La nostra lingua nuova e antica Stampa
Linguistica
Scritto da Rosario Coluccia   
Venerdì 04 Novembre 2016 20:03

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 30 ottobre 2016, p. 10]

 

Di mestiere faccio il linguista. Nei giorni precedenti due importanti manifestazioni pubbliche hanno avuto come protagonista la nostra lingua. Eccole: 1. gli «Stati generali della lingua italiana» (Firenze, 17 e 18 ottobre); 2.  la «Settimana della lingua italiana nel mondo» (varie sedi nel mondo intero, 17-22 ottobre). Provo a riassumere.

1. Quella di quest’anno è stata la seconda edizione degli «Stati generali della lingua italiana» (la prima si è tenuta nel 2014), organizzata dal Ministero degli Affari Esteri con la partecipazione ufficiale dell’Accademia della Crusca e della Società Dante Alighieri, e inoltre di società scientifiche (come l’Associazione per la Storia della Lingua Italiana. ASLI), di aziende, di istituzioni, di università, di singoli (compresi alcuni studenti). L’incontro fiorentino si intitolava «Italiano lingua viva». Non si è trattato di una sequenza di relazioni l’una slegata dall’altra, tutt’altro. Uno spirito fattivo e operativo ha accomunato gli interventi delle due giornate: proposte concrete, non parole un po’ a vuoto, come spesso capita. Cinque gruppi di lavoro hanno discusso argomenti diversi: italofonia (diffusione della lingua italiana nel mondo), internazionalizzazione delle università (saremo capaci di attrarre studenti stranieri o dovremo continuare a produrre a nostre spese laureati bravi che vanno all’estero perché in Italia non trovano lavoro?), uso delle tecnologie e metodologie didattiche (la rete è importantissima e contiene una quantità enorme di informazioni, ma bisogna insegnare ai ragazzi a saperla usare, a distinguere il vero dal falso o dall’inutile), certificazione unica e riconoscibile (dare agli stranieri che studiano l’italiano un attestato che certifichi il livello di conoscenza della nostra lingua, come inglesi, francesi, tedeschi fanno con la loro), creatività (la lingua è fondamentale nelle strategie di comunicazione delle imprese, contribuisce a segnalare la qualità, garantisce a chi compra che si tratta di eccellenza, non di scadente imitazione).

Insomma: la lingua come strumento in grado di promuovere all’estero i prodotti italiani e il sistema culturale italiano, con ricadute anche di tipo economico. Lingua, cultura ed economia debbono marciare insieme, con beneficio di tutti.

Per una volta, la politica e le istituzioni sembrano essere consapevoli, ai massimi livelli. Nella monumentale Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio il Presidente del Consiglio ha parlato nella prima giornata di «gigantesca scommessa culturale»;  il Presidente della Repubblica, concludendo l’incontro il giorno successivo, ha ricordato i milioni di italiani che, emigrati all’estero,  hanno accompagnato con il loro lavoro  e con la loro capacità la diffusione della nostra lingua nel mondo. Sono intervenuti il Vice Ministro degli Esteri, il Sindaco di Firenze, la Ministra della Pubblica Istruzione, la Presidente della RAI, tanti altri che è impossibile ricordare: ognuno con un contributo personale, riflettendo sulle mille potenzialità legate alla promozione della cultura e della lingua italiana nel mondo, che attrae risorse economiche, non le dilapida. Siamo ben lontani, per fortuna, dalla sciagurata affermazione di un ministro dell’economia di pochi anni fa (il cui nome è bello tacere) che perentoriamente proclamava: «con la cultura non si mangia!».

La prossima edizione (la terza) degli «Stati generali» si terrà tra due anni. Se saremo ancora qui, faremo il bilancio di quel che avremo realizzato.

2. In collegamento con gli «Stati generali» si è svolta  la «Settimana della Lingua Italiana nel Mondo», giunta alla XVI edizione. Sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, il Ministero degli Affari Esteri e Accademia della Crusca organizzano ogni anno,  in tutto il mondo, nella terza settimana di ottobre, la «Settimana della Lingua Italiana nel Mondo»; vi sono coinvolti Istituti Italiani di Cultura, Ambasciate e Consolati, Cattedre di Italianistica attive presso le varie Università, Comitati della Società Dante Alighieri, Associazioni di italiani all'estero, coloro che fuori d’Italia insegnano e studiano la nostra lingua. La formula, nata timidamente alcuni anni fa e alla fine rivelatasi vincente, è di organizzare iniziative rivolte a promuovere l’italiano come grande lingua di cultura classica e contemporanea. Badate agli aggettivi, lingua di cultura classica e contemporanea: indicano la capacità di rifarsi alla tradizione per valorizzare il presente e progettare il futuro.

