e duratura messe di studi sul periodo storico di cui si tratta e sulle figure ed opere cui si fa cenno è ormai disponibile, anche se pare non essere diventata ancora patrimonio condiviso e comune della cittadinanza salentina. Basti qui fare un cenno agli studi dei compianti prof. Aldo Vallone e prof. Papuli, dei compianti Mons. Antonaci, forse il primo studioso sistematico dell’opera di Marc’Antonio Zimara, e Padre Benigno Perrone, di Michele Paone e Michele Montinari; del Prof. Vetere e dei suoi validi collaboratori e collaboratrici, Massaro e Petracca tra le più attive, con i loro preziosi scavi d'archivio e le puntuali ricostruzioni; del Prof. Giancarlo Vallone che da decenni studia e valorizza il Medioevo e l’Umanesimo ‘galatinese’, del Prof. Jacob, del Prof. Coluccia, che dirige il progetto ADAMAP per la restituzione ‘virtuale’ al Salento dei suoi antichi manoscritti; di Luigi Manni, Luigi Galante e Luigi Vincenti, di Pietro Congedo, del Prof. Ennio De Bellis, studioso del Nifo, della Prof.ssa  Luana Rizzo e della dot.ssa Alba Paladini, studiose dell’opera dello Zimara e la seconda, anche dell’opera di Pietro Galatino; del compianto dott. Cassiano, del dott. Alessandro Laporta, della Prof.ssa Specchia, della dott.ssa Rugge, del dott. Daniele Arnesano, del Prof. Houben, che ha ricostruito e continua a ricercare, coi suoi collaboratori, la presenza dei Cavalieri Teutoni in Puglia; del Prof. Lelli, che forse per primo ha curato una prima magistrale sinossi della presenza culturale ebraica in terra salentina; per non citarne che sparsamente alcuni, tra gli studiosi più recenti, e senza alcuna pretesa di esaustività. Parrebbe auspicabile che al fervore degli studi si accompagnasse una maggiore e migliore consapevolezza da parte di noi tutti, abitanti del Salento, del notevole, se non immenso, patrimonio culturale ‘immateriale’ creato ed affidatoci dai nostri avi.

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