Difendiamo la nostra Università - (18 settembre 2015) Stampa
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Venerdì 18 Settembre 2015 11:43
["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 18 settembre 2015]

 

Riuscite a concepire Lecce senza la sua Università? Credo che nessuno si possa augurare che scompaia o che sia ridimensionata. Il ridimensionamento è in corso: calano le iscrizioni. Se si iscrivono meno studenti diminuisce il bilancio. Parlo con colleghi del nord e mi dicono che le loro Università sono piene di salentini. Si sorprendono, perché sanno quanto vale il nostro Ateneo. Apparentemente non lo sanno i salentini. La nostra reputazione è quello che gli altri dicono di noi. Molte tristi vicende ci hanno coinvolto e hanno ricevuto il disonore della cronaca.  Dalla defenestrazione di un Rettore, alla rimozione di un Direttore Generale, all’inizio della gestione attuale con una dichiarazione del Magnifico Rettore che denuncia come “minacce mafiose” le dichiarazioni di appartenenti all’amministrazione precedente. Professori eminenti, come Roberto Cingolani, se ne sono andati. E ora un professore della nostra Università è capobanda di un’organizzazione criminale. Che sia un nostro professore riceve molta evidenza, danneggiando la nostra immagine. Questo dicono di noi i giornali, in prima pagina. Le notizie riguardanti i traguardi qualitativi raggiunti sono relegate nelle pagine interne. Queste percezioni influenzano i giovani che decidono dove iscriversi.
Il Ministero chiede alle Università, con la Terza Missione, di divulgare i propri risultati e attività presso il grande pubblico. La prima missione è la didattica, la seconda è la ricerca. In tutto il mondo, la reputazione delle Università si basa sull’eccellenza scientifica dei professori. Gli edifici e la copertura dei corsi sono necessari, ma non sufficienti. E’ chi fornisce la conoscenza (i professori) ad essere importante. La reputazione dei professori universitari si basa sulla loro ricerca. Tra poco la ricerca italiana verrà valutata, ed è sui risultati delle valutazioni che dobbiamo puntare. Certo, gran parte del budget deriva dal numero di studenti, ma il numero di studenti aumenta se la reputazione dell’Università è alta. All’inizio della nostra storia abbiamo fondato l’Università dal nulla. Ma ora non si può pensare di continuare a sfornare nuovi corsi di laurea senza un solidissimo substrato scientifico che garantisca che non saranno un semplice esamificio. Il substrato è definito dalla valutazione della ricerca. Senza questo presupposto è velleitario proporre nuovi corsi di laurea o addirittura nuove facoltà, magari richieste a furor di popolo. Rimasi scioccato quando fallì il Pastis, il centro di ricerca tecnologica di Mesagne. Arrivarono i soldi per costruire gli edifici e per comprare le macchine, ma evidentemente il capitale umano non fu all’altezza delle aspettative, visto come sono andate le cose. Quella del Pastis non è l’unica esperienza di questo tipo. Se si aggiunge la cronaca, diventa chiaro perché molti salentini vadano verso altri Atenei. A tutto questo dobbiamo porre rimedio. E abbiamo bisogno degli stimoli e dell’aiuto di tutto il Salento. Vorrei vedere una conferenza di Ateneo che risponda a queste domande: Quali sono le aree tematiche in cui la nostra Università eccelle a livello internazionale? Quali sono quelle in cui la rilevanza è nazionale? Ovviamente in base ai criteri di valutazione ministeriali. Dopo 50 anni è necessario un bilancio, per capire dove siamo arrivati e dove abbiamo le carte in regola per progredire, e lo dobbiamo mostrare a tutti, con orgoglio, disciplina per disciplina. Il tempo delle improvvisazioni è finito. Questa è la base su cui costruire la didattica. Il merito non si divide a pioggia. Le valutazioni dei docenti ci dicono chi ha ben lavorato ma anche chi è al di sotto del livello qualitativo per far parte di commissioni di concorso. In un sistema democratico, se che è sotto gli standard qualitativi ha la maggioranza, vince. Vittorie di Pirro. Sono finiti i tempi dell’improvvisazione e del pressapochismo. Possiamo attirare moltissimi studenti, ma quando il bluff viene scoperto gli studenti se ne vanno. Dobbiamo ricostruire la reputazione della nostra Università, evitando che si parli di noi in cronaca e facendo in modo che, invece, si parli molto di noi per i risultati delle nostre ricerche e per la didattica avanzata che su di esse si basa.  Questo ci deve chiedere il territorio. Non bastano soldi, edifici, strumenti. Ci vogliono le persone, e se le risorse vengono date senza tener conto del merito il fallimento è assicurato. Le tristi vicende attuali, e quelle del passato, devono essere uno stimolo per finalmente valutare quel che abbiamo realizzato e, come chiedono il nostro Statuto e il Ministero, incentivare il merito. Mostrandolo a tutto il nostro bacino di utenza che, è bene ricordarlo, è tutta l’Europa e il bacino del Mediterraneo. Solo questo potrà neutralizzare l’impatto reputazionale degli incidenti di percorso che ci stanno danneggiando ben al di là del loro effettivo rilievo.