La scomparsa di Antonio Cassiano Stampa
Necrologi e Ricordi
Martedì 07 Luglio 2015 05:35

Stiamo – o sto? - vivendo in Università un periodo di tristezza per la scomparsa di persone amiche che avevo conosciuto e che molti hanno conosciuto in quella istituzione. Faccio solo tre nomi: Mario Signore, Gino Santoro e ora Tonino Cassiano. Se Signore e Santoro sono stati docenti a tempo pieno nell’Ateneo, Cassiano, sin dalla sua formazione accademica, nei primissimi anni Settanta nella nostra Università, poi direttore del Museo di Lecce, ha collaborato per lungo e vario tempo per ricostruire la storia e la cultura artistica salentina. Quindi leggere e sentir parlare di Tonino Cassiano da parte di una persona che non solo è stata suo collega all’Ateneo Salentino prima come studente e poi come docente e, infine, come docente pensionato, è come parlare o sentir parlare di se stessi. Con Cassiano, inoltre, io ho avuto rapporti quotidiani per un breve periodo nel quale abbiamo condiviso il nostro impegno culturale con una richiesta rivolta a me da Lorenzo Ria di essere assessore della Provincia di Lecce alla scuola e Università. Tonino Cassiano, come già detto, era direttore del Museo provinciale, affiancato da Regina Poso, sua amica fraterna, docente universitaria di Storia dell’Arte e assessore provinciale sempre nell’area culturale. Regina era stata formata da una della maggiori studiose italiane della materia, vale a dire Paola Barocchi, allora docente a Lecce, ma poi rientrata a Firenze.

Tonino Cassiano era tra noi, che avevamo messo in atto una inefficace rivoluzione istituzionale, ha condiviso il progetto di rendere l’Ateneo più vivibile e produttivo per i soggetti partecipanti, docenti, studenti, personale. Tonino, non leccese di nascita, non pensò soltanto a formare, sugli artisti antichi, i giovani studiosi del tempo, ma volle anche dar loro una figura specifica e una politica di prosecuzione di quel progetto. Non sempre trovò la burocrazia accademica e politica d’accordo, ma sicuramente trovò il suo delegante – Ria – dello stesso avviso positivo. Tonino continuò le sue ricerche e il suo progetto, affiancato dall’apporto di Regina Poso che di fatto lo trattava come fosse una sorella maggiore, ma non per ragioni di età. Qui va una parentesi generale perché va detto che i salentini hanno spesso sottovalutato le risorse culturali date al loro territorio e ai loro figli da un Ateneo voluto e chiesto, alla fine degli anni Cinquanta, dalla Provincia Salentina a cui subito aderì l’allora presidente del Consiglio, Segni.

Ma torniamo a Tonino e ricordiamo che non è solo quello già detto a costituire il suo impegno culturale, perché partecipò con ruoli di prestigio anche ad altre innumerevoli istituzioni. Ne ricordo una per tutte, cioè il “Centro di Studi Salentini”  promosso dalla Provincia e dal Comune di Lecce, dalla Provincia di Brindisi, dal Comune di Taranto, l’E.P.T, di Lecce e il Consorzio Agrario provinciale di Lecce e approvato dal Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, nel 1957. Quando l’istituzione fu rilanciata dopo la morte di Pier Fausto Palumbo e avemmo la presidenza di chi scrive e di Mario Marti, Tonino fu sempre attivo propositore e realizzatore di progetti, anche con il continuo, preziosissimo aiuto di Giancarlo Vallone, figlio di Aldo ma, a sua volta, pregevolissimo intellettuale, con cui Tonino creò una stretta amicizia. Anche il Centro Studi, dopo alcuni anni, è stato abbandonato nonostante tentativi di ripresa sollecitati dall’attuale assessore provinciale Simona Manca.

Ma questi scompensi non demoralizzarono Tonino né gli tolsero quel sorriso sempre presente sul suo volto. Il sorriso, però, lo perdemmo noi, suoi amici da sempre, quando ci fu detto che lui era in chemioterapia e che era opportuno che non si accorgesse che gli altri lo sapevano. Così io e Marisa ci comportammo il 23 gennaio, quando venne a passare la serata da noi e noi fingemmo serenità come se niente fosse in atto. Tonino era tranquillo come sempre e come sempre non mancò di farci un dono che solo lui poteva fare: portò a me e a Marisa la foto di un quadro di Sidoti che riprendeva, alla fine dell’800, il giardino pensile sulle mura di Lecce annesso alla casa dove noi abitiamo da alcuni anni.

Cassiano era per noi una presenza ovvia anche quando non era fisicamente presente. Poi il 3 luglio la telefonata che ci ha lasciati stupiti e incapaci di reagire: Tonino non era più di questa terra. La sua bara era già dal primo mattino nella chiesa delle Benedettine di Lecce, convento e chiesa che egli era solito frequentare e non solo per motivi professionali. Io mi auguro che le istituzioni che egli ha attraversato e aiutato, quelle pubbliche e quelle religiose, producano segni che, nei tempi. ricordino Antonio Cassiano, per tutti Tonino.

Concludo con una esigenza e una richiesta morale cioè che ognuno di noi, nei limiti dei propri ruoli, faccia in modo che il progetto di Cassiano, teso alla valorizzazione di una provincia colta e civile, proceda sempre con maggiori risultati. Tonino sarà felice e noi lo ringrazieremo anche se, magari, non ci potrà sentire.