La rotatoria più grande del mondo – (18 settembre 2016) Stampa
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Domenica 18 Settembre 2016 08:28

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 18 settembre 2016]

 

Leggo delle vicissitudini relative alla costruzione della strada a scorrimento veloce che dovrà collegare Maglie a Leuca, la 275. Giustamente il Quotidiano richiama all’Odissea per definire la vicenda. Ricorsi a Tribunali, sentenze, impugnazioni. Non sono competente di procedure amministrative, ma mi capita spesso di usare la strada attuale. E non è adeguata. La prima cosa che mi sorprende ogni volta che la faccio è il passaggio all’interno di paesi, con imbuti viari che rallentano la percorrenza e  che deteriorano la vita di chi vive nei paesi attraversati. Troverei più che logico costruire le circonvallazioni. Le rotonde hanno eliminato molte cause di morte legate al non rispetto degli stop agli incroci. Ma tra Tricase e Miggiano, proprio nell’area della 275, è stata costruita una rotatoria che si dice sia la più grande del mondo. Forse qualche pazzo ne ha costruita una ancora più grande, ma comunque le dimensioni sono imponenti. L’architetto Mininanni ha già scritto della assurdità di alcuni percorsi stradali in Salento e non posso che concordare con lui. Pare che nella parte terminale della 275, prima di arrivare a Leuca, a San Dana, qualcuno proponga una sorta di viadotto, oppure una trincea. Opere che altereranno in modo drammatico il paesaggio di questa parte, bellissima, del Salento.

La mia impressione è che queste strade si facciano perché chi le fa guadagna un sacco di soldi, non perché ce ne sia veramente bisogno. Proprio come avviene, secondo me, anche per i porti turistici. O per l’edilizia universitaria. E per molte altre opere che richiamano sempre alle famose “cattedrali nel deserto”. Anche la Maglie Otranto, sinceramente, mi pare esagerata. L’ho percorsa recentemente, completamente deserta! Penso con orrore a possibili proposte di allargamento a 4 corsie della litoranea Otranto-Leuca. Una delle strade più belle dell’Italia intera. Certo, è stretta. Non c’è spazio per camminare, e non c’è la pista ciclabile. Ma sarebbe folle trasformarla in una strada a scorrimento veloce.

Queste strade devono servire per collegare i vari siti con percorsi che permettano di apprezzare la bellezza del territorio, le chiamerei strade panoramiche. Di questo c’è bisogno, soprattutto per accogliere anche chi vuole muoversi lentamente, come i ciclisti.

La lobby degli asfaltatori-cementificatori è forte e potente. E chiede a gran voce “grandi opere” che sono spesso sovradimensionate rispetto alle reali necessità. Non posso non ricordare due superstrade tra Lecce e Maglie. Poi c’è la superstrada che dovrebbe collegare Lecce con Taranto che è un’incompiuta da decenni. Ne esiste un brandello, che inizia dal nulla e finisce nel nulla. Andare da Lecce a Taranto dai “paesi” è impresa disperata e bisogna per forza passare da Brindisi. Quasi raddoppiando il percorso. Non esiste una linea ferroviaria che unisca le due città. Mentre per arrivare a Leuca da Lecce c’è già una superstrada ionica, che passa da Gallipoli.

La chiave di volta di tutte queste opere è la sostenibilità. Se a farle fossero dei privati, che dovrebbero guadagnare dai pedaggi, le farebbero? Probabilmente no, perché l’utenza non garantirebbe la redditività. Devono essere un servizio alla popolazione, ma devono anche rispettare l’ambiente e il paesaggio. Perché il beneficio non è solo di arrivare in un posto, è anche di avere un bel posto in cui arrivare. Se si deturpa l’area, si perde poi la motivazione per arrivarci.

Credo che sia molto necessario adeguare la 275 alle reali esigenze di traffico e alla vivibilità dei paesi ora attraversati dalla viabilità attuale. Ma tra questo e fare viadotti e gallerie ce ne corre. Queste scelte non si dovrebbero fare a seguito di ricorsi e sentenze, ma a seguito di richieste progettuali precise, che impongano criteri di sostenibilità economica e ambientale.

La sostenibilità è il cardine della crescita economica. Abbiamo per troppo tempo privilegiato la crescita del capitale economico, senza conteggiare l’erosione del capitale naturale. Non è buona economia, perché i costi per rimettere a posto i danni superano i benefici economici ricavati dall’opera. Il trucco è che i benefici sono per i privati, mentre i danni si riparano con soldi pubblici. E, spesso, a riparare i danni sono chiamati proprio quelli che li hanno provocati! Le chiamate progettuali devono essere inflessibili su questo punto. E i progetti devono contenere adeguate stime dei costi ambientali e paesaggistici dell’opera. Lo spiega Francesco in Laudato Sì: “La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri”.

Chi ha autorizzato quella folle rotonda che, ripeto, pare essere la più grande del mondo? Quanto è costata? Nell’area “circondata” dal cerchio pare ci sia spazio per un intero paese. E’ una circonvallazione di un paese che non c’è. Nel mezzo della campagna. I politici devono prendersi la responsabilità delle loro azioni e devono dare indicazioni precise su come usare il territorio che amministrano. Se gli asfaltatori hanno successo, significa che hanno convinto i politici. L’elettorato ha il dovere di chiedere conto di queste scelte.