Per Mario Marti (in absentia) Stampa
Critica letteraria
Scritto da Pantaleo Palmieri   
Martedì 19 Febbraio 2013 19:13

[“L’Idomeneo”. Rivista della sezione di Lecce. Società di Storia Patria per la Puglia, a. 2008 n. 10, pp. 167-172]

 

Quando, nell'anno accademico 1966-67, seguii il suo corso "Con Dante tra i poeti del Duecento", caro Professore, per me fu come... una rivelazione. Avevo avuto al Liceo un'eccellente insegnante di Italiano: Emira Salvi — classe 1914, come Lei, Professore; e, come lei, Emira Salvi è ancora sulla breccia: poche settimane fa mi ha raggiunto un suo aureo volumetto che raccoglie le lecturae dei canti X, XVII e XXIII del Paradiso. Conoscevo molti versi della Commedia a memoria e non mi era difficile orientarmi nel mondo morale e politico dell'Alighieri. Scoprirlo in relazione coi suoi contemporanei; scoprire che le sue idealità facevano i conti con le artes dictandi; che ad ogni genere corrispondevano precisi topoi ... tutto questo, caro Professore, fu proprio come... una rivelazione; fu come, per dirla con una metafora abusata, entrare in una cattedrale dopo averne ammirato a lungo solo la gigantesca, maestosa facciata, e visitarne ad una ad una le singole parti, navate transetto absidi..., avendo a guida un eccellente architetto che ti fa scoprire le leggi in base alle quali la cattedrale s'erge solenne; e nel contempo ti fa scoprire le ragioni per le quali l'immensa costruzione è un capolavoro senza eguali. L'anno dopo, anno accademico 1967-68, non ebbi la stessa impressione. Eppure il corso riguardava Leopardi, per definizione il poeta della giovinezza, e il poeta più amato... dai giovani.

 

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