I temi, variabili ogni anno, sottolineano il ruolo della lingua come elemento distintivo e propulsivo della nostra nazione all’estero. Nel 2014 si decise per “Scrivere la nuova Europa: editoria italiana, autori e lettori nell’era digitale”; nel 2015 per “L’Italiano della musica, la musica dell’Italiano”; nel 2016 per «L’Italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design». Intorno al tema dell’anno si sviluppano conferenze e dibattiti, mostre e spettacoli, incontri con scrittori e personalità. La partecipazione cresce, anno dopo anno, come dimostra la distribuzione geografica degli eventi. Quasi 1000 nel 2014:  324 nell’Unione Europea, 153 nell’Europa extra UE, 298 nelle Americhe, 144 in Asia e Oceania, 88 nel Mediterraneo e Medio Oriente, 67 nell’Africa Subsahariana. Oltre 1300 nel 2015: 408 nell’Unione europea, 171 nell’Europa extra UE, 435 nelle Americhe, 163 in Asia e Oceania, 113 nel Mediterraneo e in Medio Oriente, 75 nell’Africa Subsahariana. Mancano naturalmente i dati del 2016, la settimana si è appena conclusa.

Torniamo un momento sui temi degli ultimi anni: editoria e cultura, musica, moda e design. In questi campi siamo eccellenti, il mondo apprezza i nostri prodotti e la lingua che li veicola. Pensate a Dante, che una recente inchiesta in 28 paesi colloca al vertice, tra i personaggi più rappresentativi della letteratura europea, dalla antichità greca e latina fino ai nostri giorni: Dante, Goethe, Shakespeare, Tolstoj, Cervantes, Dostoevskij. Pensate alla musica, alle opere di Verdi, Rossini e Puccini che trionfano nei teatri del mondo, alle scelte di Haydin, Mozart e Gluck che adottano l’italiano per le loro composizioni, al successo straordinario dei cantanti italiani di oggi non solo nei paesi europei vicini ma anche in Russia, in America Latina, in Australia. Pensate alla moda, con i marchi italiani diffusi dappertutto, con negozi all’estero che si chiamano “Dolce Vita” o “Via Veneto”;  a film di successo: Prêt à porter di Robert Altman (1994), con  Gianfranco Ferré e Nicola Trussardi nella parte di sé stessi e con le foto di gruppo degli stilisti con Cerruti; o Il diavolo veste Prada (2006, da un libro del 2003): «Le borse e le scarpe … gridavano ‟Prada!, Armani!, Versace!ˮ»; o Valentino, l’ultimo imperatore (2008), di Matt Tyrnauer, giornalista di Vanity Fair, dedicato alla vita dello stilista. A chi vuol saperne di più indico un libro in formato elettronico appena uscito: L’italiano e la creatività. Marchi e costumi, moda e design, curato da Paolo D’Achille e Giuseppe Patota, entrambi dell’Accademia della Crusca.

La “qualità Italia” si propone al mondo, con i prodotti e con la lingua. E questo spiega perché sempre più stranieri scelgono di studiare l’italiano. Secondo le statistiche ufficiali nel 2012-13 erano un milione e 522 mila, nel 2014-15 arrivano a due milioni e 333 mila. L’ho scritto altre volte. I fatti e i numeri non lasciano dubbi, all’estero la nostra lingua è apprezzata, spesso amata. L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. Inglese a parte, viene dopo lo spagnolo, il francese, più o meno alla pari con il tedesco, e batte tutte le altre, anche quelle parlate da popolazioni enormemente più numerose. Non c’è male, per una nazione di soli 60 milioni di abitanti, una briciola rispetto ai 7 miliardi di abitanti della terra. Non c’è male, per una nazione che non ha avuto un impero coloniale come Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo e altre che hanno disseminato le loro lingue nei territori africani, asiatici, americani, perfino australiani.

I mezzi di comunicazione fanno la loro parte. Francesco Sabatini, presidente emerito dell’Accademia della Crusca, ogni domenica mattina su RAI 1 offre agli spettatori un servizio di “Pronto soccorso linguistico”; su Radio 3 la domenica mattina va in onda «La lingua batte» condotta da Giuseppe Antonelli. Rubriche e articoli dedicati alla nostra lingua appaiono spesso sui giornali, «Nuovo Quotidiano» ha stabilizzato “Parole al sole” (passata l’estate, l’icona del titolo, benché fuori stagione, è un bel richiamo visivo e potrebbe valere anche metaforicamente ‘parole poste sotto la luce’, come mi suggerisce Stefano Telve, un linguista che insegna a Viterbo). «Bada a come scrivi» si intitola il primo volume della collana «L’italiano. Conoscere e usare una lingua formidabile» che “Repubblica” e Accademia della Crusca presentano a partire dal 28 ottobre.

Gli strumenti esistono, impariamo ad amare la nostra lingua, bella e ricca.

 

p.s.: Alcuni lettori mi scrivono, fanno osservazioni, pongono domande. Per quanto possibile rispondo ai singoli, ma a volte non ce la faccio. In accordo con «Nuovo Quotidiano» vi proponiamo questo. Scrivete a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . I quesiti più stimolanti e di interesse generale saranno da me commentati su questo giornale.

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