Antonio De Viti De Marco, una storia degna di memoria Stampa
Necrologi e Ricordi
Scritto da Valeria Aloisi   
Domenica 20 Aprile 2014 07:34

L’Università Popolare Aldo Vallone Galatina ricorda il settantesimo anniversario della morte dell’economista di Casamassella

 

Un documentario a cura di Manuela Mosca

 

["Il Galatino" XLVII n. 7 dell'11 aprile 2014, p. 5]

 

Venerdì 28 febbraio 2014 si è svolta, presso il Palazzo della Cultura “Zeffirino Rizzelli”, dove ha sede l’Università Popolare “Aldo Vallone” di Galatina, una lezione tenuta dalla prof.ssa Manuela Mosca e coordinata dal professore Gianluca Virgilio, per celebrare la figura di Antonio de Viti De Marco a settant’anni dalla sua morte sopraggiunta il 1 dicembre del 1943.

Prima di dare la parola alla prof.ssa Mosca, docente di Storia del pensiero economico presso la Facoltà di Economia dell’Università del Salento, intitolata proprio ad Antonio De Viti De Marco, il prof. Virgilio ha voluto ricordare come l’economista di Casamassella fosse molto legato al galatinese Antonio Vallone, per il quale scrisse l’oratio funebris che pronunciò il 19 aprile 1925 e che fu poi pubblicata dalla tipografia “Marra e Lanzi”.

La prof.ssa Mosca ha introdotto il documentario: Antonio De Viti De Marco – Una storia degna di memoria, spiegando i motivi che l’hanno spinta a realizzarlo; primo fra tutti, è stata la volontà di raccogliere la preziosa testimonianza di Emilia Chirilli, italianista, dantista, biografa di De Marco, ma soprattutto ultima persona ad averlo conosciuto direttamente dopo la scomparsa di tutti i suoi discendenti; inoltre, il desiderio di far conoscere De Marco sul piano privato, politico, pubblico e scientifico, considerando il suo operato ed il suo contributo di livello non solo locale, ma nazionale e internazionale. Si è proceduto, quindi, alla visione del documentario con cui si sono ricostruite le tappe più importanti della sua vita a partire dall’infanzia fino al rifiuto del giuramento di fedeltà al fascismo, ripercorse da Emilia Chirilli e da dieci studiosi italiani e stranieri, tra cui il premio Nobel per l’economia James Buchanan.

Abbiamo avuto modo di conoscere i luoghi della sua vita: dalla casa di Casamassella alla tenuta vinicola di Cellino San Marco, all’Università di Roma dove De Marco studiò Giurisprudenza. In particolare, grazie ai racconti di Emilia, si è delineato il profilo privato di questo personaggio che fu un grande economista italiano, deputato combattivo liberale, radicale, democratico ed antiprotezionista.

Emilia, ricordando il tempo in cui Donna Carolina, l’ultima sorella di De Marco, le raccontava con tanta partecipazione le vicende della sua famiglia, afferma che Antonio era una persona molto speciale: già da adolescente, infatti, dimostrava una determinazione ed un interesse per i temi politici e sociali non comuni ad un ragazzo di quattordici anni. A questo proposito, racconta come non gli piacesse frequentare il collegio Palmieri a Lecce perché aveva la sensazione di essere sottomesso, che gli insegnassero a chinare il capo, cosa che non voleva fare e che non fece mai nella sua vita. Inoltre, Emilia ricorda le lettere deglii anni del collegio, alcuni versi “sublimi e malinconici” che scrisse al ritorno a casa dal Palmieri e le parole struggenti scritte alla madre fino all’anno precedente la sua morte. Nel 1877 De Marco si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma e nel 1885 conobbe la sua futura moglie, l’americana Harriett Lathrop Dunham. Gli anni successivi alle nozze furono i più felici della sua vita. Emilia ricorda l’entusiasmo di De Marco nella progettazione e costruzione della tenuta a Cellino San Marco e conclude il suo intervento evidenziando la passione di De Marco per il latino e per le Vite dei dodici Cesari di Svetonio.

Intervengono, inoltre, dieci esperti italiani e stranieri che sottolineano l’aspetto scientifico, pubblico e politico di De Marco: Antonio Cardini evidenzia l’amicizia con Maffeo Pantaleoni ed il suo impegno politico, che si accentuò nel 1890 con la fondazione del “Giornale degli economisti”; Pierluigi Ciocca riconosce nel saggio La funzione della banca una pietra miliare; Ruggero Paladini mostra tutti i libri lasciati da De Marco all’Università di Roma; l’economista Domenico da Empoli riconosce a De Marco il merito di aver indicato per primo il concetto di bene pubblico e la Scienza delle Finanze come la scienza della domanda e dell’offerta di beni pubblici; Richard Wagner evidenzia che De Marco aveva capito che la finanza pubblica tratta di bisogni collettivi non oggettivi, ma che nascono dal vivere insieme; infine, Pier Francesco Asso, storico del pensiero economico, narra la vicenda che seguì alla traduzione americana del 1936 dei Principi di De Marco.

Particolarmente interessante è stato l’intervento di James Buchanan, premio Nobel per l’economia del 1986, che ha riconosciuto il contributo e l’influenza di De Marco sulla sua vita, sul suo pensiero e sulla sua carriera con la teoria dello Stato. Il documentario si conclude con il ritiro di De Marco dall’insegnamento avvenuto nel 1931. Egli chiede il collocamento a riposo per non giurare fedeltà al fascismo; da questo momento si dedicherà all’azienda vinicola utilizzando metodi d’avanguardia.

Dopo la visione del documentario, la prof.ssa Mosca ha puntualizzato che esso è stato girato nel 2007-2008 e che l’ultima intervista di Emilia è stata fatta pochi mesi prima della sua morte. Alla domanda se De Viti De Marco sarebbe stato contento del mondo d’oggi, risponde che certamente avrebbe gioito del suffragio universale, dell’emancipazione femminile, del successo della  sua azienda vinicola, ma sarebbe stato anche sgomento della grandezza dell’apparato statale. Poi, su richiesta del pubblico, la prof.ssa Mosca ha fornito delle notizie sulla nascita e la famiglia di De Marco, soffermandosi poi sulle vicende politiche che lo videro protagonista fino al suo ritiro nel 1921, quando Giolitti censurò la presenza di Antonio Vallone nelle liste liberali. Da questo momento De marco si trasferisce nella tenuta di Cellino San Marco, dedicandosi alla stesura e revisione del manuale di Scienze delle Finanze e rimanendo in contatto epistolare con Luigi Einaudi, Ernesto Rossi, Salvemini e altri.

A questo punto il prof. Virgilio è intervenuto chiedendo alla professoressa se e come il settantesimo anniversario della morte sia stato celebrato a livello locale, nazionale e internazionale e notizie sulla ricezione del documentario. La professoressa ha spiegato che De Marco è stato ricordato a Casamassella e non in altri luoghi, essendo conosciuto solo dagli specialisti.

Per seguire l’intero incontro con la professoressa Mosca, di cui si ricorda il volume Antonio De Viti De Marco. Una storia degna di memoria, edito da Bruno Mondadori nel 2011,  digitare www.unigalatina.it.