Il mio sciopero contro l’università dove il merito non conta - (20 agosto 2016) Stampa
Universitaria
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 27 Agosto 2016 15:21

["La Stampa" e "Il Secolo XIX" di sabato 20 agosto 2016]

Lo stipendio dei professori universitari è bloccato da anni. Non è chiaro il motivo di questa punizione “a pioggia”, a fronte di continue dichiarazioni di valorizzazione del merito. In queste settimane sono state rese note le soglie di produzione scientifica che i singoli docenti devono superare per entrare in commissioni che valutano candidati alle abilitazioni a ruoli superiori. Un segnale forte. Chi non raggiunge le soglie non è ritenuto idoneo a decidere gli avanzamenti di carriera. Continuo a leggere, e scopro che posso fare domanda per far parte delle commissioni, sempre che la mia produzione scientifica superi la soglia. La supera. Ma non farò domanda. Andare in commissione significa far fronte a procedure bizantine in cui domina la compilazione meticolosa di verbali. E questa sarebbe l’incentivazione del merito? Mi aspettavo qualcosa tipo: questa è la lista di chi supera le soglie, da questa saranno estratti i commissari per le abilitazioni e per chi supera i livelli di qualità lo stipendio sarà sbloccato. Chi è sotto non andrà in commissione e il suo stipendio resterà bloccato. Mi aspetterei anche di più. Chi è sotto le soglie minime di qualità, oltre a non poter giudicare i candidati alle promozioni, non dovrebbe avere accesso ad alte cariche, come Rettore, Direttore di Dipartimento, Senatore Accademico. Per queste cariche l’asticella dovrebbe essere superiore rispetto alle semplici abilitazioni. Invece questi limiti non esistono, con il paradosso che a dirigere un’Università ci sia chi non è ritenuto idoneo a giudicare chi aspira a cariche superiori. Il “premio” per chi supera le soglie qualitative è di poter fare domanda per assolvere adempimenti burocratici. No grazie! In passato i professori sgomitavano per andare in commissione per piazzare i propri allievi. Sarebbe questo il premio? La mia personalissima protesta contro la disincentivazione del merito consiste nel sottrarmi agli incarichi burocratici, continuerò a privilegiare gli obiettivi rispetto agli adempimenti. Le tre missioni dell’Università sono: didattica, ricerca, rapporti con il territorio. La burocrazia non fa parte della nostra missione e, invece, sta diventando la parte preponderante del nostro lavoro. Con una vessazione burocratica che stiamo accettando con troppa rassegnazione. I concorsi non si dovrebbero fare. Ognuno dovrebbe scegliere chi gli pare. Poi le valutazioni (e non i verbali di un concorso) dovrebbero ratificare la bontà della scelta, con sanzioni anche su chi l’ha effettuata, in termini di blocco stipendiale, e di penalizzazione delle Università, in caso di scarso rendimento dei vincitori. Innescando una competizione tra Università per accaparrarsi i docenti migliori. Ora siamo a metà del guado. Valutiamo, ma poi? Lo stipendio di chi raggiunge i requisiti di qualità è identico a quello di chi non li raggiunge. E, ora, è bloccato per tutti. Lo stipendio di un mio omologo francese è doppio rispetto al mio.