Le marine leccesi Bandiera Blu – (4 ottobre 2016) Stampa
Sallentina
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 04 Ottobre 2016 06:47

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di martedì 4 ottobre 2016]

 

E’ nato un comitato per arrivare all’ottenimento della Bandiera Blu per le marine leccesi. Parte da un’iniziativa di Ernesto Mola, lo stesso che, assieme ad altri, chiede di chiudere al traffico il centro storico di Lecce. Utopie, mi direte. Luoghi immaginari dove tutto sia perfetto. L’opposto delle distopie, luoghi immaginari (ma mica tanto) in cui non funziona niente. Ernesto ha chiamato me e Simonetta Fraschetti a parlare della possibilità di lavorare per ottenere la Bandiera Blu alle marine leccesi. Ci siamo visti, assieme ad un gruppo di sognatori, e ci siamo scambiati le nostre idee, e le nostre speranze.

Il lavoro tecnico per soddisfare i requisiti della Bandiera Blu è enorme. Prevede ad esempio che l’80% delle abitazioni sia collegato alla rete fognante. E si chiedono molte cose che, ora, nelle marine non ci sono. Ma molte altre ci sono. Non siamo nel terribile mondo di distopia, e possiamo puntare all’utopia. Riuscire a ottenere quel bollino blu, secondo me, è irrilevante. Lavorare per ottenerlo è importantissimo. Per creare un obiettivo nel lungo termine, che vada oltre il bollino. Ho parlato di Lecce Capitale Europea della Cultura. Ci ho creduto, e ho dato una mano al Sindaco, per il poco che mi è stato chiesto, sostenendo la sua iniziativa. Per me la cosa importante è la tensione verso un obiettivo, poco male se non si vince la medaglia. Chi torna senza medaglie dalle Olimpiadi non smette di allenarsi, di fare progetti per partecipazioni future.

Ecco, il rischio che vedo in questi obiettivi a breve termine è che se non si realizzano si perde entusiasmo, slancio. Ci vuole una strategia a lungo termine, e se questa porta a riconoscimenti bene, altrimenti fa lo stesso, perché sono i fatti di tutti i giorni che fanno capire che la strada è intrapresa, che la direzione è quella, che indietro non si torna.

Cultura e ambiente. Per me non c’è nulla di più importante per la città. Una città che ha chiesto l’Università quando le altre città del Salento chiedevano poli industriali. Certo, la costa è stata devastata dall’abusivismo edilizio, un abusivismo di rapina, orrendo. Frutto di una cultura che “vede” il mare per qualche settimana in estate e poi lo dimentica, fino all’estate successiva. Nel progetto di Lecce Capitale Europea della Cultura c’era una torre marinara. Non voglio commentare. Rimettere a posto le marine, farne luoghi belli da frequentare e facili da raggiungere dovrebbe essere un obiettivo per la città. Perché Lecce dista 10 chilometri dal mare e per le grandi città questa è una distanza intracittadina. La scelta di vivere al mare e di lavorare a Lecce potrebbe essere di molti, se esistesse un contesto abitabile, e se ci fossero collegamenti adeguati. La pista ciclabile sul percorso del depuratore è durata pochissimo. Devastata dai vandali e dall’incuria. Le strade delle marine si allagano. Non esiste una razionalità nel pianificare il rapporto con il mare.

La vedo dura. Ma ora voglio fare un confronto che spero non sia frainteso. Conosco Alex Zanardi e Vittorio Podestà. Hanno vinto l’oro alle Olimpiadi per diversamente abili. Sono partiti da grandi svantaggi e non si sono scoraggiati. Hanno ottenuto risultati che solo pochi “normali” riescono ad ottenere. Certo, non gareggiano contri i campioni con il corpo completo, ma sono più grandi di loro, proprio per la loro incompletezza. Ecco, se paragoniamo le marine Leccesi a Portofino o a Capri, oppure, per restare a casa nostra, a Otranto o a Polignano a Mare, la sconfitta è certa. Forse non diventeranno mai come queste città marinare, perché dietro non hanno una storia, un centro storico costruito nei secoli, ben curato, con una lunga stratificazione di interventi, tutti volti al miglioramento. Questi borghi marinari vivono della gloria del passato, e la perpetuano. Le marine leccesi non hanno un passato glorioso, ma hanno un futuro da costruire. Quel che faremo oggi sarà il patrimonio per chi verrà dopo. E non dobbiamo scoraggiarci se i risultati non arriveranno immediatamente.

Il Salento ha enormi margini di miglioramento. E ha un patrimonio naturale e culturale di grande levatura, una base da cui partire. Gli eventi sono importanti, ma fino a un certo punto. Sono un appassionato della sagra del porco, a Ortelle. Ma mi trovo sgomento di fronte a un fiorire di sagre improvvisate che hanno poco a che vedere con la cultura locale. Oggi bisogna pensare oltre i confini della nostra terra, organizzare festival di scienza, filosofia, letteratura, cinema (c’è il festival del cinema, lo so, ma è triste vedere i cinema che chiudono). Penso a un festival della cultura unificata, dove finalmente si mettano assieme le due culture, la umanistica e la scientifica, e si costruiscano ponti. E poi se non saremo Capitali della Cultura e Bandiere Blu, poco male. Non lo saremo di nome, ma cercheremo di diventarlo di fatto.