Aspetti e prospettive della corrispondenza reale ellenistica Stampa
Storia e Cultura Antica
Scritto da Biagio Virgilio   
Sabato 28 Novembre 2015 17:32

[in:  Studi in onore di Claudio Saporetti, Roma, 2009, pp. 391-408]

 

Nel suo ruolo di re ‘amministratore’, il re ellenistico appare oberato dalle pratiche quotidiane delle udienze e della corrispondenza che alimentano un topos, quello delle compiaciute lagnanze del basileus per la gravosità dei suoi compiti. La tradizione letteraria offre limitati esempi sulla attitudine del basileus nei confronti delle udienze e della corrispondenza ufficiale.

Demetrio Poliorcete è rappresentato da Plutarco come l’antimodello del buon re. In questo contesto si inquadrano le critiche a Demetrio riguardo al fatto che egli non concedeva udienze ai sudditi e trattava brutalmente i pochi che riceveva; aveva platealmente gettato nel fiume Axios le petizioni scritte che alcuni sudditi gli avevano affidato. L’atto sprezzante di Demetrio induce al confronto con Filippo II, il quale, con il pretesto di non avere tempo, aveva respinto una anziana donna che chiedeva di essere ascoltata; ma il risentito ribattere della donna: “allora non fare il re”, avrebbe indotto Filippo a riflettere e a dedicare vari giorni alle udienze. L’aneddoto della donna e di Filippo II che si legge in Plutarco, si trova in forma pressoché identica in Stobeo riferito ad Antipatro e in Cassio Dione riferito all’imperatore Adriano.

 

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