TAP, magari sì, ma le dighe lungo la costa proprio no! - (8 settembre 2013) Stampa
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Lunedì 09 Settembre 2013 07:58

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 8 settembre 2013]


L’ex sindaco di Melendugno, Giordano Carrozzo che, ci scommetto, è ingegnere, mi cita (molto garbatamente) in un suo intervento sul gasdotto transadrico e dice una cosa che dico sempre anche io: non si giustificano i propri errori con gli errori degli altri. E quindi, anche se abbiamo devastato il nostro territorio con centinaia di migliaia di costruzioni abusive (perché ci piace la sabbia sulla porta di casa) abbiamo comunque titolo per criticare la TAP. Però l’ing. Carrozzo parla di un mutamento di sensibilità da parte dei cittadini. Ecco, io stigmatizzavo proprio che questo cambiamento proprio non ci sia e lo dimostra la reazione al piano paesaggistico che, con i suoi vincoli, “frena lo sviluppo”, cioè la colata di altro cemento e asfalto sul nostro territorio. Io non giustifico la TAP con le devastazioni del passato, io dico che chi continua a devastare non ha titolo per criticare. Neppure la TAP. Che pure deve essere criticata. L’Italia ha già coperto di cemento l‘8 per cento del suo territorio. La Germania ha coperto il 6. Ed è tutta in pianura. Se togliamo le montagne, noi abbiamo coperto molto di più. E chiediamo a gran voce di poter continuare, in nome del progresso. Non parliamo poi dei sindaci che vogliono trasformare le loro spiagge nelle spiagge di Rimini! Ma poi diventano integralisti difensori dell’ambiente. Ovviamente a senso unico. Non è la sindrome del “non nel mio giardino”, ma la sindrome “il mio giardino lo distruggo io, perché è mio e ne faccio quel che pare a me”. Come se davvero il “territorio” fosse “nostro”.

Ho espresso diverse volte la mia opinione sul gasdotto transadriatico, la TAP. Non mi pare un attentato immane all’integrità ambientale, sempre che tutti gli accorgimenti di salvaguardia dell’ambiente siano rispettati e messi in atto. L’analisi costi benefici indica che i costi “locali”, che pur ci sono, sono nettamente inferiori ai benefici per l’Italia intera. Questo non vuol dire sì, vuol dire “parliamone”. Il gas può sostituire il carbone di Cerano? Beh, ci penserei.
Inoltre, TAP è disponibile ad azioni di compensazione. Non si tratta di pagare per compensare una minaccia o un danno certo. Non ci devono essere né danni né minacce. Però, se qualcuno viene a casa nostra, e ci chiede di passare, è giusto che, anche se non fa danni, ci ricompensi. Tra privati la compensazione può essere un mazzo di fiori, o una scatola di cioccolatini, in questo caso può essere qualcosa di più sostanziale. Ho letto di cinque milioni di euro. Ho letto anche che i cinque milioni dovrebbero essere impiegati per difendere il litorale dall’erosione costiera. E questo mi fa inorridire. Abbiamo già visto che l’erosione costiera è stata contrastata con misure costosissime e inutili. Dighe, pennelli, ripascimenti etc. costano molto, risolvono il problema per una stagione, e poi diventano un problema peggiore del problema che avrebbero dovuto risolvere. Oramai lo sappiamo.

Come sono possibilista per TAP, fatte salve le riserve che ho espresso sopra, mi sento di dire che la compensazione mi pare, quella sì, un ulteriore attacco all’integrità del nostro territorio. L’erosione costiera è una cosa naturale, e ha gravi effetti se si sono installate costruzioni in siti dove le costruzioni non si dovrebbero fare, visto che l’erosione se le porta via. Le spiagge vanno e vengono, le falesie crollano. E’ naturale. E dove questo avviene non si deve costruire, caro ing. Carrozzo. Abbiamo riempito la costa di costruzioni che non ci dovrebbero essere, e ora le difendiamo con difese che non ci dovrebbero essere. Per poi fare battaglie all’ultimo sangue per un tubo di 90 cm di diametro. E, contemporaneamente, contestare i piani paesaggistici che pongono limiti allo “sviluppo”.

Sono tentato di stimolare la costituzione di un comitato NO COMPENSAZIONI TAP, per evitare che, oltre alla TAP, il nostro territorio debba ulteriormente subire l’installazione di assurde difese che non saranno la soluzione del problema. La mia impressione è che la TAP si farà, e quindi sarebbe auspicabile cercare di negoziare le compensazioni in modo più proficuo possibile per il territorio. L’Unione Europea ha definito le caratteristiche che definiscono la Buona Qualità Ambientale nell’ambiente marino. Che si usino quei fondi per raggiungere quegli obiettivi, in quel tratto di costa. In modo che diventi un sito sperimentale dove mettere in pratica le direttive europee. Però, dopo tutto quello che hanno combinato i costruttori, vorrei non vederli ora nelle vesti di paladini dell’ambiente contro TAP e nello stesso tempo dello sviluppo (mediante cementificazione) e delle feste a tutto volume sulle spiagge. Il che non significa che l’ex sindaco sia favorevole alle cementificazioni e asfaltature e alle libagioni a suon di musica a tutto volume sulle spiagge, ma la tendenza è quella, purtroppo. E la difesa integralista dell’ambiente contro la TAP mi pare una foglia di fico, che copre ben altre vergogne. Ci salviamo la coscienza ambientalista con il NO TAP (sperando che la facciano da qualche altra parte) e poi devastiamo “casa nostra” come pare a noi. Intanto non è “casa nostra”, e solo il fatto di viverci o di esserci nati non ci dà il diritto di distruggerla in nome di un progresso abbastanza dubbio. Pur essendo assoluto sostenitore dell’integrità ambientale, trovo per lo meno sospetti i fervori ambientalisti a senso unico. Il che, lo voglio ripetere, non vuol dire SI TAP. E’ necessario riconsiderare per bene tutta la situazione ambientale a “casa nostra” e capire davvero cosa possiamo e cosa non possiamo fare. E analizzare molto bene i costi e i benefici di tutto quello che abbiamo fatto e che vorremo fare. Poi ne parliamo.